SORVEGLIATO SPECIALE

"idiota e lurido Kant - se Dio non c'è tutto è permesso. Basta con la morale. Solo la carità è rispettabile. Cristo e Dostojevskij, tutto il resto sono balle" C.Pavese

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lunedì, 30 maggio 2005

 

 

mancano

appena

44 ore!

 

postato da: ilfaro alle ore 12:57 | link | commenti (5)
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Uno Strepitoso Andrè Gluksmann 

" Non è stato Chirac, al tempo della querelle irachena, ad avere l’ardire di affermare che gli europei dell’Est avevano un solo diritto: «quello di tacere»? L’ossessivo obiettivo della diplomazia francese è creare una «potenza Europa» da contrapporre alla «superpotenza» americana. Questo non è il sogno di un’Europa europea, è piuttosto il sogno di un’Europa francese. (...)

La libertà spaventa. In Francia «liberale» è diventato il peggiore insulto. La Costituzione? Un fardello liberale, secondo i sostenitori del «no», una barriera contro il liberalismo, per gli apostoli del «sì». Abbasso Spinoza, Kant, Adam Smith o Popper! Il liberale, ecco il nemico. Paghiamo decenni di menzogne e illusioni. La Francia vive in un’economia di mercato mondializzata ma parla socialista e nazionale. Non c’è da meravigliarsi che l’elettore segua la rotta indicatagli. Chirac ha recentemente dichiarato: «Il liberalismo è un’ideologia nociva come il comunismo e, come il comunismo, finirà contro un muro!». «Dall’alto», la Francia chiama alla Resistenza contro l’orco liberale. (...)

Il successo del no francese e la deriva demagogica dei socialisti europei nascono da un declino morale e mentale comune. Un simile fallimento dell'intelligenza e della generosità non dovrebbe avere che conseguenze locali, caduta dei rosso verdi in Germania, e divertenti, messa in ridicolo del narcisismo franco-francese. Sfortunatamente, nessuna forza politica, a Berlino o a Parigi, ha riconosciuto che il maggiore evento di questi ultimi mesi è stata la Rivoluzione Arancione, ossia, scusate se è poco, l'emancipazione di cinquanta milioni di europei che si sono sollevati contro il dispotismo post-comunista. L'identità europea è questo soffio di libertà, più vivace che mai, fra Kiev e Tbilisi. La Francia, terra dei diritti dell'uomo, ormai freddolosa e impaurita si raggomitola, mentre popoli fieri si impadroniscono di parole di cui ha perso l'uso nonostante sovrastino i suoi seggi elettorali: Liberté, Egalité, Fraternité.

Andrè Gluksmann

postato da: ilfaro alle ore 12:40 | link | commenti
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"... e come ci dice ragione umana"

«Siete impegnati ad illuminare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti sulla procreazione assistita: proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno è segno della sollecitudine di voi pastori verso ogni essere umano che non può mai essere ridotto a mezzo ma è un fine (in questo punto il Papa è stato interrotto da un applauso, ndr), come insegna Cristo e come ci dice ragione umana».

B. XVI (per gli amici, J.R.)

postato da: ilfaro alle ore 12:35 | link | commenti (1)
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E' già "non voto".

Con il voto agli italiani residenti all'estero, si comincia già a (non) votare.

Il Buroggu  - dal Giappone - si è già astenuto, incorniciando la scheda (non votata) che mosterà da vecchio ai suoi futuri nonchè numerosi nipoti.

 

postato da: ilfaro alle ore 10:31 | link | commenti (3)
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domenica, 29 maggio 2005

NON

Non, Non, Non, Non, Non !!!

 ... et adess la constitution europeenne  jettè dans le toilette.

Chirac, le premier battu, a déclaré: "la mort de l'Europe".

Le socialiste José Luis Rodriguez Zapatero, s'est fortement impliqué en France auprès des partisans du oui, et conferme a tout le monde la grand sfighe que ill port.

Le président Jacques Chirac a déclaré : La victoire du non au référendum a créé «inévitablement un contexte difficile pour la défense de nos intérêts en Europe»,

et aggiung "ci consolerèm in Côte d'Ivoire" .

Le sourvegliat special a godù pienamount a voir la grand inculè (et doloroise) a le president Chirac que ille a pres da la maggiorance de la France, comme vous pouvez voir par la fotò sott:

vecchia Europa addio:

 

postato da: ilfaro alle ore 23:22 | link | commenti (7)
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sabato, 28 maggio 2005

Viva Oriana

Via Krillix:

In Italia torna il reato d'opinione. Negli Usa Roger L. Simon e i suoi amici  s'indignano e si chiedono perplessi come mai in un paese civile non esista nulla di simile al loro Primo emendamento.

E Via Lisistrata :

 

 

ADEL SMITH il noto disturbatore che ha sollevato un putiferio contro l'affissione del Crocefisso nelle aule scolastiche, frequentate dai suoi figli in Italia, (paese di cui per altro lui ha la nazionalità) ma che evidentemente vive da nemico, poichè non è possibile dimenticare che si è permesso di gettare dalla finestra il Crocefisso, che stava sul muro della stanza d'ospedale ove era ricoverata sua madre, assieme ad altre pazienti, dimostrando vero disprezzo anche delle persone ricoverate, oltre che della religione cristiana.  Ora questo signore ha denunciato Oriana Fallaci per vilipendio alla religione islamica, in base ad alcune espresisoni usate nel suo libro "La forza della ragione" e il Tribunale di Bergamo ha deciso di accoglierla, sottoponendola a giudizio.
Non ci sarebbe nulla da obiettare se fosse Adel una persona affidabile, rispettoso della legge, ma un individuo che ha dimostrato disprezzo pubblico verso la religione cristiana, nel suo simbolo più rappresentativo, nella persona del Papa e di tutti i fedeli e persino degli agnostici come me, che però rivendicano il rispetto della religione, che la maggioranza delle persone della mia nazione osserva.
E' triste osservare che stiamo abdicando ai nostri diritti costituzionali, è triste dover ammettere che Oriana ha visto con molto anticipo quello che stava accadendo in Europa ed è ancora più triste vedere una civiltà come la nostra andare verso un suicidio culturale che ci distruggerà non solo nell'anima.

P.S. - secondo me è inconcepibile che questo giudice abbia accettato il processo partendo solo da Adel Smith, in quanto qualsiasi giudice che viene a conoscenza di un fatto penalmente perseguibile, ha il diritto se lo vuole, di intervenire presso colui o colei che hanno fatto l'azione incriminabile e se questo giudice vuole essere veramente giusto, dovrebbe, in nome del popolo italiano, processare anche Adel Smith, per vilipendio alla religione cristiana e per vilipendio al papa e solo allora, userebbe equilibrio nello svolgimento della sua professione.

 

 

postato da: ilfaro alle ore 18:26 | link | commenti (10)
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venerdì, 27 maggio 2005

 

Elementare, WATSON

 

postato da: ilfaro alle ore 19:35 | link | commenti (2)
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giovedì, 26 maggio 2005

MIA FIGLIA PER "CONVENZIONE". 

 Ho una figlia che sta per nascere. Il ginecologo di mia moglie ha fissato il parto, con taglio cesareo, per il primo di giugno alle ore 10,00. Nel momento in cui scrivo questo post sono le ore 19,00 del 26 maggio. Mia figlia dovrebbe nascere quindi fra 136 ore – ossia fra meno di sei giorni - a meno che mia moglie non abbia le doglie prima della data prefissata, o magari una “rottura delle acque”, cosa per altro già avvenuta sia in occasione della nascita del primogenito che della secondogenita (G. addirittura nacque un mese prima della scadenza). In questo caso, la mia terza figlia nascerebbe non fra 136 ore ma, chissà, fra 24 ore o magari fra due ore appena. Ho sempre il telefonino acceso per ogni eventualità. Il guaio è che mai come in questi giorni mia moglie mi chiama per ogni cazzata, non sapendo che ogni volta che leggo il suo nome sul display del cellulare ho un tonfo al cuore. Con mia moglie abbiamo addirittura fissato i tempi necessari perché io dall’ufficio la raggiunga a casa (15 minuti), prenda su i figli (5 minuti), li scaraventi in casa di amici (10 minuti) e raggiunga l’ospedale (15 minuti). Senza intoppi e traffico in 45 minuti circa dalla eventuale rottura delle acque o dall’inizio delle contrazioni dovrei essere in reparto ostetricia dell’ospedale della mia città.

 Fra un display del cellulare col nome di mia moglie e uno sguardo commosso ai miei figli grandi, quando li vado a prendere all’asilo, quasi sempre in ritardo, fra un volar di braccia al collo e di liti fra i due monelli per chi dovrà baciarmi per primo, fra un viaggio chiassosissimo in macchina ed i racconti scomposti delle "grandi imprese" compiute da entrambi nel cortile dell’asilo, fra un pugno di A. nella pancia di G. e un chuppa chups spalmato sul sedile posteriore della mia Touran (li amo, non li ammazzo… perché mi tengo), insomma lungo quel grande rosario di vicende quotidiane, eppure avventurose, che fanno di me un padre … ebbene nel mezzo di ciò, alle ore 18,30  di oggi mi sono imbattuto in questo post degli amici radicali e mi si è gelato il sangue.

 Mia figlia nascerà il primo giugno o forse no. Magari adesso interrompo il post perché è la volta buona: mia moglie mi chiamerà fra qualche secondo non per ricordami di passare in farmacia o per dirmi dell’appuntamento dal pediatra ma perché ha delle “strane contrazioni… a intermittenza” o perché “oddio ... anche stavolta le acque!”

