SORVEGLIATO SPECIALE

"idiota e lurido Kant - se Dio non c'è tutto è permesso. Basta con la morale. Solo la carità è rispettabile. Cristo e Dostojevskij, tutto il resto sono balle" C.Pavese

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martedì, 30 settembre 2003

Vittima anche il mio blog del Black - out. Non riuscivo ad entrare in splinder, fino a questo momento.
In tempo per dire della mia soddisfazione per "l'eppur si muove" del ns capo del governo. Sarà anche poco entusiasmante questa legge finanziaria come dice oggi in un editoriale su IL FOGLIO il nostro Ferrarone che non vede traccia di "rivoluzione liberale" promessa agli italiani, che si spera sia solo rinviata nel tempo, ma almeno rappresenta un "buon lavoro", e visti i casini ed i Casini in quel del Polo negli ultimi tempi, questo non è poca cosa. Speriamo che Casini non inCasini tutto (la tentazione sua e dei suoi FOLLIni è grande), che Bossi abbia toni Bassi (ci vorrebbe un pellegrinaggio a Lourdes per fargli perdere la voce almeno fino all'approvazione finale), che Fini ponga Fine alla superconsiderazione dei matti (Bossi è un pazzo scatenato lo sanno tutti, perchè allora rispondere a tutte le minchiate che dice ...), e che Berlusca sia sempre così "semplice, coraggioso, chiaro e pacato" come lo abbiamo visto ieri.
Perchè, come ripeto sempre, "fatti non pugnete" altrimenti meglio andare a casa. I fatti ci "cosano" !!!!
COPYCAT number 17 / ANDREA'S VERSION - "Aspetta aspetta, prima o poi tutte le cose arrivano. Lanciandosi con coraggio su un tema che mai aveva voluto affrontare fin qui, il professor Francesco Alberoni ha deciso così di sbilanciarsi e di dire la sua su “Come riconoscere quando siamo innamorati davvero”. Era ora. E cosa ci ha spiegato quest’uomo poliedrico, capace almeno per un giorno di non menarcela sulla caduta tendenziale del saggio di profitto? Delle novità preziose ci ha spiegato, fresche, del tutto inaudite. E che, cioè: “Esiste una radicale differenza fra l’attrazione sessuale e i meccanismi che stanno alla base dell’innamoramento. Questa differenza abitualmente non si vede perché nell’innamoramento c’è uno straordinario erotismo. Ma noi sappiamo benissimo che due persone possono desiderarsi sessualmente, buttarsi frementi l’una nelle braccia dell’altra, vivere una straordinaria esperienza erotica e poi lasciarsi senza che sia nato un amore”. Ben detto, professore. Più prosaicamente, per quel che ci riguarda, noi avevamo già avvisato l’Amor nostro: inutile rispegnere la luce e rifare tutto quel buio. Potrai forse toccare ancora le nostre tette, non il nostro cuore." (by IL FOGLIO del 30.09.2003)
IL MESTIERE DI VIVERE : " L'origine di tutti i peccati è il senso di inferiorità - detto altresì ambizione." (C. Pavese 21 settembre 1938)
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venerdì, 26 settembre 2003

Illustrazione del 13 settembre 2003

CATTOLICISSIMO FERRARA

conferma n° 2

(perchè Ferrara ritiene fondamentale per l'Italia porre "IL VETO" se nella costituzione europea non verranno riconosciute le fondamenta GIUDAICO-CRISTIANA dell'EUROPA).

Il Cav., le segretarie e il veto

Una Costituzione europea senza storia né anima: l’Italia dica no, punto

Il viaggio americano del Cav. è andato piuttosto bene, e Rupert Murdoch, come vedete in seconda pagina, ha fatto la sua parte. Anche Silvio Berlusconi ha fatto la sua parte, sebbene le battute sulle segretarie carine stiano meglio nel copione di un capo d’azienda di turismo e soggiorno che nella partitura del premier. Tant’è. Peccato veniale. C’è invece un problema capitale che sottoponiamo all’attenzione del primo ministro. Prendendolo per il suo verso, che qualche volta è l’entertainment, qualche volta la politica, sempre più spesso la storia. Vuole fare il gran cerimoniere della Costituzione europea, ed essere ricordato alla stregua di europeisti come il caro Giuseppe Pella e l’ottima sequela di rispettati e sbiaditi euroitaliani? Si accomodi. Vuole fare politica alla grande, e segnare un punto serio all’attivo in una politica europea sempre più controversa, sempre più degna di vero dibattito e vero conflitto, specie sui principi? Metta il veto italiano a qualunque testo di trattato costituzionale che non contenga un esplicito riferimento al retroterra giudaico-cristiano della nostra civilizzazione. Lo può fare. Al massimo si rinvierà di qualche mese l’approvazione del trattato social-massonico varato dai saggi di Bruxelles. Non sarà un gran danno, si troverà un compromesso, magari con una menzione della separazione tra Chiesa e Stato. E un posticino nella storia, non da boutadier, il Cav. se lo sarà conquistato con il coraggio che tutti gli riconoscono. Sennò è il taglio di un nastro, tra l’altro bianco rosso e blu, che non sono i colori dell’Europa ma della Francia. E’ giusto che lo faccia? Sì. Avvenire, il giornale dei vescovi, ha rispiegato ieri per l’ennesima volta che quel riferimento alla tradizione identitaria europea, testimoniato dalla stessa conformazione storica e geopolitica del continente, non va inteso e non sarebbe inteso come un atto di integralismo, bensì come un omaggio alla laicità del pensiero, quella vera. Può farlo? E’ realistico che lo faccia? Sì. Se non andiamo errati, l’Italia ospita il Vaticano, che non è un passante. Se non ci sbagliamo, la coalizione eletta per governare il paese ed esprimerne gli orientamenti non dovrebbe dargli problemi, non l’Udc e nemmeno An, non la Lega e nemmeno Forza Italia. Ne nascerebbe un gigantesco dibattito di principio, colto e illuminato ma senza grembiulini, mariannes e tricoteuses, dal quale il Cav., anche senza taglio di nastri, uscirebbe come quel che è o dovrebbe essere: uno che guida e non si lascia guidare. (by IL FOGLIO del 26.09.2003 - editoriale)



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giovedì, 25 settembre 2003

 
COPYCAT number 16 / ANDREA'S VERSION - "Alti e bassi anche ieri, nella grande battaglia per i diritti civili. Per un Giuseppe D’Avanzo che ci ha ceduto un poco su Falcone, un Nando Dalla Chiesa ha tenuto alta la bandiera: “Fermiamo Tony Renis. Un altro Sanremo è possibile”. L’impegnativo titolo campeggiava sull’Unità e sospingeva la memoria a un altro editoriale di apertura, storico, in morte di Lady D.: “Scusaci, principessa!”. Bon. Ben più grave D’Avanzo, il quale ha scritto di lasciare in pace la memoria di Falcone. Voi ve lo ricordate Fantozzi che andava al cineforum? Un anno al cineforum, due anni, tre, vent’anni di seguito, tutte le beate sere al cineforum. E dopo la pellicola, il dibattito. Centinaia, migliaia di dibattiti al cineforum. E Fantozzi che si beava, perché di Ejzenstejn sapeva tutto. E allora Fantozzi si vantava, e raccontava le scene, e quella della carrozzella, e il bambinetto dentro, e la scala, e la ripresa da sotto, e turutùn, la carrozzella col bambinetto che precipitava. E che meraviglia. E che di qua e che di là finché una sera, vent’anni dopo, come D’Avanzo, Fantozzi esplose: “La Corazzata Potëmkin? Una cagata pazzesca!”. (by IL FOGLIO del 25.09.2003)
 
IL MESTIERE DI VIVERE - "Il matrimonio lo prendono più sul serio gli scapoli che non i coniugati." (C.Pavese, 16 maggio 1939)
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mercoledì, 24 settembre 2003

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"faremò opossitiòn all'amerique"

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AMERICA Guardati dall'Europa Chiracchiana e inconcludente.
La France perde il pelò ma non le Vichì.

