
RELATIVISMO NEL CORTILE DELL’ASILO.

Ieri sera sono andato alla riunione dell’asilo dei miei figli con i genitori dei bambini, le insegnanti e una psicologa infantile. Tema un po’ generico: l’educazione dei bambini.
Alcuni spunti sono stati interessanti ma la maggior parte degli interventi dei genitori hanno mostrato una insicurezza ed un infantilismo sbalorditivo.
Madri con tantissimi sensi di colpa nei confronti dei loro figli e con la paura di non "fare mai abbastanza per loro", come se il problema fosse puramente quantitativo: quante ore riesco a dedicargli, quante cose riesco ad insegnare, quante coccole, quanti giochi, quanti parchi, quanti corsi di nuoto ...
Padri con l’angoscia di dover sostituire la madre in tutto e per tutto. Se potessero farsi impiantare delle mammelle lo farebbero volentieri pur di "mammificarsi" il più possibile.
Provocatoriamente ho posto una domanda sul ruolo "SPECIFICO" che deve avere il padre nella crescita del bambino e in che cosa deve distinguersi dalla madre.
La psicologa ha lasciato che rispondessero i genitori per studiarne i modelli di riferimento.
Dopo un po’ di sconcerto per la stranezza della domanda (ma chi è quel tipo strano che si pone questi problemi del cazzo!?!) molti hanno risposto che non esiste un ruolo differente per il padre e per la madre e tutto ciò che fa una madre può e "deve" farlo anche il padre. "Esiste il genitore", ha detto una mamma.
Ho chiesto allora se esiste un problema per la psiche, la crescita e l’educazione di un bambino nella mancanza di distizione fra la figura della mamma e del papà. Se può causare problemi l’assenza di uno dei due genitori o nella figura "moderna" di genitori rappresentati da sue mamme o due papà (in Spagna questo modello familiare è reso possibile dalla nuova legge zapateriana delle adozioni da parte di coppie omosessuali).
Le risposte sono state disarmanti, del tipo "tutto è relativo".
" Dipende". "Potrebbero essere dei genitori migliori due omosessuali scrupolosi che un padre ed una madre disattenti". "Occorre giudicare nel caso specifico". "Bisogna vedere se il bambino nota delle differenze con la famiglia dei suoi amichetti, questo potrebbe essere un problema … ma se glie lo si spiega bene…".
Ho fatto scoppiare il putiferio subito dopo. Dicendo che auguro ad ogni bambino un padre antiquato stile '800 piuttosto che un surrogato di mamma con barba e baffi che sculetta mentre scarrozza il suo bambino ai giardini pubblici. Che non auguro a nessun bambino di crescere in una famiglia senza l'ombra di un padre. Che il padre è una figura insostituibile per un bambino tanto quanto quella della madre. Che un bambino che non ha padre ha bisogno comunque di figure e modelli maschili magari da trovare al di fuori della propria famiglia ma necessari alla sua crescita. Mi guardavano come fossi un marziano. Nonostante la psicologa mi abbia dato in buona parte ragione.
Sono andato a casa profondamente triste.
Giuro che ho pensato che se il relativismo di cui ci parla Ratzinger ci sta portando (o ci ha già portati ?) a questo, tanto vale fare fin da subito il tifo per Al Qaeda per l'introduzione della Sharia in Europa.
Lo confesso: piuttosto che la moderna Spagna relativista meglio un qualsiasi Marocco un pò retrò.
Vediamo se è vero:
"Sant'Eustachio puzzava come un cammello e non si lavava mai"
... "e pure Maometto".
Contro l'Onu.
"Le Nazioni Unite sono fallite. Bisognerebbe prenderne atto, dirlo chiaramente, non sprecare tempo con riforme e alchimie istituzionali. Rispetto alle grandi questioni come la sicurezza e la pace, l’Onu è un ente inutile, anzi dannoso. Il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale hanno tradito lo spirito e i principi contenuti nella Carta istitutiva, come dimostrano i numerosi disastri e scandali, dal genocidio in Ruanda del 1994 alla corruzione gigantesca legata al programma umanitario Oil for Food scoperta nel 2004. Si impone un nuovo modello di azione globale perché le Nazioni Unite sono figlie della guerra fredda; oggi il mondo è cambiato, le frequenti crisi locali non rispondono più alla logica geopolitica del bipolarismo, ma richiedono analisi e interventi che negli ultimi anni solo gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper operare. Se davvero crediamo nel sogno di stabilità dei fondatori dell’Onu è arrivato il momento di dire «mai più» alle Nazioni Unite e di sostenere la formidabile idea di un’alleanza tra le democrazie."
Quarta di copertina del nuovo libro di Cristian Rocca (clicca qui per ordinarlo).

BERLUSCONI IN CASA CUPIELLO.
Berlusconi: "Te piaciie 'o presebbio???"
Follini: "Nun me piaciie 'o presebbio!"
TRAMA
Luca Cupiello, come ogni Natale, prepara il presepe, fra il disinteresse della moglie Concetta e del figlio Tommasino, che con dispetto gli ripete che a lui il presepe non piace. Ci sono poi i continui litigi tra il fratello Pasqualino e Tommasino, entrambi con il tic del furto. Ninuccia, l’altra figlia, ha deciso di lasciare il marito Nicolino per l’amante Vittorio, e di scrivere una lettera d’addio; Concetta, disperata, riesce a farsela consegnare. La missiva capita però nelle mani di Luca che, ignaro di tutto, la consegna al genero, che viene così a sapere del tradimento della moglie. Durante il pranzo della vigilia di Natale, i due rivali, trovatisi di fronte per la sbadataggine di Luca, si scontrano violentemente. Nicolino abbandona Ninuccia e Luca, resosi improvvisamente conto della situazione, cade in uno stato d’incoscienza. Nel delirio finale, Luca scambia Vittorio per Nicolino e fa riconciliare involontariamente i due amanti; e Tommasino gli dirà finalmente che il presepe gli piace.

IL PARTITO (unico) DELLA LIBERTA'.
L'ho sempre pensato io che è un grande.
Questo li seppelisce tutti in un colpo i suoi becchini.
Infatti D'Alema, che non è un cretino come la maggioranza dei suoi, non ne sottovaluta la portata: "attenzione a Berlusconi, quando è in difficoltà dà il meglio di sè".
Sta mettendo nell'angolo i professionisti della cospirazione (U.D.C.) e sta dando l'ultima sveglia alle truppe tafazziane (A.N.).
In che modo? Provate a leggere le dichiarazioni ai giornalisti di questa mattina fuori dal Parlamento:
''Deve essere chiaro che il partito unico non si allea con nessuno, cioe' va da solo alle elezioni e chi non sta con questo partito va da solo''.
Nel partito unico dei moderati ci saranno le primarie? ''Certamente''. Cosi'il presidente del Consiglio commentando l'ipotesi del partito unico dei moderati. ''Deve essere un partito in cui, visto che ci sono diversi soggetti che confluiscono dalle diverse forze politiche, tutti abbiano il diritto di porsi come protagonisti'', ha spiegato conversando con i cronisti in Transatlantico. ''Per questo - ha aggiunto - ci devono essere regole, da studiare tutti insieme, su come si elegge il segretario, il presidente, su come si decidono le politiche... Deve essere un partito assolutamente democratico, ci mancherebbe altro''.
Altro che fine del Berlusconismo. Qui, ragazzi, si gioca duro.
E siamo solo all'inizio!
Sorvy
Il Foglio 23.4.2005
Andare a nozze
Non fatevi ingannare, non equivocate. Il matrimonio omosessuale varato in Spagna, con diritto di adozione e presto di fecondazione artificiale eterologa per le coppie dello stesso sesso, non è l’espressione di un diritto negato a una minoranza.
Questa è la versione banale e furba del problema.
Con una seria e responsabile legislazione sulle convivenze di fatto, questi diritti sarebbero assicurati nel rispetto delle differenze, che quella legge assurda e almodovariana, dispotica e giacobina, cancella del tutto. La totale equiparazione del matrimonio civile eterosessuale e di quello omosessuale, con la cancellazione dei termini e dei concetti di padre e madre, marito e moglie, considerati discriminatori e sostituiti da “coniugi” e “genitori”, è la obliterazione come un biglietto usato del matrimonio tradizionale e di ciò che esso rappresenta e ha rappresentato nella storia dell’umanità. E’ un atto scenico d’ingresso nel mondo nuovo in cui tutto è relativo, la natura e la civiltà, un mondo fatto per estendere a piacimento il crisma del diritto individuale come sostituto di ogni responsabilità verso la storia, la tradizione, la cultura, il linguaggio dei tempi. E’ una tabula rasa, come la Festa della Dea Ragione, è la solita ghigliottina moderna travestita
da semplice avanzamento e progresso, da riforma sociale.
E’ la consacrazione dell’idea che il diritto precede la ragione e la natura, che in termini di diritto sancito da una maggioranza si può fare tutto quel che si vuole, si può volere tutto quel che si può.
E’ una ardita schifezza.
Perfino il più radicale liberale del Novecento, Isaiah Berlin, terminando il suo saggio oxfordiano sui “due concetti di libertà” osservava: “La misura della libertà di una persona, o di un popolo, di scegliere una vita conforme ai propri desideri, deve essere valutata mettendola a confronto con molti altri valori”. Il vero laicismo liberale punta a valorizzare le differenze, che i sistemi
e le società chiuse annullano o con l’assolutismo dei valori o con la dittatura del relativismo (il peggiore degli assolutismi).
Questa legge rende insignificanti il racconto di Adamo ed Eva e tutta la narrazione civile, politica e letteraria intorno a quel momento della coscienza umana che è la propagazione della specie. E’ una riforma ideologica, che non tocca i credenti, muniti dello strumento del matrimonio religioso, ma la comunità dei laici, cui viene imposto un modello unico dispotico di alleanza famigliare. E’ una riforma democratico- autoritaria mascherata da avanzamento libertario, una norma che nega ai figli il diritto di essere generati da un uomo e da una donna o di essere affettivamente accuditi dai due tronconi dell’umanità, dalle due metà del cielo. E’ la prefigurazione di una società indifferente a tutto ad eccezione del desiderio che codifica, impone, e delegittima il sentimento dell’unione coniugale nell’unica forma logica possibile.
L’omofobia è orrore, l’uniformità è orrore
Ripetiamo. L’omofobia è puro orrore. La negazione di diritti civili è insania. Ma la equiparazione dei due tipi di matrimonio, attraverso una modesta riforma del codice civile, e un insulto al linguaggio istituzionale dell’amore sacro e profano, porta con sé il comico, il grottesco e la sciatteria del peggior equivoco. Ama e fa’ quel che vuoi, diceva Sant’Agostino. Vivi e lascia vivere, dice il detto popolare. Ma un sistema legale che decide la modifica a maggioranza dell’istituto del matrimonio, contraffacendone la forma e la sostanza, non solo è poco fantasioso, non sa inventare le diverse forme di vita pubblica adatte alle sacrosante differenze private, fa di peggio: impone l’uniformità sotto specie di progresso, abbatte il rispetto laico e religioso ad un tempo per natura e ragione. Collegate questa norma al resto, e abbiate paura.

