SORVEGLIATO SPECIALE

"idiota e lurido Kant - se Dio non c'è tutto è permesso. Basta con la morale. Solo la carità è rispettabile. Cristo e Dostojevskij, tutto il resto sono balle" C.Pavese

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sabato, 26 febbraio 2005

 Quando per una volta è IL FOGLIO a "copy-incollare" UN BLOG :

Prodi e Giudamaccablog
Blogger geniale dice tutto quel che c’è da dire sulla (non) politica di Prodi

Rubiamo il testo dell’editoriale a un blogger talentuoso, Giudamaccablog, che ha parodiato l’articolo di Romano Prodi pubblicato ieri nel Corriere della Sera. E lo ringraziamo.
“Saluti al Direttore, anche se il mio precedente articolo era per Repubblica voglio bene anche a voi. Siete tanto bravi e mi fate riflettere molto. (Mille battute circa). Mi avete fatto due domande, che mi hanno fatto riflettere a lungo – ve l’avevo già detto? – e queste domande sono: perché ho detto a Bush benvenuto, mentre a giugno dell'anno scorso gli avevo mandato a dire vaffanculo brutto cowboy guerrafondaio? E il fatto che dica oggi a Bush benvenuto significa forse che ho cambiato idea? Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe una linea di politica estera dell’Unione, ma non c’è, quindi potrei dirvi di rifarmi la domanda quando e se ne avremo concordata una e di non romper l’anima, che sono così impegnato che non riesco nemmeno ad aggiornare il blog.  Ma siccome sono stato il capo dell’Europa per cinque anni – ve l’ho mai detto? – e adesso sono il capo dell’Unione, me ne fotto che non ci sia una linea di politica estera e vi dico la mia. (Millesettecento battute).
Non ho cambiato idea, Bush è un puzzone e non doveva fare la guerra, le elezioni sono state carine ma ci vuole l’Onu. Se non mando più Bush a quel paese è solo perché adesso è stato carino con l’Europa. E poi la democrazia non si esporta con le armi, ha visto Bush come siamo stati bravi in Europa a vincere la guerra fredda e far diventare democratico tutto l’est europeo e parte dell’Africa? – dei turchi non parlo che l’ultima volta ho fatto una gaffe – così bisogna fare. (Duemilaquattrocento battute). In Iraq il vuoto di potere ha creato il terrorismo, per sistemare tutto ci vuole l’Onu. (Duemiladuecentocinquanta battute). La politica estera dell’Unione è la pace. La guerra non si fa. La Costituzione dice che non si fa la guerra. La politica estera dell’Unione è l’articolo undici della Costituzione. (Duemilatrecento battute). La guerra la può autorizzare solo l’Onu, in tutti i casi tranne uno. Tranne cioè che non sia fatta da un governo di centrosinistra e da un presidente americano democratico, in questo caso non si chiama guerra ma “intervento armato”. (Duemilaottocento battute). Prima che i riformisti si incazzino, questa non è la linea ufficiale dell’Unione, quella non c’è, questo è solo il contributo del capo, che sarei io. Saluti. (Cinquecentosessanta battute)”.

(Giuliano Ferrara - IL FOGLIO del 26.02.2005)

postato da: ilfaro alle ore 12:59 | link | commenti (3)
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venerdì, 25 febbraio 2005

 

DA NON PERDERE::

QUESTA SERA:

Toni Capuozzo conduce la puntata dedicata a Don Luigi Giussani, fondatore di CL
In onda alle 23.40
Con Terra! per capire

Nuovo appuntamento con Terra! l'approfondimento del TG5 a cura di Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato. Da Milano, dove giovedì si sono svolti i funerali, Toni Capuozzo condurrà questa puntata dedicata alla figura di Don Luigi Giussani, fondatore di Comunione Liberazione, mancato martedì scorso.

Dal lungo pellegrinaggio di chi gli è stato accanto in questi anni, i suoi studenti di cinquant'anni fa e di chi ha seguito i suoi insegnamenti, Terra! racconterà le opere di missione e carità di Don Giussani, ma anche l'impegno di una comunità di handicappati di Varese, una cooperativa fondata da Don Giussani, che vende i propri prodotti.

Terra! ascolterà anche le voci di figure laiche cha hanno incontrato Don Giussani come Paolo Liguori, Massimo Fini, Franca Fossati per poi proporre un ritratto del suo successore, Julian Carron, 54 anni, spagnolo, scelto dallo stesso Don Giussani prima dell'ultimo meeting di CL dello scorso settembre.

Infine dal carcere di Pisa, Adriano Sofri proporrà un suo ritratto del padre di Comunione e Liberazione, con il quale l'ex leader di Lotta Continua aveva iniziato un lungo carteggio.

postato da: ilfaro alle ore 19:47 | link | commenti (5)
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CACOLOGIE

Merlo parla male di Giussani in nome del moderno, e vabbè. Ma non ha letto Evelyn Waugh

Muore uno importante, ti chiedono un parere. Se tutti ne parlano male, ti butti a dire bene; se il coro è a tendenza eulogia, prova a farlo a pezzi. Un lavoraccio, essere pagati per avere delle opinioni, ogni tanto si rischiano figure barbine, scambiare una persona per l’altra e partire con l’opinione dario fosbagliata. E’ capitato a Dario Fo. Muore Giussani, e lui “ah, che dolore, eravamo sempre in contatto”. Dopo un paio d’ore e un cachet, ecco la fiera smentita: “Ops, era un altro, quel Giussani era un fascista”. Ma a un Nobel della guitteria vien quasi da perdonarlo, parlare da ubriachi anche da sobri fa parte del contratto. Il problema è se a sbagliare persona è un giornalista importante, con tutto il suo illuministico aplomb. Muore Giussani, e Francesco Merlo parte in tromba, con ogni evidenza, a parlare di un’altra persona: “Non è morto il cappellano d’Italia, il padre spirituale di tutti noi… nel caso di don Giussani, la morte ha transustanziato la realtà”. Cappellano? Padre spirituale di tutti noi? Ma quando mai… Se c’è uno che è sempre stato schivo, mai in tv, mai un proclama. Figura da fesso, pensi, ha sbagliato persona. Ma poi il pezzo dalla prima gira all’interno, e vedrai che si accorge, gliel’avranno detto. Nossignore. Merlo va avanti come un treno sparato contro il muro. “Finissimo politico combattente”, “coltissimo organizzatore di potere”, “incarnò l’integralismo”. La questione è forse un po’ più seria dello sfottò per un articolo fuori senso e fuori registro. E’ che il pezzo sulla prima pagina di Repubblica di ieri firmato da un señor opinionista come Francesco Merlo è l’archetipo di un’ideologia più supponente che laicista, convinta che per essere al centro del moderno e anche del postmoderno basti dire “integralista” e “antimoderno” a chi non ha la tessera del club. “Don Giussani era e rimane il leader di una minoranza antimoderna”, sentenzia Merlo, con l’aria di chi seppellisce un problema. Sarebbe bastato mettere fuori il naso dall’archivio di Repubblica, magari leggersi qualche pagina di Giussani, per capire quanto poco a quel tremendissimo Torquemada sia mai importato di essere gramscianamente maggioranza. Giussani che, dopo il referendum sull’aborto, diceva “ecco, questo è il momento in cui sarebbe bello essere solo in dodici su tutta la terra”. Gli importava di Gesù, altro che egemonia culturale, posto al sole della cultura. La cosa indispettiva già Tacito, figurarsi se non turba un Merlo, ma toccherà rassegnarsi. Lo sdegno di Merlo, si vede che è in vena, va dritto alla riformulazione del concetto di Dio: “Il Dio che immaginiamo noi laici, così diverso dal raggio di sole caravaggesco che piaceva a lui”. E anche qui, bastava ricordarsi di come Giussani aveva risposto, 50 anni fa, al ginnasiale che provava a sfotterlo mettendogli sotto il naso “Il diavolo e il buon Dio” di Jean Paul Sartre: si sentì rispondere che lui non aveva nulla contro quel dio da fessi. Ma era, per l’appunto, il Dio di Sartre. Quanto al “sessantotto alla rovescia”, all’“estremismo contro estremismo” bastava guardarsi le parole del Gius sull’Action française: “Voleva riformare il mondo in nome dei valori cristiani, ma non era fede”. Capiamo, e volentieri lo concediamo, che, lette sui giornali, certe ansie di miracolismo, di trasformare un santo subito in un santino o peggio in un santone, possono irritare. E che a certe sparate venga da evocare la presa in giro del bigottismo fatta da Totò. Però confondere l’incipit di un articolo forse un po’ troppo commosso con uno “spettacolo sciita, Pasqua santa da processione paganeggiante”, è un abbaglio che i mulini a vento di Don Chisciotte al confronto sono una svista arbitrale. Insomma, per non fare una figuraccia alla Dario Fo, per parlar male di qualcuno – legittima aspirazione – bisognerebbe almeno sapere che cosa rinfacciargli, altrimenti si fa la caricatura dell’articolo-senza- riverenza scritto dal giornalista-senzapaura. Totò contro la caricatura di Gorgia sofista. Se fosse sufficiente aver leggiucchiato Sciascia per essere illuministi, sarebbe facile. Invece, come avrebbe detto il Gius, bisogna mettersi d’accordo prima su cosa sia la ragione. Ma Merlo se ne sta lì, supercilioso come uno Scalfari minore, col culo al caldo sulle pietre di Racalmuto, sperando che la laicità trapassi per osmosi, il cuore essendo, come diceva De Andrè, sempre vicino al buco del culo. Il punto non è che Merlo parli male di Giussani, ma che lo fa muovendo da un intellettualismo poveretto. Cose che un libero pensatore vero (che non è una prestigiosa professione) come Giussani ha contribuito a far fuori, a buttar giù dal piedistallo del pregiudizio. Prima di parlar male di Giussani come “uomo hegelianamente storico”, bisognerebbe magare ricordarsi di una delle sue citazioni preferite, da Evelyn Waugh: “Gli uomini raramente apprendono ciò che credono già di sapere”.

Maurizio Crippa (dal FOGLIO del 25.02.2005)

 

 
postato da: ilfaro alle ore 14:31 | link | commenti (9)
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martedì, 22 febbraio 2005

 GRAZIE, PADRE.

"Che Dio sia diventato un Uomo è una cosa dell'altro mondo.

Dell'altro mondo in questo mondo".

Don Luigi Giussani

I funerali Giovedì nel Duomo di Milano

... Era come un padre per me. Più di un padre.

postato da: ilfaro alle ore 08:56 | link | commenti (21)
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lunedì, 21 febbraio 2005

  - Una giornalista della televisione pubblica irachena Iraqia, Raeda Wazzan, è stata rapita stamattina assieme a suo figlio di dieci anni. Peggio dei nazisti!

E qui in Italia c'è ancora qualcuno che la chiama "resistenza".

Un amico dei rapitori di Giuliana
E’ Bocca, solidale con la resistenza islamista, paragonata alla nostra

E’ sperabile che la gente in piazza oggi per la liberazione di Giuliana Sgrena compri e legga l’Espresso di questa settimana. C’è tutto quel che è necessario per capire che anche i sequestratori dalle cui mani vogliono togliere l’ostaggio, liberando lei e la pace, hanno le loro ragioni. In polemica con Piero Fassino, che a sorpresa aveva tolto ai terroristi iracheni il titolo di resistenti e lo aveva trasferito agli elettori che li hanno sfidati ai seggi, Giorgio Bocca scrive che “i veri resistenti in Iraq sono quelli che resistono e non quelli che la pensano come noi, i ricchi della Terra che, gira e rigira, la pensiamo come gli americani”. Bocca è scandalizzato all’idea che si considerino “presenze demoniache indegne del nome di resistenti” quei bravi ragazzi che “guidano le autobombe, che attaccano la polizia collaborazionista”. Per essere a suo modo ancora più chiaro, Bocca tesse una obliqua ma trasparente apologia dei terroristi suicidi, che a noi “nati e cresciuti in una democrazia e cultura cristiana” possono non piacere, anche se “nella galleria dei nostri eroi ci stanno combattenti che andarono deliberatamente alla morte, anche se nelle lettere dei condannati a morte della Resistenza ci sono scelte per la morte preferibile al tradimento e alla trattativa con il nemico”. La resistenza di bin Laden e di al Zarqawi “non può essere storicamente negata”, è parte del “risorgimento islamico”, e “quando faceva comodo a noi l’abbiamo praticata” con le atomiche sul Giappone e i bombardamenti al fosforo a Dresda. Chissà se questo esempio di memoria condivisa (come si dice oggi) farà piacere alle associazioni partigiane e a coloro che combatterono in Europa contro i collaborazionismi, i fascismi e il Terzo Reich o ai loro eredi. Chissà se si riconosceranno negli angeli sterminatori islamisti radicali, da Beslan a Baghdad alle Torri, e nella loro vocazione di combattenti reazionari per l’oppressione e la tirannia.
Bocca non è nuovo di questi boschi. Negli anni del terrorismo italiano adorava, vezzeggiava e coccolava la meglio gioventù potoppista, brigatista, estremista perché la trovava più moderna, più capace di leggere le contraddizioni e le ristrutturazioni del capitalismo. Le gambizzazioni e la geometrica potenza di via Fani lo affascinavano come oggi le decapitazioni in pieno “risorgimento islamico”. Non è sapienza storica, realismo, rispetto per il nemico, come Bocca vorrebbe far credere: è l’inversione del rapporto di amico-nemico, è semplice tradimento della democrazia per miserabili frustrazioni di casta, e in nome della lotta contro il paese alle vongole che non gli dà corda abbastanza. In Bocca, come in tutti i moralisti intransigenti, come in tutta quella schiatta di polverosi e rancorosi cattivi maestri, spesso passati in volata dalla scivolata fascista e antisemita a una guerra che portò soccorso al vincitore angloamericano, c’è una violenta ambiguità ideologica che avvelena da decenni la nostra vita pubblica. Ora si è solo fatto amico dei rapitori di Giuliana Sgrena, banditore dei loro valori e della loro funzione storica, perché il paese alle vongole è alleato di quello a stelle e strisce.

Giuliano Ferrara (editoriale del Foglio di sabato 19.02.2005)

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venerdì, 18 febbraio 2005

Non è che adesso L'Unione chiede il ritiro degli sciiti dall'Iraq?

 

postato da: ilfaro alle ore 13:59 | link | commenti (10)
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giovedì, 17 febbraio 2005

 

- Ancora i bloggers ... Cosa vogliono questa volta?

- il solito ...

Obbiettività, verità, fatti.

Questo in America.

In Italia ci stiamo arrivando:

La Right (italian) Nation è a quota 214!

postato da: ilfaro alle ore 13:56 | link | commenti (9)
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"Il dramma degli anni Settanta non è che a sinistra si fosse peggiori, è che ci sentivamo senza discussione i migliori. La farsa del duemila è che quel sentimento perdura."