COPYCAT number 15 / ANDREA'S VERSION - "Sua Eminenza ci scuserà. Il cardinale Camillo Ruini è qualcosa di più della pupilla degli occhi nostri e noi possiamo anche scherzare coi fanti, ma mai coi santi. Come dice la parola, il cardinale è tra l’altro un cardine, che in questa Italia fatta di stipiti sempre una bella differenza resta. Però, Eminenza, ci è venuto un dubbio a proposito di Bossi. Se a prenderlo sul serio è l’onorevole Storace, pazienza. Se l’onorevole Follini lo manda a quel paese, si capisce. E se fossimo grandi giornalisti, come Biagi, non cesseremmo certo di ricordare quando l’onorevole D’Alema ci ammoniva che il senatore era una costola, un femore, un menisco della sinistra. E se dovesse mai ripeterlo, neanche questo ci lascerebbe di stucco, sta nel novero delle cose terrene. Ma lei, Eminenza? Lei che si mette in ansia “per le dichiarazioni intermittenti di una forza politica con responsabilità di governo che attacca e dileggia il servizio generoso e disinteressato della comunità cristiana”? Ma chi? Il Martin Lutero di Ponte di Legno? Il diacono del dio Po? Che ci dice mai, Eminenza? Che ci vuole una bolla per svuotare l’ampolla?" (by IL FOGLIO del 24.09.2003)

IL MESTIERE DI VIVERE - "Perchè è sconsigliabile di perdere la testa ? Perchè allora si è sinceri." (C. Pavese, 5 dicembre 1937)

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martedì, 23 settembre 2003

la nostra nuova casa

segnalo il post di 1972 con l'articolo di Johann Hari dell'Indipendent

soprendente scoprire la realtà dei fatti: l'esatto contrario di quello che fan passare certi giornali deologici nostrani.
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FINE DELL'ESTATE 2003
 
COPYCAT number 14 / ANDREA'S VERSION - Tra i plin plon della pianola e il fruscio delle sete che scivolavano leggere tra i grandi specchi del salone delle feste, madame Verdurin non deve aver fatto caso al titolo in grande, sulla sua Unità di ieri. Era allettante assai: “Tocca a noi prendere in mano la bandiera dell’interesse nazionale”. Ehilà. Però capita talvolta, a quelle testoline lì. Si fanno prendere dal carnet del ballo e allora si confondono tutte, si dimenticano, pardon, non rimembrano più. Nella frenesia dei passetti, tra i rossori di un minuetto, capita loro di ricitare, ignare, un certo Stalin, e le borghesie nazionali, e le bandiere gettate nel fango, per poi così, en passant, togliersi a loro volta il capriccetto di risollevarle. Molto pittoresco. Quasi verrebbe da suggerire a Fassino, pensando a Verdurin, alle bandiere e a Stalin, uno di quegli slogan che mandano ai pazzi quegli inglesotti della Voce della Romagna acquartierati a Predappio. Piero se lo ricorderà, diceva: “Quel cervello deve smettere di funzionare!”. Ecco, poiché parlare di cervello a proposito di madame risulta un po’ eccessivo, anche incepparlo non deve essere poi un compito tanto impossibile.

IL MESTIERE DI VIVERE - "Tutti sappiamo fare dei pensieri cattivi, molto raramente delle cattive azioni. Tutti sappiamo fare delle buone azioni, ma buoni pensieri pochi." (C. Pavese, 3 novembre 1938)

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lunedì, 22 settembre 2003

La VOCE di RIMINI 13-09-2003

Berlusca sul Duce ha detto la verità


di Nicholas Farrell

Quello che trovo stupefacente in voi italiani è la vostra incapacità di dire la verità. Voi - ad eccezione naturalmente di Berlusca Il Grande - siete una nazione di bugiardi. Voi mentite, ad esempio, sulla vostra storia. In quanto la verità - come Berlusconi ha detto a me e Boris Johnson durante la ormai famosa intervista - è che Mussolini non ha ucciso nessuno. Certo, Mussolini accoltellò un suo compagno quando era ragazzo e certamente combatté a duello cinque volte. Ma lui personalmente non uccise nessuno. E mentre non si può dire che il regime fascista non uccise nessuno, sappiamo bene tutti ciò che veramente Berlusconi intendeva dire. Ciò che intendeva dire era che Mussolini e i suoi fascisti uccisero molta, ma molta meno gente in Italia a confronto dei comunisti, ad esempio, in Russia.

Lui intendeva anche dire che Mussolini e i fascisti uccisero molta, ma molta meno gente in Italia a confronto dei nazisti, ad esempio, in Germania. Tanto per cominciare non c'è stata nessuna "soluzione finale" fascista. Ma neppure ci fu un "terrore" fascista come invece ci fu un "terrore" comunista in Russia. Sapete perché non c'è stato il "terrore" fascista? Perché non ce ne era bisogno. E sapete perché non ce ne era bisogno? Perché Mussolini - qualsiasi cosa dicano i vostri libri di testo - era enormemente popolare in Italia. Ed è rimasto enormemente popolare finché non ha cominciato a perdere battaglie.

La verità - per quando dolorosa - è questa: il regime fascista di Mussolini era l'espressione di una volontà popolare. Lui e il suo regime erano dove erano perché voi italiani volevate che fossero lì. Non potete incolpare di questo nessun'altro tranne che voi stessi. Questa sua enorme popolarità spiega anche qualche cosa d'altro. Significa che non ci fu una vera resistenza armata a Mussolini da parte degli italiani fino a quando l'Italia non fu sull'orlo di una disfatta totale nel 1945. A quel punto, naturalmente, siete diventati tutti, all'improvviso, partigiani. Questa settimana l'Italia ha "celebrato" il 60° anniversario della firma dell'armistizio con l'America e Gran Bretagna dell'8 settembre del 1943. Come al solito i giornali erano pieni delle solite cavolate su quanto fossero grandi i partigiani. La verità - come ho già scritto in questa rubrica - è che poche migliaia di partigiani, armati con le doppiette e buffe mitragliette, erano militarmente del tutto incapaci di sconfiggere Hitler e Mussolini in Italia. Ricordati, popolo italiano, di questo: a liberarvi furono le truppe americane, britanniche e del Commonwealth, non i partigiani. Come avrebbero potuto i partigiani liberarvi? Erano, mi dispiace dirlo, niente di più che un'Armata Brancaleone.