 Ma mia figlia è già mi figlia. Su questo non ho dubbi. Eppure non la conosco ancora. Mica lo so se è bionda come A. - suo fratello - o bruna come G. - sua sorella - se sarà buona o piangerà tanto, se da grande avrà uno spiccato e scivoloso accento romagnolo come la vivace ed instancabile G. o se sarà timida e posata come A.. Non so niente di lei come non sapevo degli occhi verdi di A. e di quelli neri di G. finchè non vennero alla luce. Ma i loro occhi erano verdi e neri già da prima, già da prima erano vivaci o posati, allegri, pigri insomma erano già loro. I miei figli. E l’accento romagnolo scivolosissimo di G. sta benissimo oggi in bocca ad una bimba logorroica come sarebbe diventata lei, eppure non lo sapevo, mentre ad A. la timidezza che aveva certo già in pancia, quella timidezza che lo rende dolcissimo e così sensibile, quella intelligenza spiccata e la passione per i super-eroi americani erano segnati già prima che "nascesse". La timidezza di A. e la vivacità di G. non sono cose che ho deciso io. Né le immaginavo. Come non riesco ad immaginare la mia nuova figlia. Io posso al più sceglierle il nome: M.

 Niente di più.

 Tutto il resto è stupore e gratitudine… “gratitudine a chi? A Dio o alla natura, o alla levatrice o al dottore, o al principio di continuità e del rinnovamento della vita stessa. Non importa. Come ho detto, però, la gratitudine non è ciò che si prova quando tutto ciò che si è avuto è quanto era dovuto” scriveva Mary Warnock (sulla prima pagina del FOGLIO di oggi).

 Stupore e gratitudine per una vita che non posso scegliere io. Nè indirizzare. 

 Eppure la mia bambina più piccola, M., secondo alcuni non è ancora una persona. Solo perché “non è ancora nata”. Lo diventerà solo alle ore 10,00 del primo giugno.

 E chi l’ha detto?

 Lo dicono loro.

 Alle 10,00 del primo giugno. Con le doglie o la rottura delle acque forse  prima. Forse fra due ore… ma non ora.  In questo momento non è persona “autonomamente legittimata” ad essere persona, scrivono. Non ha quindi diritti “soggettivi tutelabili”. E’ solo un “organismo ospitato da un soggetto di diritti”, mia moglie appunto. Nessun altro, neanche io che sono il presunto padre, solo mia moglie è “proprietaria” dell’”organismo” in questione. Quell’organismo con chi occhi verdi o forse neri, e col carattere tutto diverso da come ora posso immaginare. Al massimo mi concedono il termine di “progetto di persona” o stadio di vita “pre-umana”. Giusto per non ferire troppo la mia sensibilità di padre con il termine schietto di “NULLA”. Il termine più amato dagli adepti di quella nuova e moderna religione chiamata NICHILISMO. Con tanto di musica classica fra un discorso e l'altro dei loro "sacerdoti" in piena "celebrazione radiofonica".

 Fra due ore o forse 136 ore sarà persona. L’orologio. L’orologio deciderà. Una convenzione decide l’altra. L’uomo è una convenzione sociale. La convenzione temporale dei minuti e delle ore decidono dell'inizio umano di mia figlia. La persona M.

 Mi diranno che io ho la libertà di considerarla persona... si,  ce l’ho se voglio, ne ho il “diritto” di pensarlo, nessuno me lo nega quel diritto “mio” ma è un diritto soggettivo, guai ad imporlo ad altri o a dire che M. è “oggettivamente” persona ... perché per la CONVENZIONE non lo è. Mi si lascia l’inutile diritto di crederlo, come posso credere che quel sasso sul selciato è mio figlio, povero pazzo!

 Ma per il mondo, per la convenzione, quella bambina non è nulla, fino alle ore 10,00 del 1° giugno non è che un sasso. “Nulla” mi dicono.

Nulla un giorno prima. Nulla un'ora prima. Meno di nulla quando era un feto. Peggio quando era embrione.

La "CONVENZIONE" ha deciso per le ore 10,00 del primo giugno.

Così se M. fosse figlia di un altra mamma e non di mia moglie, che la pensa come me (vecchia pazza!) avrebbe un eguale diritto, opposto al suo: “il diritto” di considerarla ancora un “organismo”.

 M. sarebbe solo una piantina, un feto di gatto, un amasso di organi, un sasso, o peggio: NULLA. Per convenzione.

 Perché la persona “è concetto storicizzabile, convenzione umana da sempre” scrivono.

 E scrivono ancora: “E’ forse nato? No. Ed allora parliamo di nulla”.

 Neanche un sasso.

 Nulla.

 M. adesso se fosse figlia loro sarebbe “nulla”.

 Perché M. è ciò di cui ciascun “produttore” dispone che sia, spiegano.

 Chiudono così:

 Il produttore (sic) potranno conservarli per sé, mandarli al macero, venderli, donarli.”

 Semplice e reale” chiudono il post.

 No! Agghiacciante e disumano...

 

 per "convenzione" e peggio ancora a "maggioranza" ma agghiacciante e disumano! 

postato da: ilfaro alle ore 19:18 | link | commenti (32)
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"Non so quanto sia realistica questa paura o se si rivelerà una semplice fantasia. Sono certa di una cosa: permettere ai genitori di stabilire che i figli siano di un certo tipo sarebbe un disastro."

Mary Warnock

citazione da Il Foglio del 26.05.2005

postato da: ilfaro alle ore 10:12 | link | commenti (9)
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mercoledì, 25 maggio 2005

L' "astensionista" Bush.

“Distruggere una vita umana nascente per la ricerca solleva gravi problemi etici, e molti americani considerano immorale tale pratica. Lo Stato ha il dovere di usare responsabilmente i soldi della gente, sia sostenendo importanti obiettivi pubblici sia rispettando i confini morali”. "Bush è convinto che sia possibile far avanzare la ricerca senza violare i principi etici, così “sostiene con forza” una legge alternativa che finanzia la ricerca sulle staminali prese dalla placenta e dal cordone ombelicale dopo la nascita."

by Christian Rocca

 

postato da: ilfaro alle ore 22:54 | link | commenti
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BRINDISI, la città del mare.

Brindisi è la città dove ho vissuto i miei primi venti anni. Poi sono andato a vivere qui.

Sono andato via da Brindisi senza troppi rimpianti. Ma a distanza di anni provo spesso un affetto per quella città e per quei luoghi che la Romagna, ospitale e ricca, vivace e allegra, non potrà mai cancellare.

Sapere che oggi c'è finalmente qualcuno che sta lavorando per darle un volto nuovo e moderno, per rivoluzionarla urbanisticamente affidandosi ai migliori consulenti urbanistici e ai più famosi architetti a livello internazionale mi rende particolarmente contento.

"L’amministrazione comunale ha provveduto ad affidare alla Ernst & Young uno studio di fattibilità che, per la parte urbanistica, è stato eseguito da un gruppo di architetti spagnoli coordinati da Alfredo Arribas. Al “progetto Brindisi” sta lavorando, in stretto collegamento con il Comune, un gruppo di professionisti attrezzatissimi, che hanno una esperienza specifica collaudata in altre importanti opere realizzate in tutto il mondo. Fra queste spicca il recupero urbanistico dell’intera area portuale di Lisbona, considerato uno degli interventi più significativi tuttora in corso. Il governo cittadino insediatosi l’anno scorso ritiene che Brindisi, come d’altronde l’intero Mezzogiorno, viva l’occasione di una svolta."

 tutto l'articolo di Domenico Menniti (sindaco di Brindisi) dalla rivista IDEAZIONE

postato da: ilfaro alle ore 18:19 | link | commenti (3)
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Signore e Signori,

Frau und Herr

ecco a Voi la "nuova" eugenetica.

"Bene: siamo per l'eugenetica, siamo per questa eugenetica. Siamo – liberiamo un altro pezzo di linguaggio sequestrato (dal nazismo... SIC!) - per il miglioramento della specie, perché no? O dovremmo forse militare sul fronte opposto, quello del “peggioramento” della specie? Non potremmo mai: troppo amiamo la vita, e amiamo l'uomo."

Antonio Tombolini, "catto-eugenista"(!?!) su www.radicali.it - 22 maggio 2005

 

 

 

 

 

 

postato da: ilfaro alle ore 17:37 | link | commenti
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Cicoria nell'Ulivo.

"Poche persone, ma armate di striscioni, bandiere e grande sarcasmo. Gli "ultrà ulivisti" avevano infatti con loro anche filoni di pane e mazzi di cicoria per ironizzare sui presunti sacrifici rivendicati da Rutelli nell'ultimo assemblea federale del partito."

postato da: ilfaro alle ore 16:42 | link | commenti
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martedì, 24 maggio 2005

 

«Il fondamentalismo regna oggi non solamente a La Mecca o Teheran, ma a Roma, e insidia ormai, con i Talebani degli uni e degli altri, in modo trasversale, almeno tre continenti, con miliardi di "fedeli", o di "iscritti" come tali nell'anagrafe della politica ufficiale», Marco Pannella, 24 agosto 2000

 

 

LIBERALI o LIBERTARI?

Nel post precedente ho riportato il Buroggu il quale aveva posto una questione che sta diventando importante per tutta la TocqueVille.

Detta dura e cruda: "Può un cattolico a buon diritto essere un LIBERALE?"

Secondo molti blog di area radicale: no. C'è una incompatibilità di fondo fra cattolicesimo e liberalismo. Secondo gli stessi blog di area radicale anzi non si spiega cosa ci stiano a fare dei cattolici nell'aggregatore di Tocqueville e giudicano fondamentale compattarsi "per fare massa contro i cattolici" ...  