Andrea Marcenaro
postato da: ilfaro alle ore 13:36 | link | commenti
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ANDREA'S VERSION n. 93 - COPYCAT

"Avvisiamo i nostri alleati, gli Stati Uniti d’America, che è in corso una marcia di riavvicinamento all’Impero da parte di Repubblica (un tabloid che si vende qui in provincia), la qual cosa, se fa piacere per un verso, per quell’altro preoccupa. L’inversione di rotta è evidente. Giulio Anselmi, un tipo con il tweed quasi da direttore, ha attaccato Fassino e D’Alema perché non hanno rifinanziato le truppe. Concita De Gregorio, una signorina zapatera emigrata da noi, ha preso per il culo il partito dei suddetti per un’intera pagina. Un terzo articolo titolava così: “I soldati italiani in Iraq con mezzi inadeguati”, dimenticando che non abbiamo l’atomica. Un quarto: “Apertura ai sunniti, governeremo con tutti”. Nella pagina appresso: “Oil for food, altre prove contro l’Onu”, quando Annan era, per loro, come Budda per i buddisti. Infine, la “Marcia indietro dell’Azienda Italia” sbattuta a pag. 32 per dar piacere all’Amor nostro. Ma pure vostro. E quindi tutto ok. Tenete presente questo, però. Proprietario del giornale è il Mago Otelma dell’Olivetti. Una volta andò in Urss, il tempo per due chiacchiere e venne giù un altro Impero."

Andrea Macenaro dal Foglio del 17.02.05

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mercoledì, 16 febbraio 2005

 Ho letto un libro

 By Shark.                               

 

 

"Chiodi e schiodi. Portarono Salvo fuori. Un carceriere teneva, braccio chiuso sul petto, un coltello. «Sono pronto, sono pronto, proteggi la mia famiglia...» Aprì il braccio, tese la lama. «Sono pronto, sono pronto, proteggi la mia famiglia...». Tagliò uno strofinaccio e lo pose a un altro perché bendasse Salvo. Che non era affatto pronto. Mani legate e via. Altrove.[...]".

Stamattina è finalmente arrivato, in libreria qui a Forlì, "Forse domani t'ammazzo", il libro sulla storia del sequestro dei nostri quattro connazionali avvenuto la scorsa primavera in Iraq. Inutile dire che l'ho divorato in un paio d'ore. E' un libro particolare; non aspettatevi un racconto burocratico ed impersonale. E' il racconto dettagliato di quello che i ragazzi vissero in prima persona, le loro sensazioni, la loro umanità che traspare tutta. E' un libro che insegna molto su come gli uomini possano mantenere la loro dignità anche di fronte alle situazioni più degradanti e terribili. Come fece Fabrizio Quattrocchi, nell'atto di morire da italiano. Qualcuno potrà dire che c'è dello squallido sentimentalismo nelle mie parole, e ad alcuni parrà improprio il mio tempismo nel raccomandarvi questo libro proprio nel giorno in cui viene diffuso il primo video di Giuliana Sgrena. Eppure un filo esiste.

Ci rimugino da giorni, avevo scelto di non parlarne, nonostante avessi notato più di un articolo al riguardo su blog e giornali : una parte del nostro Paese -una parte che, minoritaria o meno, sta a sinistra e si definisce buona - aveva coperto di infamie, di ingiurie, di disprezzo i nostri e suoi concittadini soltanto perché non rispondevano all'immagine di volontari antiamericani o di giornalisti schierati contro la presenza delle nostre truppe. Questo era bastato a far apparire su alcuni giornali degli epiteti vergognosi.

Oggi che Giuliana Sgrena, con le sue idee che più lontane dalle mie non potrebbero essere, è arrivata nelle nostre case con la forza dirompente di "Aiutatemi, la mia vita è nelle vostre mani", ho notato che la destra italiana assume un atteggiamento diverso da quello che assunse parte della sinistra un anno fa. E non intendo soltanto le autorità, o i giornali (si veda l'articolo di Capuozzo sul Foglio). Intendo anche noi bloggers, e la gente comune. Qualcuno di noi ha messo un'immagine della giornalista con la scritta "Free", chi tra noi ha fede prega perché possa tornare a casa. Io me lo auguro. Ma non cederemo mai al ricatto dei terroristi, mai ci piegheremo nel nostro spirito, nelle nostre parole e nelle nostre azioni alle minacce di vili e codardi assassini. Quattrocchi, Stefio, Agliana e Cupertino non si trovavano in Iraq per uccidere nessun civile, nessun innocente, e non l'hanno mai fatto. Ciononostante, qualcuno sui nostri blog ha commentato che essi al terrorismo si piegarono. Basta seguire sul libro le ricorrenti schermaglie più o meno ruvide tra Stefio e i suoi carcerieri sulla figura di Cristo, la Madonna, la fede, la conversione, per rendersi conto di come essi non si siano mai piegati.  Niente nella loro personalità fa pensare ad altro che non sia professionalità ed umanità. Eppure l'Italia su di loro, purtroppo, si spaccò.

Oggi invece l'Italia, così come non si spaccò per le due Simone, non si spaccherà su Giuliana Sgrena. Nessun giornale titolerà insulti, nessun corteo inneggerà alla sua uccisione. Ed è questo il Paese che mi piace.
La speranza però è che il mio Paese non cambi più atteggiamento a seconda delle idee di chi viene sequestrato ma che rimanga unito e compatto, nel coraggio e nella dignità.
Shark.
postato da: ilfaro alle ore 16:35 | link | commenti (17)
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PRODINOTTI, L'UNIONE ED IL RAMETTO 

... e così anche questa volta Berlusconi ha teso  il trappolone alla sinistra e questa ci è cascata come una pera. E' andato alla conferenza dei capigruppo al Senato ed ha parlato con toni decisi e chiari. La sola sua presenza, per nulla scontata, è stata - anche psicologicamente se volete - un elemento decisivo per i PRODINOTTIANI per bocciare la mozione pro-astensione dei riformisti dell'Unione. I riformisti quindi sconfitti e perfino umiliati (ma che leader intelligente questo Prodi). Quelli, ha detto Prodi, rappresentano appena "un rametto dell'Ulivo". Peccato che del "rametto" facciano parte  il Presidente di quello stesso Ulivo, tal Francesco Rutelli, ma anche Marini, Ranieri, Mancino, Dini, Maccanico, Carra, Gentiloni, Enzo Bianco, Gerardo Bianco ed altri trenta parlamentari ... mica proprie delle figure di secondo piano. Sconfitti e umiliati, come si augurava Berlusconi. La furia ideologica che muove la sinistra al solo vedere il nostro capo del governo compatta. Eccome se compatta! (basta vedere alcuni sorveglianti di questo blog, esempio il mio amico Greg, che non è propriamente un comunista ma che al solo nominare Berlusconi gli vien voglia di infilarsi la maglietta del Che trasformandosi nel comunista che non è). Il discorso di Berlusconi è stato un motivo in più, probabilmente quello decisivo, per Prodi per schiaccirasi sulla linea di Bertinotti. Facendo così magistralmente e con grande soddisfazione il gioco del centrodestra. Se proprio non è l'Unione Sovietica sarà facile adesso e per tutta la campagna elettorale chiamarla: Unione Comunista di Prodinotti. E i riformisti col rametto nel didietro non potranno che balbettare.

Sorvy

postato da: ilfaro alle ore 15:24 | link | commenti (11)
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PRODINOTTI

"Il Washington Post osservava ieri che il risultato del voto di 8 milioni e mezzo di iracheni “è più favorevole a una politica di ricostruzione della nazione di quanto ci si sarebbe aspettato” e che “le paure di chi prevedeva un regime filo-iraniano fondato sul fanatismo religioso sembrano infondate”. Soprattutto, il grande giornale liberal di Washington affermava che, “sebbene la maggioranza degli iracheni sia a disagio per l’occupazione americana e straniera, i sunniti sono praticamente soli nel chiedere il ritiro delle truppe”. Se fossero accontentati, conclude il giornale, coloro che preferiscono la guerra civile alle elezioni “avrebbero la strada spianata”. Che Prodi ragioni come un sunnita ex baathista, vabbè, sarà la Gruber a fargli da portavoce; ma che i professionisti politici della sinistra italiana debbano andargli dietro, compresa una minoranza vigile e cosciente, questo è un mistero poco gaudioso." (dall'Editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi)

postato da: ilfaro alle ore 14:33 | link | commenti
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L'insostenibile pesantezza del non essere. Un'intervista come questa non si può non consegnare ai posteri. Ricordate quando qualcuno implorava D'Alema di dire qualcosa di sinistra? Ecco, l'ha detto e non si capisce niente. Wittgenstein definisce l'ex premier acrobatico. Ma Wittgenstein, si sa, per statuto non si sbilancia. Perché è vero che siamo al circo: ma nel numero dei pagliacci.

 

postato da: ilfaro alle ore 14:22 | link | commenti (1)
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lunedì, 14 febbraio 2005

siamo già in 231



THE RIGHT (italian) NATION:

L'arcipelago delle libertà.


in America internet ha sgretolato le certezze mediatiche dell'establishment (tv e carta stampata in grande maggioranza di sinistra) e nel cyberspazio americano la destra di Bush ha lavorato molto meglio dei suoi avversari durante le elezioni presidenziali. Questo fenomeno sta cominciando ad accadere anche da noi in Italia. I blog della Right Nation sono di gran lunga più numerosi, agguerriti, dinamici e motivati di quelli "de sinistra" e "pacifinti". La sfida per la RIGHT NATION, così come è avvenuto in America, partirà soprattutto da internet. 

Questo vuole essere un modesto contributo per conoscersi più che per contarsi e alla fine di questo lavoro di "censimento" trasmetteremo la lista alla redazione di IDEAZIONE (grande rivista di riferimento di noi tutti insieme al FOGLIO di Giuliano Ferrara).



Siamo oltre duecento (!) i blogs della Right Nation in Italia.

non ci dispiace essere definiti i "NEOCONS ITALIANI" -

anche se di fatti siamo i NEOPROGRESS

Siamo diventando un vero e proprio fenomeno nella rete italiana

nessun'altra comunità di blog e siti è altrettanto dinamica e attiva

ci siamo ritrovati ad essere nei fatti

e senza che nessuno lo abbia pianificato o pensato

un Think Tank per la libertà

in comune abbiamo l'amore per l'America

e per l'Italia liberata dal nazifascismo grazie a quegli americani

che oggi liberano l'Iraq dagli islamofascisti.

Ci accomuna la lettura del Foglio, il più straordinario quotidiano nazionale,

ma soprattuto l'amore per la realtà così com'è,

non per come Rep. e Lilly ce la vorrebbero dare a bere

Il Sorvegliato ne ha già contati 231

eccoci :

1972 - 2 twins - 4 banalitaten - all usa - alamesondeluligan - Alan Patarga - american dream - amici di israeleandregluksmannfile - angelusantikomunista - anti-noglobal - anti/proantonello vanni - apiaaqua - armi di attrazioni di massaazulejo - azzurroballons - barby25 -berlicche - blackstar - blog glob - bluerefolution -  bruno leoni - buroggu - butirrometro - buzzurrocalimero - camillocapperi - carlo menegante - carlo stagnaro - caro leader - caro tricolorecazzeggio - celinecensurarossa   - chilipeppercisonoanch'io - claudio risè - clos - conservatoritaliani - continentaldrift - controcorrente - corneliocreonte - crilomb - cuba/italiaculturamaschiledaw - deed - delf - diariorossonero - digitoergosum -dilloadAlice - dlb - drusillo - emmebi - endor - eretz israelescapistaesperimento - esteban - eugenio corti - fabio gava - federicofiloamericano - fortskunk - freedomlandfreethoughts - friedrich - galatrogianni demartino - gianteo bordero  - gino - giovanni vagnonegiudamaccablog - grog - guareschi harry - henry millerherakleitos- histon - honest reporting italiahortensiusI love America - idee chiare - il bersò - il buffone - il federalista - il fromboliere - il gabibbo -il giulivo - il griso - il principeil punto - il salotto - il signore degli anelliil sorvegliato specialeinformazione correttaio divergo - imprescindibile - iraqui (blog soldato italiano in iraq)  - I support usaitalian blog for bush - italian blog for freedom - italiani liberijjangolopolitica - jimmomo - JolietJakeBluesjunipers - klamm - krillix - la barriera -la batusala pestela radice - la zanzara dispettosa - le guerre civili - legno stortoleggendanera  - lexiliessez faireliberaliliberalismo liberissimoliberopensiero - liber.t@ - libertarililit - lisistrata - lo spino nel ...lucap - mab - malvino - maralaimascellaro - maschiselvatici - massimo introvignematite - mazziniano - masterofpuppets - melanippe - metamondo - michele lembomirko montuori misesmondopiccolo - mortadellamoschettieri - movimentoliberale - muffinneoconitaliani - nergal - nequidnimis - newblognewblog - nicoladellarciprete - nomanland - noway - odixeusoggi - okitalia - onifled - opinabilia - orizzonteotimaster - ottolenghi - paolo guidophastidiopepeonline - pescevivo - prua a occidenteil motel dei Polli Ispirati - puccimigliacciopuravita - quattropassirabbì a Barcellona - ragionpolitica -randombits - regime changeright nation - rolli - runrig'ssalvatore stefiosannita - schizzi cerebrali -  sciopenauer -serenade shochandawe - silverlynxs-p-q-r  - spirit of americasplendor (uncas) - stefano spadonistinger - storaceapoli - storialibera -  stranocristiano - taccuinotantemanitea - testicolithankyouoriana - thebrainwash theykilledkenny81the right nation - thommytonyonthenettuttando -  unbell'applauso -  walking class - walter giannowatergate2000  - wellington - wind rose hotel - wolf -  yoni - zanedduzigurrat - zonanebbiosa -

... ma probabilmente siamo molti, ma molti di più.

Attendo altre segnalazioni di nuovi blogs qui nei commenti

postato da: ilfaro alle ore 22:39 | link | commenti (30)
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Ne azzeccassero una che fosse una

By Shark.

I soliti uccelli del malaugurio avevano pronosticato sfaceli, come ha ricordato Christian Rocca: gli angloamericani stavano perdendo la guerra contro gli iracheni, il governo ad interim non sarebbe mai stato accettato dalla popolazione, sarebbe stato impensabile tenere le elezioni il 30 gennaio.

Quando queste si sono tenute, hanno detto che non erano state regolari, avanzando dei dubbi sulle informazioni ufficiali di cui vi ho dato un assaggio il primo febbraio scorso, che ho confutato nel merito.D'altra parte lo stesso Giulietto Chiesa, in qualità di osservatore internazionale, ha dovuto ammettere la terrificante realtà : elezioni regolari.

Già dalle prime ore del mattino, ieri 13 febbraio, avanzava l'inquietante prospettiva che la lista di al-Sistani, l'Alleanza Unita Irachena, avesse ottenuto il 65 % dei suffragi. In realtà, come sappiamo, essa ha raccolto il 48, 1 % dei voti, meno della maggioranza assoluta. E si tenga presente che per modificare la Costituzione ed esprimere il primo ministro non sarebbe comunque bastata la maggioranza semplice, ma una maggioranza qualificata di due terzi.