"L'Unità" - la macchina propagandistica dei post comunisti - ha fornito ieri ai suoi lettori (povere creature, illuse di vivere ancora nel sanguinario XX secolo) tanti dettagli sui milioni di italiani uccisi da Mussolini. Indovinate il numero dei morti? Un milione? Uno migliaio? Un centinaio? No, la risposta è: quarantadue. Il regime fascista di Mussolini ha condannato a morte solo 42 persone nei 23 anni in cui ha mantenuto il potere. E' chiaro, 42 sono quarantadue di troppo. Ma finisce per essere insignificante accanto ai milioni e milioni uccisi da Lenin e Stalin. Secondo quanto riferiscono gli archivi del Kgb appena resi pubblici, Stalin (si veda il Corriere della Sera dell'11 settembre 2003) avrebbe voluto uccidere anche più persone - per la precisione quattro milioni di ebrei russi - e solamente la sua morte nel 1953 gli ha impedito di farlo. E tuttavia, la stampa italiana mette in croce il Cavaliere perché dice la verità sulla lievità della dittatura fascista di Mussolini. E tuttavia, in diverse città e paesi d'Italia, come Sansavino accanto a Predappio dove abito io, c'è una via Palmiro Togliatti. E chi era questo Togliatti? Risposta: Stalin's italian (l'uomo di fiducia in Italia di Stalin). Così come ho già fatto in passato, vi chiedo di brindare col un bicchiere di sangiovese agli vostri liberatori anglo-americani e, naturalmente, al Cavaliere, una figura solitaria che ha avuto il coraggio di dire la verità sulla storia d'Italia. Viva l'America! Viva la Gran Bretagna! E viva Berlusca!






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Prova pratica di "educazione civica" in una scuola palestinese.
Il testo adottato "Chi l'Arafat se l'Araspett" finanziato dal programma Europeo di "cultura e distruzione" ehm... " ...ed istruzione".
 
MESTIERE DI VIVERE - "Ciascuno ha la filosofia delle proprie attitudini" (C. Pavese, 3 aprile 1939)
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venerdì, 19 settembre 2003

COPYCAT number 13 / ANDREA'S VERSION - "Un delirio. Il Manifesto in estasi. Liberazione preda a un rapimento mistico. L’Unità, rincuorata per l’incanto. Per chi? Olé. Por la Dolores Ibarruri del postindustrial, la nueva Pasionaria de Costarica, la novia del comandante Lamberto, la nuestra, anzi, la luera, Donatela Dini. La que su parola d’orden està la mas moderna: “Companeros, no tasaran!”. Por ella, ayer, toda la izquierda andò feliz. Olé. La hermosa mujer en frente a la terrible commissión. Carramba. De indagatióòn parlamentar. Y fuerte fue su diniego. Y ligero el paso doble de la señora companera. Y elegante su lucha. Y negante. Y mortal. La lucha de Donatela. Contra la conspiración de la derecha. Olé. “Yo no se nada”. Olé. “Y a vosotros? No ve respondo, fascistas!”. Olé. La Donatela. La que no sabe nada de nada. El periodismo izquierdista del’Italieta s’è arrodillado entusiasta en frente a la nueva estrella de la resistencia. Bien. Y también nosotros de la derecha ne cavamo por tanto el bereto. Pero a esto punto ve avisamos. Non illudeteves. Si vosotros tenetes Donatela, la Pasionaria de Costarica, noantri el Prevités, el Dimitrov de Fuerza Italia." (by IL FOGLIO del 19.09.2003)

IL MESTIERE DI VIVERE - "Come si può avere fiducia in una persona che non si arrischia di affidarti tutta la sua vita, giorno e notte?" (C. Pavese , 28 novembre 1945)

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giovedì, 18 settembre 2003

COPYCAT number 12  / ANDREA'S VERSION  "Non è colpa nostra se parliamo così spesso di Repubblica. Non è una ossessione. Al contrario, dipende dalla stima, dalla considerazione, dalla lode e dal rispetto. E ne parliamo così tanto in grazia, sopra tutto, della sua signorilità squisita. Provate a soffermarvi sul caso Igor Marini. Bene. Converrete con noi che Repubblica ha sbaragliato il campo. Tenacemente, puntigliosamente e persuasivamente sbaragliato il campo. Ha dimostrato che Marini raccontava balle, ha provato che era in corso una manovra, ha chiarito che Paoletti ciurlava nel manico, che il sottosegretario Micheli, poverino, seppe tutto da un trafiletto, che quel Pintus era stato a sua volta un po’ pinocchio con la Dini e quant’altro. Scusate se è poco. Eppure avete notato, ieri, che aplomb? No? Molto male, invece noi sì. I burattinai stavano perdendo i pezzi, la cospirazione stramazzava e Repubblica, elegantissima, signorilissima, metteva il caso Telekom Serbia a pagina 25. Ripetesi, 25, e chapeau. Signori così, quando il caso travolgerà Berlusconi, e pare che ormai ci siamo, daranno la notizia semplice semplice sotto la manchette del callifugo Ciccarelli." (by IL FOGLIO del 18.09.2003)

IL MESTIERE DI VIVERE - "Il senso terribile che tutto quel che si fa è storto, e quel che si pensa e quel che si è. Nulla può salvarti, perchè qualunque decisione tu prenda, sai che sei storto e così la tua decisione." (C. Pavese , 27 novembre 1945)

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mercoledì, 17 settembre 2003

Illustrazione del 13 settembre 2003

CATTOLICISSIMO FERRARA

Sull'ultimo Panorama il nostro Giulianone commenta un articolo di Claudio Magris sul Corriere riguardo alla tortura nel mondo contemporaneo. Dice Ferrara: "Un argomento lancinante, che può richiamare in servizio un moralismo vero, dunque oscuro e cattivo come tutti i moralismi degni di questo nome" e già qui la mia attenzione si concentrava al massimo. Giuliano inizia a confutare le idee di Magris sulla tortura d'occidente (sempre noi i soliti cattivi più cattivi !), perchè si capiva benissimo dove Magris vollesse andare a parare pur senza citarlo - Guantanamo chiaramente! - dimenticando le torture perpetrate da Saddam come se fosse un lapsus (malafede). Ma lo stupore è stato grande quando il Ferrara punta il dito su quello che è il moralismo allo stato puro perchè oltre che "convenzionale" ha anche pretese ontologiche "la caduta definitiva dell'uomo nell'epoca contemporanea". A questo punto il nostro Grosso non ci vede più e sentite cosa dice:

"«L'uomo è veramente caduto?».
Veramente? E solo adesso, nel fottuto Novecento? Non ci sono tre, 4 mila anni di storia tramandata a testimoniare l'ordinaria verità del peccato originale biblico? Lo scrittore sa che siamo da millenni figli di una caduta, certo che lo sa, ma la penna gli scivola nel più convenzionale dei lapsus. "