nota del Sorvegliato: la vera omofobia è quella di chi usa il termine così tanto politically correct ma limitante di "gay".
Invece di usare il termine "uomini".
Alcuni brani tratti da un bellissimo post di Paolo di Lautremont

"Sembra un modello di società nazificata. Come nel racconto di Dick pubblicato giorni fa sul Foglio e come nell'intervista dell'ormai senile Sartori, chi non ha coscienza della vita e della morte non è un essere umano, e siccome non fa parte di nessun gruppo di pressione, è tagliato fuori. Nel racconto le famiglie potevano recedere dai figli fino all'età di dodici anni, chiamando una specie di accalappiacani che sbrigava la pratica.
Si insegue una società di Perfetti nella quale i vecchi, i bambini, gli emarginati invisibili naturali, e infine persino i "normali" che non fanno lobbing, vengono tagliati fuori dai Giovani-belli-neoricchi."
(...)
"Viene da pensare a una nuova hitlerjugend democratica."
(...)
Da quanti anni si sente puzza di bruciato in settori politici sconfitti dalla Storia, che ora risorgono in nome dell'eugenetica sociale, mascherati da ultrademocratici e con la bocca piena di diritti civili?
Sono figli unici di una lunga e terribile guerra civile interna e fratricida tra due forme di dittatura, nazionalista o internazionalista, rossa o nera. Così fu in Spagna, in Russia, in Germania, in Italia.
Nazisti erano, e nazisti restano.
ECOLOGISMI
Oggi in America si festeggia l'Earth Day, la giornata della Terra. È quel tipo di ricorrenze ecologiste che mi lasciano a dir poco scettico, perciò ho trovato molto divertente la vignetta di Cox & Forkum sull'argomento, che ripropongo qui sotto, come di consueto tradotta in italiano (e, come di consueto, cliccandoci sopra venite mandati all'originale).
by BUROGGU
... e come di consueto il Sorvegliato copia & incolla.
... in effetti mi sembrava sciupato!
Quelli che "non ce vonno sta!"
Al direttore - Le racconto un piccolo retroscena: ero a piazza San Pietro, in attesa del nome del nuovo Papa. Dietro di me, Paolo Giuntella, quirinalista del TG1, parlava con un’altra persona, e sprezzantemente diceva: come penitenza, durante questa Quaresima ho letto i libri di Giussani e di Ratzinger, sono il contrario di quello che secondo me deve essere la Chiesa, se fanno Papa Ratzinger è la volta che divento protestante. Poi l’annuncio. Mi sono voltata, era già scomparso.
Ferrara : (...) Pubblico per il divertimento dei lettori e mio.
Quelli che "non ce vonno sta!"
THE RADICAL POPE
Quello della fumata bianca
assomiglia un pò a Pannella ?
La sfera di cristallo
Mi chiedo
Perché spendere milioni e milioni in sondaggi quando è sufficiente un euro per comprare Il Foglio del giorno prima?
Christian Rocca
Forti radici cristiane,
vecchi tuberi radicali,
soliti muschi ideologici (fossero pure neocon-sorvegliatiani)
Le risposte alla rubrica delle lettere sul FOGLIO di oggi - secondo me - valgono un intero giornale. Leggete:
direttore - Con l’elezione di Joseph Ratzinger ha vinto la linea del pensiero forte, della lotta per la riconquista dell’Europa contro la deriva della secolarizzazione e del fondamentalismo laicista. Anche il nome Benedetto (quello del santo patrono d’Europa) è un segno di questo programma. E’ proprio vero che non possiamo non dirci cristiani.
Giuliano Cazzola
Ferrara: E' proprio vero.
direttore - oggi Emanuele Severino ci segnala “la potenza concettuale che sta alla radice del relativismo e delle altre forme del pensiero contemporaneo”. Grande sfida: il relativismo ha i suoi cardinali, o i suoi nuovi Giordano Bruno (senza roghi, ovviamente).
Angiolo Bandinelli
Ferrara : Che nel partito radicale ci siano vecchi solidi come lei e Pannella è per me, radicale devoto, una immensa consolazione. Ma dite al mio amico Capezzone di scendere dai trampoli: la ricreazione è finita, il circo chiude.
Al direttore - Mi permetto di osservare che, da più parti si associa il nome di Benedetto alla condanna delle “inutile strage”, breve consolazione di un supposto pacifismo del nuovo Santo Padre. Quale errore! Il cardinale Ratzinger ha scelto il nome di Benedetto XVI perché si trova insieme al suo predecessore da cui prende il nome, a dover fronteggiare una guerra mondiale. I nemici, come sa chi ha onestà intellettuale, non mancano.
Cordialità Federico Strada.
Ferrara : Nessun Papa può essere ridotto a criteri banali e ideologici, in un senso o nell’altro. Quelli che a proposito di Ratzinger citano i neocon (non parlo di lei) sono dei provinciali e dei nani sperduti tra questioni più alte di loro. Sono tappi. Ma come si fa a misurare discussioni serie, che riguardano l’esistenza umana e il suo significato, il nostro modo di vivere, amare, nascere e morire, con il metro della piccola politica, della deformazione e della caricatura ideologica? Come si fa a banalizzare tutto, a tradurre in giornalese “de sinistra” ogni sprazzo di liberale discussione? Non è noioso ripetersi, farsi il verso e rifarlo ad altri, e teocon e neocon?

"Non c'e' cultura politica che non riconosca come valida la regola secondo cui una maggioranza che ha il mandato per governare governa. E se l'esecutivo scelto dagli elettori entra in crisi, sono gli stessi elettori a dover decidere sul destino del Paese. Nessuno ha prospettato un cambio di maggioranza. Anzi, tutte le forze politiche che compongono la maggioranza hanno formalmente rinnovato la loro fiducia al Presidente del Consiglio e gli hanno chiesto di dare vita ad un nuovo Governo. Io intendo accettare questo invito, formando un nuovo Governo, che sia in grado di dare le risposte che questo Paese richiede. Credo fermamente nella virtu' della stabilita' e della continuita' di Governo. Questa e' la maggioranza e lo sara' fino alla fine della legislatura".
Silvio (Benedictus) II
Ci piace così tanto che ne vogliamo il bis!
by Sorvy
California dreaming
By Shark.

Avvertenza: anche Lexi ha fatto un post sulla California ma il mio è estremamente più palloso.
Ci siamo ragazzi, domani parto per Roma e venerdì mattina da lì per Los Angeles, per un totale di 40 ore circa di viaggio tra treni, aerei, attese negli aeroporti e infine le mie brave 3 ore di macchina fino a San Diego. Mi rifarò vivo prima di metà maggio, per cui intanto volevo farvi un saluto. Il mio amico di Orange County si sposa e mi ha chiesto di fargli da testimone. Starò un po' a San Diego, dove lui abita e lavora (al Naval Medical Center) e un po' a L.A., dove vive la sua famiglia e dove si celebrerà il matrimonio. Sorvy, mi ci vedi in smoking?
Ieri intanto mi sono rallegrato dell'elezione di Ratzinger, è uno che mi sta simpatico, e si batte contro la dittatura del relativismo che io aborro da anni. In realtà nella sua omelia ha criticato anche l'agnosticismo (io sono agnostico), e in più sarebbe interessante conoscere il pensiero di Sorvy sulla critica al liberalismo. Fatto sta che lui mi sta d'istinto molto più simpatico del suo predecessore. Ma questo conta poco, io non ho voce in capitolo, essendo un agnostico convinto, e forse è meglio così: se fossi credente sarei un bigottone formidabile, intransigente e spigoloso. Pensate che mi dà tremendamente fastidio la folla dei Papa Boys vociante e urlante "Santo! Santo!" o "Vieni fuori sì o no? Vieni fuori sì o no?" in piazza San Pietro con chitarre ed occhialetti da nerd al seguito. Mi sembra una mancanza di rispetto, mi sa di indisciplina, quindi figuratevi se non mi piace l'algido Ratzinger.
Comunque prima di partire volevo raccontarvi una storia. E'la storia del mio migliore amico, quello a cui vado a fare da testimone.