A parte che questo infantile modo di esprimersi (e di dividere) è tipico di chi non ha una cultura appunto liberale, ma piuttosto ideologica e intollerante, denota una scarsa capacità di pensiero, cioè di CONTENUTI, ma solo di schieramento precostituito, come neanche dei blog di sinistra riescono ad essere ...  e poi si dimentica che, come dice egregiamente il Buroggu, il padre del Liberalismo americano, al quale diciamo pur tutti di ispirarci, era fortemente cattolico.

Infatti chi oggi sta cercando ricreare  la falsa equazione di Cattolico uguale Illiberale è Pannella. Basta ascoltare sulla "sua" radio radicale al mattino la rassegna stampa di Massimo Bordìn per verificare quanto veleno viene instillato col tre per due ogni giorno contro  i cattolici... stamattina sono arrivati a fare la macchietta al Cardinal Scola usando una foto pubblicata su Repubblica, cosa che neanche i peggiori antisemiti oramai usano fare sui rabbini ("ha un anellone tutto d'oro, una catena d'oro massiccio e l'orologio con cronografo ... chissà quanto è costato ai fedeli ... invece di uno swatch"... robaccia alla Marco Travaglio ma che mostra tutto il furore ideologico che si trasforma in puro odio, nient'altro che odio, quando gli argomenti sono ormai finiti).

E si riempiono la bocca del proprio autocerticato liberalismo - contro i "clericofascisti" illiberali - tanto quanto a sinistra si fregiano della loro presunta "superiorità morale" contro il centro-destra.... siamo al solito furore ideologico contro "il nemico assoluto", siamo alle liste dei buoni e dei cattivi.

Insomma, non ci può essere pace fra cattolici e radicali in TocqueVille? A sentire i radicali, pare di no. Di fatti, con rabbia più d'uno ha sbattuto la porta a causa della puzza di "cattolici" in città.

La questione va affrontata e da tutti.

Probabilmente tutto nasce dall'equivoco fra "liberali" e "Libertari".

Ho ritenuto riportare un articolo letto oggi su Il Giornale a firma di Sandro Bondi che chiarisce benissimo quanto sia dannoso per la cultura LIBERALE quella ideologia LIBERTARIA che niente ha a che fare col LIBERALISMO ma che muove il suo pensiero FINTO-LIBERALE soprattutto a partire dal grande pregiudizio anticattolico. 

Sorvy

Una domanda al liberale Martino

di Sandro Bondi su Il Giornale di  lunedì 23 maggio 2005

L'Italia sembra destinata a rimanere congelata nelle secche della "sindrome di Porta Pia" che , a ben guardare, non riguarda soltanto le baruffe fra sedicenti "laici" e cattolici definiti a bella posta "integralisti", ma va ben più in profondità.

Si tratta, in realtà, di una sorta di malattia spirituale, che depotenzia e svuota il pensiero.

Il ministro Martino, in una intervista sulla fecondazione assistita, fornisce una prova quantomai evidente di questa deriva laicista. (...) Il mondo è cambiato, gli steccati fra laici e cattolici su materie fondamentali come la difesa della vita sono del tutto anacronistici e, quando si esprimono giudizi privi di dubbi, in realtà è la disponibilità al confronto a venir meno.

Martino sembra non aver colto l'importanza di una legge come quella sulla fecondazione assistita, che viene apprezzata trasversalmente da scienziati credenti e non credenti. Ancora una volta cito il professor Vescovi come esempio di lungimiranza e di serietà critica, nonostante il suo dichiarato agnosticismo.

Non è vero, che con questa legge, vengano meno "il comportamento cosciente e responsabile degli italiani" addirittura "il senso di responsabilità" individuale del cittadino. E perchè mai? Cos'è infatti la coscienza? Non è certamente una "zona franca" delle azioni individuali, una sorta di permanente "laisser faire" analogo ad una visione stereotipata di mercati tipica dei libertari americani e nostrani. Non c'è coscienza responsabile senza la relazione fra due fattori, da un lato, la verità che l'individuo riesce a percepire, secondo il propio livello di maturità e capacità; dall'altro la rsiposta adeguata al problema e alla circostanza emergenti. (...)

Questa concezione è assolutamente liberale, proviene da Tocqueville, si snoda ed articola con Hayek, si declina con Acton. Ma stiamo parlando di liberali, non di libertari individualisti. Cominciamo dunque a fare chiarezza anche nella nostra stessa area politica. Costruire il Partito Popolare e Liberalpopolare equivale, prima di tutto, a capire che il liberalismo non civetta con il libertinismo etico, anzi si situa agli antipodi di questa ideologia.  Equiparare - come ha fatto Martino - la fecondazione all'adulterio è un cedimento a un pensiero libertario e individualistico. Come possono essere equiparate realtà del tutto differenti e di valore morale oggettivo del tutto differenti? (...)

Siamo nel campo della legge naturale, non dell'etica cattolica, tanto per essere chiari.

(...)

Se proprio Martino si appella alla coscienza, seppur in modo errato, come può poi introdurre surrettiziamente economismi inadeguati a descrivere lo spazio di esperienze delle singole persone? In realtà, questa singolare etica di Martino si rivela un'etica senza razionalità, assai vicina all'"individuo libertario", sradicato e privo di senso di responsabilità, che gran parte della sinistra trova consanguineo. Singolare convergenza: i libertari, alla fine, si ricongiungono, anche trasversalmente. Ma una domanda rimane sullo sfondo, ancora inevasa dai libertari: con questa concezione, quale tipo di società edifichiamo?

SANDRO BONDI Coordinatore di Forza Italia.

postato da: ilfaro alle ore 00:04 | link | commenti (19)
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lunedì, 23 maggio 2005

Tocqueville senza i cattolici avrebbe senso?

I radicali di TocqueVille hanno creato il loro sotto-gruppo perché si sentono i più liberali di tutti, i (cito) "100% puro liberale vergine", e per distinguersi quindi dai cani e porci che affollano il progetto TocqueVille. Per la precisione, tra i suddetti cani e porci aborrono

"razzisti, xenofobi, clearicali (che di liberale hanno nulla) e cattolici (che sono liberali fino a quando non ritengono che sia ora di importi la loro etica, ma lo fanno per il tuo bene)"

Ora, si dà il caso che colui che dà il nome al progetto, ovvero Alexis de Tocqueville, non solo era cattolico, ma - cito da Sando Magister:

Tocqueville è un maestro del cattolicesimo liberale. Ed è anche l'autore preferito dal cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana e stratega della politica della Chiesa in Italia.

Vogliamo di più? Sempre grazie a Magister, in un articolo intitolato "Tocqueville amore mio" leggiamo ancora:

Quanto al pensiero politico, il grande amore di Ruini è Alexis de Tocqueville, cattolico, aristocratico, ministro degli Esteri di Francia nel 1849, autore della "Democrazia in America". In questo suo libro divenuto un classico della politologia, Tocqueville sostiene che il caso americano prova come «lo spirito di religione e lo spirito di libertà possono procedere intimamente uniti», invece che divaricati e tra loro in conflitto come in Europa. A patto che Chiesa e Stato restino separati e che la religione non si allei a un determinato potere politico: perché in tal caso «essa aumenta il suo potere su alcuni uomini ma perde la speranza di regnare su tutti».

Da Tocqueville Ruini ricava il suo modello politico ideale: una «società aperta», libera e democratica. Nella quale trovi spazio una Chiesa gagliarda. Perché la democrazia, scrive, non diminuisce ma «aumenta la richiesta della presenza della fede e della Chiesa nella società». L'amore per Tocqueville spiega anche perché in Ruini non c'è quella vena antiamericana tipica dei cattolici progressisti.

TocqueVille non è nata come aggregazione di blog cattolici, e per me possono starci benissimo anche i radicali illiberali, ma affermare che il cattolicesimo non può essere liberale e tuttavia raccogliersi sotto il nome TocqueVille è - me lo concederete - una bella contraddizione.

da Buroggu

Saccenti, presuntuosi e intolleranti ... questi radicali!

Sorvy

postato da: ilfaro alle ore 20:01 | link | commenti (14)
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L'intervento di Giuliano Ferrara all'incontro al Palalido di Milano di sabato 14 maggio  "Fratello embrione, sorella verità" con oltre 5.000 partecipanti.