A me non importa se nel suo intimo Ferrara sia credente oppure no, se dichiara o no in quel che crede o in cosa crede, se si tiene tutto per sè e tutte le menate che volete. Io so solo che il mio caro Giulianone (non so neanche se se ne renda conto), in quelle tre righe ha espresso la condizione dell'uomo della CATTOLICITA'. In quelle tre righe c'è tutta la tradizione ed il pensiero della Chiesa: il mistero della caduta dell'uomo col peccato originale e la Grazia salvificatrice di chi riconosce che siamo uomini caduti e in quanto tali non capaci di risollevarci DA SOLI. Non occorre essere "credenti" per essere cattolici (vedi Cesare Pavese!!!) basta riconoscere che la nostra condizione umana (caduta) non può essere sollevata da uno sforzo umano (PIPPE ONTOLOGICHE). Per questo il moralismo (anche purtroppo di tanto clero e animebbelle marcianti) è il contrario del cattolicesimo. Lo scoprirsi caduti solo adesso o "mai come adesso" (quante prediche domenicali di preti sdolcinati ci ricordano: "chetempiquestifratellimiei" come se l'uomo prima fosse stato un altra cosa, come se 50 anni fa fosse molto meglio di adesso (e che cazzo almeno un po di storia in seminario glie la insegnassero al posto di tante marcette con bandiere al vento!) L'uomo è sempre lo stesso, il suo male è identico nel passare dei secoli, cambia solo il nome dei moralismi e delle conseguenti utopie e/o ideologie (tentativi dell'uomo di "sollevar" ciò che non starà mai in piedi "da solo"). Pavese prima nel 1938 scriveva: "idiota e lurido Kant, se Dio non c'è tutto è permesso. Basta con la morale. Solo la carità è rispettabile. Cristo e Dostojevskij, tutto il resto sono balle"





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COPYCAT number 11 / ANDREA'S VERSION "Oggi è stata una giornata più allegra di ieri perché abbiamo letto Marco Follini e il segretario dell’Udc ci piace. Per quello che dice, per come lo dice, e anche fisicamente. Follini appare come una riuscita sintesi, una combinazione fresca, moderna, tra Tony Bisaglia e madre Teresa di Calcutta. Del primo, del democristianone sveglio, protonordest, che se la filava in barca a vela nei weekend, Marco conserva gli stessi occhiotti vispi e quello sguardo prontissimo di chi la sa bene. Di madre Teresa è propria invece la sua meticolosa esiguità, tipica di una spiritualità delicata, magari un po’ meno macilenta di quella della santa donna e più coté Eta Beta, ma tenace. Quando ieri per esempio, alzando il ditino, ha ammonito l’Amor (insomma) nostro che niente lista unica, con la Gasparri si vedrà poi e non è esclusa un’uscita dal governo, con semplice appoggio esterno, beh, lì c’era forza. Non solo. Poiché il nostro alleato pronuncia le parole un po’ come la signora Montalcini, con la boccuccia a culo di gallina, riesce a farci rimpiangere i modi forbiti, patrimonio esclusivo di una sinistra per bene tuttora eccitante. (by IL FOGLIO del 17.09.2003)"

IL MESTIERE DI VIVERE - "Non c'è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico. Ha persino il pregio di lasciarti la parte del generoso" (C. Pavese , 4 marzo 1946)

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martedì, 16 settembre 2003

La Costituzione impone alla responsabilita' pubblica dello Stato di istituire scuole statali e di garantire il diritto all'istruzione a tutti. E' compito invece dei genitori educare i figli e trasmettere loro ''una sfera privata dei valori'', ma di questo ''ciascuno e' responsabile solo di fronte alla propria coscienza''. Lo ha detto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi all'inaugurazione dell'anno scolastico.

TEMA: ANALIZZATE E TRADUCETE IN PAROLE VOSTRE IL DISCORSO DEL CAPO DELLO STATO PRONUNCIATO OGGI

(APERTURA DELL'ANNO SCOLASTICO)

SVOLGIMENTO:

L'istruzione deve essere pubblica e non privata. L'educazione deve essere privata e a carico "esclusivo" dei genitori. Non si può educare con i soldi dello Stato. Si può istruire con i soldi dello Stato. L'educazione è cosa relativa alla "sfera privata dei valori" di cui solo i genitori sono "responsabili di fronte la propria coscienza".

MI CHIEDO (da genitore!): Se tutto questo lo prevede la COSTITUZIONE, c'è anche qualche Legge Costituzionale che indichi quale ELENCO TELEFONICO adottare come testo scolastico? visto che qualsiasi libro di qualsiasi disciplina ha contenuti che riguardano la "sfera dei valori" (io preferisco chiamarla CULTURA); letteratura, filosofia, storia, storia dell'arte non istruiscono appena caro Presidente ma esprimono cultura cioè EDUCANO !), a meno che l'istruzione non sia una mera esercitazione mnemonica di contenuti asettici e allora ... bambini tutti a studiare gli elenchi telefonici e a farvi leggere Dante e Leopardi ci pensino i vs. cari Genitori "secondo la loro coscienza individuale". LO STATO GARANTISCA SOLO L'ISTRUZIONE E CHE SIA PUBBLICA! Grazie Signor Presidente! Per così poco ...

BUROGGUUUUUUUUUUU intervieni ti prego !!!!

(grazie Gino -vedesi commento )



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IL MESTIERE DI VIVERE - "C'è qualcosa di più triste che invecchiare, ed è rimanere bambini. (...) Se il chiavare non fosse la cosa più importante della vita, la Genesi non comincerebbe di lì." (C. Pavese, 25.12.1937)

COPYCAT number 10 / ANDREA'S VERSION "Su Telekom Serbia ci viene di stare dalla parte di Romano Prodi. Non è cosa che si possa spiegare, è una specie di istinto, senti l’odore del sangue e ti scatta l’impulso di schierarti dalla parte della vittima. Ciò che raramente porta bene alla vittima, però fa sentire meglio te. Sono impressioni, per carità, solo impressioni, e vaghissime. Ascolti Prodi per esempio, quando obietta: “Cosa c’entro con Nomisma? Ci sono stato soltanto fino al 1995”, e ripensi a un amico, mica una mortadella, un cinghiale, che reagì: “Quello? Tranquilli, un mariuolo”. Nulla a che vedere tra questo e quello, intendiamoci. Impressioni, assonanze. Come se noti gli scombiccherati di Repubblica che tentano di parare la bisogna con Squillante che toglieva le multe all’Amor (insomma) nostro. Le multe. All’orditore di stragi mafiose. Non è che non sia giusto, è che non suona. Già ti pare di sentire la telefonata di Travaglio al vecchio amico Belpietro: “C’è posto da te?”. O Scalfari e Bocca tentennanti, nel timore di sputtanarsi una vita da integerrimi moralisti. Insomma, l’ora è venuta di stare con Prodi. E il suo dire continui a essere evangelico: “O sci-sci, o gno-gno”. (da IL FOGLIO del 16.09.2003)

