TERRI, THANK YOU FOR PROFOUNDLY TOUCHING OUR LIVES!
Maybe when Terri said, "I wouldn't want to live like that" she was referring to being married to Michael Schiavo.


Michael Schiavo, l'uxoricida col "permesso" di uccidere e Sua Divinità il Giudice George Greer
Ma non chiamatelo Nazismo democratico ... chiamatelo "qualità della vita"

L'aggiornamento delle elezioni sull' ARCIPELAGO DELLA LIBERTA'.
Si vota fino alle ore 24,00 di oggi.
Sorvy
John Glenn
By Shark.

Un amico mi ha parlato qualche giorno fa di John Herschel Glenn, Jr., ex Colonnello dei Marines, ex astronauta della Nasa ed ex Senatore Democratico. La biografia di quest'uomo è impressionante , basta dare un'occhiata alle missioni militari e aerospaziali a cui ha preso parte.

Alcune persone non capiscono cosa spinge i militari a fare quello che fanno- qui da noi la buttano, come abbiamo visto più volte, sull'aspetto socioeconomico.
Questo scambio di battute tra Glenn e l'uomo d'affari Howard Metzenbaum risale al 3 maggio 1974, ed è ancora attualissimo. Ebbe luogo al City Club di Cleveland. I due si contendevano in Ohio la candidatura per un seggio al Senato; non solo è un esempio notevole di oratoria improvvisata, ma è soprattutto la spiegazione di un uomo del perché ci sono uomini e donne che scelgono di servire nelle Forze Armate. E' anche un esempio, triste, di ciò che pensano alcuni che non conoscono quel mondo.
Metzenbaum (rivolto a Glenn): "Come può candidarsi per il Senato se non ha mai avuto un vero lavoro?"
Glenn:"Io ho servito per 23 anni nel Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Ho prestato servizio in due guerre. Ho volato in 149 missioni. Il mio aereo è stato colpito da fuoco di contraerea in 12 diverse occasioni. Sono stato nel Programma Spaziale. Non era il mio libretto degli assegni, Howard, era la mia vita, a rischio. Non era un lavoro dalle 9 alle 17, dove potessi prendermi del tempo per passare in banca a portare le mie ricevute.
Io ti chiedo di venire con me... come ho fatto l'altro giorno, venire con me in un ospedale per Veterani, e guardare quegli uomini, coi loro corpi mutilati, e guardarli negli occhi. e dire a LORO che non hanno mai avuto un vero lavoro! Vieni con me al Programma Spaziale della Nasa, come ho fatto io, e vieni a trovare le vedove e gli orfani di Ed White, Gus Grissom e Roger Chaffee... e guarda quei bambini negli occhi e di' a LORO che i lor padri non hanno mai avuto un vero lavoro! Vieni con me nel Memorial Day e resta in piedi al Cimitero Nazionale di Arlington, dove ho più amici sepolti di quanti me ne vorrei ricordare, e guarda quelle bandiere al vento.
Tu resta in piedi lì, e pensa a questo Paese, e poi vieni a dire a ME che quelle persone non avevano un lavoro? Ti dirò questo, Howard Metzenbaum: tu dovresti essere in ginocchio ogni giorno della tua vita ringraziando Dio per il fatto che ci siano stati degli UOMINI che hanno avuto lavori VERI. Ed essi richiedevano una passione, un amore per la Patria e un attaccamento al dovere più importanti della vita stessa. Ed è stato il loro sacrificio che ha reso possibile questo Paese.
Io HO AVUTO un lavoro, Howard! E tu?"
John Glenn sconfisse Metzenbaum per la candidatura e risultò vincitore nei confronti del candidato repubblicano, il sindaco di Cleveland R. J. Perk. Rimase al Senato fino al 1998.
Shark.
sensazionale!
IL TOCQUE VILLE è in vantaggio
Super Tuesday
IL VOTO minuto per minuto
io ho votato per
Tocque Ville
la città dei liberi
Sorvy
Il manifesto per TocqueVille/La città dei liberi e gli endorsements:
Come sapete sono in corso le votazioni per il nome dell'aggregator di blog liberali. TocqueVille è in grossa difficoltà, ma sarebbe un peccato perdere un nome così ricco di evocazioni: dall'idea di una città/cittadinanza liberale al richiamo di un liberalismo classico, di un pensatore attento ai fatti senza pregiudizi ideologici, uno dei padri intellettuali dei neocon, ideale - con le sue riflessioni sulla religione in America - per mettere d'accordo laici e credenti e per rappresentare al meglio l'approccio "fusionista". Se a prevalere sarà Right Nation prevarranno i soliti istinti "identitari" e il progetto perderà iscrizioni/lettori che sarà difficile poi recuperare. E' quindi necessario: iscriversi allo Yahoo Group se non si è ancora fatto, votare e far votare... TocqueVille - La città dei liberi
2 Endorsement Tocque Ville ha numerosi quartieri e suggerisce l'immagine di antenne ruotanti in molteplici direzioni... Insomma continuo a pensare che Tocque Ville, la città dei liberi, evochi l'idea di relazione e di uno spazio animato. Tocque Ville emerge finora come il nome più fresco, inclusivo e significativo per "battezzare" un bellissimo arcipelago che altrimenti forse apparirebbe privo di ponti o troppo unilateralmente orientato... Tocque Ville, invisibile tra noi, non è per fortuna la perfezione, la città dell'Armonia come si legge nei racconti di fate, ma dà luogo a significative assonanze ( letterarie, storiche, filosofiche) e comprende anche linee di fuga che, nel bene e nel male, la rendono ancora più viva, consapevole e responsabile. Tocque Ville, la vivace città dei liberi, potrebbe configurarsi – dati i tempi di civiltà "e" di barbarie in ascesa sfolgorante in cui viviamo all'ombra di una possibile sciagura generale - come uno spazio morale per una generazione d'emergenza: uno spazio che affiora nell'area di una nuova sensibilità democratica, liberale, libertaria e – perchè no ? - austeramente libertina e ironica, nonostante tutto – o meglio: nonostante il post-moderno, il post-mortem e il post-tutto... Per non dire della solita "dèrive", questa idiozia! Finalement ( oops, pardonnez-moi ... le Français ! ) Tocque Ville, la vivificante città dei liberi, emerge all'Ovest come all'Est, al Nord come al Sud, a partire dall'Italia e non solo in Italia. Gianni de Martino
Un Europeo (come siamo noi) che ammirava gli USA (come noi) e, proprio grazie a questo amore, ne vedeva anche i difetti (come noi) e ragionava sui pregi e sulla possibilità di importarli nella arretrata realtà europea. Un politico che aveva tutte le possibilità di diventare un componente forte dell'establishment e che invece ha scelto di sacrificare buona parte della carriera e degli onori che avrebbe potuto avere per sostenere liberamente le sue idee. Un pensatore scomodo che non si è mai riconosciuto pienamente in alcuno schieramento preconfezionato. Un non credente che aveva il massimo rispetto per la religione. Un uomo di diritto che non ha mai considerato la Legge e il lume della ragione gli strumenti onnipotenti con cui rimediare ai mali del mondo. Un uomo che poteva scrivere di sè stesso, senza vergogna e senza tema di smentita, "Tengo alla libertà con la stessa tenacia con cui tengo alla moralità" e "chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire". Nessuno meglio di lui ci può rappresentare. E sono vani gli sforzi di chiunque di estrapolare brani dagli scritti di Tocqueville che possano apparire contraddittori con il "nostro" liberalismo. E ciò nel nome di Tocqueville, espressione del meglio che il liberalismo europeo ha prodotto. Noi non possiamo aspirare a niente di più nobile che essere eredi (in umiltà) di quel "meglio". I vari West ("wing" [c'è già Left Wing con bloggers italiani], "point" [che siamo, i cadetti del liberalismo?], "side" [e la 'story' chi la racconta?] etc.) rischiano fortemente di apparire ...cinematografiche imitazioni degne del miglior Sordi "americano". Suvvia, se Tocque Ville sarà la nostra scelta costruiremo davvero la città dei liberi!. Friedrich
Martedi 29 gli iscritti a Ideazione-bloggers potranno scegliere il nome della iniziativa.
Chi non è ancora iscritto può farlo al LINK.
"Gli Americani di tutte le età, condizioni e tendenze si associano di continuo. Non soltanto possiedono associazioni commerciali e industriali, di cui tutti fanno parte, ne hanno anche di mille altre specie: religiose, morali, gravi e futili, generali e specifiche, vastissime e ristrette. Gli Americani si associano per fare feste, fondare seminari, costruire alberghi, innalzare chiese, diffondere libri, inviare missionari agli antipodi; creano in questo modo ospedali, prigioni, scuole. Dappertutto, ove alla testa di una nuova istituzione vedete, in Francia, il governo (...), state sicuri di vedere negli Stati Uniti un'associazione."
Alexis de Tocqueville
AMO LA VITA PIU' DI QUANTO VOI AMIATE LA COSTITUZIONE