Nguyen ha 33 anni, è nato a Saigon (non provate ad obiettare con un Vietnamita americano che la città si chiama Ho Chi Minh, è e resterà sempre Saigon) in una famiglia benestante e numerosa. Suo padre era un capitano dell'esercito del Viet Nam del Sud, e la sua famiglia possedeva un certo numero di terre su cui impiegava qualche centinaio di lavoratori. Oggi si direbbe una classe media o medio-alta. Primi anni '70, i comunisti premevano da nord e gli americani iniziavano il graduale disimpegno che li portò ad abbandonare Saigon nel 1975. I nordvietnamiti entrarono al sud, unificarono il Paese sotto una brutale dittatura, ed iniziò il terrore. Vendette sui sudvietnamiti, violenze su donne e bambine per punire chi avesse collaborato col nemico, incarcerazioni in massa, espropri forzati. Nelle parole di Nguyen c'è ancora tutta la tristezza per quella che fu una guerra civile a senso unico, tra fratelli, tra connazionali. Verso la fine degli anni '70 la situazione si fece ancora più cupa. Il rischio per il padre di Nguyen era sempre più alto, lui era stato nell'esercito del Sud, la sua famiglia era sempre più in pericolo. Le terre erano state sottratte, la vita era più dura. Il padre di Nguyen iniziò a pensare di lasciare il Paese. Si guardò un po' intorno, molti c'erano riusciti, ma molti, moltissimi altri erano stati scoperti e fucilati sull spiaggia, o incarcerati e torturati, e le loro famiglie violentate, la loro vita sconvolta ancor di più. Chi ce l'aveva fatta, però, ora dormiva senza l'incubo della polizia segreta, senza il terrore di vedere i propri bambini portati via o peggio. La famiglia era numerosa, come ho detto, circa sette o otto fratellini e sorelline. Nguyen aveva otto anni quando, nel 1980, sua madre li svegliò nel cuore della notte e gli sussurrò all'orecchio: "E' ora di andare". I bambini non sapevano nulla di quello che stava succedendo: i loro genitori non gli avevano detto nulla nei giorni precedenti per paura che gli sfuggisse una parola con qualcuno. Fecero alcune valigie, misero dentro quelle pochissime cose che puoi portare quando devi affrontare il mare su un barcone. Uscirono di casa, non abitavano molto lontano dalla spiaggia. L'appuntamento era su una piccola barca che li doveva aspettare sulla riva, nel buio, ed in silenzio, e che li avrebbe portati a qualche centinaio di metri al largo, fino al barcone. Il rischio di essere scoperti era altissimo, chiunque avrebbe potuto tradirli dopo avere intascato la somma che erano riusciti a pagare. Era una questione di fiducia, e di paura. Invece nessuno li tradì, e dopo alcuni minuti raggiunsero il barcone su cui si trovavano già altre famiglie, altri bambini, altre paure, altro coraggio, altre speranze. Erano diventati anche loro dei boat-people, avevano lasciato il paradiso comunista alle spalle. Rimasero in mare per qualcosa come tre settimane, tra mare in burrasca o squali, come in un film, e le scorte di cibo erano già terminate quando riuscirono a raggiungere la Malaysia. Nguyen ricorda ancora, come un'immagine stampata nella sua mente, il momento in cui finalmente scese a terra, ma l'acqua era ancora troppo profonda per lui e finì dentro fino ai capelli. Un signore lo prese per le ascelle e lo ritirò fuori mettendolo sulla riva. All'epoca i governi di alcuni Paesi circostanti organizzavano dei campi profughi per i rifugiati vietnamiti, un po' in Malaysia, un po' in Thailandia, o a Singapore. Rimasero nel campo profughi per un anno intero. In un campo profughi si vive di assistenza, ma quando hai dei bambini che hanno fame ti senti un verme comunque. Un altro episodio toccante accadde quando Nguyen vide con i suoi occhi la madre che rivendeva la sua fede nuziale, l'ultima cosa che le era rimasta, in cambio di sei uova da dare ai bambini. Diverse quote di rifugiati venivano accolte da Paesi dell'area, o occidentali, anche dall'Italia. Ma il padre di Nguyen aveva sempre avuto molto chiaro in testa che avrebbe dato un futuro ai suoi figli negli Stati Uniti. Riuscì ad ottenere il permesso di accoglienza per sé e la sua famiglia, e finirono in Virginia. Ora anche la fame era stata lasciata alle spalle.
All'inizio le cose non furono affatto facili per loro, ma dopo qualche tempo il padre di Nguyen, uomo dal multiforme ingegno, si riciclò da militare a chef, e finì col lavorare ai banchetti presidenziali. La fortuna finalmente girava, e la situazione migliorava. Ad un certo punto decisero di trasferirsi in California, ad O.C. (America's most republican county, il bastione conservatore della California), dove esisteva (ed esiste ancora) la più grossa concentrazione di vietnamiti al mondo al di fuori del Vet Nam. Furono raggiunti dalla nonna, che fu, come si dice in gergo, sponsorizzata dai parenti e accolta. Nguyen poté studiare alla UCLA, conseguendo una laurea in Biologia. Ha servito nei Marines e in Marina per 10 anni ormai, ed è un ricercatore patologo. Ora insegna nella Marina e guadagna 4 mila dollari al mese. E' stato a Okinawa per due anni, in Italia, nel Bahrein, in Turchia, a Porto Rico. I suoi fratelli lavorano, e uno ha un'impresa di software dove lavora anche la madre. Il loro padre è morto anni fa, ma il coraggio di quell'uomo credo che abbia molto da insegnarci. Sabato 30 Nguyen sposerà ToQuyen, la sua splendida ragazza, e io sarò lì con loro. Un dettaglio incredibile è che, anni e anni dopo, parlando tra famiglie e conoscenti, saltò fuori che ToQuyen, all'epoca una bambina di sei anni, si trovava nel 1980 con la sua famiglia su quello stesso barcone che portò Nguyen verso la libertà.
Questa è la storia del mio migliore amico. Auguratemi buon viaggio, a presto.
Shark.
quando il gioco si fa duro:

i polli rimangono a guardare (a bocca aperta):

solo lui poteva una cosa del genere.
Sorvy (Grazie a Daw)
Addio, Fabietto.
Il giovane cuore di Fabio Bilancini due giorni fa si è fermato.
Fabio era appena un ragazzo, aveva 17 anni. Aveva un bellissimo blog al quale aveva messo il nome con il quale tutti i suoi amici lo chiamavano: "Bietto".
Era un blogger come me. Come tanti. E oggi non è più con noi.
Che Gesù lo tenga stretto a sè... come il più speciale dei suoi ragazzi. Perchè Fabio era un ragazzo veramente speciale.
Non ce la faccio ad aggiungere altre parole, mi sembra tutto così assurdo...
Spero di conoscerti lassù, Fabio. Un abbraccio fortissimo, ragazzo mio, pregherò (insieme ai miei bambini) per te, e per la tua famiglia e ai tuoi amici che hai lasciato soli.
Tuo, Mario (Sorvy)