"Sono in difficoltà gli abrogazionisti, i neosecolaristi, coloro che si credono e si dicono liberali, coloro che si credono e si dicono laici, coloro che si credono e si dicono eredi di una tradizione di lotta contro l'oscurantismo e il clericalismo, sono in grande difficoltà. Perché, per la prima volta, si vede ad occhio nudo la verità, e basta che agli italiani sia fatta vedere in uno spirito di dialogo senza esagerazione con la piena considerazione della necessità di parlarsi e di parlare anche ai propri avversari. Eccola la verità. Non ce ne sono due, tre, quattro o cinque, ce n'è una sola: "quello lì" è un essere umano perché tu l'hai voluto per essere un umano. Puoi essere relativista quanto vuoi in filosofia, e dammi, offrimi a prezzi scontati i manuali del neorelativismo, io ti darò il volume della Critica della Ragion Pura, o magari degli altri scritti morali di Immanuel Kant, che non ha mai fatto parte del Sacro collegio ma era un filosofo laico, e ti farò vedere che c'è scritto che quell'essere umano non puoi usarlo come una struttura di servizio per scopi altri che non siano la sua crescita, il suo sviluppo, la sua realizzazione.
Per la prima volta, i Radicali, che girano lodevolmente il mondo dal Laos alla Cecenia alla Cambogia, i Veltroni, i buoni, i predicatori laici della Sinistra che dicono di volere andare in Africa per salvare i deboli, per la prima volta, dicevo, tanta di questa bella gente stimabile, va contro le proprie stesse premesse, o quelle che dovrebbero essere tali. "

Giuliano Ferrara

postato da: ilfaro alle ore 19:38 | link | commenti (1)
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domenica, 22 maggio 2005

Leggere Furio Colombo sull'Unità (di Giovedì scorso)
e scoprire di amare Bush ancora di più.
                               ***
Schlesinger: mai credere a Bush
di Furio Colombo

NEW YORK «No, L'America non è George W. Bush e la sua corte di cercatori di guerra. L'America è quella di Roosevelt, di Kennedy. Non vi lasciate disorientare dai media. Bush ha spinto il Paese su un binario morto: meno tasse ai più ricchi, abbandono dei poveri, un debito incontrollato, la General Motor in crisi profonda, il salario medio di un operaio meno di 20mila dollari all'anno, quello di un presidente di azienda più di 20 milioni di dollari all'anno - e una guerra sbagliata che costa un patrimonio di vite umane e di soldi, un buco nero senza un filo di luce - ma non disperate, non confondete. Questa non è l'America, questo è un binario morto. L'America sono Roosevelt e Kennedy. Una cosa voglio dire: non spaventatevi, quell'America tornerà. E sarà amica, solidale, pronta a lavorare insieme con l'Europa per aiutare, non per combattere, il resto del mondo».
Nonostante la voce quieta, l'aria del conversatore gradevole nelle sale del suo «Century Club», il Club degli scrittori e artisti di New York, Arthur Schlesinger, 87 anni, una produzione di libri, articoli e ricerche storiche che non si è mai diradata, ha un tono netto e indignato. Emerge appena una coloritura di disprezzo quando nomina qualcuno nell'entourage «neocon» di George Bush. «Qui, dice indicando la sala da pranzo del vecchio club nella Quarantatreesima strada di Manhattan c'è tutta gente che scrive e che legge. Perciò non uno, non qui, è dalla parte di Bush».
L'uomo che ho conosciuto nel 1960 come giovane professore di Harvard, che ha lasciato la cattedra (quella cattedra di storia moderna, di cui era titolare prima dei quarant'anni) per andare alla Casa Bianca con il giovane presidente Kennedy, non ha perduto il filo dell'impegno e del vigore politico nel trascorrere dei decenni.
Come allora, nella sua conversazione c'è un misto di «fare politica» (o di parlarne come un partecipante) e di giudicare la politica dalla distanza di uno storico. Frequentandolo da amico in tutti questi anni, l'ho visto allontanare o accostare i due atteggiamenti, a volte benevolo e attento alla politica dei Repubblicani (George Bush padre, per esempio).
Non con George Bush figlio. Dopo ciò che l'attuale Presidente degli Stati Uniti ha detto su Yalta durante il viaggio europeo, il giudizio di Arthur Schlesinger «da democratico storico» (sue parole) si è fatto aspro e vigorosamente negativo.
«Bush si è permesso di accostare Roosevelt e Churchill a Molotov e Ribbentrop. È una ideologia revisionista che ignora la storia e dimostra un'ossessione che non trova ragioni o riscontri nel passato o nel presente - Bush inventa Yalta a suo modo - un modo distorto e lontano dalla storia - come ha inventato le ragioni immediate e ignorato le conseguenze profonde della guerra in Iraq. Bush ha voluto ignorare il peso immenso che hanno avuto i soldati russi nel vincere la guerra in Europa, mentre i soldati americani erano ancora inchiodati nella guerra contro il Giappone.
Bush è sempre stato un cattivo scolaro e si comporta anche adesso come un cattivo scolaro che parla a braccio dei grandi eventi della storia, tentando di farli coincidere con la visione dei suoi ideologi. Ignora che Stalin aveva firmato con Roosevelt, su pressione di Roosevelt un patto detto “dichiarazione dell'Europa liberata”. Quella dichiarazione prevedeva il rispetto della piena libertà democratica di tutti i Paesi, a Est e a Ovest dell'accordo di Yalta. E infatti, i Russi sono stati accolti come liberatori, proprio come gli americani. Solo dopo, il governo sovietico ha rotto i patti e represso la libertà. È importante però non dimenticare ciò che ha scritto Conrad Black sul New York Times del 9 maggio: con la sola eccezione della Polonia e della Cecoslovacchia, tutti gli altri Paesi invasi dai nazisti e poi occupati dai sovietici, avevano instaurato regimi fascisti, perseguitato gli ebrei e combattuto contro gli alleati. E questo vale soprattutto per i Paesi, come la Lettonia, in cui Bush ha pronunciato il suo discorso di condanna di Roosevelt e Churchill e di Yalta. Un brutto tentativo di oscurare la storia e di abbassare la nostra bandiera di libertà nel giorno in cui un presidente americano avrebbe dovuto celebrare la nostra vittoria».
Nella sala del club, uno a uno, scrittori e giornalisti di fama vengono a salutare il grande decano, a stringergli la mano, a congratularsi per il suo ultimo libro «War and the American Presidency» (la guerra e la presidenza americana). Come dedica per me, Schlesinger ha scritto queste parole: «Si dice: giusto o sbagliato, sto col mio Paese. Io dico: sto col mio Paese nel giusto e lotto in tutti i modi per portare il mio Paese nel giusto, se è sbagliato. Questo è patriottismo».
Ma ci sono altre cose che ad Arthur Schlesinger preme dire, con la stessa convinzione inflessibile di quando aveva il suo ufficio accanto a quello di John Kennedy alla Casa Bianca.
A quel tempo era stato il suo intervento immediato a bloccare il danno e il pericolo della Baia dei Porci (lo sbarco a Cuba da parte di esuli di quel Paese, che si aspettavano il sostegno americano, secondo piani preparati alla Casa Bianca prima di Kennedy). Ed è stato il suo sostegno a permettere a John e Bob Kennedy di opporsi ai generali che ritenevano necessaria la guerra atomica al tempo della crisi dei missili di Cuba.
Adesso dice: «Bush è un presidente zoppo (gli manca il favore popolare), con una guerra zoppa (gli manca il piede della pace), una economia zoppa (la sua guerra alle pensioni è sempre più impopolare) una visione zoppa del mondo (non dà fiducia e - con l'eccezione provvisoria di Tony Blair - non trova fiducia). Certo, bisognerebbe parlare di Berlusconi. Ma Berlusconi è un imbarazzo non solo per gli italiani ma, credo, anche per la Casa Bianca.
Ci sono segni di distacco nel partito Repubblicano e il caso Bolton lo dimostra. In un certo senso Bush stesso è vittima del mondo visionario e intellettualmente sconvolto dei neo conservatori. Condoleezza Rice, che è una persona gradevole e normale, ma più una straordinaria P.R. (agente di pubbliche relazioni) che un ministro degli Esteri, cerca di fargli fare bella figura. Ma i “neocon” gli hanno imposto di nominare ambasciatore all'Onu John Bolton. “È un uomo arrogante, maleducato, aggressivo, stonato, che non dovrebbe mai far parte di un corpo diplomatico”. È una citazione. Chi lo dice? Lo dice il senatore repubblicano George Voinovich. Ciò dimostra l'imbarazzo e la distanza che si sta creando tra neocon e persone normali».
Per Arthur Schlesinger, da storico, è importante ricostruire non solo le mappe del potere ma anche il modo in cui si è formato il potere. Per esempio, come spiegare la vittoria di Bush e la maggioranza ancora solida che lo sostiene? Lui dice: «È la più strana coalizione della storia di questo Paese. Posso dire che sono stati stipulati due patti. Uno è fra i club dei ricchi e le chiese fondamentaliste. I club dei ricchi vogliono de-regolamentare tutto, abolire ogni controllo sui beni materiali, sulla loro circolazione, sulla accumulazione della ricchezza. Le chiese fondamentaliste vogliono regolamentare tutto, porre tutto sotto il rigido controllo non solo della morale ma anche della legge ispirata alla religione, ogni comportamento umano. Solo in apparenza non c'è rapporto fra i due progetti. Infatti, un'opinione pubblica controllata e intimidita da proclami religiosi che diventano leggi, è meno propensa a giudicare i comportamenti arbitrari di chi detiene il potere politico ed economico. Il secondo patto è fra le ali estreme di tre destre: quella cristiana fondamentalista, quella cattolica e quella ebrea estrema. La destra cristiana e la destra cattolica sono legate dall'ossessione dell'aborto e dell'embrione. Hanno forgiato lo stesso tipo di inflessibilità che esige una legge uguale alla fede, ovvero l'imposizione della fede anche ai non credenti, per legge. E le due destre cristiane poi si legano a quella dell'estremismo ebraico perché si riconoscono nel rigore senza tolleranza dei principi, e nella durezza senza esitazione delle soluzioni. E la soluzione è sempre la forza. Si tratta di materiale umano adatto al gioco dei neocons, che vogliono muovere senza ostacoli le loro pedine sul mondo».
Se chiedete ad Arthur Schlesinger come ha potuto vincere una proposta di vita politica e di comportamento così lontano dalla cultura e dalla tradizione storica americana, lui vi risponde: «John Kerry è stata una immagine troppo pallida sullo schermo gigante di elezioni invase da immagini, notizie e bugie fabbricate dalla destra». E alla parola speranza risponde: «Certo che c'è speranza. L'America è di Roosevelt e Kennedy, non di questa gente estranea. L'America ritorna». Esita a fare nomi di candidati possibili. Non il neosenatore nero Obama dell'Illinois, che è troppo giovane, non solo nell'età ma anche nella politica. Non nomi nuovi e sconosciuti, perché in questo gioco difficile nessuno compare all'improvviso. John Kerry resta in gioco se trova una immagine più forte e una voce che sentano anche coloro che restano lontani dalla politica. Marc Warner, governatore della Virginia, ha molte carte da giocare, forma e sostanza. Hillary Clinton resta una notevole forza politica. Schlesinger è deciso a non arrendersi. Continua a pensare che si sta col proprio Paese, anche se è sbagliato, al solo scopo di riportarlo nel giusto. Perché, dice: «è la sola definizione di patriottismo che conosco».
Grazie per la segnalazione a Martino C.
Sorvy
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Stefania La Penna, titolare del blog Free Toughts , cittadina di TocqueVille, è su

Complimenti da Sorvy!