"Si lotta per il diritto di aver figli e di averli sani a ogni costo, anche al costo di scartare il loro inizio o di interromperne la produzione in zona Cesarini; si lotta contro il diritto dei genitori di opporsi alla soppressione di quel che ne resta in caso di grave e prolungata infermità, probabilmente irreversibile; si lotta in sostanza per il diritto alla salute fisica e psichica della collettività, è la tirannide della salute di cui ha parlato Barbara Spinelli criticando la filosofia eugenetica delle democrazie moderne. Si lotta contro la pena di morte, solo verso i sani e colpevoli, per gli innocenti e malati, pazienza. La salute innanzitutto. La salvezza, si vedrà."
(Giuliano Ferrara dal Foglio di oggi)
“Terri Schiavo continua a morire affinché la Costituzione continui a vivere”
(Vittorio Zucconi da La Repubblica)
Quello che non ci dicono
By Shark.

Alcuni semplici dati controcorrente su ciò che sta succedendo in Iraq:

Queste notizie sono già state sbeffeggiate su internet e altrove, ma come sappiamo ci sarà sempre qualcuno che negherà e ridicolizzerà. Le notizie negative fanno i titoli e fanno vendere i giornali. Molte persone scelgono il pessimismo, e preferiscono ignorare i segni di speranza e di realizzazione. Ecco perché queste notizie non si trovano spesso sui media. Se succedono 9 cose positive e 1 negativa, state certi che l'unica notizia negativa verrà riportata mentre non si dirà nulla sulle altre. Ecco perché ci siamo noi.
Shark.
copio e incollo dal blog:
A partire dal brainstorming sul nome della Aggregazione di blog (usiamo il termine riduttivo: in realtà si tratta di qualcosa di più largo, come sapete meglio di me), avrei individuato alcune proposte (l'inglese va forte, ma serve a neutralizzare e smussare gli angoli):
- The Right Nation (con eventuale sottotitolo: Liberali);
- Informazione Liberale;
- The Right Italian BlogS;
- Neo;
- Net di Blog Liberali;
- Blog Liberali;
- Italian blogs for Freedom;
- Un altro (se formidabile).
- Fate tam tam, segnalate il nome preferito presso:
possibilmente prima che il pupo nasca.
Domani renderemo disponibile una pagina nella quale inserire i dati (mail, Url, ev. telefono) dei bloggers del Net.
Stay 'n tune.
Prego Presidente, cominci lei!

Lettere al Sorvegliato
Ciao,
mi chiamo C., sono di Torino e leggo quotidinamente il tuo blog (tra l'altro i miei complimenti). Ti volevo segnalare questa notizia (presa dal TGcom), che se non fosse drammatica per le persone coinvolte sarebbe comica:
"Don Lodeserto resta in carcere Gip respinge richiesta di scarcerazione E' stata respinta la richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori di don Cesare Lodeserto. Il gip del tribunale di Lecce, Enzo Taurino, ha deciso che il sacerdote deve restare in carcere, negando gli arresti domiciliari. Il sacerdote è stato arrestato il 12 marzo con le accuse di sequestro di persona, abuso dei mezzi di correzione e calunnia, dopo le denunce di alcune donne ospitate nel centro Recina Pacis.

Soltanto giovedì sera 36 "ospiti" della casa di accoglienza salentina avevano protestato contro l'arresto di don Lodeserto. Le donne erano salite sul tetto della struttura, minacciando di gettarsi. La protesta è poi terminata quando a loro è stato assicurato che alcune di loro sarebbero state ricevute ed ascoltate dal magistrato e che i permessi di soggiorno sarebbero stati presto restituiti. Le manifestanti, infatti, chiedevano di poter parlare con il giudice che ha fatto arrestare l'ex direttore del centro, per poter difendere il sacerdote, ma chiedevano anche di riottenere i permessi che i carabinieri hanno sequestrato all'inizio di marzo, nel corso dell'indagine che ha portato all'arresto di don Cesare. A quanto si è saputo, il sequestro dei documenti è stato disposto dalla magistratura salentina per impedire alle ospiti del centro di abbandonare la struttura."
Capisci: per indagare su uno accusato di sequestro di 4 persone ne sequestrano 36! GENIALI!!!!!!!
C. G.
Ad ogni modo ti volevo segnalare una faccenda che mi ha lasciato a dir poco sconcertato ossia (ma lo avrai sentito anche tu) la decisione del senato accademico dell'università roma3 di ELIMINARE la coca cola, e le altre bevande della stessa impresa per sostituirla con le bevande eque e solidali. Ora niente in contrario a tali prodotti (anche se si potrebbero esprimere riserve su quanto questi prodotti siano veramente equi) ma certo è realmente illiberale far sparire i distributori di coca portando (addirittura!) come giustificazione il fatto che la produttrice della coke e delle altre note bevande è una multinazionale simbolo dello sfruttamento dei lavoratori!!!!!. SINISTRACCIA
Il fatto che a sinistra vadano matti per lui e snobbino i ragazzi del Libano è una di quelle cose che ti fa sentire orgoglioso di non aver mai frequentato un circolo Arci.
Dice oggi Galli della Loggia:
La sinistra dei buoni sentimenti democratici e pacifici non fa nulla, così come non fa nulla, neppure qualche blanda manifestazione di pubblica simpatia, per appoggiare il fermento democratico che percorre tutto il mondo arabo. Bisogna forse maliziosamente dedurne che l'antiamericanismo può arrivare al punto di far preferire i tiranni agli Stati Uniti?
L'ultima si chiama domanda retorica.
Grazie a Enzo Reale