SE LO DICE ZUCCONI!!!
by Sorvy
Berlusconi vincerà le politiche perchè, nonostante nel nord la popolazione è minoranza (sic), il sud è masochista (risic!)
Dear Vittorio
rimango sorpreso nel leggere che insisti a non essere convinto della probabile sconfitta di Berlusconi alle prossime elezioni politiche: la cosa mi preoccupa perché avevi predetto la rielezione di Bush... GWB si sarebbe potuto permettere di travestirsi da Talebano durante la campagna e lo avrebbero rieletto comunque per vari motivi il piu imporante dei quali è lo stato di guerra seguito dalla simpatia e immedesimazione che l'americano medio ha nei confronti di Bush... Ora premesso che l'effetto simpatia e immedesimazione-proiettiva funziona anche per Berlusconi e che già ora i telegiornali stanno cercando di farci credere di vivere nel 1948 ... non comprendo quali altri fattori decisivi possano influenzare così a fondo l'opinione pubblica da permette a berlusconi di rivincere...
Con simpatia
Robert Terwilliger
dear Robert, non sono un "italianologo" capace di capire che cosa sia la "discontinuità" (Un grande magazzino che vende mutande "discount" o una variante della discopatia, la dolorosa ernia del disco?)<ha fatto la battuta!!!>, ma penso che tu sopravvaluti la meccanica elettorale, che è essenziale in un Paese come gli Usa, dove conta vincere gli Stati singoli, e lo è molto meno in quel fritto misto di proporzionale e di "winner take all" che è l'Italia. Una cosa mi pare ovvia: che sarà il Sud, non il Nord minoritario < A Zuccò, ma sei sicuro? Il Nord "minoritario"?!?! Guarda che la popolazione delle regioni del Nord sono il 45% dell'intera popolazione italiana, altro che nord "minoritario"> e ricattatorio dei Leghisti, a decidere anche se, come nella sua amarissima e masochistica storia, deciderà ancora una volta contro se stesso. <della serie: "mica sono io che sono razzista. Siete voi che siete terroni, ignoranti e puzzoni!">
Vittorio Zucconi
Siamo a posto: Il Nord (con il 45% della popolazione italiana) è minoritario e ricattatorio. Il Sud e le isole (con il 33,5%) è votato al masochismo. Non ci resta che sperare nel Centro (moralmente, antropologicamente, maggioritariamente e adesso anche .... di RAZZA SUPERIORE) per liberarci dal Kattivo BerlusKoni. Apposto siamo ... Azzzuccò!!!!
Il Leone ferito , il Gatto e la Volpe.
Storia inventata (ma neanche tanto) dal Sorvegliato per i suoi bambini.
C’era tanto tempo fa un Leone che diventò Presidente del Consiglio. Con tanti voti ed un contratto pieno zeppo di cose da fare. Il Leone si portò dietro con sè parecchi animali. Tutti gli animali giurarono fedeltà al re dinanzi al grande saggio del Monte Quirinio e promisero solennemente di seguire sempre il re Leone fino a che avesse realizzato tutto il suo programma, come avevano chiesto a gran voti gli elettori numerosi.
Fra i tanti animali c’erano un gatto nero un pò sciocco ed una furbissima Volpe di razza democristiana.
Ma il gatto nero e la vecchia volpe, dagli occhialoni buffi, ben presto diventarono molto amici. Uniti dall'invidia per il Leone e per la sua famosa criniera, per quanto spelacchiata e un pò sbeffeggiata essa fosse.
Avrebbero voluto diventare come lui: i nuovi re della foresta. Il Re Gatto e Il Re Volpino. Si allenavano a pronunziarne anche il nome.
Ma da che mondo è mondo, e le foreste sono foreste, i gatti e le volpi non vanno più in là del loro orto, figuriamoci se potranno mai diventare i re della foresta.
La Volpe cominciò ben presto a parlar male dell’Orso delle alpi che tanto amico era del re Leone.
"Potresti essere tu al posto del leone, bravo e forte come sei, ed io ti starò accanto al posto dell’Orso" disse un giorno la Volpe al gatto in un orecchio.
"Tu devi battere forte i pugni sul tronco se vuoi diventar qualcuno" gli sussurrava sempre alle spalle la Volpe al Gatto.
" Dobbiamo cambiare il programma del contratto del re, e se poi il leone non cambia regime, demoliremo tutti e Tre Monti sul quale regge il suo castello." lo sciocchissimo Gatto, rimbeccato dalla vecchia Volpe.
"Ma fa attenzione, caro Gatto, il patto fra di noi è segreto!"
Il re, tutti sapevano, non amava le vecchie volpi e tanto meno i loro sporchi intrallazzi che tanto danno avevano fatto al regno da 50 e passa anni.
Mai li avrebbe ascoltati.
Mai si sarebbe fidato di loro.
Del Gatto sapeva invece che era solo un poco sciocco ma che, se fatto ragionare, non era un cattivo animale.
Ma non immaginava fino a che punto era sciocco quel gatto. Eppoi non conosceva ancora il loro segreto, occupato com'era a governare e a costruire, mentre gli altri due tramavano nell'ombra delle vecchie caverne.
Il Tempo del regno intanto trascorreva fra intemperie, incendi, guerre, crisi europee e mondiali. L’opposizione del partito dei Tassi e quello dei sanguisuga erano da sempre alleati ai potenti vecchi delle caverne e manovravano i Gatti e le Volpi per rovesciare il leone al potere.
Il capo dei Tassi vantava come grande conquista la nuova moneta del grande regno di Buròlandia di cui era stato perfino il governatore (anche se il più odiato e ridicolizzato di tutti).
La Volpe ormai non ci stava più nella sua vecchia pellaccia e sognava di pugnalare alle spalle al più presto il Leone. Troppo tempo occorreva per rosolare a fuoco lento il re leone, usando allo scopo quasi sempre la fiamma del Gatto.
Arrivati dopo tanti dispettucci al quarto anno di regno, il Gatto fessacchiotto e la Volpe democristiana avevano perfezionato una nuova e straordinaria trappola da loro battezzata "STOP and GO" cioè dire ogni giorno "si forse" e il giorno dopo "ma però". Certamente il Leone ormai stanco avrebbe perso del tutto la pazienza e sarebbe tornato nella sua ricca e grande casa di un isola lontana lontana.
Arrivarono le elezioni regionali senza che il re avesse potuto fare altro che quello che il Gatto e la Volpe gli lasciavano ormai fare (quasi nulla) e tanto sperarono e pregarono che il Leone le buscasse almeno un pochino dagli elettori. Ma le regionali furono catastrofiche. Oltre ogni previsione. Fuoco, vento, pioggia si abbatte sul re Leone. Quale miglior regalo per il Gatto e la Volpe?
Finalmente si era realizzato il loro sogno: Il Leone aveva perso e non importava se assieme al re avevano perso anche loro.
"ll Leone ne deve trarre le conseguenze" dicevano i due a gran voce, increduli e felici, perchè il bel giorno era ormai arrivato...
Ci sarebbero state le nuove elezioni e - senza più il Leone fra i piedi - il Gatto e la Volpe avrebbero preparato una grande e futura alleanza. Quel leone, così fastidioso, con quelle velleità di "riforme", quella pretesa di fare la "rivoluzione liberale" dell’economia e quella cultura liberale e moderna così strana per la loro razza, ereditata dal re da due grandi imperatori Leoni di grandi e potenti regni: il Leone Reagan e la Leonessa Thatcher ... eppoi quella "politica estera" come mai lo era stata in quel regno, quella notorietà internazionale così fuori luogo per un foresta immobile e spennachiata, provinciale e screditata come quella.
Il Gatto e la Volpe - mentre Tassi e Sanguisuga si preparavano al grande ritorno - si dicevano l’un l’altro: " Ma cosa si era messo in testa il re Leone? Cambiare la foresta? Ma che ... scherziamo? La foresta deve rimanere sempre quella, sciupona e incasinata, oscura e misteriosa, piccola e provinciale: la linea economica, politica, affaristica, bancaria, culturale la devono fare quelli che stanno nelle grotte. Come è sempre stato. I grandi vecchi in ombra ci diranno tutto il da farsi. Loro da sempre dicono ai capi degli animali quello che devono e quello che non devono fare. La conservazione della foresta più conservatrice del mondo non può e non deve cambiare mai ... neanche una foglia deve essere tagliata o aggiunta.... Vecchio pazzo di un Leone... Faremo i nostri quattro o cinque anni all’opposizione, il leone spennacchiato e già vecchio verrà dimenticato da tutti insieme alle sue velleità liberali... i leoncini, senza di lui, si squaglieranno... l’Orso delle Alpi lo uccideremo noi stessi con le nostre mani e ne regaleremo la pelle ai Tassi e ai Sanguisuga... un giorno, non troppo lontano, i capi della foresta saremo noi!".
Peccato che il Gatto non avesse capito che la Volpe lo aveva utilizzato in tutti quegli anni come utile idiota di giochi occulti … occultissimi dove non ci sarebbe stata "trippa per gatti".
Giochi che il gatto non poteva conoscere nè tanto meno capire, limitato com'era.
Il Volpino (capo della vecchia volpe) aveva infatti già preso accordi con il Pavone dell’altra sponda del fiume, quello piacione, alleato momentaneo dei Tassi e dei Sanguisuga.
"Dobbiamo tornare alla federazione del centro della foresta e ricostruiremo la Doppia Cazzata" festeggiavano già Volpino, la Cozza campana, Pavone piacione e ScorfanoRosy insieme ad una mezza dozzina di Tassi e Sanguisuga di discendenza democristiana.
"Torneremo al proporzionale. Chiameremo CozzaMastella e Volpino stesso (quello seduto sullo scranno alto) a ricoprire alte cariche e avremo il compito (a dispetto di Tassone Romano che rimarrà a bocca asciutta) di unire tutte le margherite che potremo e magari anche qualche rametto di quercia. Poi ci metteremo al centro come una volta e con l’alleanza degli uomini potenti delle caverne regneremo un po’ coi Tassi e un pò coi Gatti. Ma nessuno potrà più mandarci via dal comando della foresta.
"Il Gatto coglione sarà fatto fuori" disse Volpino "magari dagli stessi altri gatti. Poi nel giro di pochi mesi, al massimo un anno, i gattini già ciechi si disperderanno insieme ai leoncini, orfani del re Leone. Che importa se poi nascerà qualcos’altro di qua e di là. Noi staremo sempre al centro e sempre comanderemo. A partire da oggi e per l'eternità."
Il Gatto fu messo in allarme dal leone e alla fine (che perspicacia!) capì tutto. Capì quanto era stato utile e idota.
Ma ormai era troppo tardi!
Il gatto non sapeva che pesci pigliare perché il suo cervello - già minato da troppe scenari, rivelatisi chiaramente falsi - non era più capace più di ragionare.
Ma la storia insegna cari bambini, che le storie non finiscono mai come sono iniziate e che a volte le conclusioni sono a sorpresa.
Io non vi dico quale sarà.
Forse il ruggito del leone ferito schiaccerà le volpi come topi. Forse i Sanguisuga e i Tassi potranno avere il regno promesso dagli uomini delle caverne. Ma per quanto tempo?
Forse i leoni potranno organizzarsi in difesa del re, L’Orso delle Alpi diventare fortissimo nelle sue terre ricche e selvagge, i gattini impauriti potranno tornare sotto le zampe protettive del Leone, il grande Gatto sciocco trovare un pò di ragione.
I finali a sorpresa, bambini miei, ci sono in tutte le favole.
E le favole spesso diventano realtà.
Perchè il leone ferito resiste, e si ode fin qua il suo ruggito.
E noi abbiamo la Forleo
By Shark.