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giovedì, 19 maggio 2005

... non siamo noi che vi minacciamo, siete voi che volete essere minacciati!

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mercoledì, 18 maggio 2005

Sono un mostro, non andrò a votare!

La campagna dei referendari si sta facendo un pò scomposta (paura di perdere?)

Il Sorvegliato che al referendum NON VA A VOTARE viene ad esempio  dipinto da così a peggio:

 

postato da: ilfaro alle ore 16:12 | link | commenti (41)
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Senza autorita' niente liberta'

Spicca tra gli editoriali del Foglio di oggi una “strigliata liberale” di Giuliano Ferrara contro quelli che lui chiama i “crociati secolaristi contro i diritti umani”, fra i quali mette naturalmente Marco Pannella, che però “è tra i pochi […] che ascoltiamo volentieri, non solo perché ci è amico anche nell’inimicizia delle idee, soprattutto perché non è una copia”. Al di là del tono ironico-aggressivo, una paginetta che rende bene l’idea di come si possa essere «laici» e «pro-vita», vale a dire lo stato dell’arte in materia di atteggiamenti foglianti nell’ambito dei dibattiti referendari e non solo. Lo copio/incollo qui sotto.
 
E questo è il link all’articolo di Massimo Boffa—responsabile delle pagine culturali di Panorama—cui l’editoriale rinvia. Boffa, come una noticina redazionale ricorda in calce all’articolo, è un ex comunista, allievo di Lucio Colletti e di François Furet, che ha scritto saggi sulla Rivoluzione francese, su Joseph de Maistre e su Nikolaj Berdjaev. E ha deciso di astenersi ai referendum del 12 e 13 giugno. Ovviamente nell’articolo ci sono ottime argomentazioni a sostegno della sua risoluzione.
 

Pannellone nostro impiastra e imbelletta le notti radiofoniche della sua seduttiva raucedine, ed è tra i pochi crociati secolaristi contro i diritti umani che ascoltiamo volentieri, non solo perché ci è amico anche nell’inimicizia delle idee, soprattutto perché non è una copia. Gli altri lo replicano a soggetto, ma l’autore e il prim’attore è sempre lui. Pannellone, che concentra su di sé da decenni un’autorità che nemmeno Pio IX o Fidel Castro, ora ci fa lezione di antiautoritarismo, e cioè: se la pensi come Ratzinger o i biologi antifaustiani Erwin Chargaff e Jacques Testart sei un suddito mentale, e pieghi la testa all’assolutismo antimoderno e veritativo, se invece la pensi come il ginecologo Carlo Flamigni o l’oncologo Umberto Veronesi o altri pre-premionobel, ootidi dell’Accademia, sei un uomo libero. Se pensi che negare il suo diritto a un embrione sia un atto di disumanità illiberale, sei un bigottone; se ti batti per usare come uno strumento o un farmaco o un incentivo al benessere un vivente umano microscopico, sei un libertario o addirittura un libertino. La nostra regola umanistica per i libertini è: peccate (pecchiamo), e fronteggiate (fronteggiamo) le conseguenze delle vostre (nostre) libertà. Quella di Pannellone è invece: trasformate in autorizzazione di Stato il vostro comportamento, abolite giusto e ingiusto dal vocabolario relativista, e abitate sereni nel mondo nuovo senza pensare a quel che capita agli altri, tanto il pensiero è unico e lo somministra il sacerdozio laicista.
Senza autorità niente libertà, hanno sempre detto i liberali veri (leggetevi Massimo Boffa in seconda pagina, se non avete tempo per Edmund Burke o Benjamin Constant o Alexis de Tocqueville o Benedetto Croce). La libertà politica e civile, al contrario del libero arbitrio che autorizza a perdersi o a trovarsi, è prima di tutto un limite, una responsabilità, la divina facoltà che hanno gli uomini dotati di linguaggio di capirsi e convivere. La coscienza libera, che si è magicamente e santamente insignorita della nostra cultura attraverso l’umanesimo medievale e moderno, il giacobinismo e il romanticismo di Rousseau, la teologia del Concilio, non è uno strumento per far strage di corpi e di ragione, di pietà e di natura. Al contrario, è dalla libertà della coscienza umana che derivano i divieti della ragione, i comandamenti più esigenti e più degni di essere ubbiditi. Questa è l’autorità alla quale anche Mastro Pannella deve inchinarsi o, se lo desidera, insubordinarsi senza pretendere di farla sua e di cancellarla come ferrigna garanzia della libertà di tutti, anche i piccolissimi, anche gli invisibili.

via Wind Rose Hotel

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martedì, 17 maggio 2005

Scapagnini batte Follini.

Vince la CDL a Catania ...

lo si era capito già nelle prime ore dello spoglio.

Follini si era stretto nel più grande e lungo riserbo al quale abbiamo assistito negli ultimi quattro anni.

Baccini ieri sera a porta a porta aveva una faccia da funerale (e la morte nel cuore) neanche se gli avvessero dato la peggiore notizia della sua vita

Che batosta per l'U.D.C.!!!

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lunedì, 16 maggio 2005

 dopo Berlusconi, Berlusconi!

Ha sempre votato Forza Italia?
"Sempre".

Garibaldi o Che Guevara?
"Cavour".

Il suo pensiero sulla guerra.
"Per fare una guerra bisogna che vi siano motivi eticamente forti che la giustifichino".

Voterà il referendum sulla fecondazione assistita?
"No. Ho deciso di non andare a votare. Decisioni come queste devono essere prese da una commissione di esperti, perché non tutti gli italiani sono sufficientemente informati per poter scegliere consapevolmente".

Non la vedrei per niente male come prossimo leader.

Sorvy

postato da: ilfaro alle ore 19:40 | link | commenti (9)
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Marcia indietro. Newsweek ritratta: la storia delle offese al Corano era giornalisticamente allettante ma falsa. Un comportamento da irresponsabili che lascia sedici morti e centinaia di feriti sul terreno. Adesso il direttore chiede scusa. Non farlo più, si direbbe ai bambini. Dirlo a certa stampa sarebbe del tutto inutile.

Top administration officials have promised to continue looking into the charges, and so will we. But we regret that we got any part of our story wrong, and extend our sympathies to victims of the violence and to the U.S. soldiers caught in its midst.

by Enzo Reale (1972)

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domenica, 15 maggio 2005

Qui c'è una che ci è andata (beata lei!).

Gli estratti completi usciranno sicuramente sul Foglio nei prossimi giorni.

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venerdì, 13 maggio 2005

il Vice Presidente del Consiglio e la Ministra Prestigiacomo saranno a Siracusa domenica prossima ad inaugurare insieme un nuovo parco marino.

Il Gossip è scatenatissimo. Pare che centinaia di persone assisteranno alla inaugurazione soprattutto per cronometrare i minuti della immersione delle due autorità.

... non sia mai detto "fascisti conigli"!

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Malelingue e gli strumenti a fiato.

Fini e Prestigiacomo sono ottimi amici. Da sempre.

Solo le malelingue ed i pettegoli possono far circolare la voce che i due se la intendano.

Noi non saremo fra quelli.

Però un dubbio ci sorge. Neanche un mese fa la Prestigiacomo fece quella brutta "scivolata" in televisione dicendo, rivolta ai promotori del NO, che sarebbero arrivati "a mandare i dawn a suonare il piano in televisione". Quelli del no i dawn non ce li hanno mandati a suonare il piano. Ma voi del SI, Signora Prestigiacomo, ce la potevate risparmiare quella trombetta di Fini.  

postato da: ilfaro alle ore 19:40 | link | commenti (2)
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l'Imam di Torino:  "non è colpa nostra se vi minacciamo... ma vostra perchè sarete minacciati".

Grazie a Rolli.