Allora potevano rassegnarsi, i menagrami, all'idea di essersi sbagliati? Tsé, figuriamoci. I simpatici pacifascisti hanno trovato un nuovo affascinante escamotage: l'affluenza alle urne. Ahi ahi ahi, l'affluenza alle urne...

Si erano improvvisamente mobilitati, i colleghi del fallimento globale americano, per evidenziare come i dati sull'affluenza al voto - stimati intorno al 60 % il giorno delle elezioni - fossero poi nella realtà crollati ad un misero 45- 48 %. Tanto per cambiare si sbagliavano, essendo l'affluenza effettiva praticamente al 60 %, e vorrei qui spiegarvi cosa c'era alla base di questo equivoco.

I sinistri scettici ed infedeli iniziavano a porre dubbi: "8 milioni di votanti su 14 milioni di aventi diritto esprimono effettivamente il 60 %, però il dato di 14 milioni si riferisce esclusivamente al numero di tessere elettorali distribuite tra gli iracheni adulti, e non si tiene conto né di tutte le tessere falsificate né di circa 4 milioni di iracheni a cui la tessera non è stata distribuita". Secondo loro il numero degli adulti iracheni è di circa 18 milioni .

Sbagliato. La popolazione totale dell'Iraq è di 25.374.691 (stime del luglio 2004). Di questi, il 59, 7 % ha un età pari o superiore ai 15 anni. Ciò significa che 15.148.690 di iracheni hanno 15 anni o più. Ma l'età minima per poter votare è di 18 anni. Quindi dobbiamo escludere una fetta abbastanza importante di quelli che hanno 15 anni o più di 15 anni. Quanti siano è difficile dirlo, ma se si sa che l'età mediana di un iracheno è di 19, 2 anni , allora metà della popolazione ha più di 19, 2 anni.  Assumendo che la differenza del 9,7 % di distribuisca uniformemente tra i giovani di 15, di 16 e di 17 anni, che non possono votare, e di 18 (ed escludiamo lo 0,2 come non rilevante), questo calcolo ci lascia con un numero di elettori pari a 13.302.68. Si aggiunga il milione circa di espatriati, e abbiamo una cifra di poco superiore ai 14 milioni di iracheni aventi diritto.

Nella realtà il dato ufficiale della Cia sugli iracheni 15 o più anni d'età è stato recentemente rivisto al ribasso: 56,7 % anziché il 59, 7% (le cifre sarebbero ancora più in linea con la percentuale di affluenza del 60 %) ma resta comunque in linea con le stime internazionali.

Eppure gli jettatori non si arrendono: la prossima filastrocca è quella dei sunniti isolati e pronti all'insurrezione. Si sa, loro ci sperano.

Shark.

postato da: ilfaro alle ore 11:25 | link | commenti (7)
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venerdì, 11 febbraio 2005

Un soldato è prima di tutto un uomo

By Shark.

Shark.

postato da: ilfaro alle ore 20:14 | link | commenti (7)
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LA COSA PIU' TRAGICA E' CHE CI CREDONO!

postato da: ilfaro alle ore 13:59 | link | commenti (11)
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 SORVEGLIATO DAL BUCO DELLA SERRATURA:

* CARPE DIEM. Follini pone il veto a Berlusconi "o noi o i radicali". L'occasione del secolo su un piatto d'argento. Dentro i radicali fuori la boccuccia con tutto l'ovetto. Quando ci ricapiterà di nuovo?

* CARLO SPOSA CAMILLA. Dopo le unioni gay in Spagna, le unioni equini/ovini in Inghilterra.

* L'UGNIONE. "bello il nuovo nome, mi entusiasma" Luttazzi su la Stampa. La provata provata della solita merda nel piatto.

* L'UNTONE. "Piace anche a me" . Mussi, passando la mano nei capelli.

postato da: ilfaro alle ore 13:38 | link | commenti (6)
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L'ennesima vergogna dell'Onu

By Shark.

Dopo il Ruanda , Srebrenica, il Congo, la Somalia, il Burundi, lo scandalo Oil for Food, i soldi che il figlio di Kofi Annan si è intascato alla faccia del mondo intero, ecco un'altra bella pagina nella storia di quest'organizzazione tanto amata ed incensata.

Come riportato da migliaia di giornali e televisioni in tutto il mondo, le Nazioni Unite hanno dichiarato di non ritenere che nella regione del Sudan occidentale chiamata Darfur si sia svolto o si stia svolgendo un genocidio.

Tramite il Rapporto della Commissione d' Inchiesta delle Nazioni Unite sul Darfur , la più importante organizzazione internazionale mondiale ha ritenuto, dopo mesi e mesi di temporeggiamenti e distinguo di circostanza, che "Il governo del Sudan e le milizie hanno agito insieme nel commettere atrocità diffuse nel Darfur, atrocità che dovrebbero essere perseguite da una corte internazionale per i crimini di guerra, ma gli atti di violenza non equivalgono a genocidio".

Queste le motivazioni:

"Parlando in termini generali, dalla politica di attaccare, uccidere e disperdere con la forza membri di alcune tribù, non si evince l'intento di cancellare, in tutto o in parte, un gruppo distinto su basi razziali, etniche, nazionali o religiose".

Perciò se si tratta di tribù non è genocidio? Ciò che è un crimine su gruppi umani maggiori è permesso su gruppi umani minori? Chi determina quella soglia?

"La Commissione prosegue dicendo di riconoscere che in alcuni casi singoli individui - incluse alcune autorità del governo sudanese - possano agire con intenti genocidi".

Quindi quante autorità governative ci vogliono perché si tratti di genocidio?

Il punto è che, se le Nazioni Unite riconoscessero alla situazione nel Darfur lo status di genocidio, come gli Stati Uniti hanno insistito che si facesse, sarebbero obbligate dal loro stesso Statuto ad intervenire. Esse non ne hanno né l'intenzione né le capacità. E l' Europa? Se la situazione fosse etichettata come "genocidio" (quale è, date le cifre della tragedia, e l'intenzionalità dello sterminio, come documentato da Human Rights Watch) i Paesi europei sarebbero costretti a muoversi ed intervenire. Ma gli europei non lo faranno mai. Gli europei parlano e pontificano, ma quando si tratta di compiere dei sacrifici che sono richiesti, non esiste modo perché essi si attivino.

Speriamo che il caso non finisca sulla scrivania del Gup Forleo, che potrebbe interpretare diversamente:

Mah. Menomale che almeno è nata L'Unione.

Auguri a tutti.

Shark.

postato da: ilfaro alle ore 10:48 | link | commenti (6)
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giovedì, 10 febbraio 2005

11 febbraio - Festività della Madonna di Lourdes

Pubblico una lettera ricevuta via mail da un lettore affezionato del sorvegliato.

Si riferisce ad un precedente mio post in occasione dell'8 dicembre (festa dell'Immacolata).

Non spaventatevi: non è un post da preti, è roba da uomini.


MARIA, MADRE DI DIO EPPURE COSI' LAICA, UMANA.





Caro Sorvegliato,

di tutte le cose che hai postato nelle ultime settimane sicuramente riluce il richiamo alla Madonna Immacolata, vuoi per la bellezza del cantico di Dante vuoi per i commenti che si sono spesi al riguardo.

La cosa che più colpisce e che può suscitare un comprensibile disagio o sorpresa è questa venerazione per una creatura umana, completamente umana, talchè una neanche tanto velata accusa emerge: il cattolico è un politeista o un pagano.

Ma le cose stanno proprio così? Provo a dirti per me. Quello che è scandaloso non è tanto la venerazione che viene dopo, ma l’inizio: il Fatto che Dio, L’onnipotente, L’Eterno, il Non Misurabile abbia scelto di diventare uomo; e vabbè su questo ci siamo abituati a sentirlo come pensiero, ma che abbia scelto di passare fin dall’inizio, cioè fin dal concepimento, dall’utero di una donna come ognuno di noi.

Eliot parla di Eterno che si interseca con il tempo, l’infinito con il finito.

Ma la cosa incredibile non è solo che Dio si è messo nelle mani di un essere finito per tutti i 9 mesi di gravidanza e poi da bambino, ma che ancora prima ha rischiato tutto il desiderio, il progetto di salvezza degli uomini affidandosi alla libertà di una ragazza di 15 anni che gli ha detto:’ SI, mi succeda come hai detto. Io ragazzina di Nazareth accetto di non limitare la Tua libertà o Dio. Avrebbe potuto dire di no; non l’ha fatto, accettando di assumere una condizione vertiginosa al solo pensarci: Madre di Dio.

Tutto il resto della sua vita sulla terra è stato un essere presente ed intervenire in modo discreto  e decisivo al contempo in rapporto con questo Eterno che Le era così teneramente familiare.

E così anche dopo, dopo la sua assunzione in cielo, è intervenuta sugli eventi della storia dei popoli e dei singoli tanto da essere riconosciuta come il tramite più prossimo a Cristo ( prega tu per noi ) o potente di mezzi ( regina )  e ad imitazione di suo figlio eccezionalmente buona ( misericordiosa )

Per questo si dice che il popolo  intuisce e vive una verità che poi la Chiesa riconosce, qualcosa che era sempre stato vero e che viene affermata come tale.

Il popolo è semplice, non ha fisime mentali: se questo fosse stato un culto imposto lo avrebbe abbandonato se non altro per disperazione o per la stanchezza di non essere ascoltato.

E così nei secoli il popolo, anche attraverso la Madonna,  da girovago divenne pellegrino cioè da anonima comparsa sulla scena del mondo ognuno potè camminare verso un Destino che non lo abbandonasse MAI qualunque fosse la sua situazione morale, intellettuale sociale etc.

Non a caso troviamo ai piedi della Madonna la semplice contadina come l’intellettuale o il facoltoso, insomma tutti quelli che magari con parola tremante riescono a dire: Madre.

Non c’è nessuno di noi che non possa  alzare questa invocazione; non occorre strombazzarlo né un particolare predisposizione  d’animo, può essere fatta nel segreto del proprio cuore; un grido talmente laico, cioè umano, da poter fin chiedere” fammi vedere se è vero, ti prego fammi vedere”.

tuo sorvegliante P.

 

 
postato da: ilfaro alle ore 23:21 | link | commenti (2)
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Riapre lo Spino nel Q.lo dopo un anno di blog chiuso

ed è già nella lista dei BLOG FOR FREEDOM (siamo a quota 170 !!!)

Lo Spino è un  vecchio e grande compagno di merende

 del Sorvegliato insieme con il BurogguIl Griso,

(la domenica di dicembre in cui fu catturato Saddam si brindava insieme a Padova).

C'è speranza anche per Liapunov e Koestler!

postato da: ilfaro alle ore 10:44 | link | commenti
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 Salvatore Stefio apre un blog ed è gia

nella lista di RIGHT (italian) NATION

(l'arcipelago della libertà)

E IL TUO BLOG COSA ASPETTA A SEGNALARSI?

 

postato da: ilfaro alle ore 00:09 | link | commenti
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mercoledì, 09 febbraio 2005

Le porte del castello sono state aperte

By Shark.

L'ultima volta che ho visto il Sorvegliato è stato il mese scorso (anche se viviamo nella stessa città i nostri incontri sono complicati dalla difficoltà di tenere nella stessa stanza due tali apparati cerebrali senza causare danni alle apparecchiature elettroniche circostanti). Mi aveva in quell'occasione consegnato un articolo che lessi la sera stessa, ma sbadatamente e con leggerezza. Mi è capitato invece di riprenderlo in mano ieri sera, e l'ho trovato di notevole interesse; tutti questi discorsi sui think tanks per la libertà e così via mi hanno fatto riflettere in direzioni diverse:

1) Non so fino a che punto noi possiamo considerarci neocon. Nel senso che, per esempio, io non mi sento affatto "un liberal assalito dalla realtà", non essendo mai stato un liberal. Mi pare onestamente uno scimmiottamento, ma potrei sbagliarmi. Conservatori ? In Italia mi pare che siamo tutt'altro che conservatori. Siamo dei liberaldemocratici ? Forse è la definizione giusta.

2) Quanto è presente tra noi la religiosità cristiana? Ha un ruolo determinante? E' dunque su questa che si fonderà il nostro impegno? Io non ho la fortuna di essere credente, ma ho la fortuna di essere molto rispettoso e tollerante nei confronti delle fedi, prima fra tutte la fede cristiana. Sarà, il nostro, uno sforzo comune? I presupposti non mancano ed in questa direzione sono ottimista.

3) Abbiamo uno scopo? Bastiamo a noi stessi o abbiamo intenzione di diffondere le nostre idee per arricchire il dibattito culturale, politico e così via? A questo mi hanno fatto pensare un paio di commenti al mio recente articolo su Zucconi, i quali mi chiedevano che senso avesse pubblicare delle cose su un blog che già in partenza ha le tue stesse idee. E ho iniziato a pensare. Siamo una risorsa per il nostro Paese? A quest'ultima domanda mi sembra che l'articolo di cui vi parlavo dia una risposta (nell'esempio degli Stati Uniti) ed aiuti ad aprire la discussione:

Da "MSM Requiem" di Peggy Noonan, Wall Street Journal, 13 gennaio 2005

[La Noonan spiega cosa era in principio, e cioè il Verbo dei giornalisti liberal, cioè di sinistra, quelli snob, chich e pâté de fois gras:]

"[...] Un gruppo relativamente ristretto di alcune centinaia di liberal che lavoravano e per la maggior parte vivevano su un'isola accanto al continente [Manhattan]; essi dicevano a quel continente non solo a cosa avrebbe dovuto pensare ma anche come avrebbe dovuto pensarci [...]". "Ma nell'ultimo decennio i liberali hanno perso il loro monopolio. Cos'è che l'ha infranto? Lo sappiamo tutti. Sono stati Rush Limbaugh, i telegiornali via cavo, i giornalisti antimonolitici che sono venuti alla ribalta con Reagan, internet, la tecnologia, le radio locali, i telegiornali della Fox, il Washington Times. Quando la gente dell'America ha avuto opzioni, le ha prese. Le argomentazioni conservatrici si sono diffuse, e l'egemonia liberale è caduta.

Tutto ciò è stato già detto in passato ma una cosa non potrà mai esser detta abbastanza: il più grosso miglioramento nel flusso delle informazioni in America, nel corso della nostra vita, è che nessun singolo gruppo controlla più le notizie.

Oggi ci si può lamentare, e i tuoi lamenti possono [...] avere un impatto sulla storia, così come è accaduto con i bloggers e con il Rathergate. Puoi essere parte di una storia se trovi e sveli informazioni nuove. Tu puoi creare una storia, come hanno fatto i bloggers con lo scandalo Trent Lott. Il giornalismo americano non è più un castello, e tu non sei più il servo che non poteva oltrepassare le mura. Le porte del castello sono state aperte con la forza. Altre voci hanno accesso. I bloggers per esempio non entrano ed escono semplicemente, loro ora hanno degli uffici al di qua delle mura del castello.