LETTERA AL FOGLIO DI BAGET BOZZO

Al direttore - Amicus certus in re incerta cernitur. Io non credo che le dichiarazioni del presidente del Consiglio su Mussolini meritassero il tono sdegnoso che lei usa da qualche tempo verso di lui. La bocca “parla dell’abbondanza del cuore”, è una citazione del Vangelo di Matteo che i suoi devoti ciellini potranno facilmente identificarle. Berlusconi ha rotto il conformismo nazionale ed è un trasgressore dei luoghi comuni, è un avversore del linguaggio del potere, è una novità linguistica. E questa è la ragione del suo successo. Ma ciò non significa che Berlusconi non dica verità note al popolo ma non alla cultura dominante. Berlusconi ricorda, quando cita a Strasburgo i kapò, che l’attuale maggioranza socialdemocratica ha vinto quel concorso indiretto dei fedeli di Honecker nella Germania Est e che lo ha fatto schierando per la prima volta la Repubblica federale in rotta di collisione con gli Stati Uniti: e lei sa che la Germania dell’Est espresse la continuità del nazismo con il comunismo. I giudici italiani si sentono una comunità etica e purtroppo si sono comportati come tali: la trasgressione linguistica non colpisce l’intelligenza delle persone ma l’anomalia della corporazione. Ma veniamo al punto che lei ha ampiamente sollevato, cioè il giudizio su Mussolini. E’ ben certo che Mussolini non fece mai la guerra contro il proprio popolo come Hitler, Stalin e Saddam Hussein. Tra il fascismo italiano da un lato e il nazismo, il comunismo e il nazismo iracheno c’è un abisso. Gli ebrei furono violentemente perseguitati quando Hitler assunse il controllo del paese: sino ad allora, anche nelle terre occupate dagli italiani, non avvenne quella caccia all’ebreo che accadde nella Francia di Vichy. Non ci furono nell’Italia fascista casi Papon. Berlusconi ha detto la verità e gli ebrei americani hanno capito. Signor direttore, lei rischia un vizio che non le si addice: il moralismo. La qualità della sua vita è stata quella di un trasgressore di linguaggi stabiliti, oggi lei sta diventando la figura opposta del trasgressore, cioè un censore di Berlusconi e del centrodestra. Tanto che regna intorno a lei un certo conformismo, non credo che Belpietro potrebbe recensire il giornale cognato con la sua supponenza. Lei ha scelto di essere il politically correct del centrodestra. Se facessi l’analisi del suo linguaggio, direi che il fiume è tornato alle sorgenti. Il mio principio è un altro e lo dirò sfidando il suo linguaggio e parafrasando Quintiliano: maxime debetur Berlusconi reverentia, perché è l’uomo che ha salvato l’Italia e la democrazia. In tempi gravi come questi non occorre fare sfoggio di intelligenza (sa che me lo potrei permettere) ma di fedeltà. Soprattutto da chi a Berlusconi deve di poter dimostrare quanto è intelligente. La rubrica non me lo consente ma vorrei chiudere dicendo in verità “con stima e vivo affetto”.


Gianni Baget Bozzo

Risposta del Direttore GIULIANO FERRARA:

Quid est veritas? Che cosa è la fedeltà? Il Cav. non ha ancora parlato di teologia, la materia di cui lei, caro don Gianni, si occupa. Succederà, e io l’attendo al varco quando il Trasgressore dirà a Portofino che la Madonna era sempre ubriaca, ma per ora si occupa o dice di occuparsi di politica, la nostra specialità (non sapendo farla, la commentiamo). E spesso ci mette in imbarazzo. Il punto non è che Mussolini, testa parecchio calda e autore di un mortifero Stato di polizia in un mortifero regime reazionario di massa, sia paragonabile a Hitler o a Saddam. Il punto è che non avrebbe mai rilasciato un’intervista come quella, perché era uno statista e purtroppo è durato vent’anni. Il punto è che non bisogna essere fedeli agli “oni”, da Tambroni a Berlusconi; è a un’idea giocosa ma seria della vita che bisogna essere fedeli. La nostra infedeltà è oltre tutto relativa. Ho ricordato Churchill di recente: “Preferisco avere ragione che essere coerente”. A noi capita perfino, senza esagerare per non imbrodarsi, di avere ragione nella coerenza, almeno quando parliamo del Cav. che straparla. La sua novità linguistica è un nostro pallino dalla fondazione del giornale in avanti. Abbiamo giocato intellettualmente, ma non sempre cinicamente, sulla sua regalità e sulla sua considerazione patrimoniale dello Stato (Paul Ginsborg ci ha scritto su un libro per la Berlusconi editore senza riconoscerci i diritti finanziari). Abbiamo giocato, non sempre senza efficacia, sulla pedanteria dei suoi nemici, ma non dimenticammo di dirgli in faccia che un governo ha bisogno di un’opposizione per non divenire goffamente autocratico. Abbiamo giocato sulla carta suprema o sul ricatto della sua simpatia umana di industriale ricco e dunque imperdonabile per un paese povero di spirito, senza dimenticare di ricordargli che se vuole governare lo stato deve essere disponibile a impoverirsi un po’ ovvero a un modesto decremento della sua capacità di fare profitti con la televisione. Abbiamo giocato sul filo del paradosso, come direbbe il portavoce di Palazzo Chigi, spiegando ai nostri amati lettori che non abbiamo un premier, abbiamo Berlusconi, e chi dice che non sia meglio un uomo che sbaglia di un pupazzo professionista che sa coprire i suoi sbagli? A volte non abbiamo giocato, lo abbiamo trascinato, lui benevolente e intelligente, in un paio di battaglie giuste, come quella contro l’antiamericanismo e per l’esistenza di Israele (chissà che gli ebrei americani non se ne siano ricordati). Nella opposizione all’anticaglia linguistica dei magistrati codini e paragolpisti, non credo ci abbia fatto difetto una sistematica passione, viva da tempo anche per lui immemorabile. Siamo stati suoi scudieri, cantori e detrattori soprattutto quando si è stati in zona pericolo, in re incerta: sempre per il bene della causa ovvero di un paese ripulito dal cinismo buonista (è chiaro a tutti coloro che ci leggono senza malanimo: il nostro immoralismo è l’unico moralismo possibile). Ci siamo volentieri attirati inimicizie poco giocose. Lo abbiamo non giocosamente messo in guardia sulle scorte, prima dell’omicidio Biagi. Non solo: abbiamo giocosamente riconosciuto di vivere nella sua luce e nella sua ombra, perché il modesto ma solido successo di questo giornale non ci sarebbe se non ci fosse stato il fenomeno Berlusconi. E lasciamo perfino sorridendo che i pettegoli dicano che siamo dipendenti suoi o di quella persona deliziosa che è sua moglie, quando è evidente dai numeri che siamo partner, e che con il Foglio la sua famiglia ha fatto un affare. Ecco, vorremmo che anche lui restasse per noi, e per se stesso, un buon business. Ecco tutto. Con una postilla, caro don Gianni. Mandi la sua lettera in copia anche a Fedele Confalonieri, dicasi Fedele, che ha zittito il Cav. alla Festa dell’Unità. E ci saluti Maurizio Belpietro, suggerendogli di trovare nel Giornale cognato uno spiritoso e mite come Mattia Feltri e di stroncare tutti i giorni il Fogliuzzo con la irresistibile forza dell’ironia. Grazie dal suo don Giuliano.