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HOMO TERAPEUTICUS

di Amicone Luigi

Emma Bonino ci invita a usare un linguaggio più appropriato, giacché «l'embrione è vita umana allo stesso modo che lo è il sangue». L'ha detto a 'Omnibus', lunedì 9 maggio, attorno alle ore 8.30, mentre l'embrione che fu uno di noi la contestava in diretta. Altri di noi non potevano contestarla. Perché? Vuoi perché tutti i media sono schierati con la Chiesa radicale, vuoi perché nel mentre che la Bonino era in televisione, lui, l'embrione già grande, si faceva la toiletta o se la spassava in laboratorio a criocongelare colui che non sarà mai uno di noi. Perché difettato, e perciò finirà in lavandino. O perché brevettato, e perciò archiviato in una cella frigorifera in attesa di essere acquistato. O perché selezionato geneticamente per venire al mondo come 'bambino farmaco' da cui estrarre pezzi di ricambio per un fratellino malato o per uno di noi che, malato di Alzheimer, vorrebbe che il meccanico di laboratorio producesse qualcosa da cui estrarre ciò che la natura gli toglie (essendo che la natura non ci promette l'immortalità, ma il medico biofaustiano sì) attraverso la produzione di esseri umani 'a scopo terapeutico'.
Emma Bonino dice che siamo senza compassione e senza scrupoli umanitari perché non siamo disposti a sacrificare un grumo di cellule per il progresso della scienza e per il bene dell'umanità. Tutto ciò, però, nella lingua italiana si chiama 'menzogna'. Perché, checché ne dicano gli spot con le Ferilli e le Montalcini, i Dulbecco e i Veronesi, non c'è osservazione scientifica né codice deontologico al mondo che si permetta di negare l'evidenza di ciò che l'embrione è, ovvero un essere umano con un suo proprio, unico, irripetibile e irriducibile patrimonio genetico.
E non c'è buon senso al mondo che non capisca perché almeno il principio di precauzione (che vale per le carote ogm) non dovrebbe valere per la vita umana fin dal suo primo apparire infinitesimale.

dal settimanale TEMPI

postato da: ilfaro alle ore 18:46 | link | commenti (1)
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Ho fatto un sogno.

Un'aula fredda, grigia, immensa. Al centro un podio, la cattedra di un giudice.

Davanti alla cattedra, da un lato un malato grave, costretto sulla carrozzella, che si divincola penosamente e cerca di esprimersi a gesti; dall'altro una donna, che nervosamente si mangia le unghie e dà segni d'impazienza.

A un tratto entra un giovane: capelli corti e neri, ben pettinati, occhiali, guance rosee, lineamenti delicati, occhi gelidi. Sembra un inquietante puttino dallo sguardo vitreo. Si siede alla cattedra del giudice e parla con voce suadente e rassicurante. "Le vostre pene - dice rivolgendosi ai due presenti - sono finite". Negli occhi del malato si accende una strana, ambigua luce di speranza. La donna è ora in preda ad un'isterica agitazione.

"Fateli entrare!", ordina calmo il giudice.

"Gruppo A!". Tre bambini, completamente nudi, intirizziti dal freddo, vengono fatti entrare da alcune guardie e si posizionano a sinistra.

"Gruppo B!". Altri tre bambini, nelle stesse condizioni dei precedenti, vengono fatti sostare al centro.

"Gruppo C!". Il terzo gruppo si ferma a sinistra. E' diverso dagli altri perché è formato da quattro bambini, uno solo dei quali è biondo. Gli altri hanno i capelli neri.

Sono dieci bambini in tutto e tutti coetanei. Avranno cinque o sei anni. Hanno tutti lo stesso freddo e lo stesso sguardo innocente ed impaurito. I piedini poggiano sul pavimento gelido. Con le braccia e le manine cercano di scaldarsi in qualche modo e si stringono fra loro, quasi a cercare riparo.

"Com'è bello! Com'è carino!", singhiozza di gioia la donna. Il malato si dimena. C'è sempre quella strana luce nei suoi occhi.

Prende la parola il giudice. Il tono è profondo, convincente, a tratti commosso, molto più umano del suo aspetto.

"Il nostro è uno Stato che non vuole porre limiti al desiderio di felicità dei suoi cittadini. Ogni cittadino cosciente, responsabile e adulto, deve avere il diritto di raggiungere la felicità cui aspira. Noi ci siamo commossi di fronte al diritto di questo malato ad un'esistenza sana e dignitosa. Noi ci siamo commossi di fronte al diritto di questa madre ad avere quel figlio che la natura non le concedeva. Noi siamo dispensatori di gioia e di speranza e utilizziamo a questo alto fine il potere che ci viene dalla ricerca scientifica. Noi vogliamo farvi felici e realizzati come autentici esseri umani".

La donna si commuove. Il malato si dimena felice.

"Pertanto - riprende il giudice - così disponiamo: il gruppo A sarà messo a disposizione dei nostri valenti scienziati come cavia da laboratorio, per la ricerca di soluzioni al morbo del nostro cittadino malato. Il gruppo B, in quanto soprannumerario, sarà ibernato e crioconservato, in modo da tornare utile in futuro. Quanto al gruppo C, il bimbo biondo, prescelto dalla cittadina madre, le sarà consegnato; gli altri tre saranno soppressi. Il verdetto è irrevocabile. Nel nome dell'Umanità e della Scienza".

Detto questo, il giudice va a benedire il malato e la madre. Poi esce. Entrano di nuovo le guardie. Nei volti dei bambini si stampa il panico. Piangono, si dimenano, urlano. Quelli del Gruppo A e del Gruppo B, disperatamente recalcitranti, vengono trascinati via a forza. I tre bimbi dai capelli neri del Gruppo C vengono colpiti violentemente alla nuca e cadono a terra tramortiti. I barellieri li portano fuori.

Resta solo, sgomento, inebetito, al centro della stanza, il bimbo biondo. La donna gli è addosso, lo abbraccia, lo stinge forte, lo bacia, gli ripete "Tesoro mio, tesoro mio". Il bimbo non reagisce. E' immobile, come una statua di ghiaccio; si lascia toccare e vestire dalla madre.

Anche il malato non si dimena più. Gli infermieri lo portano via, spingendo la carrozzella. Non c'è più alcuna luce nei suoi occhi. Il suo volto è quello di una Sfinge.

By Gianluca Zappa

postato da: ilfaro alle ore 18:25 | link | commenti (1)
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mercoledì, 11 maggio 2005

... ma come li scova Enzo?

Commandments of Multiculturalism.

1. America is uniquely evil.
2. America is never justified in defending itself.
3. Illiterate people from poor societies are superior to Americans.
4. The Earth would be better off without human beings.
5. Making a profit is always immoral.
6. Differences between individuals or groups are unfair.
7. For Designated Victim Groups, strong feelings excuse all behavior.
8. Policies informed by Judæo-Christian principles are inherently suspect.
9. Conservatives are hypocrites; liberals are sincere.
10. There are no acts of God; there are only acts of Government.

tu cerca, Enzo ... che io copio!

postato da: ilfaro alle ore 23:21 | link | commenti (4)
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Ho tolto i link dal lato destro

... 222 erano troppi e ne bastava UNO .

Sorvy

postato da: ilfaro alle ore 23:11 | link | commenti
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Condi

Ormai siamo agli sgoccioli.

Dovrebbero mancare non più di 20 giorni alla nascita di "Condi".

Sono emozionato come se fosse il mio primo figlio e invece è solo la terza.

Avrà un nome italianissimo ma per il suo papà è "Condi Rice".

Sorvy

postato da: ilfaro alle ore 22:48 | link | commenti (14)
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IL "TOTALITARIO" vota SI. 

"Non è un dogma di fede bensì una constatazione scientifica che la vita umana, unica, individuale e irripetibile, esiste a partire dal concepimento: dal momento in cui, con la fecondazione dell'ovulo, si realizza la completa identità cromosomica, non vi è alcuna differenza che non sia di peso e di età fra il nascituro, il nato e l'adulto. Negare l'umanità del concepito non significa essere "laici": vuol dire chiudere gli occhi di fronte alla realtà; peggio: equivale ad aprire la porta al nuovo totalitarismo"

Gianfranco Fini dal Corriere della Sera del 31 maggio 1999

... e adesso chi glie lo dice a Fini che è lui stesso che si da del totalitario!!!

postato da: ilfaro alle ore 14:14 | link | commenti (14)
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sfogo

by Sorvy

... ma quale partito unico?!?

Con questo e con quest'altro? Per carità!

Berlusconi, per favore, mandaTI e mandaLI a casa!

Sono assolutamente deluso. Non c'è più alcuna speranza ... almeno ragalaci l'ultima soddisfazione: quella di buttarli nelle fogne (o nel covo delle serpi) da dove li hai raccolti.

Qualsiasi cosa purchè senza di loro.

postato da: ilfaro alle ore 09:15 | link | commenti (7)
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martedì, 10 maggio 2005

ANDREA' S VERSION - COPYCAT n. 92

Sappiano, gli amici e compagni D’Alema e Fassino, i quali all’idea di vincere le prossime elezioni politiche (dati i risultati delle recenti regionali) hanno testé scatenato una campagna unilaterale di ruffianate preventive nei confronti di Washington, che quello di Yalta è solo l’inizio. Non sospettano neanche, i professionisti della leccata di distruzione di massa, a quale po’ po’ di revisionismo storico stia per sottoporli Bush per riceverne uno solo dei due, prima o poi, presto o tardi, se non oggi domani, o se no quando si può, e se non posso io ci pensa Blair, alla Casa Bianca. Dovranno ammettere, Fassino e D’Alema, che attraversare il Rubicone è stata una stronzata. Che Muzio Scevola si è bruciato la sinistra perché aveva capito tutto. O, nel caso si fosse bruciato la destra, che non aveva capito niente. E che bastava un Menenio Agrippa per non dare il sindacato a Cofferati. Seguirà revisione sui due Risorgimenti. Dovranno poi scrivere cento volte, sulla lavagna, il proverbio dei penati europei. Ma correttamente: si vis pacem, para bellum. Non: si vis bellum, para pacem. Tanto meno: si vis tuttum, belli paraculi.