Il Cav. e i cani da guardia dell’ipocrisia
La politica, come altre cose, non va messa in mano ai guaglioni dell’Unione. Berlusconi ha detto chiaro come suo solito, dapprima in tv e poi nell’articolo del Foglio di oggi, che da settembre si comincerà a discutere il punto di vista italiano nella coalizione che si batte per pacificare e ricostruire l’Iraq, e che su questo terreno ha ottenuto, nonostante il boicottaggio delle opposizioni pacifiste, primi importanti risultati. Il punto di vista italiano è che a certe condizioni si può cominciare a pensare a un ritiro graduale e parziale di truppe dall’Iraq. La condizione è il rafforzamento degli apparati di sicurezza iracheni, verificata e discussa passo per passo con la coalizione dei liberatori. Trattasi, e dovrebbero segnarselo i cani da guardia dell’ipocrisia, quelli che fanno “bau bau” al Cavaliere sia quando sale a cavallo sia quando scende da cavallo, di un atto politico: leale verso gli alleati, autonomo in termini di politica nazionale. Fin dal principio l’Italia sta nella coalizione con il suo profilo autonomo. Fu non belligerante, non partecipò al vertice di guerra delle Azzorre, ma aiutò anche in termini militari la coalizione, e a operazioni belliche terminate inviò un rilevante contingente militare per il peace enforcing, cioè per il governo di una provincia dell’Iraq meridionale. Berlusconi, come possono vedere quelli che dicono “era ora”, non si è pentito, anzi rivendica con forza il fatto che quella battaglia per inoculare il virus della democrazia e della libertà in medio oriente continua, e si compiace semmai generosamente del fatto che i suoi oppositori si siano loro vistosamente convertiti, dopo le elezioni afghane e irachene, rinunciando in qualche caso alle stupidaggini genericamente antiamericane che hanno propalato fino ieri. Il premier ha sostenuto e sostiene che la battaglia continua, e che l’intenzione o l’auspicio di favorire un graduale disimpegno militare italiano, a certe precise condizioni, è solo la naturale evoluzione di una politica ribadita come “fulcro” della reazione occidentale all’11 settembre. Quelli che hanno recalcitrato all’intelligenza delle cose quando era l’ora di mostrarsi maturi e seri ora si dimenano in un comico balletto propagandistico di cattiva stoffa elettorale. Il presidente del Consiglio può tranquillamente andare per la sua strada, continuare a tendere la mano ai “pentiti” che hanno capito con uno storico ritardo il valore della guerra in Iraq e della solidarietà occidentale, e per le cose che contano ne parlerà con Bush e Blair. Sono loro i suoi alleati, non Prodi e Pecoraro Scanio. (Editoriale de "Il Foglio" 17-03-2005)
Ciao Sergente
By Shark.

Il sergente paracadutista Salvatore Marracino, morto [il 15 marzo] a Nassiriya durante un'esercitazione di tiro, aveva solo 28 anni, ma era un militare esperto, in servizio in uno dei reparti d'elite dell'Esercito italiano. Anche per questo la sua morte improvvisa, in un'attivita' addestrativa di assoluta routine, lascia ancora piu' increduli e addolorati quelli che lo conoscevano bene.
A San Severo molti sapevano della sua passione per l'uniforme. Dopo la maturita' si era arruolato come volontario. Era il 14 ottobre '97. Otto anni durante i quali e' stato impegnato in diverse missioni, anche rischiose, come quella recente in Afghanistan. Ma se non gli fosse piaciuto questo tipo di vita non avrebbe deciso di affrontare le difficili selezioni previste per entrare nel 185/o Rao, il Reggimento acquisizione obiettivi della Brigata Folgore.
I compiti affidati ai paracadutisti del Rao sono molteplici, ma tutti delicatissimi: si tratta di raccogliere informazioni su obiettivi nemici e 'passarle' al proprio comando. Piu' in generale, puo' parlarsi di ''ricognizione in aree sensibili''. ''Un'attivita' - spiegano i militari - che si svolge principalmente in territorio ostile, in piccoli nuclei autosufficienti che agiscono in modo isolato''.
Marracino, un giovane sportivo ed atletico, aveva superato prove impegnative per entrare a far parte di questa cerchia ristretta di militari. Specialisti nelle tecniche di ''infiltrazione ed esfiltrazione'', in grado di muoversi in area operativa ''fino a 8-10 giorni senza rifornimenti'', capaci di ''sottrarsi alla cattura, evadere e fuggire da un'area controllata dal nemico'', ed anche di sopportare interrogatori ''pressanti''.
A Nassiriya il sergente Marracino era arrivato da venti giorni. Esattamente dal 25 febbraio. Era il vice comandante di un distaccamento acquisizione obiettivi del Rao, che ha come compiti - in quel 'teatro' di operazioni - soprattutto ricognizioni a scopo informativo a medio e lungo raggio e di sorveglianza dell'area di responsabilita' del contingente italiano. Un lavoro in prima linea. E certamente rischioso [Ansa, 15 Marzo].
IL PROGETTO AVANZA.
Dal Blog "Le Guerre Civili":
"Il blog è per sua natura liberale, ed è il migliore strumento per dare forma al pensiero dei singoli e renderlo disponibile sul web.
La società globale ha bisogno di diversità e creatività."
(...)
"La sinistra integralista, rappresentata da Romano Prodi, offre un modello inadeguato a comprendere la complessità del mondo moderno, che richiede responsabilità individuale, competizione, capacità di vedere il mondo e le relazioni in termini di “profondità” e non solo di superficie. Il modello neo-sociale prodiano delega la riflessione personale, la spiritualità, il pensiero, la vita quotidiana in famiglia e nel mondo del lavoro e della scuola, a strutture che offrono tutela agli individui in cambio di delega politica: una variante soft della società collettivista.
Non a caso il blog, Internet, e tutte le tecnologie e gli strumenti di una democrazia possibile e contemporanea, sono visti con diffidenza da quella cultura politica e vengono duramente combattuti dai regimi totalitari."
(...)
NOTIZIA
Siamo in fase di studio, analisi dei costi e dei soggetti che promuovono l'iniziativa.(...) propongo una fase di brainstorming. Più semplicemente: potete segnalare suggerimenti, critiche, idee, nei commenti, alla mail di questo blog o c/o LE GUERRE CIVILI.
Incluso il nome da scegliere.
SORVY
FORSE DOMANI TI AMMAZZO:
Quello che avete appena letto è il titolo di un libro scritto da Letizia Leviti. Si tratta della ricostruzione del sequestro di Agliana, Stefio, Cupertino e Quattrocchi. L'autrice è una giornalista di Sky Tg24.
La presentazione è a Roma, 17 marzo ore 18:00 presso il Teatro Flaiano, via Santo Stefano del Cacco 15. Presenta Claudio Bucci. Il libro è edito da Tormargana al prezzo di 12 euro. Al contrario dei soliti instant book o delle ricostruzioni standard di cronaca politica, è ben scritto: lo si può leggere come una storia alla Clancy, anche se purtroppo non è verosimile, ma reale.
qui il blog di Salvatore Stefio
Sorvy
E anche Fitto si è fatto il blog:

... ma la Puglia "prima di tutto" , ueih Raffaè, non ti sembra un po troppo?
Non ti voto solo perchè ho la residenza in Romagna ma pugliese nel cuore e nel sangue, ti sostengo da qui:
qualche sorvegliante pugliese ci sarà pure!
ma si che ci sta .... ce sta, ce sta!
Sorvy
BERLUS(neo)CON
«Nel mondo si stanno muovendo molte cose in senso positivo: - ha detto - nel Medioriente ci sono state le elezioni in Palestina, con un nuovo governo e la volontà delle due parti di andare ai negoziati, con l'impegno dell'Europa mentre anche Bush va in questa direzione. A questo vanno aggiunte le elezioni che si sono tenute in Afghanistan, in Iraq». Secondo Berlusconi si tratta di «Paesi che stanno faticosamente andando a costruirsi un proprio
assetto democratico per realizzare quello che è diritto primario dei cittadini, cioè di essere governati da un governo scelto liberamente. Il presidente Mubarak, in Egitto, dichiara di voler aprire maggiormente alle regole della democrazia». Dopo aver ricordato anche il caso-Libano, Berlusconi ha concluso: «C'è un virus, che è la libertà. E quando si diffonde è un virus invincibile».
il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi intervistato da Piero Vigorelli alla trasmissione di Canale 5 'Superpartes'.
Sorvy
ATTENTI A QUEI BLOG
Alcuni stralci dell'articolo pubblicato oggi a pagina 17 di Libero (a firma di Martino Cervo):
"... ci sono convergenze tra blog e informazione che meritano di essere fotografate. Enzo Reale ha 32 anni e lavora in Spagna. Dal suo blog (1972), sforna ogni giorno 5-6 "post" di analisi e rassegna stampa da fare invidia alle pagine degli esteri di molti quotidiani nazionali. "Ideazione", un periodico Liberalconservatore, se n'è accorta, ed Enzo da qualche mese ci scrive.
Michele Boroni, titolare del blog emmebi, ha prima condotto una trasmissione su Radio 2, ora ha una rubrica sul Foglio. Edoardo Camurri, blogger di Klamm, ora a riposo, ha due rubriche su Riformista e Vanity Fair. (...) E poi ci sono molti altri esempi per dire che blog e carta cominciano a guardarsi. Non è un caso se il Foglio, lo scorso 26 febbraio, ha letteralmente copiato un "post" di Giudamaccablog (Paolo, 32 anni), che si era divertito a parafrasare con ammirevole ironia l'intervento di Romano Prodi sul Corriere della Sera del giorno precedente. Proprio il quotidiano di Ferrara, che ha lanciato il blog di riferimento per molti "neo-con" in salsa italica, Camillo di Christian Rocca, è forse insieme al Riformista (che ha una sua piattaforma, "il cannocchiale") e a Ideazione, il giornale più attento al mondo del blog. Riflessioni astratte sulle "convergenze" a parte, sembra che dal punto di vista politico, quelli che banalmente possiamo definire "conservatori" siano dotati di notevole intraprendenza. Da un nocciolo di sette-otto blogger liberali e filoamericani è nato un gruppone di 300 che battagliano quotidianamente contro quello che bollano come il conformismo mediatico politically correct del nostro paese.
(...)
In molti paesi con regimi dittatoriali internet sta diventando il gigantesco samizdat del ventunesimo secolo. In Iran, Cina, Cuba decine di bloggers sono stati incarcerati per aver condotto la dissidenza organizzando incontri o diffondendo materiale ... in tutto il medioriente (Iraq, Egitto, Libano) i blog proliferano diffondendo con impressionanti similitudini analoghe richiesta di diritti civili, democrazia, libere elezioni.
Difficile non notare la straordinaria e per certi versi ingenua assonanza di uno strumento simile con l'ideologia di fondo dell'amministrazione Bush. Scrive con enfasi la rivista "Tech Central Station" (1 marzo 2005): "L'ora della libertà è anche la sfida dei bloggers. La verità senza filtri che possono trasmettere potrebbe aiutare centinaia di milioni di arabi a liberarsi, rendendo il mondo un posto più sicuro per la libertà e la democrazia". Forse è esagerato. Ma dovessero limitarsi a far le pulci ai grandi media, i blog restano comunque da tener d'occhio."
Martino Cervo
Ci siamo!
E con questo post Il Sorvegliato smette di parlare della Signora Sgrena.
... una vergogna per il giornalismo.
Lo dice Harald Doornbos “un autorevole inviato di guerra olandese, ex giornalista di un quotidiano comunista":
“Stai attenta a non farti rapire” ho detto alla giornalista italiana che era seduta accanto a me nell’aereo che ci portava a Bagdad. “Oh no” ha detto “Non può succedere. Noi siamo dalla parte del popolo iracheno oppresso. Gli Iracheni non hanno intenzione di sequestrarci”.
Non è molto cortese essere critici verso una collega. Ma l’atteggiamento della Sgrena è una vergogna per il giornalismo. O non è lei che, sull’aereo, mi ha detto di rimando che “sono proprio i giornalisti come te che non aiutano il popolo iracheno”? “Gli americani sono i peggiori nemici dell’umanità” mi hanno detto le tre donne dietro di me, perché la Sgrena andava in Iraq con due colleghe italiane che, come lei, odiavano gli americani.
(…)
“Non capisci la situazione. Siamo anti-imperialiste, anti-capitaliste, comuniste” dicevano. Gli iracheni sequestrano solo chi simpatizza per gli americani, i nemici degli americani non hanno niente da temere”.
(Doornbos dice loro che sono fuori di testa)
(...)Con il suo pregiudizio la Sgrena non solo ha messo a repentaglio sé stessa, ma a causa della sua condotta un ufficiale dei servizi è morto, e il governo italiano (incluso il primo ministro Berlusconi) ha dovuto pagare milioni di euro per salvarle la vita. C’è da sperare che la Sgrena decida di cambiare carriera. Propagandista o parlamentare forse. Ma dovrebbe lasciar perdere il giornalismo immediatamente."
(la traduzione dall'olandese è di un blog olandese. Qui il testo originale. La traduzione in italiano è di Rolli)
Il cerchio è chiuso.
Il Signor Forkum (stando in America) fa una vignetta. Il Sorvegliato (stando a Forlì) la linka dentro un post. Il Buroggu (stando in Giappone) la legge, gli piace, la traduce in italiano e poi la invia al Signor Forkum il quale (stando in America) linka la versione in italiano della sua stessa vignetta ( dove dice" Here is an Italian translation of our cartoon by buroggu.") e adesso il sorvegliato (stando a Forlì) la ripubblica in italiano e chiude il cerchio! O no?
Sorvy