C'è differenza tra i bloggers e i giornalisti dei media tradizionali? Sì. Ma non è che loro sono degli eccentrici inesperti a casa in pigiama (metà dei giornalisti del New York Times della domenica sono degli eccentrici a casa in pigiama). E' che loro sono indipendenti e gli è permesso pensare ciò che vogliono. E' che loro hanno autonomia e possono scegliere le storie da raccontare, e determinarne la lunghezza e la collocazione. E' che loro sono di gran lunga degli individui più interessanti della maggior parte dei giornalisti dei media tradizionali.

[...] Adesso chiunque può presentarsi e dare le notizie. Questo genererà sicuramente un po' di confusione. Ma meglio quello che il dominio e il pensiero di un solo partito. Solo 20 anni fa, quando ti arrabbiavi per una storia che sentivi essere non giusta, o per un giornalista che sentivi essere di parte, potevi farci questo: niente. Potevi scrivere una lettera.

Quando lavoravo alla Cbs una generazione fa ricevevo quelle lettere. A volte le leggevamo, a volte rispondevamo, ma non sempre. Adesso se ti senti arrabbiato puoi farci qualcosa: puoi discuterne in pubblico su un blog o in Tv, puoi portare delle informazioni che obiettino alle informazioni dell'articolo. Puoi avere una voce. Puoi cambiare la storia. Puoi demolire un dipartimento intero. Questo è un miglioramento? Oh yes it is .

Alcuni pensano che i bloggers e in generale quelli che scrivono in internet siano simili a quei panflettisti del 1800 che resero la politica americana più vivace e più vigorosa stroncando la squadra avversaria coi loro opuscoli arrabbiati. Effettivamente l'ho detto anch'io. E ci sono delle somiglianze. Eppure dovrebbe essere notato che i panflettisti erano pesanti nelle loro tirate e imprecavano in modo colorito contro il nemico. I bloggers di maggiore successo non stanno portando invece sfuriate nel dibattito, loro stanno portando fatti, cifre, citazioni complete etc. Loro stanno contribuendo molto al dibattito grazie a ciò che apportano. Loro stanno facendo ciò che farebbero degli eccellenti giornalisti. [...]".

Shark.  

postato da: ilfaro alle ore 15:19 | link | commenti (15)
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martedì, 08 febbraio 2005

THE RIGHT (italian) NATION:

siamo a quota 152 !

postato da: ilfaro alle ore 19:47 | link | commenti (5)
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E si lamentano della Moratti    

by Shark.                                                       

 

"Il Diario di Anna Frank", uno dei libri fondativi della coscienza democratica occidentale, viene utilizzato nelle scuole della Corea del Nord per istituire un paragone tra Adolf Hitler e George W. Bush e per ammonire contro il pericolo di cadere nelle mani dei "nazisti americani". Il libro, la cui introduzione è stata decisa come sempre accade dal Venerabile Padre della Patria in persona, il dittatore Kim Jong-Il, serve lo scopo di operare un indottrinamento ideologico dei bambini e delle bambine delle scuole medie del Paese asiatico, retto da un regime paleocomunista con tutti gli accessori di serie che lo contraddistinguono: campi di concentramento, di lavoro forzato, confini sigillati, comunicazioni inesistenti, repressione assoluta, fame e carestia. Stando al Programma Alimentare delle Nazioni Unite, la metà dei bambini sotto i 7 anni d'età soffre di malnutrizione cronica. Il governo intanto impiega una enorme porzione del bilancio dello Stato in armamenti e propaganda.

Atteggiamenti bellicosi e aggressivi tenuti anche contro i suoi vicini democratici, Giappone e Corea del Sud.

I bambini nordcoreani crescono così, tramite l'uso distorto e criminale di un libro come "Il diario di Anna Frank", pieni di odio e di rancore nei confronti degli Stati Uniti. Une troupe olandese è stata invitata- unica tra le televisioni mondiali- ad osservare in che modo il libro viene usato per l'insegnamento. Ce ne ha fornito un reportage accurato Mike Wallace per la Cbs. Il cugino della Frank, Buddy Elias, aveva ceduto, ignaro di tutto, i diritti del Diario alla Corea del Nord per una cifra simbolica di meno di 2 mila dollari. Oggi dice: "La cosa più scioccante è il loro paragone tra il Presidente Bush e Hitler. Non ci avevano detto che ne avrebbero fatto un uso distorto nelle scuole. Non ne avevamo idea". Intanto, questo è quello che ripetono i bambini del Paese asiatico, peccato che si tratti dei figli dell'establishment di Pyongyang:

"Non bisogna chiedere la pace. Per quanto saranno in vita gli imperialisti, non ci sarà fine alla guerra".

"Il nostro rispettato Generale Kim Jong-Il, con il suo caldo e affettuoso amore per noi studenti, ci fornisce libri di letteratura straniera ogni anno, nella speranza che noi espandiamo il nostro sviluppo intellettuale. Il Diario di Anna Frank è parte di questo programma".

"Sono sicuro che grazie al nostro amato Generale Kim Jong-Il noi non soffriremo mai la fame come fece Anna Frank".

Un altro studente legge dal Diario una frase di Anna: "Perché c'è la fame mentre il cibo negli altri posti va a male ? Perché la gente è così folle?" Quando la giornalista olandese Bartelsman chiede ai ragazzi se sanno rispondere alla domanda della Frank, si sente replicare:

"Perché il cibo non viene distribuito? Perché lo prende la borghesia imperialista. Ecco perché non resta nulla per il proletariato".

Questa risposta gli era stata dettata un attimo prima dall'insegnante. Nel paradiso socialista un milione di persone muore di fame e più di 200 mila sono tenute schiave in campi di lavoro. Eppure ecco cosa pensano i bambini:

"Campi [come quelli della Germania nazista] esisteranno finché ci saranno i nazisti americani. Ci saranno posti segreti dove vengono uccisi gli innocenti. Posti del genere esistono in America".

"Per la pace nel mondo, l'America dovrà essere distrutta. Solo allora il meraviglioso sogno di pace di Anna diverrà realtà".

Non poteva non tornarmi alla mente l'esempio dei bambini palestinesi, indottrinati in una maniera forse meno forzata, ma non meno subdola ed efficace. Il Palestinian Media Watch di Itamar Marcus documenta ogni giorno il modo perverso e propagandistico in cui le scuole palestinesi indottrinano gli uomini di domani all'odio e alla guerra. La vignetta qui sotto è stata pubblicata dal giornale Al-Hayat Al-Jadida - il quotidiano ufficiale dell'Autorità Palestinese - il 22 marzo dell'anno scorso, e raffigura il primo ministro israeliano nell'atto di mangiare i bambini palestinesi:

                    

Ma non preoccupatevi, non c'è nessun pericolo che "Il Diario di Anna Frank" finisca nelle scuole di Gaza e della Cisgiordania, per ovvi motivi.

Shark.

postato da: ilfaro alle ore 12:42 | link | commenti (8)
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Altri 18 nella lista. (totale provvisorio: 135 )

Venite avanti, senza spingere!!!

postato da: ilfaro alle ore 01:02 | link | commenti (8)
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domenica, 06 febbraio 2005

 E Christian Rocca sorvegliò (e linkò):

"Qui c'è uno che recensisce Zucconi
Camillo si ritira."

postato da: ilfaro alle ore 22:23 | link | commenti (16)
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sabato, 05 febbraio 2005

THE RIGHT (italian) NATION:

L'arcipelago delle libertà.

in America internet ha sgretolato le certezze mediatiche dell'establishment (tv e carta stampata in grande maggioranza di sinistra) e nel cyberspazio americano la destra di Bush ha lavorato molto meglio dei suoi avversari durante le elezioni presidenziali. Questo fenomeno sta cominciando ad accadere anche da noi in Italia. I blog della Right Nation sono di gran lunga più numerosi, agguerriti, dinamici e motivati di quelli "de sinistra" e "pacifinti". La sfida per la RIGHT NATION, così come è avvenuto in America, partirà soprattutto da internet. 

Questo vuole essere un modesto contributo per conoscersi più che per contarsi e alla fine di questo lavoro di "censimento" trasmetteremo la lista alla redazione di IDEAZIONE (grande rivista di riferimento di noi tutti insieme al FOGLIO di Giuliano Ferrara).

Siamo oltre cento i blogs della Right Nation in Italia.

non ci dispiace essere definiti i "NEOCONS ITALIANI" -

Siamo ormai un vero e proprio Think Tank per la libertà

Il Sorvegliato ne ha già individuati  152

(qui sotto in ordine alfabetico) :

1972 - 2 twins - all usa - Alan Patarga - american dream - andregluksmannfileantikomunista - anti-noglobal - aqua - armi di attrazioni di massaazulejo - ballons - barby25 -berlicche - blackstar - bluerefolution - buroggu - butirrometro - calimero - camillocapperi - carlo menegante - carlo stagnaro - caro leadercazzeggio - celinecensurarossa  - chilipeppercisonoanch'io - claudio risè - clos -conservatoritaliani - continentaldrift - controcorrente - creontedaw - deed - delf - diariorossonero -dlb - drusillo - emmebi - eretz israelescapistaesperimento - esteban - filoamericanofreethoughts - friedrich - gianni demartino - gianteo bordero  - gino - giovanni vagnonegiudamaccablog - grog - guareschi harry - herakleitos- histon - hortensiusI love America - idee chiare - il bersò - il buffone - il federalista - il fromboliere - il gabibbo -il giulivo - il griso - il principeil punto - il salotto - il signore degli anelliil sorvegliato specialeio divergo - imprescindibile - I support usaitalian blog for bush - italian blog for freedomjjangolopolitica - jimmomo - JolietJakeBluesjunipers - klamm - krillixla radice - la zanzara dispettosa - le guerre civili - legno stortoleggendanera liessez faire - liberissimoliberopensiero - liber.t@lilit - lisistrata - lucap - mab - malvinomascellaro - matite - mazziniano - masterofpuppets - misesmondopiccolo - moschettierineoconitaliani - nergal - nequidnimis - newblognewblog - nicoladellarciprete - nomanland - noway - odixeusoggi - onifled - opinabilia - otimaster - ottolenghi - phastidiopepeonline - pescevivo - prua a occidenteil motel dei Polli Ispirati - puccimigliacciopuravitarabbì a Barcellona - ragionpolitica -randombits - regime changeright nation - rolli - sannita - sciopenauershochandawe - silverlynxs-p-q-r  - spirit of americasplendor (uncas) - stinger - stranocristianotantemanitea - testicolithankyouoriana - thebrainwash theykilledkenny81the right nation - thommytuttandowalking class - watergate2000  - wellington - wind rose hotelyoni - zigurrat

... ma probabilmente siamo molti, ma molti di più.

Attendo altre segnalazioni di nuovi blogs qui nei commenti:

postato da: ilfaro alle ore 20:16 | link | commenti (72)
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Il buon Zucconi

by Shark.

 

Devo ammetterlo: adoro Il Venerdì di Repubblica.

Confesso che non ne compro mai una copia per me, mi limito a scroccarla a qualche amico o conoscente. Mi diletto non poco a sfogliare quel settimanale per bene e à la page, soprattutto perché vi si trovano, una settimana sì e l’altra pure, chicche di pseudocultura e fulgidi esempi di menzogne, semimenzogne, verità distorte e tutto quel bagaglio di tattiche di disinformazione a cui il quotidiano di riferimento della sinistra radicalchic ci ha da sempre abituati.

Vorrei rendervi partecipi della mia ultima scoperta: su Il Venerdì del 28 gennaio mi imbatto, mio malgrado, in un articolo di Vittorio Zucconi, il direttore – udite, udite – non di meno che di Repubblica.it, l’edizione online del prestigioso giornale.

L’articolo si presenta sotto forma di lettera aperta con cui lo stesso Zucconi si rivolge a un soldato delle truppe Usa dislocato in Iraq; la lettera è un brutto esempio (oltre che di una punteggiatura orribile, riportata integralmente) di basso giornalismo, infarcita com’è di bugie e basse tecniche propagandistiche.

L’autore simula di entrare nella testa di un soldato statunitense e pretende di raccontarci cosa vi trova, con falso affetto ed evidente astio ed antipatia. E’ palese a chiunque abbia avuto un minimo contatto con personale militare di stanza in Medio Oriente o altrove che il buon Zucconi, al riguardo, non solo è molto ignorante, ma soprattutto presume altrettanto dei suoi lettori.

Ho pensato, dunque, di offrirvi la mia accurata analisi.

Interrompo l’articolo qua e là per smascherare le falsità che ci vengono propinate:

 

 

 Dear John, di Vittorio Zucconi, da Il Venerdì di Repubblica, 28 gennaio 2005

 

 Dear John,

cominciano così tutte lettere tristi ai soldati dimenticati al fronte, ma questa non vuole essere una lettera di addio, spedita a te che fai il marine, il fante, il poliziotto, il meccanico, il carrista, il portaferiti, il cuciniere, l’autista, il carceriere in Iraq per conto degli Stati Uniti d’America.

Vuole essere una lettera di ringraziamento e, non ti sembri strano proprio ora che tanti ti odiano, di affetto.

In questi giorni, il 30 gennaio, andrà a votare per la prima volta nella vita quella gente che ti circonda per le strade di Bagdad, di Bassora, di Falluja (se n’è rimasta ancora), di Tikrit, che magari, ti sorride di giorno, Hallo America, e ti prepara di notte le bombe “improvvisate”, come le chiamano gli esperi di marketing della guerra per dar loro un tono più carino.

 

 

 Quel tipo di ordigni vengono effettivamente definiti IEDs, o improvised explosive devices, anche se i militari le chiamano più comunemente roadside bombs. Ma su quali basi il buon Zucconi ritiene che la gente che sorride al militare Usa sia la stessa che “prepara di notte le bombe improvvisate”? A me pare che l’affermazione sia molto offensiva nei confronti del popolo iracheno, che paga nella sua interezza il prezzo del terrorismo sulla sua pelle. Mi è bastato parlarne con un Marine autentico per apprendere che l’intera faccenda del sorridono-di-giorno-e-attaccano-la-notte è un cliché della guerriglia: viene utilizzato per convincere il soldato che l’intera popolazione sia contro di lui, e indurlo alla paranoia. E’ una tecnica psicologica che esiste da quando esistono le guerriglie (secondo dopoguerra), e che ha raggiunto il suo apice con le cosiddette Vietnam Novels.

 

 

 Se lo potrà fare, se in quel mattatoio ci sarà un lumicino di speranza per loro, come c’è stato per gli Afgani, lo dovranno a te, che sei lì da due anni a farti ammazzare e mutilare in mezzo a una sabbia di sunniti, sciiti, wahabiti, salafiti, curdi, turcomanni, caldei, baathisti di ritorno (ma quanti demonio erano questi baathisti? Tanti, si vede), e piazzisti vari del terrore. Gente che neppure sapevi esistesse quando a 17 anni, con inutile diploma di liceo statale in tasca, mettesti la firma sul contratto che ti propose un sabato pomeriggio in uno shopping center un sergente reclutatore tutto vestito di blu e con le scarpe lucide, che ti raccontò un sacco di balle per farti entrare, come gli imbonitori davanti ai night club che hanno tutti una sorella di 18 anni che ci sta. Solo che nel tuo caso, la sorella era un barbuto con la palandrana, gli infradito, il turbante e un carico di tritolo sotto la sottana.