postato da: ilfaro alle ore 13:51 | link | commenti (2)
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D'Alema e i neo-com (unisti)
"Il fondamento della sicurezza internazionale sta nella sicurezza della democrazia, non solo, ma esportare la democrazia con successo vuol dire non escludere l’uso della forza", così l'altro giorno D'Alema, in una intervista a La Repubblica (clicca qui ).
Poi,  Bertinotti legge l'intervista e... apriti cielo. Il neo-comunista-convertito-non-violento lancia l'anatema. No! La democrazia con  i carrarmati no!  Eppure, si potrebbe rispondere, nell'ultimo conflitto mondiale,  i carriarmati sono stati utili non solo per togliere di mezzo Hitler e Mussolini, ma anche per esportare la democrazia persino in  Italy. 
Ma D'Alema, che è  una biscia, ha la sua logica, i suoi ragionamenti e i suoi postulati. Insomma, sfugge, precisa, democristianeggia.
Dunque,  altre interviste.  Una a Radio Radicale (clicca
qui ),   poi, di nuovo,  a La Repubblica (articolo non in rete).
D'Alema, nelle interviste,  sulla questione della 'esportazione della democrazia'  svicola: "Se Fausto legge sui giornali un titolo che dice 'Giusto esportare la democrazia anche con i carriarmati' fa benissimo a dissentire, anch'io dissentirei da me stesso, se avessi detto una cosa del genere. Peccato che io non l'abbia detta. Ho detto invece l'esatto contrario, e cioe' che e' un tragico errore esportare la democrazia con le guerre. Ma proprio per questo - prosegue il leader dei Ds -
mi sono posto la domanda: cosa dobbiamo e possiamo fare, quando le democrazie in tante parti del mondo sono bandite o minacciate? Lasciamo tutto com'e', e confidiamo solo sulle marce pacifiste? Mi pare una risposta povera e cinica".
Già,  "povera e  cinica". Se lo dice lui.
(cp, 06-05-2005)

dall'ottimo CAPPERI

postato da: ilfaro alle ore 13:47 | link | commenti (2)
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L'ITALIA INFELICE.


 Quando, nel 1996, il centro sinistra vinse le elezioni, molti pensarono che per l'Italia ci fossero poche speranze. Poi gli anni passarono e il centrosinistra, forse favorito da una congiuntura internazionale positiva, non fece certo grandi danni. Nel 2001, avvenne l'inverso. Vinse il centrodestra e, pur in presenza d'una congiuntura economica nettamente negativa, non fece tutti danni che s'aspettava la sinistra. Ma neppure i miracoli che s'aspettava la destra. L'Italia è dunque sopravvissuta agli ex comunisti al governo e alla prima vera alternanza. È questa la vera, grande notizia: le elezioni non sono più un'ordalia. Il paese non rischia il fascismo, non rischia più la libertà e non rischia più la collettivizzazione. È divenuta un paese normale in cui solo per nostalgia del passato Berlusconi può parlare di comunisti e i comunisti possono parlare di regime. In realtà anche i partiti che chiamano comunisti, rispetto a quelli d'un tempo, sono caricature. E, quanto al regime, non è neppure un regime alimentare.
L'Italia tuttavia, come tutti i paesi normali, si diverte a giocare al pessimismo: si parla di gente che fa la fame e che non arriva la fine del mese; di pericoli per la democrazia e d'ogni sorta di disastro imminente. La gente prima ascolta queste notizie e scuote la testa. Poi spegne il televisore e va fuori con la famiglia a mangiare una pizza. Magari aspettando prima che si liberi un tavolo.
Questo è un tempo felice. Felice come quando era presidente del consiglio D'Alema, e felice, salvo gravi imprevisti, come lo sarà col prossimo governo. Quale che sia. Ma la gente non lo sa. Non vuole saperlo. Lo saprà se avrà l'occasione d'essere infelice. Nel 1943 non c'è stato nessuno, in Italia, che preferisse la vita presente al modo di vivere del 1938. E tuttavia, nel 1938, sei ci fosse stata la libertà di stampa, la gente avrebbe parlato delle difficoltà ad arrivare alla fine del mese e d'ogni sorta di possibile, imminente malanno.
La felicità è un giudizio postumo su un momento passato. Al presente, troppi sono troppo stupidi per non credere d'essere infelici.
Gianni Pardo - giannipardo@libero.it - 8 maggio 2005

dallo straordinario CAPPERI

postato da: ilfaro alle ore 13:40 | link | commenti (1)
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domenica, 08 maggio 2005

Antisemitismo in Italia.

Pensavate che gli italiani fossero "brava gente"? Pronta ad indignarsi contro i razzisti che vorrebbero vedere gli ebrei "cacciati", sbattuti fuori dalle università, linciati o addirittura minacciati di morte? No, nessuno ha mosso un dito in uno dei più gravi episodi antisemiti accaduti in Italia dai tempi del fascismo. Ad opera della sinistra "antagonista". E addirittura accaduto in uno dei luoghi per definizione tollerante e aperto a chiunque; all'interno di una Università (quella di Torino). Un episodio simile era avvenuto mesi fa all'Università di Pisa. Nessun docente... nessuno studente... ha manifestato solidarietà a questa docente di Torino minacciata e costretta probabilmante ad andare via dall'università perchè è "ebrea". Una vergogna incredibile. Inimmaginabile. Cosa racconterò io ai miei figli quando saranno grandi e mi chiederanno conto di questi episodi lasciati "passare", e magari sottovalutati (come avveniva all'inizio del nazismo in Germania). Se questa è l'Italia che stiamo costruendo per loro...cosa posso fare io? Come fare arrivare la mia solidarietà a questa signora? Me lo chiedo e lo chiedo a tutti voi che mi leggete. Come fermare questo nuovo nazismo in salsa rossa? 

Per la sinistra antagonista: continuate a ripetere lo slogan che "un altro mondo è possibile" ma se è questo "il vostro mondo", lo abbiamo già conosciuto e non abbiamo nessuna voglia di rivederlo. Siete la riedizione del peggio del '900 ed avete anche l'orrido e pericoloso sentimento di ritenervi moralmente "superiori". Tanto voi siete di sinistra, nessuno vi chiede mai il conto alla fine. Perfino il vostro razzismo viene considerato "politically correct".

Al direttore - Ho ricevuto questa lettera che ritengo opportuno sia resa pubblica.
David Meghnagi, coord. del Comitato accademico per la lotta all’antisemitismo


Gentile Professor Meghnagi , Questa mattina ho svolto regolarmente la lezione, nonostante la bacheca centrale dell’Università fosse decorata da proteste contro la “Santus sionista”. Tuttavia la protesta è scaturita subito all’uscita del Palazzo Universitario dove gli studenti dei collettivi autonomi mi hanno fermata. La Digos e la Polizia erano fuori dal Palazzo e intorno a me, nel momento del contatto ravvicinato con gli autonomi. Questa volta non c’è stato il lancio di fumogeni né di uova come la settimana prima, ma uno di questi studenti mi ha fatto presente che Elazar Cohen il viceambasciatore d’Israele non aveva diritto di parola perché “l’esercito israeliano uccide i bimbi palestinesi” e loro avevano diritto di contestarlo. A nulla è valso un tentativo di dialogo. Quando ho fatto presente che i bambini ebrei muoiono sugli autobus a causa del terrorismo palestinese, mi è stato risposto che è giusto così e che io stessa dovrei fare la stessa fine, perché quella è la legittima lotta del popolo palestinese. Ovviamente, secondo una “studentessa”, quando gli ebrei scelgono di andare a vivere in Israele devono sopportarne le conseguenze. Ciò che li ha irritati ancor più è stato il fatto che io, a quel punto, abbia dato loro degli antisemiti. Siamo finiti in presidenza. Infatti, non sentendomi tutelata nella mia incolumità (lo “studente” che mi ha detto che sarei dovuta saltare per aria su un autobus, mi ha anche intimato di “stare molto attenta d’ora innanzi” e un altro mi ha assicurato che il prossimo anno verrà a tutte le mie lezioni per contestarmi) […]. Il preside ci ha ricevuti: c’erano gli autonomi, un gruppetto di miei studenti, uno studente israeliano (rimasto sconvolto dal clima di violenza che si respirava) e il mio collaboratore marocchino (islamico). In presenza del preside gli autonomi hanno dichiarato che io ho commesso dei “gravi errori” e che l’Università di Torino dovrà allinearsi a quelle inglesi nel NON permettere più ad alcun rappresentante israeliano di parlare. Hanno dichiarato che sono di parte e, quando il mio collaboratore ha fatto presente che ogni mercoledì lavoriamo con testi scritti in arabo, giunti da Gaza, per tutta risposta si è sentito dire che la comunità maghrebina dovrebbe perseguitarlo. Peccato non abbiano detto per quale motivo: forse perché collabora con una docente ebrea? A questi studenti non piace ciò che insegno perché parlo d’Israele, ma di fatto non sono obbligati a inserire il mio corso: ve n’è uno parallelo nel quale si parla soltanto di Palestina, dal punto di vista palestinese. E il libro che io ho fatto adottare (D. Santus, G. Cusimano, Israele e Palestina, due paesi un solo problema, Torino, Tirrenia Stampatori, 2005) presenta anche il punto di vista palestinese (pur se non quello fondamentalista). Il preside ha fatto quanto ha potuto per calmare gli animi, soprattutto ha cercato di strappare loro la promessa circa la mia incolumità fisica (ma lo “studente” che mi ha minacciata non è salito in presidenza e una mia laureanda l’ha sentito dire che lui i sionisti li brucerebbe tutti). Ora che posso fare? E’ vero che la storia di Purim ci insegna che anche una sola persona può cambiare le sorti della storia, ma io non sono la regina Esther e sono drammaticamente sola. Non uno, tra i miei colleghi, era in aula o in presidenza a dire che la libertà d’insegnamento è fuori discussione, che la libertà di parola è un bene assoluto da non potersi neanche mettere in discussione. Non uno tra i miei colleghi mi ha teso la mano, non uno tra i miei colleghi ha strappato uno dei manifesti con sopra il mio nome. Lo so che dovrei continuare a lottare, ma ho due figli e uno è troppo piccolo. Hanno vinto gli autonomi, io lascio. Non ho più parlato con la stampa e non lo farò più. Ho paura? Sì, certo. Ho paura. Il prossimo anno modificherò il mio programma e parlerò di geografia postmoderna e teorie astratte. Israele uscirà dall’Università di Torino e io mi attiverò per cercare “asilo politico” in un’altra università. Cordialmente shalom
Daniela Ruth Santus, Torino

Risposta del Direttore Questa lettera è disarmante. Bisogna dunque riarmarsi. Pisa, poi Torino: ma dov’è finita la cultura?