Annunziata... così così.
By Shark.
E vabbè, io invece per la Annunziata un debole non ce l'ho, che ci posso fare? Una donna seria, preparata, eppure una che ancora non riesce a liberarsi da vecchi luoghi comuni quando parla delle Forze Armate degli Stati Uniti. Incorre in una serie di tipici errori che ho già in parte sconfessato nell'articolo sul buon Zucconi. La Annunziata: "Stiamo parlando di un esercito composto da ragazzini del Midwest che lo fanno per necessità economiche... Non è più come nella guerra del Viet Nam, in cui i militari erano militari di leva, oggi si tratta di volontari, quindi si arruola la povera ragazza-madre che deve tirare avanti, il ragazzo ispanico che non ha i soldi per studiare... Sono dei ragazzini che l'Iraq non sanno neppure dove sia...".
Non mi impegnerò, come ho fatto ripetutamente in passato (vedi, appunto, il Buon Zucconi), a fornire dati, cifre, statistiche, studi, e via dicendo. Ribadirò soltanto alcuni punti fermi. Non crediate mai all'immagine dei militari Usa che vi fanno Pier Scolari, Diliberto, o altri grossi intenditori del genere, e a questo punto non credete nemmeno all'Annunziata.
E visto che ci siamo, un paio di puntualizzazioni anche su Emilio Fede, che si è affezionato a due errori: "Tank" e "Marines". Capisco che le parole possano suonare molto trendy, ma il fatto è che l'incidente della Sgrena ha visto coinvolta una squadra di Fanteria (Esercito, non Marines), e probabilmente un veicolo Humvee, non un tank.
Humvee. Tank.
Shark.
Bella la trasmissione "otto e mezzo" di ieri sera.
Molto istruttivo anche il battibecco tra Giuliano Ferrara e Lucia Annunziata. La dimostrazione televisiva che due galli ( e che galli !) nello stesso pollaio non possono stare senza beccarsi (approposito di pollaio, c'era anche la diessina Melandri).
A parere del sorvegliato avevano ragione entrambi. La intelligente Lucia Annunziata nel non nascondere un certo errore nella gestione dell'operazione italiana di ficcarsi nei casini (perchè correre subito all'aereoporto? perchè non passare prima dall'ambasciata americana o almeno quella italiana? forse il governo italiano aveva paura di farsi vedere con le dita sporche di marmellata ... imbarazzata per le milionate di dollari versati al nemico?). L'altrettanto intelligente Ferrara nel dire che occorre farla finita con le polemiche e che di fronte ad un incidente non è utile metteresi a fare il balletto delle responsabilità all'infinito. Annunziata nel denunciare l'antiamericanismo della sinistra (di cui lei fa parte) che pur di andare contro l'Amercia plaude anche ai suoi maggiori avversari (Craxi, Andreotti, Berlusconi) quando questi ultimi accennano ad una polemica con la super potenza (anti-americanismo congenito nella sinistra e nei cattolici all'Andreotti). Ferrara nel dire che "nelle polemiche bisogna essere severi ma svogliati".
Altro che la scuola delle frattocchie, basterebbe che i politici del centro-destra e del centro-sinistra andassero a rivedersi la puntata di ieri di Otto e mezzo (come pillole di saggezza, vedere e rivedere la registrazione prima e dopo i pasti) ed imparassero l'arte della politica (e magari anche del giornalismo) rispettivamente da Ferrara e dall'Annunziata.
Ne avrebbe da guadagnare l'Italia intera.
Il Riformista sconcertato dagli articoli del Manifesto e dalle dichiarazioni di Giuliana Sgrena, fotografa la situazione, chiede il ritorno alla linea della fermezza nei sequestri di persona (siamo diventati i primi finanziatori dell'industria dei sequestri) e rimpiange, con amara ironia, Simona Pari e Simona Torretta, "delle quali solo ora cogliamo appieno l’intelligente senso della misura e il severo contegno".
A margine: per ottenere la liberazione delle due Simona, il nostro governo pare abbia ottenuto il rilascio da parte della Giordania di due terroristi legati ad al qaeda.
DA ROLLI
LA MIGLIORE BARZELLETTA
SU TOTTI

... ma la signora Sgrena (nel dialetto romagnolo la "sgrena" è quell'irrefrenabile istinto di voler ridere a crepapelle nei momenti più inopportuni, ad esempio durante un funerale) si rende conto di quello che dice?
quando senti certe affermazioni (magari a funerale in corso della persona che ha dato la sua vita per salvare la tua) come fai poi a stupirti se tutto il mondo ti prende per il culo? come fai, anche durante le più tristi situazioni, a non farti venire un po di "sgrena"?

Una donna intelligente e onesta
(e seriamente di sinistra).

Riporto l' articolo di Lucia Annunziata su La Stampa di oggi.
"Tre domande al governo e alla sinistra.
1 Perchè l'ostaggio appena liberato non è stato messo subito in sicurezza? Perchè la macchina dei liberatori non si è immediatamente rifugiata dove era più naturale andare, cioè all'ambasciata italiana, che è per altro anche l'unico ufficiale centro di collegamento con gli americani? Che scelta è quella di portare di corsa all'aereoporto, al buoi, una donna esausta, per altro in macchine civili, cioè senza nessuna indicazione di ufficialità? L'Iraq pullula di strutture italiane, molte delle quali - come i carabinieri - sono addette a tempo pieno al trasporto di italiani all'aereoporto(n.b. Lucia Annunziata è una fra quelle e lo sa bene, dovendoli utilizzare per gli spostamenti). Un viaggio di mattina non sarebbe stata la scelta più logica? Quale era la ragione di tanta fretta? Perchè la Sgrena doveva tornare la notte stessa? Non certo per i familiari, a cui la notizia della sua liberazione, e una sua telefonata, sarebbero ben bastati. Devo dire che non c'è nessuna ragione nemmeno per sospettare il governo: in questo caso l'elemento "protagonismo mediatico" non c'era, visto che la Sgrena sarebbe arrivata in piena notte. Allora perchè fare questo azzardo? Chi lo ha scelto e chi lo ha approvato? (GIUSTA BORDATA AL GOVERNO e indirettamente a GIANNI LETTA che ha diretto l'operazione)
2 E' stato pagato un riscatto? E' ora di avere una risposta ufficiale. Basta con la politica dello struzzo. A questo punto infatti la continuità dei nostri rapimenti hanno trasformato quella che era una scelta eccezionale e di emergenza in una vera e propria politica (SBAGLIATA). Con due conseguenze: quella di avere oggi una posizione diversa da tutti gli altri Paesi presenti in Iraq, e quella di costituire un vero e proprio finanziamento per la guerriglia. Secondo un calcolo a spanne fatto privatamente da fonti governative, l'Italia ha dato ai terroristi circa 15 milioni di dollari, dalla liberazione dei primi quattro (REFUSO TRISTISSIMO: QUATTROCCHI NON FU AFFATTO LIBERATO), passando per le Simone (o SIMONETTE COME LE CHIAMA LA FALLACI), fino alla Sgrena: quante armi e quante operazioni può fare con tanti soldi la guerriglia sunnita che, ricordiamo, non solo resiste agli americani, ma ha rapito la Sgrena, ha ucciso ostaggi, uccide gli sciiti e i nostri soldati a Nassiriya? Tutto questo in un Paese dove lo Stato ha fatto di tutto nel suo passato per non trattare coi terroristi: senza citare Moro, ci basti pensare a tutte le famiglie di sequestrati che non hanno mai visto più i loro cari in nome della fermezza. Se questa è la situazione, non solo non possiamo lamentarci dell'irritazione degli americani, ma dobbiamo assumere di questa politica tutte le conseguenze: o ci si ritira davvero, o si annuncia che si è pagato e non lo si farà più.(BRAVISSIMA!). Succeda quel che succeda ai giornalisti o ai soldati in futuro (BADATE BENE: ANNUNZIATA PARLA IN PRIMA PERSONA DATO CHE E' CORRISPONDENTE DA BAGHDAD E RISCHIA MOLTISSIMO).
3 Infine una domanda a Pier Scolari che con chiarezza accusa gli americani (e una parte della sinistra sembra esserne convinta con lui) di aver progettato l'assassinio della giornalista: che informazioni ha che noi non abbiamo? Scolari... (è stato al centro dell'attenzione mediatica come nessun altro in questi giorni) ... E ha orientato l'opinione pubblica. Oggi dunque ha un ruolo pubblico e non può nascondersi che questa accusa cade come un cerino nella polveriera di emozioni italiane; soprattutto a fronte del fatto che, invece, i rapitori della Sgrena non sono stati accusati di identiche intenzioni. Ha il dovere dunque di chiarire: ci dica tutto. Perchè sui sospetti non si fa politica nazionale, tantomeno internazionale (IL RIFERIMENTO E' ALL'APPELLO MARTELLANTE DI PIER SCOLARI, ANCHE DOPO LA LIBERAZIONE, PER RITIRARE LE TRUPPE ITALIANE)."
BRAVISSIMA, LUCIA!
Sul probabilissimo (ma diciamo pure certo) riscatto segnalo fra tutti il post di Enzo Reale.
Buoni e cattivi
By Shark.