 

 Mmm, sembra che il buon Zucconi abbia visto Fahrenheit 9/11 un po’ troppe volte, fino a convincersi che fosse un vero documentario. La scena dei reclutatori al centro commerciale è presa direttamente dal film  , inclusi i dettagli delle uniformi, come si può vedere, e presenta più di un luogo comune:

 

 

 

 

Innanzitutto non è affatto vero che negli Stati Uniti un diploma di liceo statale sia inutile: questa è un’invenzione di Zucconi.

I diplomi non sono così utili quanto lo erano quindici anni fa, ma sono ben lontani dall’essere inutili: la maggior parte delle imprese rifiutano di assumere dipendenti che non ne abbiano conseguito uno, così come non si può entrare nelle Forze Armate senza un diploma o un GED (General Education Development). Inoltre, se si è conseguito un diploma biennale o quadriennale di college, o di scuola superiore ROTC, è possibile arruolarsi col grado di E-2 o anche di E-3, e ottenere così uno stipendio più alto. Come spiega S. J. Freedberg Jr.,“le forze armate di oggi richiedono un diploma di scuola superiore, rifiutano persone con precedenti penali o problemi di droga, e si impegnano con standard più alti del passato. C’è un effetto di classe, ma non quello che la gente pensa, dice Peter Feaver, professore di Scienza Politica alla Duke University. I più privilegiati non si arruolano, ma i più svantaggiati non si qualificano, quindi è la classe media ad essere maggiormente rappresentata nelle forze armate”.

In secondo luogo l’iter di arruolamento è ben diverso rispetto a quello che il buon Zucconi vorrebbe farci credere: i reclutatori sono incentivati ad intervistare e convincere quanti più ragazzi possibile, e scelgono effettivamente in prevalenza centri commerciali e luoghi di incontro frequentati dai giovani, come le scuole superiori o i college. Si chiama walk-and-talk, o canvasing. Tuttavia nessuno firma un contratto su due piedi e fuori da un supermercato, si accetta soltanto di presentarsi in una certa data ad un’intervista- colloquio in cui saperne di più, se si è interessati. La firma del contratto avviene, se avviene, molti colloqui più in là; ai reclutatori preme far firmare quanti più giovani possibile, ma le firme si riferiscono solo a colloqui informativi, ai quali non è affatto obbligatorio presentarsi.

In terzo luogo, conosco alcuni Marines- non è un’esperienza tanto rara- e nessuno di loro mi ha mai detto che il suo reclutatore gli abbia mentito; mi dicono anzi di avere ottenuto ciò che chiedevano.

Infine, non sono tanto sicuro che tutto ciò che il militare Usa abbia trovato in Iraq sia stato “un barbuto con la palandrana, gli infradito, il turbante e un carico di tritolo sotto la sottana”. Questa cattivissima frase non può nasconderci l’immagine di un popolo fiero che i soldati sono lì per aiutare. Questa faccenda del tutti-gli-iracheni-sono-terroristi inizia davvero a suonare razzista e fastidiosa.

 

 

 Ti scrivo perché ormai quasi tutti ti odiano, nel mondo, e persino quelli che dovresti avere liberato aspettano solo il momento di liberarsi di te, perché hai un’aria da bullo spaccone, ma quel tuo cipiglio da gladiator, quegli occhiali avvolgenti Oakley Thermonuclear, quei trenta chili di roba che ti porti addosso, non mi imbrogliano, perché potresti essere mio figlio, che per qualche anno giocò anche lui a GI Joe e soltanto per una questione di mesi non è con voi a farsi fare qualche bella “improvvisata”.

 

 Da dove trae l’informazione che quasi tutti nel mondo odiano il militare Usa? Qual è la fonte? Dov’è il sondaggio?

E ancora, non è una grande scoperta che un popolo non gradisca avere 160 mila truppe straniere sul territorio; questo è normale e giusto, come ha riconosciuto lo stesso Presidente Bush. Eppure nessun partito iracheno intende chiedere alle truppe Usa di lasciare il Paese prima di un anno.

Per quanto riguarda gli occhiali Oakley Thermonuclear occorre dire, ma è un dettaglio minore, che le forze armate Usa commissionano occhiali di protezione da una quantità di diversi produttori, tra cui la Oakley. Tuttavia non si tratta di un accessorio di serie: la maggior parte degli occhiali Oakley usati dalle truppe nella missione irachena sono articoli privati o donati dalla Oakley stessa. Gli Oakley vanno molto di moda perché sono davvero belli.

Per quanto riguarda il carico dell’equipaggiamento, il buon Zucconi non ci prende proprio in pieno. Il carico esterno dipende dalla missione: per Pattugliamento Urbano su veicoli il carico esterno sarà dato da arma, munizioni, acqua, giubbino antiproiettile, un pasto, il kit MOPP e la maschera antigas, per un totale che oscilla tra gli 11 e i 16 kg. Senza i veicoli si parla di circa 18- 21 kg con extra MG, munizioni e granate. Per le Operazioni Estese sul terreno si varia dai 30 kg per un tiratore ad oltre 56 kg per un tecnico di mortaio e unità d’assalto. Se un tecnico di mortaio porta un carico base di un mortaio da 81mm si può arrivare anche a più di 90 kg.

Occorre poi aggiungere sempre 7- 9 kg a persona, e questo per Misc.Gear che tutti aiutano a portare, più le munizioni, le cariche di mortaio, le batterie radio per il Radio Telephone Operator, oggetti personali come cassetta igienica, kit di scrittura, calzini extra e biancheria intima.

D’altra parte gli equipaggiamenti più recenti in dotazione ai Marines consistono in un carico di 77,1 kg in tutto.

Mi perdonerete per questo breve excursus tecnico.   

                Infine, trovo molto offensivo il passaggio del candido Zucconi dove si parla di “giocare ai GI Joe”. E’ proprio evidente come l’autore dell’articolo non sappia nulla di cosa muove un soldato e della valutazione della sua esperienza.

 

 

 Ma tu non hai chiesto nessuna guerra, non hai sottoscritto nessuna crociata, non hai mai letto un saggio di destra o di sinistra e, come ha detto uno di voi che pilotava un elicottero in Indonesia dopo lo tsunami, preferiresti di molto sganciare coperte e taniche d’acqua, piuttosto che bombe.

 

 

 Le sue affermazioni sono sconcertanti, trasudano odio e disprezzo per una realtà che non riesce a comprendere, prima che ad apprezzare. L’atteggiamento snob e sofisticato della sinistra di Repubblica che considera i militari, specie se statunitensi, ignoranti, poveri e rozzi. Se Zucconi conoscesse realmente qualche soldato parlerebbe diversamente: lo sfido a trovare un solo Marine sprovvisto di un qualche tipo di libro paperback nello zaino. 

Qualsiasi cosa, caro direttore, dai libri di storia ai romanzi, ai manuali, alle guide, ai Commentari Politici- potrà trovare qualsiasi tipo di libro negli zaini di una qualunque delle compagnie degli USMC. Per quanto mi riguarda alcuni dei dibattiti politici e sociali più intelligenti a cui abbia mai preso parte sono stati con i Marines. Il buon Zucconi cerca invece di farli apparire stupidi.

La cosiddetta Operazione Paperback, per esempio, è un programma no- profit di famiglie e amici che raccolgono libri usati e li inviano alle truppe oltreoceano in decine di Paesi. I Marines sono persone invero molto istruite.

E poi, in riferimento alla sua ultima frase, che scoperta è quella che i ragazzi delle forze armate preferiscono sganciare acqua e coperte anziché bombe? Solo Zucconi può stupirsene.

 

 Tutti, qui a casa, appiccichiamo alle auto le decalcomanie gialle con sopra scritto support our troops, sostenete i nostri soldati, facciamo beneficenza per aiutare i reduci, mettiamo la manina sul cuore quando suonano l’inno. Tanto, noi siamo a diecimila chilometri da Falluja e facciamo finta di credere che “sostenere” i soldati significhi mandare mille e 400 di voi a morire (e il tassametro continua a girare) e altri dieci mila all’ospedale militare, che forse di un sostegno così ne faresti volentieri anche a meno.

 

 Che cosa intende dire? Qual è il punto? Che il supporto del Paese sia falso ed ipocita? Gli americani non fanno “finta di credere che sostenere i soldati significhi mandarli a morire”. Questa inferenza è una bugia: viene subito alla mente il caso di quella moglie il cui marito morì in Iraq e c’era il rischio che perdesse la casa perché i pagamenti non potevano essere fatti in tempo. Quando i concittadini appresero la storia, non solo i pagamenti arrivarono in tempo, ma la casa fu pagata da tutti i contributi che la donna ricevette.

C’è poi il caso di quel teenager il cui padre morì in Iraq prima che lui potesse sistemare un’auto sportiva Camero di epoca classica. Quando si seppe la notizia, meccanici e carrozzieri da molti Stati arrivarono e offrirono gratuitamente il loro tempo e i loro soldi non solo per sistemare l’auto, ma per farla molto migliore di prima. Potrei citare casi di cittadine e di persone che sono accorsi in supporto di quelli laggiù e di quelli che hanno pagato l’estremo sacrificio. Ne citerò solo due:

1)      Nel 2003, la maggioranza degli studenti alla Princeton University bloccarono un tentativo da parte di contestatori professionisti venuti da fuori di mutare l’opinione del campus che era a favore della guerra e delle truppe.

Se ciò può accadere in una delle maggiori università, dove i pacifisti vorrebbero far credere che il sentimento anti-guerra fosse enorme, questo dovrebbe dare un’idea della falsità delle affermazioni del giornalista.

2)                Finanche i membri del Congresso Usa più accanitamente contrari all’Amministrazione hanno creato un sito a supporto delle truppe.

 

 

 Visto che sei volontario e soldato per scelta, come se tutti gli José e i Kim e i Roberto e i Dwayne che oggi stanno nell’albo con le faccine dei caduti sul Washington Post e sul sito della Cnn avessero avuto davvero la scelta tra farsi quattro anni a Harvard o quattro in fanteria, la nostra coscienza riposa tranquilla.

 

 

 Bugie, bugie. Zucconi vuol far credere che la maggior parte dei soldati caduti in Iraq provengano dalle minoranze etniche (José, Kim, Roberto). Questo è un tipo di pregiudizio molto radicato presso la sinistra italiana, eppure si tratta di una menzogna.

Come spiega Dave Kopel, anche se gli afroamericani hanno una probabilità grossomodo doppia di servire nelle forze armate, i neri non subiscono in Iraq un numero di vittime sproporzionato.

Le statistiche ufficiali delle vittime nell’ Operazione Iraqi Freedom riportano che- all’estate del 2004- i neri avevano subito 111 vittime su 850, e cioè il 13 %. Il Census Bureau stima che i neri costituiscano il 12.3% della popolazione Usa. La ragione del fatto che il tasso di arruolamento è sproporzionato ma quello di morte non lo è è che molti neri nelle forze armate servono in ruoli di supporto (come servizi di fornitura scorte) il che porta a subire raramente alti tassi di decessi.

Quest’aspetto è analizzato nel dettaglio da S.J.Freedberg Jr., ne suo “The Fallen: A profile of U.S. troops killed in Iraq and Afghanistan”.

Anche per gli ispanici si osserva lo stesso trend: gli ispanici costituiscono il 12.5 % della popolazione Usa ma solo il 9% delle forze armate in servizio attivo (9,9% nell’Esercito). Essi sono interessati dall’11,1% dei soldati uccisi. Gli svantaggi socioeconomici degli ispanici li aiutano a tenersi lontano dall’uniforme e dal pericolo: hanno molte più probabilità degli altri gruppi etnici negli Stati Uniti di lasciare la scuola anzitempo e dunque mancano del diploma necessario per arruolarsi.

L’affermazione di Zucconi sulle minoranze e sulle università evidenzia un pregiudizio correlato: le condizioni economiche e la posizione nelle forze armate.

Sempre Dave Kopel specifica che in primo luogo gli individui che si trovano nei gradini più bassi dello spettro economico- persone che non sono riuscite a diplomarsi o ad ottenere un GED- non sono sovrarappresentati nelle forze armate. Esattamente come chi è in possesso di un diploma del college, essi sono sottorappresentati. Nel caso di coloro che si sono ritirati dalla scuola superiore il motivo è che le forze armate formate su base volontaria possono essere selettive, e generalmente preferiscono non arruolarli.

Come concluso dall’ Ethics and Public Policy Center lo status socioeconomico dei militari è solo leggermente più basso di quello degli americani in generale, e anzi i reclutati possiedono un livello di educazione più elevato della popolazione generale.

Perciò laddove il direttore inferisce che i giovani abbiano poca scelta tra “quattro anni ad Harvard” o “quattro anni in fanteria”, implica che tutti quelli con poco denaro finiscono nelle forze armate. Mi dice un amico, Riservista nelle Hawaii, che coloro che si arruolano sono una piccola percentuale di giovani ed una percentuale ancora più esigua della popolazione. Il suo Stato ha la più alta percentuale di persone che si sono arruolate eppure arriva solo al 5%. La media nazionale è di circa il 2%.

Gentile Zucconi, esistono molte, molte più possibilità di scelta oltre ad Harvard e alle forze armate.

Infine, sappia che la nostra coscienza, con i ragazzi che abbiamo laggiù, non “riposa tranquilla”.

 

 

 Chi non ha figli in Iraq o Afghanistan, come non li ha nessun ministro del governo Bush, nessun senatore, nessun deputato, nessun teorico delle guerre preventive, non perde un minuto di sonno.

 

 

 Queste sono bugie su bugie. E’ falso; è terribile pensare che tanta gente crede a queste affermazioni. Dire ciò che si vorrebbe fosse vero non equivale a dire la verità, signor Zucconi.

Al momento, infatti, sono due i parlamentari statunitensi che hanno figli in Iraq: il Sergente Brooks Johnson, figlio del senatore democratico del South Dakota Tim Johnson, serve nella 101° Divisione Aviotrasportata e ha combattuto in Iraq nel 2003.

Il figlio del deputato repubblicano della California Duncan Hunter lasciò il lavoro dopo l’11 settembre e si arruolò nei Marines; la sua unità di artiglieria fu dislocata nel cuore del territorio degli insurgenti nel febbraio 2004.

Anche il figlio del senatore del Delaware Joseph Biden, Beau, si trova in servizio attivo nel JAG; anche se Beau Biden non ha controllo su dove viene dislocato, non è stato inviato in Iraq, e quindi per Zucconi non conta.

Inoltre, almeno sette membri del Congresso hanno dei figli nelle forze armate. La Associated Press e il Naples Daily News li hanno contati: il succitato senatore Tim Johnson e il deputato Duncan Hunter, e poi i deputati Marylin Musgrave, repubblicana del Colorado, Ed Schrock, repubblicano della Virginia, Joe Wilson, repubblicano del South Carolina, John Kline, repubblicano del Minnesota, Todd Akin, repubblicano del Missouri. Non incluso nella lista è Joseph Biden, democratico del Delaware. A questi possiamo aggiungere il deputato repubblicano Steve Buyer, dell’Indiana, che è stato chiamato in prima persona a servizio attivo nel Golfo.