Vi ricordate di Richard C. Reid? Sicuramente sì. Il 22 dicembre del 2001 Richard Colvin Reid, un cittadino britannico di 29 anni che volava come passeggero sul volo della American Airlines numero 63 da Parigi a Miami, tentò di far esplodere l'intero aereo con a bordo 197 persone. Aveva dell'esplosivo nelle scarpe. Il colpo non riuscì perché Reid fu sopraffatto e poi immobilizzato dai passeggeri.

Due anni fa Reid fu condannato all'ergastolo dal Giudice William Young (foto sopra). Dopo aver ammesso la sua colpevolezza davanti alla Corte, Reid ammise anche la sua "fedeltà ad Osama bin Laden, all'Islam e alla religione di Allah", dichiarando "Non credo di dovermi scusare per le mie azioni" e dicendo alla Corte "Sono in guerra con la vostra Nazione".
Il Giudice Young rilasciò il seguente discorso (in cui potete leggere anche le farneticanti rivendicazioni del terrorista), una implacabile condanna di Reid in particolare e dei terroristi in generale.
Ho trovato folgoranti le parole del Giudice.
La traduzione è mia:
Gli Stati Uniti contro Reid
Dichiarazioni conclusive del Giudice Young
"Signor Richard C. Reid, ascolti ora la sentenza che la Corte ha pronunciato per lei.
Per i capi d’imputazione 1, 5 e 6 la Corte la condanna all’ergastolo per conto del Ministro della Giustizia degli Stati Uniti.
Per i capi d’imputazione 2, 3, 4 e 7 la Corte la condanna a 20 anni di reclusione per ciascun capo, in modo che le singole condanne debbano essere una consecutiva all’altra. E’ un totale di 80 anni.
Per il capo d’imputazione 8 la Corte la condanna a 30 anni consecutivamente agli 80 appena imposti. La Corte la condanna, per ciascuno degli otto capi d’imputazione, ad una sanzione di 250.000 $, per un totale di 2 milioni di $.
La Corte accoglie la raccomandazione del governo per quanto riguarda il rimborso e ordina un rimborso per un totale di 298,17 $ per Andre Bousquet e 5.784 per la American Airlines.
La Corte la condanna al pagamento della sanzione speciale di 800 $.
La Corte la condanna a cinque anni di libertà vigilata, semplicemente perché è così richiesto dalla legge. Tuttavia gli ergastoli sono VERI ergastoli, quindi non c’è bisogno che io entri nello specifico [delle condizioni della libertà vigilata].
Questa è la sentenza prevista dai nostri statuti. E’ una sentenza equa ed onesta. E’ una sentenza giusta. Lasci che le spieghi questo.
Noi non abbiamo paura di nessuno dei cospiratori terroristi suoi complici, signor Reid. Noi siamo americani. Ci siamo già passati prima d’ora.
Si usa troppo “linguaggio da guerra” qui dentro. E lo dico a tutti col massimo rispetto.
Qui in questa Corte dove noi trattiamo gli individui in quanto individui, e ci preoccupiamo degli individui in quanto individui, in quanto esseri umani, qui noi cerchiamo di fare giustizia.
Lei non è un nemico belligerante. Lei è un terrorista. Lei non è un soldato in alcuna guerra. Lei è un terrorista. Darle quel titolo, chiamarla soldato, le concede fin troppo onore.
Sia che siano le autorità governative a farlo, o che lo faccia il suo avvocato, o che sia il suo stesso punto di vista, lei resta un terrorista.
E noi non negoziamo coi terroristi. Noi non trattiamo coi terroristi. Noi non firmiamo documenti coi terroristi. Noi li scoviamo uno per uno e li portiamo di fronte alla giustizia.
Perciò il “linguaggio da guerra” è del tutto fuori luogo in questa Corte. Lei è un uomo grande. Ma lei non è così grande. Lei non è un guerriero. Conosco i guerrieri. Lei è un terrorista. Una specie di criminale colpevole di tentato omicidio plurimo.
Sicuramente l’agente Santiago aveva ragione quando lei fu portato fuori da quell’aereo e fu messo agli arresti e si chiedeva dove fosse la stampa e dove fossero i giornalisti e disse di non essere così importante. Lei non è importante.
Ciò con cui il suo consulente, ciò con cui il suo bravo consulente e ciò con cui gli altrettanto bravi avvocati degli Stati Uniti si sono cimentati e ciò con cui io, nella maniera più onesta che potessi, ho provato a cimentarmi, è il perché lei abbia compiuto qualcosa di così terribile. Cosa è stato che l’ha portata qui in quest’aula oggi? Io ho ascoltato rispettosamente ciò che lei aveva da dire. E le chiedo di sondare il suo cuore e chiedersi quale tipo di odio imperscrutabile l’abbia portata a fare ciò che lei è colpevole ed ammette di essere colpevole di aver fatto.
E ho una risposta per lei. Potrà non sembrarle soddisfacente. Ma mentre analizzo questa documentazione questa risposta mi appare come la cosa più vicina alla realtà.
Mi sembra che lei odi l’unica cosa che per noi è sommamente preziosa. Lei odia la nostra libertà. La nostra libertà individuale. La nostra libertà individuale di vivere come scegliamo di vivere, di andare e venire come scegliamo, di credere o non credere come noi individualmente scegliamo di fare.
Qui, in questa società, gli stessi venti portano libertà. La portano ovunque da un mare all’altro. E’ proprio perché noi teniamo in così alto conto la libertà individuale che lei si trova in questa bellissima aula. Così che tutti possano vedere, vedere autenticamente che la giustizia sia amministrata in modo equo, individuale e discreto.
E’ proprio per la ricerca della libertà che i suoi avvocati si impegnano in modo così vigoroso per difenderla e hanno presentato ricorsi e appelli, e andranno avanti a difenderla davanti ad altri giudici. A noi questo importa. Perché noi tutti sappiamo che il modo in cui la trattiamo, signor Reid, rappresenta la misura delle nostre stesse libertà.
Ma non si faccia illusioni, comunque. E’ altrettanto vero che noi sopporteremo qualsiasi fardello, pagheremo qualsiasi prezzo per preservare le nostre libertà.
Si guardi intorno in quest’aula. Se la imprima nella mente. Il mondo non si ricorderà a lungo di ciò che lei o io diciamo qui dentro. Dopodomani sarà tutto dimenticato.
Ma questo, tuttavia, durerà a lungo. Qui, in quest’aula, e nelle aule in giro per l’America, il popolo americano si raccoglierà per vedere che giustizia, giustizia individuale, giustizia, non guerra, giustizia individuale sia fatta.
Lo stesso Presidente degli Stati Uniti attraverso i suoi rappresentanti dovrà venire nelle aule e presentare le prove su cui saranno giudicate specifiche questioni, e le giurie dei cittadini si riuniranno per giudicare quelle prove democraticamente, per plasmare, modellare e raffinare il nostro senso di giustizia.
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Vede quella bandiera, signor Reid? Quella è la bandiera degli Stati Uniti d’America. Quella bandiera sventolerà lassù ancora a lungo, dopo che tutto questo sarà stato dimenticato. Quella bandiera difende ancora la libertà. E lei sa che lo farà sempre. Agli arresti, agente, lo porti via dall’aula".
A queste parole Reid replicò: "Quella bandiera verrà abbattuta nel Giorno del Giudizio e tu la vedrai davanti al tuo Signore a al mio Signore e allora sapremo". A questo punto fu portato via dall'aula e il giudice Young aggiornò la seduta.
Shark.
PER IL BENE DEL PAESE
by Sorvy
Se Montezemolo, invece di essere preoccupato del futuro di questo governo, evitasse di fare discorsi retorici sul "bene del Paese" e cominciasse a preoccuparsi di più dell'azienda di cui è presidente, farebbe un gran bene a se stesso, al futuro del governo e soprattutto al Paese.
Se Montezemolo evitasse le tante riunioni con il Sig.Prodi, evitasse di farsi promettere - pissipischiando nell'orecchio - di un futuro assegnone di Stato (virtualmente già firmato, in bianco e post datato) per salvare, ancora una volta e con denaro nostro, la più grande industria fallimentare del mondo, farebbe molto di più che il "bene del Paese".
Se Montezemolo si limitasse a produrre il suo barolo e lasciasse ad altri la direzione della Fiat e magari anche di Confindustria, farebbe moltissimo "il bene del paese".
Se Galli della Loggia la smettesse di rinfacciare a questo governo di non avere aperto in questi quattro anni alle lobby, le corporazioni, le confindustrie, i sindacati, le società segrete e pseudo-manifeste di tutti i poteri forti o fortissimi , come ha fatto/farà Romano Prodi, farebbe soprattutto il suo di bene.
Sorvy

Dubbi esistenziali

Ieri sera non riuscivo a prendere sonno, mi giravo e rigiravo nel letto... Alcune domande hanno preso a tormentarmi, tra un "Dio esiste?" e un "Ma dove sarà Bin Laden?"...
1.Che differenze c'è tra "l'Ulivo" e "l'Unione"?
2."L'Ulivo" esiste ancora?
3.Se sì, è in qualche misura più piccolo del 1996?
4.Rifondazione sta dentro "L'Ulivo"?
5.All'interno di questa perversa matrioska, Rutelli è presidente di qualcosa? 
6.Se sì, di cosa?
7.Perché la lista "Uniti nell'Ulivo"(quella DS-Margherita-SDI, Repubblicani) esiste in alcune regioni e in altre no (in 8 sì e in 5 no)?
8.Laddove esiste i DS non esistono più come partito? Esistono a intermittenza come l'albero di Natale?
9.Prodi è il capo di tutte e tre le cose?
10.I Verdi fanno parte dell'Ulivo?
11.Praticamente l'unica differenza tra "l'Ulivo" e "l'Unione" è che la seconda comprende anche Rifondazione?