Ciò che è successo nella sera di venerdì 4 marzo, suscita impressioni e sentimenti contrastanti.
Allo scadere di 28 giorni dall’inizio del sequestro, avvenuto a Baghdad, la giornalista comunista Giuliana Sgrena è stata liberata in seguito a dei negoziati condotti da agenti dei servizi d’informazione militare italiani del Sismi e del Cesis, lavoro coordinato come sempre dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
La brillante riuscita dell’operazione è stata resa possibile dalla presenza sul terreno delle truppe italiane; questo è un aspetto consolidato da decenni di esperienze dei servizi di informazione all’estero, e comprovato dalle difficoltà incommensurabilmente più grandi che si trovano ad affrontare le agenzie di Paesi che non godono del supporto e soprattutto della copertura di propri contingenti militari. E’ anche storicamente dimostrato come l’assenza di truppe sul territorio non significhi l’esenzione dai sequestri di propri civili; Francia e una serie di altri Paesi, loro malgrado, docent.
Le prime notizie, giunte tramite dispacci d’agenzia e frammenti di dichiarazioni ufficiose tra le 18:30 e le 19:00 ora italiana, non aiutavano a chiarire le idee.
La squadra del Sismi, composta da tre agenti coordinati dal dirigente nazionale della Polizia di Stato Nicola Calipari, era riuscita a concludere la missione secondo le disposizioni e si dirigeva, insieme all’ostaggio appena liberato, a bordo di un auto blindata [aggiornamento 7 marzo: dettaglio controverso] guidata a quanto pare da un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri verso la base statunitense Camp Liberty [ex Camp Victory North] nei pressi dell’ aeroporto internazionale di Baghdad. Non è ancora chiaro se l’automobile avesse una targa diplomatica.
A bordo del veicolo era già stato attivato un contatto telefonico con la Farnesina (e con Palazzo Chigi, dove era in corso un summit tra Berlusconi, lo stesso Letta, il direttore generale del Sismi Pollari e quello del Cesis Del Mese, più alcuni altri alti ufficiali deli servizi e della Difesa).
Fonti ufficiali, anche italiane, dichiarano che i comandi militari della coalizione fossero stati perfettamente informati dell’operazione in corso.
Esistono due strade percorribili per raggiungere l’aeroporto alla periferia della città: una è la famosa Death Avenue, l’autostrada più comune che utilizzano anche i giornalisti stranieri; questa è costellata di posti di blocco stradale, in cui non solo occorre rallentare e fermarsi su richiesta (roadblocks), ma anche presentare i documenti personali e sottoporsi al controllo del veicolo da parte dei militari (checkpoints). Questa strada causa dei ritardi notevoli, proprio a causa delle misure di sicurezza presenti.
Esiste un’altra strada, al Julub Street, riservata alle delegazioni diplomatiche, ai veicoli militari, e a situazioni d’emergenza come ambulanze dirette all’aeroporto. Anche questa strada è dotata di molti blocchi stradali in successione, ma appare sicuramente più scorrevole per chi ha il permesso di percorrerla.
Il veicolo della squadra italiana percorreva proprio questa seconda arteria. A circa 700 metri dall’aeroporto, all’altezza di uno dei check points, l’auto è stata colpita da alcune centinaia di proiettili provenienti da una pattuglia appartenente alla Terza Divisione di Fanteria dell’esercito Usa.
Nicola Calipari, nel gesto di coprire col suo corpo la giornalista per proteggerla, è stato raggiunto da uno o più colpi ed è morto all’istante.
Calipari, 51 anni, sposato con due figli di 13 e 19 anni, era nato a Reggio Calabria, e aveva lavorato a Cosenza, a Genova, a Roma: aveva diretto la Criminalpol del Lazio, e l’ufficio immigrazione stranieri della Questura di Roma. Era entrato nel Sismi nel 2002 e da circa due anni operava in Iraq. Con 26 anni di carriera alle spalle Calipari era uno degli elementi più validi in Patria e all’estero. Aveva svolto un ruolo chiave, ma sempre nell’ombra, nei sequestri di maggio, di agosto, di settembre.
Un altro degli agenti, la cui identità è rimasta riservata, è stato colpito abbastanza gravemente e le sue condizioni destano preoccupazione. Frammenti di una scheggia hanno raggiunto la signora Sgrena alla clavicola sinistra e ad un polmone. Anche il terzo agente sarebbe rimasto colpito in modo lieve [aggiornamento 7 marzo: appare ora stabilito ufficialmente a due il numero degli agenti presenti, Calipari e l'autista "Corsaro" dei Ros. Non mancano speculazioni sull'effettiva presenza di un altro agente che verrebbe tenuta nascosta e riservata per motivi di servizio e sicurezza, ma la Sgrena le ha smentite].
Ai tre sono stati subito prestati soccorsi da personale medico Usa presso l’ospedale delle forze della Coalizione. Si è trattato di un incidente, e il Central Command di Tampa, in Florida, ha aperto un’inchiesta [aggiornamento 7 marzo: due inchieste aperte negli Usa e una in Italia].
Vengono in mente diverse riflessioni. La giornalista comunista è stata salvata da sforzi diplomatici supportati da sforzi militari, il che è sicuramente ironico. I servizi segreti militari italiani sono sempre stati disprezzati dal PCI, accusati per decenni di rappresentare la longa manus dei fascisti e il vero mandante dello stragismo nel nostro Paese, alle dirette dipendenze di oscure centrali d’intelligence d’oltreoceano. Eppure proprio da mano statunitense è venuta la gragnuola di colpi che ha ucciso il nostro agente.
Da sinistra si conclude, con un’inferenza prevedibile ma non documentabile, che errori del genere accadano quotidianamente a civili iracheni senza che la notizia giunga a noi, e che chissà quante volte le notizie di “terroristi uccisi ad un posto di blocco” sono coperture di tragici errori del genere. E ancora che la situazione in Iraq non sia affatto pacificata, e che i soldati si sentano sempre più vulnerabili di fronte al nemico.
Ciò che credo io, d’altra parte, è che il catastrofismo strumentale che viene da sinistra non mi convince. Il Paese non deve fortunatamente affrontare un’insurrezione, ma si trova a fronteggiare una poderosa offensiva terroristica che continua pervicacemente a riguardare alcune città del Triangolo Sunnita e continua soprattutto ad uccidere iracheni, civili, bambini. Appare dunque sempre più assurdo che la sinistra italiana chieda il ritiro delle truppe. E’ una grande forma di vigliaccheria progettare un ritiro che indebolisca la posizione della stessa popolazione irachena.
Inoltre, ma qui è sicuramente la mia malignità a farmi parlare, i comunisti del Manifesto, o quelli del Congresso di Rifondazione, non avrebbero sprecato molte parole di ringraziamento nei confronti del Sismi se l’agente Calipari non fosse stato ucciso dagli imperialisti.
La famiglia Sgrena si è comportata in modo esemplare, il padre, la madre ed il fratello hanno sempre pubblicamente ringraziato gli sforzi del Governo, pur nella diversità abissale di convinzioni che li animava. Questa dignità e quest’atteggiamento ci hanno reso molto felici del ritorno della signora Sgrena.
Non ho nominato il suo compagno Scolari, che avanza teorie di complotti vari. A suo dire ci sarebbe stato un deliberato piano per assassinare la Sgrena e Calipari per evitare la diffusione di notizie che gli americani non avrebbero gradito.
Di più, e qui si raggiunge il ridicolo, egli afferma che i sequestratori della Sgrena la avessero avvertita, alcuni minuti prima della liberazione, che gli americani non avrebbero voluto farla uscire viva, consigliandole di non fare cenni o bruschi segnali una volta libera.
I sequestratori – buoni.
Gli americani – cattivi.
Benzina sul fuoco delle teorie della cospirazione.
Vi ricordate le teorie della cospirazione che spuntarono come funghi all’indomani della liberazione dei tre contractors italiani? Tutte smentite. Un’inchiesta della magistratura saprà spiegare anche stavolta ciò che è accaduto. Ma mi pare che il giornale ed il partito stiano strumentalizzando parecchio l’incidente. Se Calipari non fosse morto sarebbe stato ringraziato con tale passione?
La versione fornita dalle autorità Usa è stata prontamente dichiarata inattendibile dai come sempre informatissimi on. Diliberto (“Non credo alle affermazioni americane”), on. Pecoraro Scanio (“E’stato il popolo della pace a conseguire questo successo”, forse l’informatore del Sismi a Baghdad è Caruso, e non lo sappiamo...), on. Fassino (“Non si tratta di un macabro scherzo del destino”). Eppure appare che la versione americana sia simile a quella italiana.
Ma come funziona un check point militare in Iraq? Vediamolo nel dettaglio: solitamente si tratta di due o tre uomini, uno dei quali, in posizione ben visibile e frontale, segnala (con misure di progressiva efficacia, nell’ordine segnali a braccio, flash di luce intermittenti e fuochi d’avvertimento) ai veicoli in avvicinamento che si trovano in prossimità del blocco, che devono rallentare e che devono accostare. Alle sue spalle stanno uno o due colleghi equipaggiati di armi bene in vista, con l’incarico di aprire il fuoco contro i veicoli che non rallentino o non facciano cenno di farlo [aggiornamento: gli uomini di una squadra sono molto spesso da 4 a 5].