Per quanto riguarda i membri del governo l’affermazione è formalmente vera ma solo da poche settimane, dal momento che il Procuratore Generale (Ministro della Giustizia) del primo governo Bush, David Ashcroft aveva (ha tuttora) un figlio, Andrew, che serve sulla U.S.S. McFaul nel Golfo Persico.

E come ancora Dave Kopel ci illustra, la famiglia di un parlamentare ha circa il 23 % di probabilità di avere un figlio in Iraq rispetto alla famiglia media americana, con una proporzione di 351:1 contro 268:1.

Adesso rileggete le ultime frasi del direttore e fatevi due risate.

In più, gentile dottor Moore, ehm, intendevo dire Zucconi, lei dovrebbe sapere che buona parte dei membri del Congresso conosce di persona l’esperienza della guerra: vi sono 132 Veterani di guerra tra i Parlamentari, 99 alla Camera e 33 al Senato, un totale di 156 che ha servito sotto le armi a vario titolo.

Infine, oh buon Zucconi, come fa ad essere così sicuro che nessun politico “perda un minuto di sonno” sulle truppe che servono il Paese? Qualunquismo da quattro soldi, il suo.

 

 

 Basta ascoltare che cosa ti rispondono se osi chiedere quando potrai tornare a casa. “Appena possibile” ti tranquillizza il tuo comandante in capo, “W”, che è una bella risposta, come se un negozio di mobili scrivesse sulla data di consegna del divano:”Appena possibile”.

Lo sappiamo che ne hai il tascapane pieno, che ci sono segnali di scricchiolii del morale dappertutto, nella cittadina di Paris (Parigi, ironia dei nomi), Illinois, che su 3 mila abitanti ha avuto cinque soldati uccisi e 20 feriti, perché il preside del liceo locale aveva incoraggiato i ragazzi a partire in guerra e adesso dice in pubblico, un po’ tardi, che se li sogna di notte.

 

 

 Ancora bugie, bugie su bugie da parte del buon Zucconi.

La cittadina di Paris, Illinois, non ha 3 mila abitanti, ma secondo il Census Bureau ne ha 9077. E’ una prima bugia che distorce le proporzioni, buttata lì con nonchalance.

Si trova nella contea di Edgar; da questa cittadina in effetti provengono quasi tutti i soldati della 1544esima Compagnia di Trasporto, parte della Guardia Nazionale in Illinois, e la cittadina stessa ha subito 5 perdite in Iraq.

Eppure il “morale che scricchiola dappertutto” (ma solo secondo il buon Zucconi) non ha impedito che la contea di Edgar votasse massicciamente per Bush lo scorso 2 novembre, ed eleggesse a proprio deputato il repubblicano Timothy V. Johnson con oltre il 61% dei suffragi. Strano modo di far scricchiolare il morale.

Ma la bugia più clamorosa deve ancora arrivare, e notate quante se ne concentrano in così poche righe.

La persona a cui si riferisce il nostro non è il “preside del liceo locale”, ma l’allenatore della squadra di football della Paris High, tale Mick Roberts. E questi non è un matto esaltato, ma una normalissima persona che aveva parlato con alcuni dei suoi ragazzi della possibilità di arruolarsi, prima ancora della guerra in Iraq. Sette dei ragazzi che giocavano nella sua squadra sono partiti, e lui comunica quasi ogni giorno tramite Internet con qualcuno di loro.

Dunque su qualche centinaio di ragazzi della contea che si sono arruolati,  sette giocavano nella sua squadra. Un po’ diverso da dire che un preside aveva esortato i ragazzi ad andare in guerra, e adesso sono tutti morti per colpa sua.

Ma andiamo avanti a svelare un’altra falsità:

 

 

 Abbiamo assistito al primo suicidio pur di non andare in guerra, di un marine che in California, al momento di ripartire per la seconda volta per l’Iraq, ha finto di rapinare una bottiglieria e si è lasciato crivellare di colpi dalla polizia, senza che lui sparasse una pallottola

                                                 

Come direbbero quelli di Striscia, “Zucconii...Zucconiii!, ma che dici??”. Ebbene sì, altre bugie, signori. Questa, anzi, è una delle più lampanti.

 

Questa è la vera storia della persona di cui parla il buon... avete capito: il Marine in questione si chiamava Andres Raya, soldato scelto. Era un membro della street gang dei Norteño a Ceres, California. Raya aveva avuto una lunga storia da criminale in gioventù e aveva ancora forti legami con i Norteño.

I Norteño controllano un’ampia porzione del traffico illegale di droga nel sud- ovest e sono in perpetuo stato di guerra con i loro rivali, i Serrano.

La notte del 10 gennaio 2005 Raya ed altri fecero una rapina a mano armata in un negozio di liquori a Ceres, Ca. (a seconda delle versioni, o tennero comportamenti bizarri mentre erano armati all’interno del locale). Perizie successive hanno accertato che fosse sotto effetto di cocaina. Le prime unità che risposero si trovarono sotto il fuoco di Raya che era armato con una carabina semiautomatica SKS. Il fuoco diretto contro la Polizia di Ceres finì con l’uccidere il Sergente H. Stevenson CPD e ferì gravemente il poliziotto di turno S. Ryno CPD.

A questo punto Raya lasciò la scena e si barricò in una casa a tre isolati di distanza dal luogo dell’imboscata.

Il Dipartimento di Polizia di Ceres schierarono quindi il loro team SWAT per contenere la zona e iniziare le trattative. Raya aprì il fuoco e fu ucciso dagli ufficiali SWAT della CPD.

I Norteño avevano dichiarato guerra alla polizia nella loro area, dicendo “Noi non siamo terroristi”.

La polizia di Ceres è stata equipaggiata con fucili M4 ed è ora tenuta a portarli quando risponde alle chiamate, e solo perché questi “non terroristi” hanno trasformato la loro città in una zona di guerra e minacciato la vita degli ufficiali di polizia. Questi sono gli amici e i familiari del povero Marine spaventato che si sarebbe fatto uccidere piuttosto che tornare. Un comune delinquente di strada che probabilmente non sarebbe mai dovuto diventare un Marine.

C’è un detto, “Marine una volta, Marine per sempre”, e oggi i Marines usano fare tre eccezioni: Lee Harvey Oswald, Charles Whitman e Andres Raya.

Qualcosa di molto diverso dallo scenario di suicidio tramite polizia che Zucconi vorrebbe farci credere.

I fatti: Raya era stato effettivamente in Iraq in qualità di camionista. La sua unità non subì alcuna vittima e non fu coinvolta in azioni di combattimento diretto.

Inoltre è vero che l’unità di cui Raya faceva parte era in partenza nuovamente, ma non per l’Iraq. Sarebbe andato ad Okinawa, in Giappone. E sanno tutti che Okinawa è una delle basi preferite dai Marines, perché è piena di spiagge, locali, e ragazze.

Non ci ingannano neppure quei blogs dal fronte, come si chiamano i diari in Internet scritti chissà da chi e da dove, nei quali tu parli come un talk show, proclami di essere tanto orgoglioso di servire la causa della libertà e ci racconti di avere consegnato gesso e lavagna a una classe di scolarette che ti battevano le mani. Ma nella realtà, quando ti va bene, hai diritto a una telefonata a casa alla settimana, altro che stare tutti i giorni davanti a un computer portatile collegato a banda larga e senza fili, a scrivere le tue memorie.

 

 Quali sono le prove con cui il buon giornalista dimostra che i blog dal fronte sono un falso?

E poi: sta forse cercando di ridicolizzare lo sforzo comune delle truppe statunitensi? Ebbene i soldati aiutano anche all’interno della società e procurando attrezzature per le scuole

Il morale delle truppe, comunque, non è affatto ai minimi storici come vorrebbe farci credere Zucconi, ma, come ci si può aspettare in questi casi, nella media. Per quanto riguarda la frequenza di telefonate a casa, non esiste alcun “limite” o “divieto”. Questo potrà infastidire il direttore di Repubblica.it, eppure dipende da dove il militare si trova: se si trova nei pressi della base ci sono sempre dei telefoni anche se le file sono, naturalmente, abbastanza lunghe.

Se si trova invece in una zona avanzata ciò sarà probabilmente dettato da quando potrà tornare nelle retrovie dove i telefoni sono disponibili.

Insomma, nessun “diritto a una telefonata alla settimana”. Zucconi forse si confonde con il braccio della morte.

 

 

 E se ci provi, a chiamare casa con un telefonino cellulare tuo privato, ti ritrovi con mille e cinquecento dollari di bolletta, il soldo di un mese, che per pagarla, a un sergente che aspettava un bambino e si era rovinato chiamando la moglie nello stato di Washington, ha dovuto fare la colletta tutto il paese.

 

 

 Zucconi si riferisce qui ad una bella storia che però non approfondisce, dal momento che non gli tornerebbe utile farlo.

Tutto iniziò quando due ragazze di Norwell, nel Massachusetts, Britanny e Robbie Bergquist, sentirono la storia di un soldato in Iraq che aveva avuto una bolletta da 7600 $ (non 1500, dunque), e intrapresero un’iniziativa di supporto alle truppe. Si tratta di Cell Phones For Soldiers, che raccoglie telefoni cellulari usati, schede prepagate e soldi da destinare ai militari per aiutarli a tenersi in contatto con le loro famiglie. Da quel giorno le due ragazze hanno raccolto 250 mila dollari che hanno raggiunto migliaia di soldati.

Inoltre la cifra di 1500 dollari, se pur non circostanziata e specificata, può effettivamente essere compatibile con uno stipendio da E-3 dopo due anni, ma non tiene conto di tutti i servizi che sono forniti gratuitamente: l’alloggio, i pasti, le cure mediche, più varie integrazioni se si lavora all’estero, o si va per mare, si ha qualche specializzazione, si ha una mansione pericolosa, etc., che permettono di alzare la paga anche di centinaia di dollari al mese.

Infatti, includendo il valore di alloggio e cibo gratuito e i vantaggi fiscali sul reddito, dopo soli quattro mesi nelle forze armate il nuovo E-1 (il grado più basso) riceverà uno stipendio annuale pari a 27012,93 $, con una media ponderata mensile di 2251,08 $, ben al di sopra della cifra suggerita da Zucconi. Tanto più che il soldato da lui menzionato sarebbe un sergente.

Infine, l’individuo arruolato medio è probabilmente un E-6 con 12 anni di servizio alle spalle. Questa persona guadagnerebbe 2685,30 $ al mese, senza includere il valore dei servizi.

 

 

 Hai fatto la tua buona razione di porcherie, caro John e cara Jane, lo sappiamo, lo abbiamo visto in quelle carceri bestiali di Saddam Hussein, che qualche idiota importante a Washington aveva deciso di rimettere in funzione anziché radere subito al suolo con i bulldozer. Qualcuno dei tuoi camerati sta andando in galera anche per dieci anni, come il soldato Graner, torturatore certificato, che tra una sevizia e l’altra, ha trovato il tempo di mettere incinta la commilitona England, anche lei sotto processo per torture. E stringe il cuore pensare a quel povero bambino quando crescerà e gli dovranno spiegare che papà e mamma lo concepirono ad Abu Grahib e sono in carcere come aguzzini.

 

 

 Questa vicenda è certamente terribile, ma se Zucconi vuole effettivamente esprimere solidarietà ai militari delle forze Usa come mai sceglie di confondere le carte e attribuisce a tutti i fatti di Abu Grahib? Cosa hanno a che fare Graner e i suoi compagni di merende con gli altri 144990 uomini e donne di stanza in Iraq?

Il simpatico giornalista impiega la tecnica della associazione, come spiegato con rara efficacia dal professor Kelton Rhoads, tecnica sviluppata a metà del XX secolo dalla scuola behaviorista.

 

 

 Ma di porcate, al dettaglio o all’ingrosso, tutti gli eserciti in guerra ne fanno sempre in quantità. “La guerra è un’infamia e non c’è modo di ingentilirla” diceva il generale nordista Tecumseh Sherman mentre bruciava Atlanta. E lo sapeva bene anche il generale d’aviazione americano Curtis LeMay, quello che ordinava ogni sera il bombardamento incendiario di una città giapponese, quando disse al ministro della difesa Robert McNamara: “Bob, se avessimo perso la guerra ci avrebbero processati tutti come criminali”.

 

 

 Le citazioni sono corrette. Il Generale LeMay disse effettivamente quelle parole a McNamara, ma Zucconi evita accuratamente di fornirci il contesto in cui furono dette: il contesto era l’uso di bombe incendiarie contro le quattro isole maggiori del Giappone durante il 1945 come tattica per abbreviare la guerra nel Pacifico. LeMay poi continuò dicendo, in verità, che l’uso di tali armi aveva probabilmente risparmiato la vita di almeno un milione di uomini del Servizio Alleato che non dovettero invadere le isole giapponesi, grazie alle campagne di bombardamenti organizzate da LeMay e l’uso dei due ordini nucleari. La conversazione ebbe luogo mentre McNamara veniva ascoltato sulle sue reponsabilità in qualità di Segretario alla Difesa per JFK.

Il professor Rhoads, d’altra parte, ci spiega qualcosa anche sulla contestualizzazione.

 

 

 Nella nebbia della guerra si sono smarriti tutti, e se è guerriglia coloniale o religiosa, ancora peggio, pensa ai Francesi in Algeria o agli Italiani “brava gente” in Etiopia, con i gas di iprite lanciati sulle truppe del Negus.

Ma se la sera del 30 gennaio, il tuo Commander in Chief George W, che la guerra l’ha vista soltanto in televisione e dai circoli ufficiali in Texas e in Alabama, potrà annunciare che il lumino della democrazia è spuntato sulle fosse comuni in Iraq e tutto procede secondo i piani (pensa, Johnny, se le cose in Iraq non fossero andate “secondo i piani”?), se la tua America non ha ancora perduto completamente la faccia con quel miliardo di musulmani che dovremmo convertire alla moralità occidentale, dobbiamo ringraziare te, che hai resistito alla tentazione di sparare sul mucchio, di falciare ogni gruppo di persone che ti capitasse a tiro della “50 cal”, la mitragliatrice pesante montata sui carri.

 

 

 Ma cosa fa pensare al buon Zucconi che le truppe in Iraq abbiano il compito di “convertire i musulmani alla moralità occidentale”? Chi gli ha dato questa informazione sbagliata? Come si fa a convertire un popolo alla moralità di un altro? Lui non ce lo spiega. In secondo luogo, chi l’ha convinto che i militari in Iraq vivano con la costante tentazione di sparare sul mucchio o fare strage di civili? Queste frasi sono terribilmente offensive e rivelano quanto sia estraneo il buon Zucconi alla mentalità, l’onestà, l’impegno e il buon senso delle forze armate.