Shark.
SE BERLUSCONI FOSSE STATO
UN PO' PIU' BERLUSCONIANO
ECCO COME LA VEDE L'OTTIMO GIANNI PARDI DEL BLOG "CAPPERI"
L'ultimo articolo di Galli della Loggia, sul "Corriere", è fastidioso per certo tono saccente, di chi la sa lunga e può giudicare dall'alto della montagna la plebe - incluso tutto il centro-destra - che vagola nella pianura fangosa.
La tesi dell'illustre politologo si può così riassumere: in quattro anni Berlusconi non è riuscito a farsi amici né nel centro-sinistra né nella migliore società civile. E il torto è suo. Ciò che Galli della Loggia forse non vede o comunque sottace è che, programmaticamente, la controparte non avrebbe mai accettato la mano tesa: qualunque cosa avesse detto o fatto Berlusconi. Per certo pregiudizio antropologico gli uomini di sinistra si considerano così incomparabilmente superiori a quelli di destra, dal punto di vista morale e dal punto di vista intellettuale, che il problema non si pone. Come non si pone il problema dell'amicizia del genio col mentecatto. Insomma per Berlusconi l'alternativa è stata o concedere il governo del paese al centro-sinistra o ritrovarselo nemico sempre e comunque. Ed è ciò che è avvenuto.
Se fosse stato al posto di Berlusconi ce l'avrebbe fatta, Galli della Loggia, a farsi amici i politici dell'opposizione, i sindacati guidati da Cofferati ed Epifani? Quale altro genio ce l'avrebbe fatta?
Rimane l'intellighenzia. Lo strato alto della società civile. E qui si dimentica che esso, per decenni, è stato di sinistra. O dichiaratamente di sinistra, o democristianamente di sinistra ("La Democrazia Cristiana è un partito di centro che guarda a sinistra", fu detto). E se si mettono insieme tutti i partiti di sinistra e i due terzi della Democrazia Cristiana, o più esattamente tutti coloro che provengono da queste aree, quanta parte del paese rimane per il liberalismo, per il libero mercato, per l'anticomunismo, per ciò che Berlusconi rappresenta?
Certo, Berlusconi ha vinto le ultime politiche e questo qualcosa deve pur significare. Probabilmente è stato votato dai molti che, a via di buon senso, erano stanchi di un'inconcludente politica di sinistra, oltretutto antesignana d'uno Stato costoso ed opprimente. Erano persone che volevano ordine, competitività e soprattutto libertà civile ed economica. E sono costoro, ad essere delusi. Se Berlusconi ha perso mordente nel paese non è perché non si è fatto amici a sinistra, ma perché non ha sufficientemente risposto alle speranza degli amici di destra. Se invece di fare leggine avesse veramente riformato la giustizia, con una netta e risoluta separazione delle carriere; se - non sappiamo come - fosse riuscito a trasformare la Giustizia da tartaruga in lepre; se avesse liberato il paese dallo strapotere dei sindacati con i loro scioperi politici ecc., allora forse avrebbe aumentato il proprio consenso. Ma non l'ha fatto. O per amore di concordia - quell'uomo è malato di bisogno di piacere - o perché gli alleati sono stati abbastanza forti per frenarlo: poco importa saperlo. Una cosa pare chiara: o per colpa propria, o per colpa dei propri alleati, l'insuccesso di Berlusconi non è dovuto ad un'insufficiente apertura verso gli altri, ma ad un insufficiente berlusconismo."
Gianni Pardo
riportato da Sorvy
E se si ripartisse dal positivo?
Se Berlusconi si accorgesse di lui?
Sarebbe una bella scommessa per il 2006.
Vorrei vedere la faccia di Fini e Follini di fronte ad una proposta così.
Quer gran figo der Pupone
By Shark.
Uno degli argomenti su cui io e la mia ragazza non sembriamo essere d’accordo riguarda il giro di affari che ruota attorno ai calciatori della serie A italiana. Molti come lei - e certo non sorprendentemente – non riescono a farsi una ragione del fatto che uno bravo a dare calci ad un pallone possa intascare cifre troppo sproporzionate rispetto al resto del mondo (forse un paragone nel nostro Paese è istituibile soltanto con la Formula Uno). Io credo invece che scandalizzarsi serva a poco. Premetto che non mi intendo affatto di contratti finanziari nello specifico, ma ritengo che il punto sia la popolarità del calcio, che è anch’essa del tutto sproporzionata rispetto agli altri sport. Se un giocatore o un gruppo di giocatori è in grado – per i più disparati motivi, ma vogliamo immaginare soprattutto per l’abilità sportiva - di attrarre migliaia e migliaia di tifosi ogni settimana allo stadio, se un giocatore è in grado di gonfiare il fatturato dell’indotto per milioni di euro, se un giocatore è in grado di far vendere cifre inimmaginabili di gadgets e merchandising, calendari, album, accessori, è normale che in una situazione di libero mercato molte importanti aziende desiderino sponsorizzare quel giocatore o qualsiasi evento che lo veda protagonista in modo da rendere più visibile il proprio marchio e così via. Alle squadre e agli sponsor arriva così un’immane quantità di denaro che in parte finisce nelle tasche dei giovani talenti. Quando un talento di uno sport meno popolare in Italia, diciamo il golf o la pallacanestro, riuscirà a muovere una simile massa di tifosi o di indotto assisteremo ad un fenomeno simile a quello delle squadre di serie A anche nei suoi ingaggi. D’altro canto negli Stati Uniti sono invece proprio i campioni di basket a fatturare cifre vertiginose. Ho anche sentito persone sostenere l’immoralità di questi ingaggi. Si è trattato in più di un’occasione di professori, i quali, scandalizzandosi per gli altissimi ingaggi “dei giocatori” dicevano: “Dovrebbero essere gli insegnanti a guadagnare così tanto: il loro lavoro è il più importante. Cosa c’è di più importante dell’insegnare agli uomini di domani a ragionare, a regalare ai bambini e ai ragazzi la cultura? Che un insegnante guadagni una miseria e un giocatore invece milioni e milioni è davvero moralmente sbagliato”. Nobilissimo lavoro, quello dell’insegnante, e sommamente importante. Eppure a mio avviso tanto importante quanto quello dei falegnami, degli operai, dei sarti, dei panettieri, dei pescatori. Probabilmente troverei altrettanto sbagliato che un professore guadagnasse un solo centesimo in più di un vigile del fuoco pronto a salvarmi la vita, o di un cardiochirurgo con tutte le sue responsabilità, o di un carabiniere che spara e uccide chi mi tiene un coltello alla gola (come fece il giovane carabiniere mio concittadino con Luciano Liboni). Eppure il sistema economico non distribuisce compensi su base morale o – Dio ce ne scampi – intellettuale. Finché non ci sarà un direttorio “scalfariano” addetto alle politiche salariali dell’intero Paese, ma se ne 