Il veicolo italiano procedeva a velocità notevolmente sostenuta. La stessa Sgrena al riguardo ha prima affermato che la velocità fosse “moderatamente elevata”, poi che non si fosse resa conto della velocità alla quale viaggiava, ed infine che “procedevamo a velocità sostenuta, date le circostanze”. Poi ha ulteriormente ritrattato. In realtà la macchina avrebbe dovuto fermarsi del tutto. Il veicolo italiano procedeva a velocità notevolmente sostenuta. La stessa Sgrena al riguardo ha prima affermato che la velocità fosse “moderatamente elevata”, poi che non si fosse resa conto della velocità alla quale viaggiava, ed infine che “procedevamo a velocità sostenuta, date le circostanze”. Poi ha ulteriormente ritrattato. In realtà la macchina avrebbe dovuto fermarsi del tutto. Il veicolo italiano procedeva a velocità notevolmente sostenuta. La stessa Sgrena al riguardo ha prima affermato che la velocità fosse “moderatamente elevata”, poi che non si fosse resa conto della velocità alla quale viaggiava, ed infine che “procedevamo a velocità sostenuta, date le circostanze”. Poi ha ulteriormente ritrattato. In realtà la macchina avrebbe dovuto fermarsi del tutto.
A contribuire alla spiegazione dell’avvenimento si tenga conto del fatto che a Baghdad fossero le 21 della sera; era dunque abbastanza buio e soprattutto era in corso un diluvio. Inoltre sembra che la pattuglia in questione avesse appena sostituito una pattuglia precedente in seguito ad una rotazione, e non fosse molto esperta.
La sorte, checché ne dica lo Smilzo, non ha aiutato ad evitare questo grave errore umano. In qualche punto della catena di comando statunitense dev’essere intervenuto un tipico errore di coordinamento.
Questo genere di incidenti da “fuoco amico” è avvenuto innumerevoli volte prima, e ha portato ad un totale considerevole di vittime Usa dall’inizio del conflitto.
Se può essere di qualche interesse, vi riporto al riguardo il commento di un mio amico che ha prestato servizio come Sergente dell' esercito Usa in Iraq per 14 mesi:
"Ti racconto come sono cambiate le cose mentre mi trovavo in Iraq. Dopo la fine della guerra, ci siamo ritirati su posizioni fortificate. La sicurezza in quelle posizioni non era eccellente. Permettevamo ai veicoli locali di avvicinarsi fino ai cancelli senza molti problemi. Ci potevano anche essere alcune barriere di cemento poco prima. I kamikaze suicidi hanno cambiato tutto. Dopo che alcune autobomba hanno sfondato il cancello di diversi blocchi stradali e hanno ucciso un certo numero di soldati americani, le truppe statunitensi sono state obbligate a diventare più severe nella difesa dei propri posti di blocco. Diversi ostacoli furono posti tra le entrate ed i soldati. Furono messi anche i cartelli di avviso, in inglese ed in arabo, che avvertivano le automobili di rallentare e fermarsi. Così furono sistemati anche i famosi cartelli con il teschio e le ossa incrociate. Questo venne fatto per avvertire tutti che chi non avesse rallentato sarebbe stato colpito. I kamikaze cercano di avvicinarsi il più possibile prima di farsi saltare. Una volta che il veicolo si ferma, tutti i passeggeri scendono e dimostrano di non avere cattive intenzioni. A questo punto gli agenti si avvicinano per ispezionare il veicolo. Io non sono mai stato testimone di un incontro pericoloso ad un passaggio. La gente che ho visto ci dimostrava decisamente intenzioni pacifiche. Normalmente una mitragliatrice 50 cal è in grado di coprire il posto di blocco. Se un veicolo non si ferma, le regole d'ingaggio dispongono che il soldato possa aprire il fuoco. I giornalisti e i membri della coalizione adottano alcune misure particolari per identificarsi. Molti di loro mostrano delle scritte "STAMPA" o "TV" sull'auto. Ho frequentato un breve corso di aggiornamento riguardo agli IEDs (bombe di strada) e le misure di sicurezza in Iraq la settimana scorsa. Pare che gli USA abbiano commissionato ad un'agenzia civile la sicurezza e la prevenzione nell'addestramento tecnico relativo a questi ordigni. Tutti gli impiegati in quell'agenzia sono ex- militari che hanno esperienza di combattimento diretto. Uno di loro ha chiarito che oggi, ormai, in Iraq tutti conoscono cosa si deve fare ad un check point. E ha dunque detto che se un veicolo non si arresta, è abbstanza probabile che abbia intenzioni negative.
Da ciò che ho letto riguardo all'incidente di ieri, ho paura che l'autista sia nel torto. Se lui non ha rallentato in presenza di un check point, è probabile che sia stato ritenuto una minaccia. Spero fortemente che le inchieste giungano alla conclusione che non si trattasse di un tipo dal grilletto facile. Tuttavia, se i soldati di quel check point erano appena arrivati, questa può anche essere una possibilità.Una squadra di solito riesce a coprire e ad occuparsi della sicurezza di un check point. Il soldato che gestisce la 50 cal o la 240b è in una posizione tale da avere la visuale libera su tutto l'ingresso. Normalmente questa persona non apre il fuoco se non riceve l'ordine da parte del Sergente della Guardia. La maggior parte dei soldati è equipaggiata con ICOMs, quindi le comunicazioni sono piuttosto veloci. Ci sono circa due persone per la sicurezza e due addette all'ispezione. Non appena l'auto si ferma e tutti scendono, si procede all'ispezione dei passeggeri che vengono poi disposti sul lato della strada. A questo punto si procede all'ispezione del veicolo. Alcuni ordigni vengono attivati tramite congegni di apertura automatica senza chiavi, o telecomandi come quelli per aprire i garage. Dal momento che gli iracheni sono poveri, loro normalmente non ne possiedono. Ci è stato detto che se dei civili hanno tali congegni, quello è un segno di pericolo elevato. Me la farei sotto se vedessi un civile con un affare del genere al mio blocco.
Un'ultima cosa che vorrei dirti è che queste tattiche stanno funzionando, in realtà. Le morti causate da autobombe stanno calando sensibilmente.
Ho letto qualcosa sull'incidente. La giornalista ferita ha detto che lei non si rendeva conto di procedere ad alta velocità. Lei non ha mai detto una parola riguardo alla possibilità di fermarsi del tutto. Io so per certo che i veicoli devono fermarsi del tutto ad una distanza notevole dal blocco. Come ti ho detto, ci sono molti segnali di avviso".
Salutiamo dunque, noi della Right Nation, il ritorno in Patria di Giuliana Sgrena, con sollievo e felicità.
Con orgoglio e ammirazione, invece, salutiamo l’agente Nicola Calipari, che ha dimostrato con la sua professionalità ed il suo coraggio, e con l’estremo atto eroico, che non si va in guerra o nei servizi solo per fanatismo o per necessità economiche, come vorrebbe la vulgata socialista. Si rischia la vita anche per gli altri, per senso del dovere, e della Patria. Non siamo noi che strumentalizziamo il suo sacrificio; ci limitiamo a onorarlo.
E per quanto mi riguarda, c’è dell’altro.
Mentre all’indirizzo dei responsabili di questo tragico errore, accidentale ed involontario (che verranno giustamente indagati e processati) si scagliano accuse e si riscopre –ma guarda- il valore dei nostri fascistissimi Servizi Segreti militari, i bad guys, invece, i cattivi, quelli del Ba’ath, quelli che sequestrano le donne e a volte le uccidono (Margaret Hassan), quelli che hanno portato via le due Simone, la Aubenas, la Sgrena, la stessa Hassan, quelli che hanno ucciso Baldoni, che hanno ucciso Fabrizio Quattrocchi, che hanno ucciso decine e decine di civili innocenti... beh qualche volta ricordiamoci anche di quelli, dei terroristi.
I cattivi sono loro.
Shark.
la lista e il manifesto dei blogger liberali
Nel blog di neolib potrete segnalarvi
e segnalare altri blog lasciando un commento
attenzione: massima diffusione di "neolib" su tutti i blog della lista
Un manifesto c'è.
Nascita di qualcosa di importante.
Non siamo ancora nati e siamo già 300.
Attenzione:
Ci si può segnalare da Paolo di Lautremont
(con preghiera di tam tam!)
Quando la sinistra zittisce la satira
Chissà se Dario Fo ci farà una piece teatrale, la Dandini una manifestazione all'Ambra Jovinelli, Bertolino (o uno dei centinaia di comici di sinistra della nostra tv) un monologo.
Solidarietà da parte mia a Il Giulivo.
(Grazie a ILA e a New Blog per la segnalazione)