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lunedì, 15 settembre 2003

COPYCAT number 9 / "ANDREA'S VERSION "Lungi da noi l’intenzione di spargere sale nelle ferite, Amor (insomma) nostro carissimo, ma permetta un consiglio. Per le prossime interviste, dichiarazioni o altro, fossimo in lei, staremmo più attenti al senso profondo, diremmo ultimo, dell’aiuto che sta cercando di fornirle il suo collaboratore Paolo Bonaiuti quando chiosa regolarmente i suoi pensieri con quelle quattro parole: “Comunque è un paradosso”. Siamo convinti che ci sia sotto un messaggio subliminale indirizzato proprio a lei. Ricorda, caro Amor (insomma) nostro, come furono rielaborate le parole di quel motivetto anni Settanta: “Un amore è nato a Montecarlo?”. Facevano così: “Pare un paradòss/ me sun cagà adòss/ me sun cagà adòss a Montecarlo/ Merda nei calsètt /merda nei braghètt/ merda dapertùt a Montecarlo”. Ecco cosa vorrebbe comunicarle il fedele Bonaiuti estraendo dal cilindro il termine paradòs. Come non manca di ripeterle George W. Bush quando va a trovarlo nel ranch, “The shit in the fan”, la merda è nel ventilatore. E occhei. Ma non sarà che lei adesso ci piazza nel prossimo programma quel punto dirimente: più schizzi per tutti? (by IL FOGLIO del 13.09.2003)

IL MESTIERE DI VIVERE - "C'è una cosa più triste di fallire i propri ideali: esserci riusciti." (C. Pavese, 18.12.1937)

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venerdì, 12 settembre 2003

"SUL FILO DEL PARADOSSO" - consiglio n° 1: Silvio, penso che sia proprio arrivato il momento: apriti un BLOG. Scoprirai quanto bene potrà recare a te e al tuo governo. Il tempo necessario alla digitazione di una "parola scritta" è sovente più lungo di quello della "parola parlata". Lo sappiamo, ti conosciamo bene, quando parli non intendi dire quello che dici e non riesci proprio a morderti la lingua, vedrai: ti sarà più facile morderti le dita. Potrai così trasmettere tutti i tuoi pensieri con calma e rispondere alle interviste di giornalisti delle Indie Orientali o della Terra del Fuoco, potendo frenarti in tempo e fare "CANC". Non ti crucciare però Silvio, non sarà certo qualche parola dal sen sfuggita o come dici tu "sul filo del paradosso" che potranno mai turbarci, anzi ti vogliamo bene così come sei (quello che pensi che è uguale a quello che pensiamo noi in maggioranza, è vero, non dirlo mai ai giornalisti o davanti ad un microfono). E poi le elezioni son lontane, gli avversari non potranno utilizzare per propaganda le "gaffe stagionate" (a meno che non glie ne fornisci sempre nuove). La gente le menate le dimentica presto. Quello che non si dimentica sono leggi, provvedimenti, riforme; quelle no, proprio non si dimenticano, quelle se ci sono restano, se non ci sono ... allora si sono fatte appena due chiacchiere ... sul filo del paradosso. CONTO SU DI TE !!!

Tuo, fido,  SORVEGLIATO SPECIALE

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IL MESTIERE DI VIVERE - "Una donna che non sia una stupida, presto o tardi, incontrerà un rottame umano e si prova a salvarlo. Qualche volta ci riesce. Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi trova un uomo sano e lo riduce a rottame. Ci riesce sempre. (C. Pavese, 3 agosto 1937)

 

COPYCAT number 8 / "ANDREA'S VERSION " "Anticipiamo, d’accordo con gli onorevoli Cicchitto e Bondi, alcune frasi abbastanza significative, vicine alla gente, che l’Amor nostro ha sulla punta della lingua da un bel pezzo e se non è oggi domani finirà per pronunciare. Noi si era pensato di anticiparle così, tanto per accorpare il dibattito e concedere all’onorevole Fabio Mussi la possibilità di prepararsi in anticipo. Dunque. Prima o poi l’Amor nostro dirà: “Con sette o otto zie suore è evidente che sono cattolicissimo. Certo però che quel sant’uomo di Cristo poteva tenere i capelli un po’ più in ordine”. Poi dirà: “Attila, Attila, tutti a parlare di questo Attila che non farebbe crescere l’erba. Sapessero come mi tengono il prato i miei della Bossi-Fini”. Poi dirà: “Certo che sono repubblicano, ci mancherebbe, eppure di balli come quando c’era la monarchia non se n’è più visti”. In un’intervista per il gay pride contesterà le solite, banali accuse: “Che c’entra? Gli omosessuali sono come tutti gli altri. Certo che ci parlo, nelle mie aziende ce ne sono tantissimi e intelligentissimi. Più di noi normali, oserei dire. E ci scherzo anche. Però statemi davanti, gli dico”. (by IL FOGLIO del 12.09.2003)

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giovedì, 11 settembre 2003

11 settembre 2003.

Non dimentichiamo.

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IL MESTIERE DI VIVERE "Idiota e lurido Kant - se Dio non c'è tutto è permesso. Basta con la morale. Solo la carità è rispettabile. Cristo e Dostojevskij, tutto il resto sono balle."  (C. Pavese, 26 gennaio1938)

COPYCAT number 7 / "ANDREA'S VERSION "Intanto abbiamo notato con vera soddisfazione che Massimo D’Alema se la dorme tra due guanciali e che tutte le polemiche su Telekom Serbia gli entrano dall’orecchio destro e gli escono da quello sinistro. La sensazione che Massimo se ne stia come un Papa è diventata più netta leggendo ieri l’articolo di Gianni Cuperlo titolato con souplesse: “E allora era forse giusto il prezzo per RaiWay?”. Puro divertissement. Dato che, primo, cosa c’entrava Rai Way con Telekom Serbia? Secondo, cosa c’entrava Cuperlo con D’Alema? E, terzo, cosa c’entrava scriverlo proprio sul Riformista, noto succedaneo arancione che, come sanno le pietre, con D’Alema non c’entra un cazzo? Quanto al resto, ha ragione Prodi. Il presidente di una Commissione europea, se ascoltato da un’altra Commissione, tanto più se nazionale, dovrebbe essere ascoltato solo su questioni politiche. Su quelle, chiamiamole così, più private e volgarucce, soldi o altro, no. E per stabilirlo non dovrebbe bastare un gentleman’s agreement, no, il limite andrebbe regolato per legge. Basta decidere come chiamarla: lodo Schifani o lodo Maccanico? ." (by IL FOGLIO del 11.09.03)

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mercoledì, 10 settembre 2003

per non dimenticare

IL MESTIERE DI VIVERE "Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola." (Cesare Pavese, 22 novembre 1945)