occuperanno la domanda e l’offerta sul mercato, sino ad allora ci saranno ingaggi che potremo legittimamente ritenere sbagliati, ma che non dovranno indignarci. Questo per dimostrare come io non parta da pregiudizi qualunquisti anti- ingaggi milionari nei confronti dei calciatori, anzi. Li difendo sempre a spada tratta anche a proposito dei loro diplomi Cepu, nel mio fervore anti-intellettuale.
Eppure ammetto di irritarmi un po’ quando mi imbatto in bamboccioni dichiaratamente de sinistra, dichiaratamente pacifisti, solidaristi, buonisti, ma sempre rigorosamente milionari (in euro), rigorosamente dotati di Ferraroni, di ville, di veline dagli ingaggi quasi più alti dei loro, rigorosamente griffati da capo a piedi. Sarò arretrato, ma io in questi ragazzotti straricchi e di sinistra trovo dell’ipocrisia.
Il signor Alfonso Gasparini scrive argutamente, con sana indignazione rossa: “Cara Rossini, vorrei porre all’attenzione de “L’espresso” il programma di nozze di due augusti personaggi che presto si uniranno in matrimonio a Roma. Cerimonia nella chiesa dell’Ara Coeli, brindisi con il sindaco Veltroni sulla terrazza dei musei capitolini, viaggio in limousine fino al castello della principessa Borghese che, per ringraziarli di aver accettato la sua ospitalità, li farà dormire in una suite color oro munita di letto con corona. Pranzo di 400 persone con aperitivi a bordo fontane, e vi risparmio i menu e i balli fino a notte. Giorgio Armani proverà personalmente il tight a lui e lo strascico a onde a lei. Per non scontentare gli esclusi sembra si stia organizzando una festa di popolo a Castel Sant’Angelo una settimana prima dell’evento. Chi sono i due straordinari personaggi? Eredi a qualche trono residuo? Rampolli di capi di potenze mondiali? Premi Nobel benefattori dell’umanità? Macché, si tratta di un calciatore e di una velina. Lui è Francesco Totti, bomber della Roma; lei è Ilary Blasi, bambolona della tv. Lei che ne dice?”
Mi vengono in mente Vieri e Totti, ragazzi che in due potrebbero comprarsi la Groenlandia per farci la settimana bianca d’inverno, ragazzi amici di Emergency, ragazzi che hanno firmato più e più appelli per il ritiro delle truppe dall’Iraq, e via discorrendo. Ragazzi, come direbbe Costanzo, “responsabilmente impegnati nel sociale”, che fanno tanta beneficenza silenziosa (la beneficenza è quella cosa che quando la fa Totti è ammirevole, quando la fa Berlusconi è ipocrisia demagogica). Ma se sei di sinistra, se predichi lo sviluppo sostenibile, se ti preoccupi pubblicamente dei bambini affamati del sud del mondo, beh scusami tanto ma non puoi coerentemente guadagnare 170 mila euro al giorno, possedere macchine che bruciano come un Concorde e vestire più griffato di Bertinotti e Donatella Versace. A questo proposito mi sono imbattuto in una simpatica rubrica di corrispondenza coi lettori de L’espresso del 31 marzo, intitolata “Per posta, per e-mail”, a cura di tale Stefania Rossini (?).
Clap, clap, signor Gasparini dico io. Gli risponde sdegnata, ma in senso opposto, la Rossini:
“Io dico: giù le mani, anzi giù l’ironia, da Francesco Totti e dalla sua bella sposa. Sappiamo tutti che il calciatore e la velina sono i miti di questi nostri tempi ammaccati e non faremo altra sociologia sul tema.
"I miti di questi nostri tempi”??
A me Totti sembra un gran bravo ragazzo, un cuore semplice che il successo non ha guastato. Brinderà pure con il sindaco di Roma, ma sono anni che lo accompagna in giro per ospedali e carceri, mentre gli passa i guadagni dei suoi libri di barzellette per progetti sociali.
Ah, allora non è beneficenza silenziosa... E poi beh allora siccome gira per le carceri è normale prendere la limousine fino al castello, non fa una grinza.
Quando glielo hanno chiesto, ha indossato la maglia con la scritta “Liberate Giuliana” ed è rimasto stupito alla notizia di aver fatto colpo su uno dei carcerieri della giornalista, suo tifoso.
Ci sarebbe anche mancato che rifiutasse di indossarla. E comunque notate come si realizza il giochino “sequestratori buoni e umani”: io se avessi saputo che un sequestratore di donne inermi fosse un mio tifoso mi sarei vergognato anche un pochino.
Tempo fa, io che non so niente di calcio, gli ho fatto una lunga intervista personale. Timido e compunto come davanti a un esaminatore, mi ha detto un paio di cose illuminanti sui soldi e sull’amore.
"Illuminanti"...
Aveva appena chiuso un contratto miliardario e si era levato quello che chiamava “lo sfizio di una Ferrari”, ma si rammaricava che da anni non potesse più andare a via del Corso, a guardare le vetrine di sabato come tutti i suoi coetanei delle periferie romane. Sarebbe stato riconosciuto e assalito dai fans.
La Ferrari l’avrà presa all’equo e solidale. Altro che guardare le vetrine, lui se le compra, le vetrine. Ma sempre impegnato ner sociale.
Sulle ragazze aveva idee precise. Si era stancato di uscire con quelle che volevano fare subito cip e ciop (parole sue) e si compiaceva che Ilary lo avesse tenuto sulla corda un po’ di tempo. “E’ segno che è una brava ragazza, no?”, mi aveva chiesto.
Oppure che è stata la più furba a tenerti sulla corda.
Per quel che ho capito di lui, credo che Totti si sarebbe sposato più volentieri nella chiesa del quartiere dove è cresciuto, con un bel pranzo in una trattoria fuori porta. Ma non si è miti senza pagare dazi. Auguri agli sposi”.
Morale della favola: se sei stramilionario perché sai tirare calci al pallone, ma sei de sinistra, allora sei un grande, i tuoi principi sono ortodossi. Se sei altrettanto ricco ma non sei de sinistra, allora sei un insensibile imperialista.
Ho voluto buttare giù un articolo che mi rendo perfettamente conto essere un bel po’ acido, moralisteggiante e antipatico. Non ce l’ho con Totti e la Blasi, per carità: abbiamo anche appreso con gioia durante la trasmissione più brutta dell’emisfero boreale - Che tempo fa, di Fazio - che aspettano un figlio: come non augurargli tutto il bene del mondo?
Che ce vo’? Basta esse impegnati ner sociale.
Shark.
REP. in concistory
Repubblica neanche 24 ore dopo la morte del Papa sponsorizzava il "suo" successore.
Per usare un termine caro alla sinistra, questo sponsorizzazione è quanto meno "inquietante" oltre che di cattivo gusto per la tempistica.
E svela fra le righe piene di falsa retorica quanta attesa avessero i "Repubblichini" di archiviare il pontificato di Giovanni Paolo II, con uno "molto" diverso.
Manco 24 ore hanno aspettato per svelare qual'è il "loro" Papa!
Poi vado nel sito del (bravissimo) vaticanista dell'Espresso, Sandro Magister , e leggo che il Papabile in quota Rep. avrebbe le seguenti caratteristiche: "critico contro il neoliberismo, la globalizzazione, le telecrazie."
Ma voi ce lo vedete un prossimo Papa NO-GLOBAL? (per i meno praticanti: il termine "Cattolico" si può tradurre anche con "Global" o "Mondiale" o "Senza Frontiere") e con Rep.che gli fa da sponsor .... ohi, ohi ... speriam bene!


LEXI una ragazza che si definisce così:
"Vorrei che: mi apprezzassero più per il mio culo che per la mia sconfinata intelligenza"
se la sua intelligenza è tale non osiamo pensare al resto...
Trascrivo tre pezzi straordinari in uno dei suoi ultimi post:
1 "Non è stato dato eccessivo risalto al fatto che il Parlamento ha approvato il testo della Costituzione europea senza nemmeno sentire il bisogno di chiedersi se fosse lecito sottoporlo al giudizio del "popolo sovrano", come faranno persino in Francia.
Quella Costituzione che nega, trascura, ignora le radici cristiane dell'Europa. E intanto, da giorni, milioni di europei s'inginocchiano davanti a un Papa morto.
E se ci occupassimo di nuovo di piselli e banane? Oppure, non so, di cose più alla nostra portata, come trovare il modo migliore per perdere le elezioni?
Sì, meglio."
2 "Esprimo solidarietà a quel buon vecchio di Saddam Hussein. Nella sua pulciosa prigione ha assistito sgomento e deluso all'elezione del curdo Jalal Talabani a presidente dell'Iraq. "Ma come? - si è detto - nemmeno un po' di sangue? E pensare che avevo fatto così tanto per dare una nuova vita, direi paradisiaca ed eterna, al popolo curdo"..."
3 "Lo stesso sentimento che, in questi giorni, sta animando Berlusconi. Tanto sforzo per soffiare via le ragnatele dalla testa di Fini e ridare un passaporto di eleggibilità a quel prevosto ipocrita di Follini, facendoli persino assomigliare alla caricatura di due esponenti politici, e quelli - come ringraziamento - non vedono l'ora di incularselo, per poi tagliarsi i coglioni e morire dissanguati in un'orgia di masochismo mai vista finora."
Se qualcuno la trova un tantino volgare (ma quanto siete bacchettoni!) meglio che non visiti il suo blog.
A mio parere è semplicemente straordinaria ... altro che volgare!
PELLEGRINI,
BALUARDO DI LAICITA'.
(o come piace dire a me: "laici cioè cristiani")

"I pellegrini sono bravi cristiani, cioè gente comune d’occidente, e vogliono conquistarsi il paradiso in cielo, mentre i credenti del comunismo avevano (ed hanno ancora ... vedi Cina, Korea del Nord, Cuba) la missione di imporlo a tutti, e in terra.
La differenza tra i nostri pellegrini della santità romana e quelle folle sciamanti alla Mecca o intorno a Khomeini è anch’essa lampante: i pellegrini cattolici sanno che c’è un tempo per la preghiera adorante e un tempo per l’obbedienza alla legge laica, per la riflessione razionale individuale, per la cura della coscienza e della persona, concetto intimamente cristiano e portato della civiltà d’occidente; gli altri hanno una diversa visione del concetto di Dio, che è teologicamente rispettabile ma ancora non ha incontrato, non sappiamo se sia destinata a incontrarli mai, i
principi fondativi di un ordine fondato sul rispetto della libertà e dell’eguaglianza degli uomini, irrorato da una nozione di amore che in loro è sostituita dall’imperativo della sottomissione. Vecchi, ragazzi, donne e bambini in fila per le vie del vecchio Borgo Pio esprimono quella massima dimensione di gentilezza e di dialogo che è la fede cristiana moderna, e sono figli di una cultura della realtà che riconosce la rilevanza delle radici, della nazione, dell’identità e della libertà, una serie di ri-disvelamenti che sono il vero dono di Giovanni Paolo II al nostro mondo. (...) Quei pellegrini, con la loro Chiesa, sono ormai un baluardo di laicità, un elemento insopprimibile del pluralismo dei valori, nel riconoscimento della pacifica e regolata contesa culturale e spirituale per la verità. Sono una contraddizione vivente per il secolo, che se non sopporta le contraddizioni, se non sa accoglierle come materiale sostanziale e nutritivo di cui vivere, diventa odiosa e intollerante ideologia relativista, diventa fede nichilista. (...)
(qui tutto l'articolo)
Giuliano Ferrara dall'editoriale del Foglio del 08/04/2005
... eccoli ... i due sfigati!
Sorvegliato sempre da sinistra!
Ecco... lo sapevo.... dopo La Repubblica ora anche L'Espresso cita il Sorvegliato.
Quando si dice che le sfighe non vengono mai da sole!!!
citami Giuliano ... citami, ti prego! .... In fondo cosa c'ho io di meno da quello!
ADESSO BASTA!
Silvio, conosco una sola risposta alle "cure" di quei trammaccioni irresponsabili che (da due anni almeno) vorrebbero farti fuori.
Questa:

FORZA TONY
Come le persone intelligenti sanno fare campagna elettorale.
In bocca a lupo, Tony!
Il trio che sta ribaltando (uno per volta) tutte le cattive previsioni
(elezioni politiche comprese).