"Il fatto che una strage sanguinosa è uno spettacolo orribile dovrebbe solo fornirci una ragione per trattare la guerra con più rispetto, non per rendere la spada che portiamo sempre più spuntata per dei sentimenti d'umanità, finché ancora una volta arriverà qualcuno con una spada affilata e ci staccherà le braccia dal corpo".
K. Von Klausewitz, On War, 1939.
Shark.
LA LISTA

siamo 300 !!!
la RIGHT (italian) NATION
L'arcipelago delle libertà:
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Quello di oggi è proprio IL FOGLIO che preferisco;
uno di quei giorni da non dimenticare di comprarlo.
Perchè?!? Compratelo anche voi e capirete!
ANDREA'S VERSION n. 94 - COPYCAT
Non vorremmo insistere, non vorremmo ripeterci, a tutto abbiamo interesse meno che apparire noiosi. Ma c’è un limite, e Repubblica lo sta superando. E’ diventata più ragionevole su Bush, e questo ci piace. Scalfari spara minchiate sull’Europa soltanto la domenica, e anche questo fa parte del gioco. Ma non possono appropriarsi in questo modo della nostra Condoleezza Rice. Pubblicano la foto con gli stivali, di lei mezza sgambata, slanciata come una puledra e sorridente come una teenager, e questo passi. Ma come ieri non è possibile. Tu te ne vai su internet, passi per caso da Repubblica on line, e qual è la prima cosa che vedi? Condoleezza. Una fotina che è un bijoux, lei tutta vestitina di bianco, il solito sorriso smagliante, una spillina di un gusto squisito, che fa un pendant perfetto, senza un capello fuori posto, anche le scarpine tutte giuste, in un modo così spudorato che uno alla fine si incazza. Non solo perché si approfittano che noi non possiamo utilizzare le foto come loro e intanto così si avvantaggiano. Ma poi cosa credono? Di poter spacciare in giro la nostra guerrafondaia manco fosse la Concita De Gregorio dello scontro tra civiltà? (da IL FOGLIO del 02.03.2005)
Sta crollando il muro in medioriente

"Mettetevi nei panni del telespettatore arabo che ieri ha seguito gli eventi di Beirut. Ebbene il popolo libanese che sfida il terrorismo di Stato e la minaccia militare siriana, ha offerto una grande lezione di democrazia, così come la diedero otto milioni di iracheni che si opposero con successo al terrorismo recandosi alle urne lo scorso 30 gennaio. Nel mondo arabo è in atto una vera rivoluzione democratica. È giunto il momento di prenderne atto e di dare una mano ai popoli che ambiscono a riscattare la propria libertà troppo a lungo negata. "
Magdi Allam
Tutto l'articolo di Magdi Allam di oggi sul Corriere della Sera
Speriamo che cada sulla testa della Gruber ... il muro.