COPYCAT number 6 / "ANDREA'S VERSION "Ma vattelo a immaginare, un Ezio Mauro così profondo. Che spiega la teoria dello “Stato estraneo”, e un paese, questo qua, dove ormai “risuona l’elogio del malandrino”. Dove i valori si sono rovesciati, l’avversario viene schernito, gli ideali derisi e i valori civili sbeffeggiati come inutili. Ma? Ma dove Ciampi, Ciampi, Ciampi, per fortuna che c’è Ciampi. E speriamo che Ciampi ce la cava. Perché Ciampi, e vorremmo ripeterlo, il suo nome è Ciampi, bene, Ciampi la sa perfetta. Lunga, civile e saggia. E noi, quelli di De Benedetti, siamo amicissimi di Ciampi, ma ripetiamone il nome, Ciampi, anzi ne siamo adoratori. Del Ciampi antifascista, del Ciampi azionista e del Ciampi risorgimentale. Tombola. Il ragionamento suonava veramente convincente. Assolutamente. Mauro e Ciampi, Ciampi e Mauro. Che campeggiavano ieri su Repubblica come il culo e la camicia. Grande Mauro. Settant’anni dopo un nuovo Antonio Gramsci, col trench colore cremina, riformulava l’egemonia. Ad hoc, su Ciampi. La visione, come si diceva un tempo, era di ampio respiro. Tipo Geox, le scarpe coi buchini del commendator Polegato. (by IL FOGLIO del 10.09.2003)

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martedì, 09 settembre 2003

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11 settembre

per non dimenticare

appenderò la bandiera americana al mio balcone.

sorvegliato speciale

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Vi segnalo un post di Buroggu sulla libertà di educazione. Poche parole scritte in modo straordinariamente chiaro, il nostro italiano in Giappone ha colto il problema di fondo dell'educazione scolastica meglio di chiunque altro e ha spiegato le contraddizioni che ci sono a sinistra per mero pregiudizio ideologico (a sinistra ci sono dei feticci ideologici che non crollano mai). Io sottoscrivo tutto ed esprimo forte invidia per la chiarezza di esposizione, il modo di centrare le questioni ed lessico del nostro Buroggu, mi chiedo se per imparare a scrivere come lui non occorra percaso iscriversi ad un corso di Giapponese o andare a vivere a Tokio.

QUI: http://homepage.mac.com/celliest/buroggu/Educazione/index.html

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Al direttore - “Anche Mussolini andò al potere in modo corretto” avverte Oscar Luigi Scalfaro, probabilmente riferendosi a quella stupida formalità che è il voto degli elettori e che certe volte favorisce il tuo avversario, anche quando è ovvio che sei tu il depositario del Bene, del Bello e del Giusto. Sicché non si capisce se anche il nostro ex voglia convincerci che al potere è meglio andarci in modo scorretto, pur di proteggere la democrazia da se stessa; o se la correttezza, invece, è un optional dei Buoni, dei Belli e dei Giusti, quando sono in vena. “Todo modo es bueno para buscar la grácia”, insomma. Quanta confusione tra Machiavelli, Ignazio di Loyola, Lenin e il Club dei Girotondi! E sì che basterebbero i vecchi metodi. L’urna si mostra di facili costumi? Si rimetta lo scialle cattocomunista dello Stato etico o schiaffi.

da IL FOGLIO del 09/09/2003
Luigi Castaldi, Napoli
Luigi Castaldi è l'autore del mio BLOG preferito (CAPPERI) assieme a BUROGGU (l'italogiapponese)

IL MESTIERE DI VIVERE "La politica è l'arte del possibile. Tutta la vita è politica.(Cesare Pavese, 15 maggio 1939)

COPYCAT number 5 / "ANDREA'S VERSION "A parte che Paolo Mieli per noi fa sempre bene, anche se non fa, benissimo ha fatto a insignire del premio Capalbio il libro di Piero Fassino. “Per passione”, un libro magnifico, da togliere il fiato. E benissimo ha fatto Fassino a ritirare il premio respingendo le provocazioni di Giampaolo Pansa, che rischia ora di passare per il Marco Bellocchio del tomo. Non solo. Azzeccatissime anche le critiche. Intanto quella di Mieli: “Un testo ben scritto, asciutto, diverso dai soliti libri scritti dai politici”, perché ben detta, asciutta e diversa dalle solite critiche ai libri dei politici. E più ancora quell’altra, inattesa e rivelata da Fassino stesso: “La miglior recensione l’ho avuta dal figlio di Renato Zangheri, un bimbo di otto anni che mi ha detto: ‘Sei un uomo dolce che ama Torino’”. E davanti a questo bimbo che a otto anni se la spassa col Segretario, perfettamente penetrandolo, non è giusto tacere dell’altro giorno. Incrociammo Napoleone Colajanni col suo ultimo marmocchio, due anni sì e no, che stringeva tra le manine “Per passione”. E cantilenava una critica forse meno secca e asciutta di altre: “Cacca e pupù!”. (by IL FOGLIO del 09.09.2003)


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lunedì, 08 settembre 2003

Nanni Moretti

dedicato a tutti i girotondini:

IL MESTIERE DI VIVERE "Il professionismo dell'entusiasmo è la più nauseante delle insincerità." (Cesare Pavese del 09 febbraio 1940)

 

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domenica, 07 settembre 2003

C'è una notizia grave: ISRAELE vuole espellere ARAFAT perchè sta facendo di tutto per fare fallire la road map e perchè sono decenni che fa fallire tutti i tentativi di pace e perchè tollera il terrorismo palestinese MA SOPRATTUTTO PERCHE' DEL TERRORISMO NE E' L'ORGANIZZATORE NEANCHE TANTO OCCULTO.

Non ci sono alternative: ESPELLERE !!! Prima lo si fa meglio è per la soluzione di pace in tutto il medio oriente.

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sabato, 06 settembre 2003

SORVEGLIATO SPECIALE consiglia l'acquisto de IL FOGLIO di
oggi (06/09/2003) c'è un inserto sull'America dal titolo "11 settembre due anni dopo. CINISMO CONTRO MORALISMO". Chi come me odia il moralismo non può perderselo.
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IL MESTIERE DI VIVERE "Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla - ora soltanto - per la prima volta." (C. Pavese, 28 gennaio 1942)

COPYCAT number 4 / "ANDREA'S VERSION "La critica ai magistrati, diciamo la verità, non è nata ieri, viene bensì da molto lontano. Ezio Mauro e madame Verdurin si mettano l’animo in pace. Un giorno, molti anni fa, si presentarono davanti a un re, che fungeva anche da giudice supremo, due prostitute. Abitavano la stessa casa. Una delle due aveva partorito un bimbo, e anche la seconda prostituta aveva partorito il suo, a tre giorni di distanza dalla prima. Ma una notte, rigirandosi nel sonno, disgrazia volle che una delle due madri soffocasse il figlioletto, mentre le giaceva al fianco. Disperata, sostituì nottetempo il bimbo morto con l’altro vivo. “Non è questo il mio bambino!”, gridò l’altra al risveglio, “Lo è invece!”, ribatté l’amica. Lo è, non lo è, lo è, non lo è, morale, la scena straziante venne trasferita pari pari davanti al giudice supremo. Il quale, dopo molta riflessione, ordinò: “Portate una spada! Tagliate in due il figlioletto vivo, quindi datene una metà all’una e l’altra metà all’altra!”. E il genio che ebbe questa bella trovata, di nome Salomone, passò alla storia come uno dei giudici meno matti che ci fossero. (by IL FOGLIO del 06.09.2003)

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giovedì, 04 settembre 2003

TUTTI PAZZI PER SILVIO

BERLUSCONI: GIUDICI MATTI SULLA VICENDA ANDREOTTI

Secondo quanto riportato dal settimanale inglese The Spectator e dal quotidiano La voce di Rimini il Presidente del consiglio si sarebbe riferito ai giudici del processo Andreotti definendoli "matti" e "antropologicamente diversi dalla razza umana".