Fra più di un anno sarete ancora inseme.
PERCHE' SONO (più che mai)
BERLUSCONIANO.

Qui: un'analisi perfetta del perchè sono state straperse le elezioni regionali. (by Rolli)
Il Sorvegliato è convinto che siamo all'inizio della più appassionante delle campagne elettorali che si siano mai viste in Italia dopo il '48. Meglio di quelle del 1994. Più di quelle del 2001. Ne sono convinto avendo visto ieri sera Berlusconi a Ballarò. Uno suonato dalla più pesante batosta elettorale che ha il coraggio di sfidare la sinistra nella sua tana (ma le televisoni non erano tutte in mano a Berlusconi?).
Non importa se alla fine la Casa delle Libertà perderà le elezioni. Berlusconi ha prodotto un miracolo al di là dell'esito elettorale. Un miracolo ancora più grande di quello di aver portato al governo (immeritatamente) un destra rissosa, arrogante e ignorante, fatta di personaggi Tafazziani come Fini e Follini e tutto il loro codazzo, paragonabili quanto ad arroganza e autolesionismo solo ai loro avversari (opposti eppure identici) della sinistra. Berlusconi ha dimostrato in due grandi occasioni (1994 e 2001) di fermare ed umiliare la sinistra, nonostante le pressione enormi (altro che le televisioni di Berlusconi, non sono bastati Luttazzi, Biagi e tutta la Rai di Zaccaria schierata col fucile in mano con l'aria dei partigiani) dello "stato parallelo" e soprattutto di porre le basi di un moderno liberalismo.
Se uno vuole vedere di cosa sia capace lo "stato parallelo" vi invito tutti un settimana a Forlì e vi mostro una città post-comunista ma ancora "controllata" Orwellianamente dal PARTITOPIGLIATUTTO (assunzioni, appalti, sponsorizzazioni, balere, chioschi delle piadine, magistratura inquirente e quella giudicante, feste civili e religiose, permessi a costruire, processioni religiose, parrocchie cattoliche e le 20 e passa case del popolo, fin'anche i cartelloni per le affissioni funebri col simbolino arcobaleno si sono appaltati al partito, e la festa della mamma e del papà degli asili comunali sono controllate nei minimi particolari dal PARTITO-ORWELLIANO che governa ininterrottamente da 50 anni la Romagna tagliando le gambe a chi non si piega alla gestione affaristica della cosa pubblica). La logica è la stessa della Campania con l'aggravante in quest'ultima dell'alleanza con la criminalità organizzata, ma guai a parlare di collusioni camorristiche della Giunta Bassolino (quando ai politici mafiosi Bassolino gli fa un baffo)! Nelle regioni rosse le giunte dei mammasantissima dal nuovo look arcobaleno controllano il territorio di Toscana, Umbria, Emilia Romagna ed ora Campania come moderni feudatari. Controllano tutto il possibile. Un controllo fatto di affari e di piccoli e grandi ricatti, di regalie e di appalti truccati tranquilli della copertura giudiziaria (ci sono dei veri e propri Tribunali del Popolo nei vertici della stragrande maggioranza delle procure).
Berlusconi ieri sera ha dimostrato di non avere paura di nessuno e di nulla. La sua più grande vittoria è l'avere dato consapevolezza a milioni di Italiani che richiamarsi e praticare il liberismo in Italia non è una bestemmia.
Berlusconi è il padre di una vera e democratica rivoluzione conservatrice e liberale che in Italia sembrava impensabile e un azzardo il solo pronunciarne il nome negli anni 90 (figuriamoci negli anni'70 e '80).
Tutto il resto importa meno. Anche vincere o perdere le elezioni. Conta esserci. Conta diffondere le idee liberali come hanno fatto la Tatcher in Inghilterra e Reagan in America anche andando incontro ad una probabile sconfitta.
Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. E Berlusconi ha tutta l'intenzione di giocarsi il tutto per tutto.
Come dice Ferrara:
"Mettiamola così, papale papale. Quel che doveva fare, Berlusconi in undici anni di politica l’ha fatto, e non è poco. Fermata l’aggressione procuratizia alla politica elettiva; ristrutturato radicalmente il sistema politico e istituzionale, con il maggioritario che funziona egregiamente e il bipolarismo che consente l’alternanza di forze diverse alla guida del paese; una svolta benedetta di centottanta gradi in politica estera, all’altezza del disastro di civiltà dell’11 settembre, una ricollocazione occidentalista coraggiosa, mobile, non ingessata nell’obbedienza franco-tedesca del vecchio e polveroso europeismo. Poi molto altro: un po’ di sano anticomunismo, protratto oltre il credibile con qualche sciatteria, e un’iniezione di sano spirito liberale, fatta di fortunosi tagli delle tasse ma soprattutto di uno spirito garibaldino, non professionale, un po’ folle e spesso allegro, che ha incantato ideologicamente il paese e ha messo a nudo l’inquietante mediocrità di certa politica professionale. Quando i vincitori delle elezioni di questi tre anni, che hanno trovato un culmine drammatico nel rovesciamento politico delle regionali, saranno indaffarati con la loro ordinaria amministrazione, se ce la faranno a riprendersi il governo, voci indipendenti e lungimiranti si metteranno a parlare per il fenomeno Berlusconi, a favore della sua energia anomala, fino a nuove italianissime consacrazioni ex post. Non finirà dannato, nemmeno se sconfitto. Avrà l’onore delle armi."
Be, il Sorvegliato non si rassegna all'onore delle armi post mortem. Sa Che il padre politico del moderno liberismo può rialzarsi con onore. E può sbaragliare i giochi di avversari e di (finti) alleati che gli remano contro. Lo ha dimostrato tante volte.
Lo ha dimostrato soprattutto, e alla grande, ieri sera in televisione.
Per questo sono più che mai motivato a dichiarare tutto il mio berlusconismo.
Orgogliosamente liberale e più che mai Berlusconiano, Sorvy
La Casa delle Libertà crolla.
Un terremoto catastrofico.

Un tracollo. E' quello che prospettano i primi exit poll per la maggioranza di centrodestra. Secondo i dati Nexus infatti i candidati di centrosinistra sarebbero in testa in tutte le regioni tranne Lombardia e Veneto, dove la Cdl rimane avanti ma con margini più ridotti rispetto alle previsioni, in particolare in Lombardia. Tuttavia in diverse regioni, in particolare Piemonte, Puglia e Lazio la lotta è quantomai incerta: le «forbici» delle previsioni dei candidati del centrosinistra (nell'ordine, Bresso, Marrazzo e Vendola) assegnano un vantaggio ma sono molto vicine a quelle dei candidati della Cdl (Ghigo, Storace e Fitto, tutti e tre presidenti uscenti).
Mi sa che nei prossimi giorni ne vedremo delle belle ... o delle brutte, secondo i punti di vista (il mio).
Astenersi commentatori di sinistra: non si spara sulla croce rossa e il Sorvegliato è di suo già abbastanza bastonato.
Sorvy
3 aprile 2005 - festa della Divina Misericordia.

E' morto dicendo "Amen". Insegnandoci a morire dopo che per tanti hanni ci ha insegnato a vivere: GUARDANDO CRISTO.
Mi ha colpito questo trafiletto del Corriere della sera di sabato 2 aprile a pag. 3:
"Dio non è l'Assoluto che sta al di fuori del mondo. E' l'Emmanuele, il Dio con noi che condivide la sorte dell'uomo e partecipa al suo destino. Dio si mette dalla parte dell'uomo. Lo fa in modo radicale: "assumendo la condizione di servo". Tutto è contenuto in questo: tutte le sofferenze individuali e le sofferenze collettive, quelle causate dalla forza della natura e quelle provocate dalla libera volontà umana, le guerre e i gulag e gli olocausti.
Il mondo che può perfezionare le sue tecniche terapeutiche nei vari ambiti, non ha la potenza di liberare l'uomo dalla morte. Salvare vuol dire liberare dal male radicale. Tale male non è soltanto il progressivo declino dell'uomo. Male ancora più radicale è il rifiuto dell'uomo da parte di Dio, cioè la dannazione eterna come conseguenza del rifiuto di Dio da parte dell'uomo. E che cos'è questa vita eterna? Essa è la felicità che proviene dall'unione con Dio. L'unione con Dio si attua nella visione dell'Essere divino "faccia a faccia".
Si, Dio è amore! E per questo ha dato Suo Figlio. Cristo è Colui che "amò sino alla fine", sino all'ultimo respiro.
L'uomo del dolore è la rivelazione di quell'Amore che "tutto sopporta", di quell'amore che è il "più grande". Davanti al Crocifisso, prende in noi il sopravvento l'uomo che è partecipe alla redenzione. Il Cristianesimo è una religione di salvezza. Per sperare di essere salvato da Dio, l'uomo deve fermarsi sotto la croce. Poi, trovarsi davanti al sepolcro vuoto e udire: "Non è qui. E' risorto"."
Giovanni Paolo II
(brano tratto da "Varcare la soglia della speranza")
... di uomin così abbiamo un estremo bisogno.
Sorvy