Per quanto riguarda il presunto odio dei musulmani nei nostri confronti, provi a spiegare questo articolo sugli islamici nelle forze armate Usa.

 

 

 Che stai dimostrando più testa, e nervi, e civiltà di chi ti ha mandato allo sbaraglio e oggi ti insulta pure, come ha fatto sbuffando il tuo ministro, quel Rumsfeld, quando ha spiegato il caos dell’occupazione: “Si va in guerra con l’esercito che si ha”. Come dire, questi soldati ci passa il convento, io che ci posso fare.

Per 20 mila dollari all’anno, uno stipendio da Co.co.co. italiano ma almeno non gli fanno le “improvvisate” sotto il motorino, ti danno pure della “mela marcia”, quando qualcosa mette i tuoi capi e superiori in imbarazzo.

 

 

 Cifre sbagliate, bugie. Un E-3 o un PFC dell’Esercito (un Marine di quel grado è un Lance Corporal, soldato scelto) ha una paga di base massima di 19692,00 $- ma senza il valore dei servizi. La maggior parte di loro passa ad E-4 molto presto e ricevono una paga minima di 19353,60 $ e una massima di 23493,60 $, molto vicino a quanto il giornalista dirà più avanti che guadagna un ufficiale. Ci sono molti altri titoli che portano quella cifra molto più in alto, come l’hazardous duty o cose simili, e in più naturalmente le cose per cui i civili pagano, come servizi sanitari e alloggio. C’è addirittura un’indennità di abbigliamento.

Si può sempre controllare la griglia di pagamento, ma occorre ricordare tutte le indennità, compresa la Combat Pay (225 $ in più al mese), l’esenzione fiscale se si opera nelle Combat Areas, etc.

Anzi, sono stati proprio il Congresso e l’Amministrazione Bush nel 2003, ad aumentare i bonus di “pericolo imminente”. Nel 2003 furono aumentati da 75 a 225 $ al mese. Nel 2004 l’Amministrazione aveva proposto di ridurli a 150 $, ma alla fine questa riduzione non ebbe luogo.

 

 

 Per 24 mila dollari, se sei un ufficiale e avevi la disgrazia di far parte della Riserva, ti hanno portato via alle tue occupazioni civili, prima per sei mesi, poi per un anno, poi per altri sei mesi, trasformandoti da volontario della domenica, come chiamano i riservisti, in marmittone, anche se nel tuo contratto di lavoro non c’era scritto da nessuna parte, ma il Presidente può violare i contratti a piacere.

 

 

 La fantasia di Vittorio Zucconi è senza limiti.

La paga base minima per un 0-1 o  tenente in seconda è di 28123,20 $ annui. Un capitano può arrivare senza problemi anche a 60998,40 $ e si parla di un capitano dell’Esercito o dei Marines, non di uno della Marina, che è naturalmente molto più retribuito (sino ad un massimo di 102960,00 $ annui). Gli ufficiali hanno diritto alla maggior parte degli stessi benefici degli arruolati semplici tranne che per l’indennità di abbigliamento.

Alcune unità sono state via per un anno ma pochissime per più tempo.

Inoltre tutti i Riservisti e gli uomini della Guardia Nazionale sono combattenti regolari per quanto concerne le competenze teoriche e capacità di combattimento necessarie. I Riservisti affrontano gli stessi addestramenti di quelli in servizo attivo.

Nessun Riservista, se non nella mente di Zucconi, è stato mai chiamato “volontario della domenica”. Esiste il termine “guerriero del weekend”, ma sono espressioni fastidiose e infantili.

Per quanto riguarda il contratto, i Riservisti prestano lo stesso giuramento di servizio dei camerati in ruolo attivo. E’ stato sempre molto chiaro per tutti che non appena ci fosse stata la necessità essi sarebbero potuti essere chiamati a servizio attivo. Chi non la prende in questo modo non è un professionista e non dura. In conclusione, caro Zucconi, il Presidente non ha violato assolutamente niente.

 

 

 Ma tu, dear John, ancora resisti, senza farti di canne e di eroina come tuo padre in Vietnam, perché sei ancora convinto, non si sa per quanto, che morire per Falluja voglia dire risparmiare a tua moglie di morire a Houston sotto un attacco di terroristi, che a Bagdad tu stia vendicando Manhattan, che accompagnare cittadini iracheni a votare, addestrare milizie locali che non hanno nessuna voglia di farsi addestrare e vedere qualche ayatollah locale prendere in mano l’Iraq facendo credere di essere un nuovo De Gasperi, o un  nuovo Adenauer, vuol dire rendere il mondo più sicuro per i tuoi figli futuri.

 

 

 Ecco un altro paio di righe piene di bugie e di offese.

Innanzitutto, il mito dell’uso delle droghe in Vietnam è stato smontato da molti studi. L’ironia sta nel fatto che una schiacciante percentuale di americani che usavano droghe era data da civili, ed una percentuale molto alta di attivisti anti- guerra era composta da gente che faceva uso di droghe.

Il numero di arresti collegati alle droghe effettuati dagli ufficiali della Polizia Militare e da agenti del CID durante la guerra in realtà rappresenta una percentuale molto minore di uso nelle forze armate rispetto alla popolazione civile generale nello stesso periodo. In più, l’uso di droghe in Vietnam era confinato quasi esclusivamente al personale stazionato nei campi base e altre installazioni relativamente sicure. L’uso di droga in azione era raro e scoraggiato anche da parte di chi poi usava effettivamente le droghe nelle retrovie. Il motivo è semplice: l’uso di droga in azione espone a pericoli letali. Per questo motivo spesso chi faceva uso di queste sostanze veniva picchiato dai compagni.

Ancora, non si riscontrano differenze nell’utilizzo di droghe tra i Veterani del Vietnam e non veterani della stessa classe d’età.

In secondo luogo, da cosa desume il nostro amico che le milizie locali- termine spregiativo con cui indica l’Esercito dell’Iraq- non hanno nessuna voglia di farsi addestrare? Le lunghissime file fuori dalle caserme, al prezzo di attentati e centinaia di morti, farebbe pensare il contrario, e cioè che anzi quello iracheno è un popolo veramente coraggioso. Nel Triangolo Sunnita, la zona in cui queste forze sono maggiormente prese di mira, il Generale a tre stelle Abdul Aziz Abdul comanderà tutti gli undici ex battaglioni della Gurdia Nazionale Irachena nelle province di Tamim, Diyala, Sulamaniyah e Salahuddin, addestrati dagli americani. Si vedano per esempio i dati di qualche sondaggio pubblicato dal Washington Post.

In terzo luogo, sulla possibiltà che “qualche ayatollah locale” prenda in mano l’Iraq, viene da dire che a Zucconi e a Repubblica non gli va bene niente: gli americani che occupano no, ma neanche gli islamici - forse Saddam non era poi così male.

In realtà il Grande Ayatollah al-Sistani è un figura moderata ed equilibrata, che da anni ormai gioca un ruolo chiave nel Paese.

Intende sostenere la separazione pragmatica tra clerici e politici, ha emesso diverse fatwe contro i terroristi, ha dichiarato martiri coloro che cadessero vittima di attentati nell’atto di recarsi alle urne, aveva convinto le milizie di al- Sadr ha desistere dall’occupazione del Mausoleo di Ali a Najaf.

 

 

 Quelli che avrai quando tornerai a casa e finalmente troverai la giusta ricompensa di una nazione grata in ospedali militari ai quali il governo continua a tagliare i fondi, e in una friggitoria di hamburger, dove gli altri alzeranno gli occhi al cielo, ah! Che palle John, ogni volta che tenterai di raccontare come erano le notti a Baluba e a Sadr City.

 

 

 Chi lo ferma più? Ormai Zucconi si è lanciato in un effetto cascata di menzogne.

Durante i dibattiti sulla destinazione di 87 miliardi di dollari di fondi supplementari per la guerra in Iraq- la proposta di legge dove il senatore Kerry votò a favore prima di votare contro- i legislatori hanno operato dozzine di cambiamenti. Uno dei cambiamenti fatti sulla proposta avrebbe aggiunto 1,3 miliardi per le cure mediche per i Veterani, ma l’Amministrazione voleva mantenere la proposta mirata sull’Iraq, quindi si oppose all’aumento. Il Congresso infine tolse quel fondi dalla proposta.

Ciononostante, anche se la Casa Bianca si è opposta ad un particolare aumento in un particolare momento, la tendenza generale è stata di grandi aumenti nelle cure mediche ai Veterani.

La sua ironia spigolosa non è efficace, perché non è sincera: come spiegato da Dave Kopel , il Dipartimento per gli Affari dei Veterani dell’Amministarzione Bush propose in effetti di chiudere sette ospedali in aree in cui la popolazione decresceva e dove quindi gli ospedali erano sottoutilizzati, e i cui Veterani sarebbero potuti essere serviti da altri ospedali. Ma Zucconi non dice che il Dipartimento propose anche la costruzione di nuovi ospedali in aree dove i bisogni invece crescevano, e anche la costruzione di centri di riabilitazione per non vedenti e centri per ferite al midollo spinale  (Per altre informazioni si può leggere il Rapporto Finale sulla commissione indipendente sugli ospedali per Veterani, che sposa alcune delle proposte di Bush, e alcune dei suoi critici). Si trattava dunque di una panzana.

E poi, cosa conduce il giornalista a credere che gli amici del Veterano alzeranno gli occhi al cielo e lo prenderanno in giro in futuro? Tutto ciò risulta molto offensivo per lui e per il Paese.

Abbiamo letto per gran parte di questo articolo di come il supporto del Paese alle sue truppe sia vivo e sentito, e ora Zucconi vorrebbe che credessimo che negli Stati Uniti i Veterani si prendono in giro. Se può servirgli da consolazione, McCaffrey  ha trovato che l’87% degli americani “prova una grande stima” per i Veterani del Vietnam. Tsk.

 

 

 E non ci sarà neppure, per te che hai creduto davvero di ripercorrere il sentiero di John Wayne a Tarawa o di Tom Hanks in Normandia, un Robert Capa che ti immortalerà mentre ti curvi su un piccolo contadino siciliano che ti indica dove sono appostati i tedeschi.

 

 

 Beh, questo è quantomeno ingiusto. Delle belle foto ce le abbiamo ancora, non è il caso di buttarsi giù.

 

 

 

 

Combatti una guerra al buio, senza poeti e telecamere che la cantino, perché i giornalisti non hanno l’obbligo del suicidio e di seguirti nella caccia casa per casa.

Dicono che fumi le tue sigarette a stecche, come i padri e i nonni, ma non vi riprendono mentre accendete la cicca perché non si deve diseducare la gioventù a casa con quelle brutte immagini di vizio.

Ti faranno certamente un monumento, nel solito spiazzo di Washington tra il Lincoln di marmo e il Campidoglio sempre più denso di guerre, e tu passerai con la moglie e i figli a leggere i nomi dei caduti, mentre i tuoi capi passeranno alla storia.

 

 

 Mmm, quindi qui lui sta cercando di dire che i soldati semplici che muoiono in guerra non vengono ricordati come eroi, mentre i politici passeranno alla storia? E’ così qualunquista: bisogna davvero soffermarsi sul fatto che un Presidente degli Stati Uniti passi alla storia e un soldato semplice no? Un uomo di tale levatura intellettuale, orsù.

 

 

 Ma noi sappiamo che se davvero, un giorno, da questo straccio di elezioni irachene che sono pur meglio di una bella dittatura, uscirà davvero qualcosa di buono per loro e per noi, lo dovremo a te, al soldato Johnny e alla soldatessa Jane.

Buona fortuna e torna a casa tutto d’un pezzo, dalla testa ai piedi, con i tuoi piedi. Ricordati di quello che diceva il generalissimo MacArthur: “I vecchi soldati non muoiono”. Ma si dimenticava di aggiungere: quelli giovani invece sì.

 

Take care, abbiti cura

 

Uno che potrebbe essere tuo padre

 

Vittorio Zucconi.

 

 

 Ma vedi d'annàttene. Eccoci arrivati alla fine. Mi rendo conto che si tratta di una lavoro abbastanza massiccio, ma volevo farvene partecipi.

Questo è – ahimé- lo stile di Repubblica, il giornale guida dell’intellighenzia di sinistra in Italia. Ho scoperto più tardi che la tattica della “lettera aperta” è sempre stata molto comune come mezzo di propaganda comunista, anche fuori dall’Europa. Inizia chiedendo come va? le cose forse non vanno come ti avevano promesso? ma questa guerra come ti coinvolge? i tuoi superiori ti stanno semplicemente usando.

Il lavaggio del cervello dei prigionieri di guerra o politici si sviluppa secondo lo stesso pattern: prima il soggetto viene demolito, poi viene trattato bene; in seguito gli si parla della sua famiglia e della routine come se ci si stesse realmente interessando a lui. Allora ci si comporta come se si fosse dispiaciuti per lui, il che a questo punto rappresenta ciò di cui il soggetto ha bisogno.

E’ un esempio dunque di manipolazione psicologica.

Forse sono andato un po’ troppo lontano con le mie conclusioni.

Aspetto con ansia il prossimo capolavoro del nostro buon Zucconi.

 

 Shark. 

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giovedì, 03 febbraio 2005

THE RIGHT (italian) NATION

L'arcipelago delle libertà.

L'idea mi è venuta leggendo l'ultimo numero di IDEAZIONE 

(consiglio a tutti di comprarlo).

A pag. 90 si fa riferimento ai numerosi blog che si riconoscono nella "RIGHT NATION", nella politica Americana dell'amministrazione Bush, che approvano la dottrina Bush e l'idea della esportabilità della democrazia in tutto il mondo, che guardano ai neocons con ammirazione e curiosità, che avversano il politicamente corretto di tanta intellighentia quasi tutta "de sinistra". Blog di gente che legge IL FOGLIO e qualcuno magari anche "IL RIFORMISTA" e non  "La Repubblica" dei moralisti da salotto. Blog che spesso hanno scelto il banner dei "moralmente inferiori" pur di ridicolizzare il razzismo ideologico di chi si sente sempre e comunque "moralmente, culturalmente e magari anche antropologicamente superiore" (come dimenticare l'illuminante siparietto in una famosa trasmissione l'onorevole Occhetto a Giuliano Ferrara). Gente libera. Senza ricatti. Senza appiattimenti. Gente che ama ragionare. Blog che non hanno il problema di dimostrarsi al di sopra delle parti, perchè al di sopra delle parti non c'è nulla. Blog che spesso dichiarano con orgoglio la propria parte politica. Alcuni come il sottoscritto con chiarissime e manifeste simpatie per Forza Italia, altri per altri partiti del centro-destra, qualcuno vicino ai radicali, ma tutti, proprio tutti con la chiara percezione che la RIGHT NATION, quella che in America fa riferimento alle idee neocononservatrici e alla politica estera di Bush, sia qualcosa che possa manifestarsi in tutta la sua interezza anche qui in Italia.