Immediate le reazioni della A.N.M. & SINISTRA : matti i giudici? ma siamo matti? un Presidente del consiglio che delegittima così i giudici non si era mai sentito (inaudito suona meglio)! Si dimetta! ... Non ci credo! ....Smentisca! .... Ritratti ! .....

eeeeechecazzzzz! manco avesse detto "matti si, ma solo alla mattina", oppure "pazzi solo dalla terza udienza fino all'ottava poi niente più", "pazzi prima dopo no, ed in mezzo non lo sò"

in fondo poi cosa vuol dire pazzo, mezzo pazzo, o pazzo a fasi alterne, manco fosse la sentenza dei giudici di Andreotti:

("Mafioso si ma non proprio e poi solo prima perchè poi dopo invece no ..." ricordate? dopo sei anni di processo PAZZO una sentenze da pazzi ... APPUNTO!)

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IL MESTIERE DI VIVERE " Chi non fa figli per non mantenerli, manterrà quelli degli altri." (C. Pavese, 18 maggio1939)

COPYCAT number 2 / "ANDREA'S VERSION "Vorremmo sapere cosa c’è di così terribile se uno saluta col pugno. Dice: ma Bertolucci a Venezia ha salutato col pugno. O Madonnina santa, di nuovo? Non c’è niente di male a salutare col pugno, ma proprio niente. Non c’entra il comunismo, Stalin, non c’entra l’internazionalismo proletario, non c’entra il gulag, niente di tutto questo c’entra un cazzo. Neanche il Sessantotto c’entra. Non deve entrarci, perciò piantiamola. A uno gli spuncica di salutare col pugno? E saluti col pugno. Prendiamola, volendo, per una forma di modernariato. Chi si compra il giubbotto anni Sessanta, chi si è fissato con la Topolino, e se a Bertolucci va di salutare col pugno, affari di Bertolucci punto e basta. Già notarlo è da fessi, fargli gli occhiacci è da idioti. C’è un sacco di gente, tra l’altro, che saluta col pugno. Gli sciiti in corteo, per esempio, o Abu Mazen, che è tanto amico dell’Amor nostro, e Pippo Inzaghi quando segna, come Michele Serra quando pensa. Che ci azzecca il comunismo? O Bertolucci? Scemenze. Molto diverso è invece quando il pugno viene mosso su e giù. Questo però è il pericoloso saluto con la pugnetta." (by IL FOGLIO del 04.09.03)

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mercoledì, 03 settembre 2003

Da oggi nascono in questo blog due rubriche quotidiane fra il serio (Cesare Pavese) e il faceto (Andrea Marcenaro); due modi intelligenti di affacciarsi al nuovo giorno: la realtà nuda e cruda mai moralista di Cesare Pavese nel suo diario (perchè niente quanto LA REALTA' è nemica di tanti moralismi e delle sfigate utopie sognatrici) e l'ironia salutare e superiore (antidoto efficacissimo alla tristezza delle seriosità presuntuose radical-chic) delle Andrea's Version. L'ironia è la più dolce amante della realtà e "Andrea' Version" - compagno instancabile di ogni mia mattina - è da solo motivo sufficente per comprare IL FOGLIO tutti i giorni.

IL MESTIERE DI VIVERE. "E' bello vivere perchè vivere è cominciare". "Com' è grande il pensiero che veramente nulla è a noi dovuto. Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perchè attendiamo?" ( C. Pavese, 27 novembre 1945)

COPYCAT number 1 di "ANDREA'S VERSION" "Finalmente si riparla un po’ del Sessantotto. Era ora. Era un bel po’ che non si riparlava più del Sessantotto. Che uno si chiedeva: perché mai non si riparla più del Sessantotto? E non si rispondeva. Aspettare il 2008? Allora chiedeva quell’altro: Ehi, com’è che non si parla più del Sessantotto? E l’altro zitto. La morale è che del Sessantotto già da un pezzo non si parla più. Lungo quanto? Era un bel pezzo che del Sessantotto non si parlava più. Comunque, da dopo il ’98. Proprio più? No, proprio proprio più non si può dire, comunque neanche tanto. E perché non si parlava più del Sessantotto? Mah. Anche Bertolucci dice che non si parla più del Sessantotto. I genitori del Sessantotto non parlano più del Sessantotto ai figli del Sessantotto. Domenica però sì. Dice Giulio che domenica se n’è parlato, e anche sabato. Chi è Giulio? Che vi frega di Giulio?, parliamo del Sessantotto, che non se ne parla più. Un nuovo approccio infine c’è: “The dreamers”, il Sessantotto e la sega. Figa poca, come allora. Dice che poi sennò gli americani si sconcertano." (by IL FOGLIO del 03.09.03)

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martedì, 02 settembre 2003

 Letizia Moratti

SCUOLA: OK AL BONUS PER CHI SCEGLIE IL PRIVATO
30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005. 

QUESTA DONNA LA AMO.

mi basta questa notizia per dire con urla di Giubilo: QUESTO GOVERNO E' GRANDE. FATTI NON PUGNETTE !!!! (ricordate tutte le promesse dei governi precedenti e i blà blà del Ministro Berlinguer ?). Arriva Lei e tracchete, dopo decenni di governi democristiani inconcludenti e governi Ulivisti bugiardi.  L'Italia entra così compiutamente fra la grande famiglia dei Paesi Liberali di tutto il Mondo dove è possibile scegliere la scuola per i propri figli - SI CHIAMA LIBERTA' DI EDUCAZIONE - ed eravamo gli unici ma proprio gli unici fra tutti i Paesi d'occidente a non averla. E' CADUTO L'ULTIMO TABU' PER LA SINISTRA.

GRAZIE LETIZIA !!!!!!! Tuo, per sempre  --- Sorvegliato Speciale ---


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"L'unica gioia al mondo è cominciare.
 E' bello vivere perchè vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.
 Quando manca questo senso - prigione, malattia, stupidità -, si vorrebbe morire."
23.11.1937 Cesare Pavese
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lunedì, 01 settembre 2003

TELEKOM SERBIA

brutto affare !!!! ma briutto, briutto, briutto !!!!

Travaglio, a quando un bel libro con un titolo tipo "L'odore dei Balcani" oppure "Mazzette da un dittatore sanguinario" o ancora "Ulivo mondiale nell'era delle fosse comuni: soldi italiani (e in eccesso!) per i lavori di scavo" - "Prodi l'uomo che dimezza in pochi mesi tutti gli affari dello Stato" - "Tangenti da Milosevic? Tutta colpa di Berlusconi, noi non ne sapevamo 'gnente"

Travaglio su mettiti al lavoro, o dobbiamo pensare che sei un pochino, ma un pochino faziosetto?

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