Io, da una veloce quanto superficiale ricerca, ho trovato già i primi 100 BLOG della RIGHT (ITALIAN) NATION

ma sono sicuro che siamo molti ma molti di più di questi 100, per questo chiedo a tutti i visitatori del Sorvegliato di segnalarmene il più possibile dentro i commenti.

Perchè la Right Nation in America si è diffusa anche così. Con i BLOG.

Alla fine di questo lavoro, qualcuno segnalerà alla redazione di IDEAZIONE i risultati della mia ricerca.

THE RIGHT (italian) NATION:

(in ordine alfabetico)

1972 - 2 twins - all usa - american dream - antikomunista - aqua - azione parallela - blakstar - bluerefolution - buroggu - calimero - camillo - capperi - carlo menegante - censurarossa  cisonoanch'io - clos -conservatoritaliani - continentaldrift - controcorrente - daw - deed - delf - dlb - emmebi - esperimento - freethoughts - friedrich - gianni demartino - gianteo bordero  - gino - giudamaccablog - grog - harry - herakleitos- I love America - idee chiare - il bersò - il fromboliereil griso - il punto - il salotto - il sorvegliato speciale - il giulivo - io divergo - italian blog for bush - jjangolopolitica - jmommo - junipers - klamm - krillix - la freccia nell'azzurro - la radice - le guerre civili - leggendanera - leibniz - liberissimoliberopensiero - lilit - lisistrata - lucap - marioadinolfi - mascellaro - matite - mazziniano - mondopiccolo - neoconitaliani - neoliberal - nergal - newblognewblog - nicoladellarciprete - nomanland - noway - oggi - onifled - opinabilia - orestina - otimaster - ottolenghi - pepeonline - pescevivo - polli ispirati - raccon - randombits - right nation - rolli - sannita - shochandawe - s-p-q-r  - splendor (uncas) - stinger - taniwa - tea - thankyouoriana - the right nation - thommy - walking class - watergate2000 - wellington - wind rose hotel - yoni.

Aggiungerò altri blog nella lista (man mano che mi verrano segnalati) e magari un pò alla volta aggiungerò anche il link a ciascuno.

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LA PROVETTA NON E' UN PADRE.

La Ragione di uno psicanalista

 per dire no alla fecondazione eterologa.

di Claudio Risè

(dall'inserto del FOGLIO di oggi)

"Una ricchezza affettiva, culturale, simbolica e spirituale indispensabile liquidata da vaghe promesse di una scienza incerta".

il Sorvegliato ha letto e consiglia a tutti di leggere : "Il padre, l'assente inaccettabile", e "Il mestiere di padre".

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mercoledì, 02 febbraio 2005

COREA DEL NORD, UNO SPIRAGLIO?

Secondo Enzo Reale, in un articolo scritto su IDEAZIONE, ci sono dei flebili segnali che fanno pensare che "potrebbe non essere così lontano il giorno in cui si apriranno le porte di quell'immenso gulag chiamato Corea del Nord."

Perchè non si parla mai di Corea del Nord? perchè tranne che in America - dove il Congresso ha approvato il North Korean Human Rights Act - a nessun'altra nazione (men che meno all'Europa, figuriamoci all'ONU) interessa la sorte di un popolo schiacciato da una delle più crudeli dittature comuniste e lasciato nel più totale isolamento da anni, tanto da poterlo considerare un popolo definitivamente cancellato dal mondo?

Dove sono i pacifisti? Dove sono quei funzionari dell'ONU che si stracciano le vesti per tutto tranne che per i peggiori regimi della storia? Occorrerà trovare, come al solito le montagne di teschi a genocidio ultimato (come con Pol Pot) per poterne parlare un pochino?
 

 
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martedì, 01 febbraio 2005

IMBARAZZANTI / IMBARAZZATI

... E UN PO' FUORI DI TESTA

Scriveva Giuliano Ferrara, qualche giorno fa sul Foglio, che Gianni Vattimo " è così fuori di testa che ci risulta perfino simpatico" .

Lasciamo stare la presunta superiorità culturale e antropologica degli intellettuali di sinistra ché qui si vola alto: su-pe-rio-ri-tà men-ta-le.

Ma per dare un'idea di come gli intellettuali di spicco di certa sinistra pacifondaia siano ormai così "intellettivamente avanti" da suscitare perfino una certa commiserevole simpatia, basta leggere sulla prima pagina della Stampa di oggi cosa scrive il filosofo del "pensiero debole" Gianni Vattimo.

Titolo dell'editoriale: "Può bastare la pace di Bush".

"Mi sarò dunque gravemente sbagliato? A giudicare dai primi dati che leggo a proposito delle percentuali di votanti in Iraq dovrei proprio riconoscere di si (direi che non c'è male come inizio... ma sentite, cosa scrive subito dopo) ... adesso per rimanere al mio ormai conclamato antiamericansimo viscerale (ma và, e noi che non ce ne eravamo accorti!!) posso dire che: a) continuo ad avere molti dubbi sulla veridicità dei dati che ho letto (incontestati da tutti gli osservatori internazionali, ma lui, si sa, vola alto ... altissimo) ... b) tutto dipende da come andranno le cose nel futuro (e certo, la democrazia andrà anche bene per noi... ma per gli iracheni ... ) " e a questo proposito, confermo ciò che già dicevo quando prendevo, come prendo ancora le parti della resistenza irachena  (ma come, due istanti fà ci aveva ripensato scrivendo che forse aveva sbagliato tutto. Ma non è che si tratta di sdoppiamento della personalità?)  spero che con le elezioni si stabilisca un clima diverso in tutto l'lraq (quale delle due personalità di Gianni sta parlando?) ... e che la vita possa prendere una parvenza di normalità ... "Ma siccome non sono Bush (e questo mi sembra un dato certo, direi piuttosto NAPOLEONE), e non coltivo il proposito di far trionfare in tutto il mondo la democrazia perfetta modello USA, mi consolo pensando (oddio ... sta pensando...) che se si realizzano condizioni di vita tollerabili per gli iracheni sarò comunque felice per loro.

Quanto ai rapporti dell'Iraq con gli Usa, potrei anche augurarmi che gli iracheni esportino finalmente, senza bombe nè torture, la loro democrazia negli Stati Uniti, dove un affluenza alle urne dell sessanta e passa per cento non la si vede da molti anni.

(allora ricapitolando: le percentuali di affluenza alle urne in Iraq forse sono false, ma in America se le sognano le percentuali di votanti che si sono viste in Iraq. Insomma come logica non mi sembra male... mmmm... cosa dice dottore, è proprio così grave? ...Poi però le primarie a Bitonto e Bitritto al 30% per cento "sono una vittoria schiacciante dell'Ulivo"... non è che poi tocca farli venire pure a Bitonto sti iracheni??).

La chiusura dell'articolo è straordinaria nella sua follia. Anche noi si pensava: " ...e Berlusconi, neanche una parola su Berlusconi?". E' un piccolo segno di guarigione dalla fase ossessivo-compulsiva. Invece no, con una piroetta sui massimi sistemi, un colpettino al Berlusca non guasta mai:

"Per il resto, che la pace sia stabilita da Bush e dai suoi marines non mi turba davvero più di tanto (e qui spiega in dieci righe come le brutte notizie dall'estero e dall'interno lo stiano facendo diventare un "cinico all'italiana", insensibile e superficiale come tutti noi). ...Che cosa mi importa, in definitiva, di tutti i decreti "salva- Previti", se il governo riesce davvero a far funzionare l'amministrazione e a migliorare i conti, privati e pubblici, degli italiani? Ma il problema è, per l'Italia come per l'Iraq: ci riesce?"

Ci riesce, non ci riesce... ci riesce ... non ci riesce...

Ma almeno lei, dottore, ci riesce a liberare un letto alla neuro per Gianni nostro?

Mi sembra così ... grave.

postato da: ilfaro alle ore 15:14 | link | commenti (11)
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Un popolo coraggioso 

Viene la tentazione di dire "Ve l'avevo detto". Le elezioni in Iraq sono andate bene. E' chiaramente una vittoria del popolo iracheno, in primo luogo, e una sconfitta cocente, ancorché definitiva, dell'organizzazione terroristica Al Qaeda, oggi rappresentata nella terra dei due fiumi da tale macellaio Abu Musab al-Zarqawi. Questo è quello che conta, ma viene ormai così tanto detto e ridetto che preferisco evidenziare qualche dato su cui convenire:

Circa 8 milioni di aventi diritto sono andati a votare. La percentuale di affluenza nazionale ha raggiunto il 65 % e si attesterà intorno a quel valore. Il dato presenta delle disomogeneità piuttosto marcate sul territorio, con un'affluenza che nel nord curdo di Mosul, Kirkuk ed Erbil ha raggiunto l'80 %, il 20 % nel triangolo sunnita (l'80% a Baghdad) e ben il 90 % nel cosiddetto sud sciita. In alcune località del triangolo sunnita, e segnatamente a Samarra, a Baquba e a Falluja i seggi, che in un primo tempo erano stati tenuti chiusi per "mancanze di sicurezza", su disposizione delle stesse autorità municipali, sono stati poi invece aperti, con un ritardo di circa due ore rispetto a Baghdad; da sottolineare inoltre che a Falluja questo ritardo ha creato delle code fuori dai seggi.

Si votava con il proporzionale puro, dato che occorre soppesare tutte le tendenze della società per creare una Assemblea Costituente rappresentativa. Si è votato per eleggere 275 delegati e 18 governatori, che gli iracheni hanno potuto scegliere tra ben 7.785 candidati di 256 partiti diversi raccolti in ben 111 liste- le due liste favorite sono la lista 169 del premier uscente Iyad Allawi e quella dello Sciri di Abdel Aziz al-Hakim, che sembra aver fatto il pieno presso gli sciiti religiosi del sud. Gli sciiti laici dovrebbero aver optato per altri partiti, come la stessa 169 o il Partito Monarchico.

La legge prevedeva (quote à la scandinava) che non meno del 25 % dei candidati all'Assemblea Nazionale fossero donne. Ebbene, il numero di donne che hanno avuto il coraggio e la volontà di candidarsi ha raggiunto un terzo del totale. Inoltre, il 45 % degli elettori complessivi è stato composto da donne.

Erano distribuiti nel Paese 28.350 seggi e 5.700 centri elettorali, un terzo dei quali a Baghdad. Sono stati prodotti 60 milioni di certificati elettorali da inserire in circa 100 mila scatole. Il compito dello scrutinio è stato affidato a 9 mila addetti scrutatori, che nella giornata di domenica sono diventati 200 mila.

Sono state elezioni regolari, certificate come tali dagli osservatori internazionali inviati dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni internazionali. Mentre parliamo, le più di 200 testate libere del Paese ne stanno riportando gli aspetti più importanti. Il compito umiliante (per lui) di certificare la regolarità del voto durante elezioni democratiche avvenute sotto l'occupazione militare occidentale e statunitense nello specifico è toccato ad un osservatore internazionale non esattamente venduto alla Cia, come il beneamato Giulietto Chiesa, che si trovava a Bassora dal 27 gennaio.

13 kamikaze che hanno causato circa 36 vittime e una novantina di feriti sono la dimostrazione, tuttavia, che la strada da percorrere è ancora lunga e difficile. Eppure una percentuale di sunniti del triangolo sunnita (i sunniti del nord e del sud sono andati a votare con percentuali vicine alle altre due comunità) del 20 % può ritenersi soddisfacente, significa che esiste un'ala di quella popolazione disposta a essere rappresentata dalle nuove istituzioni nazionali.

Un aspetto da tenere in conto era quello di una non auspicabile vittoria senza limiti degli sciiti, che, a fronte di un'astensione totale dei sunniti, finissero con l'essere addirittura sovrarappresentati all'Assemblea. Questo, secondo alcuni osservatori, avrebbe complicato le cose in prospettiva di manovre da parte di Teheran che avrebbe usato gli sciiti iracheni come longa manus all'estero. Si tratta di timori non infondati, eppure ci sono motivi di ottimismo: in primo luogo, un 20 % di sunniti si è effettivamente recato al voto; in secondo luogo gli sciiti iracheni sono arabi, mentre quelli iraniani sono persiani; in terzo luogo gli sciiti iracheni sono nazionalisti e poco simpatizzanti dei loro vicini orientali; infine, in quarto luogo, il Grande Ayatollah al- Sistani ha più volte specificato di essere contrario a una connotazione religiosa nell'amministrazione, e a vedere di buon occhio che la presidenza del Paese possa essere occupata anche da un cristiano. Lo stesso Grande Ayatollah aveva sconfessato le milizie del Mahdi di al-Sadr quando queste si erano asserragliate nel Mausoleo del Grande Imam Ali a Najaf, e anzi ha emesso di recente una fatwa dichiarando martiri tutti coloro che fossero stati uccisi nell'atto di andare a votare. Insomma, non sembra essere un nuovo Khomeini.

Non avevamo dubbi, comunque, sull'atteggiamento che, a fronte di una vittoria della strategia di esportazione della democrazia- strategia dell'amministrazione Usa e dei Paesi che hanno partecipato alle operazioni di ricostruzione- avrebbero invece tenuto i comunisti nostrani. Negare, negare, negare. Stamattina un fintamente baldanzoso on. Rizzo, su Raiuno, avanzava dei dubbi sulla veridicità dei dati diffusi sull'affluenza alle urne ed in generale sul buon andamento delle elezioni; il leggendario tombeur de femmes della Camera dei Deputati ha iniziato a snocciolare dati pseudo-incontrovertibili: "Ma facendo un rapido calcolo elementare, se abbiamo sentito che 8 milioni di iracheni sono andati alle urne, e vi sono stati 5.700 seggi elettorali, noi otteniamo una media di 1.500 elettori per seggio [in realtà 1.403, ma melius abundare]; si tratta di un  numero poco attendibile, dal momento che in un Paese come l'Italia si creano delle interminabili file ai seggi pur con una situazione meno affollata. I dubbi, se permettete la provocazione, restano". Il resto dei figuranti non ha saputo obiettare. Eppure, ad un ascoltatore attento, il tentativo di disinformacija non sarebbe sfuggito: 5.700 non erano in Iraq i seggi elettorali, bensì i centri elettorali, che hanno il compito di gestire i seggi, e non rappresentano luoghi in cui si va fisicamente a votare. I seggi elettorali in Iraq erano in realtà, come abbiamo detto, 28.350, cifra che riporta la media di elettori ad un normale 300 di aventi diritto per seggio. In Italia la proporzione è più che doppia, a volte tripla. L'insinuazione della cospirazione mediatica era dunque un trucchetto vecchio stile; chissà se Giulietto Chiesa gli spiegherà dove va il mondo.

In conclusione, questa giornata memorabile per il mondo intero è stata anche un'occasione per tutti di provare ammirazione per un popolo orgoglioso e coraggioso che noi, a differenza di altri cresciuti alla scuola del  relativismo culturale (leggasi: sofisticherie intrise di senso di superiorità ai limiti del razzismo), non abbiamo mai ritenuto "inadatto" o "non ancora maturo" a sperimentare delle elezioni democratiche e regolari.

Shark.

postato da: ilfaro alle ore 12:33 | link | commenti
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