 



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Submission, punto e a capo

Ci risiamo. L'Eurabia si presenta anche ai cancelli di Saxa Rubra. Dopo l'acquetta nelle vene di Cannavaro, Giovanni Masotti decide di mandare in onda il 19 maggio (Punto e a capo) il cortometraggio di Theo Van Gogh Submission, censurato in tutti i cinema d'Europa (pardon, d'Eurabia) e che era costato la vita al regista olandese, assassinato per le vie della civilissima Amsterdam da un terrorista islamico. Via Krillix veniamo a sapere che son tornate le minacce, al conduttore e agli autori. Bene, questa volta non passeranno. Quando il produttore ritirò il film dalla programmazione, la città di TocqueVille reagì linkando su ogni blog il film di Van Gogh che via Internet tutti possono vedere. Oggi ci mobiliteremo a difesa di Punto e a capo.

via walkingclass

 

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venerdì, 06 maggio 2005

 

California Dreaming /2

 

Manca ormai poco alla partenza, domani mattina lascio LAX per New York, e Sorvy mi ha chiesto di lasciare un post su questo mio soggiorno di 15 giorni in California.

E’ stata una gita piacevole, in giro per la California del sud con gli amici che mi hanno fatto vedere quanto più posti possibile . Sono stato di stanza nella Orange County, la ricca contea residenziale che si trova tra Los Angeles e San Diego. Dopo una full immersion a Westminster e Garden Grove, sede della più grossa concentrazione di vietnamiti al mondo all’infuori del loro Paese d’origine. Tra l’altro leggo oggi sul Los Angeles Times che il primo ministro vietnamita, dopo una visita ufficiale a Canberra, ha annunciato di avere in programma un viaggio negli Stati Uniti, e non tutti ne sono felici.

 

 

Orange County è un feudo conservatore. Tra Huntington Beach e Anaheim, dove mi trovo da qualche giorno, non si trovano case per meno di 500- 600 mila dollari, sembra di stare in un paesino della Danimarca, lindo e perfetto, e non a un passo dal centro di una delle città più grandi del Paese.

Non potevo perdermi una visita a Disneyland (se vi servono un paio di biglietti gratis fate un fischio, sennò sganciate i vostri bravi 53 dollaroni a cranio), regno del global e del merchandising. Gli americani spendono, spandono e  consumano in continuazione. Downtown Disney, poco distante, e sempre un incanto, una città fatata.

Per me la California del Sud è sempre quella dove la gente ti sorride per le strade.

I viali illuminati di Disney Drive o di Katella Ave sono un must.

Simili nella loro mastodonticità sono gli Universal Studios di Hollywood, e poco lontano un paio di foto con la celebre scritta sullo sfondo sono altrettanto d’obbligo. Quello che ho fatto io è stato anche un tipico giro turistico con amici che ti facevano da guide locali. Qualche giorno a San Diego mi sono serviti per visitare la storica portaerei Midway, ormeggiata nei pressi del fantastico Coronado Bridge. Una visita di 3 ore è appena sufficiente, ma qui per i biglietti non chiedete a me.

 

 La Little Italy di San Diego, e il suo lungomare, oltre che la ricchezza evidente delle strade del centro con i suoi grattacieli, sono le cose che restano impresse più a lungo.  E poi ancora la Chinatown di Los Angeles, e la spiaggia di Santa Monica col suo molo (una passeggiata ieri sera per un Chuck - o Cinnamon Stick - , e poi sulla Terza Strada, con tutti i suoi ristoranti e gli artisti di strada). 

 

 

 

La zona più ricca, oltre a Hollywood, è sicuramente Beverly Hills, dove non sfilano macchine che valgono meno di 80 mila dollari ma che facilmente arrivano al doppio del valore. Una zona da visitare al volo per non rischiare la depressione da frustrazione per non potersi permettere neppure un ghiacciolo.

 

Westwood, poco prima, oltre la UCLA, è una zona più sofisticata che in passato, con bei ristoranti e meno giovani in giro. Dieci anni fa era un’area sicuramente più bohemienne e casual.

 E ancora Downtown Los Angeles, coi grattacieli che svettano e si vedono dal Golden Rose Memorial Park di Whittier, dove riposa il padre del mio amico.

 Il matrimonio è stato gigantesco, ed è costato una cifra talmente alta che non mi credereste se la dicessi. Ho anche riincontrato dei ragazzi e delle ragazze che avevo conosciuto anni fa mentre erano di stanza in Italia, a Sigonella e Napoli. In Limousine la mattina a casa della sposa, poi di nuovo a casa dello sposo, poi il banchetto, e la sera al ristorante.

Il sangue e le arterie degli Stati Uniti sono come sempre le strade, le immense freeways, come la 101 o la 405, su cui si devono percorrere miglia e miglia.

Ecco perché  una colonna sonora è importante come l’acqua, anche perché  di acqua qui se ne vede pochina… proprio come in Canada anche negli Usa si vive di soda e bevande gassate e zuccherate: l’obesità è l’elemento che più salta all’occhio, dovunque e sempre. Lo spettacolo decadente di corpi sformati rappresenta una mostruosità che ha confronti solo nel vicino Paese del nord. D’altra parte l’alimentazione come sappiano non aiuta. Ma c’è un aspetto ancora più pervasivo  dell’obesità, che dopo l’11 settembre ha assunto dimensioni ancora più massicce, ed è il patriottismo. Bandiere in ogni dove, foggia, forma e colore.  

Sul retro delle auto, dei trucks, nei giardini delle case, sul cofano delle macchine, sul tetto dei palazzi, sulla facciata delle fabbriche e delle raffinerie, sulle torrette di avvistamento dei bagnini di Santa Monica.

Non è stato poi così terribile non vedere la bandiera dell’Europa ad ogni angolo.

L’unica bandiera che è mancata veramente, semmai, e’un’altra.

 

 

 

 

Shark

 

 

 

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"giusto espandere la democrazia con la forza " ... anzi no.

Oggi su Repubblica D'alema si rimangia tutto.

E si candidano a governa il paese ... si candidano.

... la cosa più comica è che nell'intervista di oggi a Giannino su Repubblica dice che lo hanno franteso ...

 Ah, frainteso.

 E chi lo ha frainteso ?

Quelli di Repubblica che lo hanno pubblicato? Noi che non abbiamo letto bene l'articolo scritto di suo pugno? O D'Alema stesso ha frainteso D'Alema?

 Ha ragione Christian Rocca: è il solito D'alema, uno che non sarà mai un leader serio. E vorrebbe pure fare il ministro degli esteri.... 

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giovedì, 05 maggio 2005

per un giorno il sorvegliato è "di sinistra".

Forza Blair!

Sicuramente non tifano per lui i girotondini e i pacificienti di casa nostra.

 

 

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mercoledì, 04 maggio 2005

Astensione: una scelta legittima

Sulla vita non si vota

Se per il referendum la legge prevede un quorum, non si può lo stesso dire che l'astensione sia legittimata dalla legge stessa? Certo, la scelta (leggasi: scelta!) di non andare a votare potrebbe essere vista come una sorta di mancato dovere civico. Detto altrimenti: incapacità di assumersi le proprie responsabilità (come dichiarò qualcuno…). Ma è davvero così? La mia non vuole essere una critica ma piuttosto una riflessione su una scelta "non partecipativa". Stiamo parlando di un referendum che mette in gioco la vita stessa e credo che chi mi legge sia già a conoscenza dei miei punti di vista in merito. Il referendum ci offre due sole possibilità di risposta: sì o no, senza alcuna via di mezzo. L'espressione di voto è non solo dovere ma anche diritto di ogni cittadino. Diritto. Eccoci dunque al nocciolo della questione. Qui si tratta proprio di decidere sulla vita che (non?) verrà. Badate bene: una decisione drastica. In quanto tale, la decisione può essere espressione di volontà? Sì, lo so, l'astensione potrebbe essere anche vista come un tentativo di invalidare il referendum stesso. Non è certo mia intenzione cercare di disconoscere il diritto competente a chi di diritto (scusate il gioco di parole), ma non mi si può chiedere (anche se in buonafede) di dover esprimere una scelta, la scelta su un qualcosa per cui da millenni e millenni sono stati espressi opinioni, pareri, tesi e teorie, così come ce ne saranno ancora molti altri stasera, domani, nei millenni a seguire. Io continuo a chiedermi che cosa sia la vita, e non posso accettare che sia un referendum a dovermi mettere di fronte ad una cosa più grande di me, più grande della mia stessa vita. Ergo scelgo l'astensione. Il che è già per di sè una scelta, mio malgrado.

via Oni Fled.

Il Sorvegliato copia, incolla e sottoscrive.

Sorvy

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Questo Gallidellaloggia non ci piace

Sì, proprio questo qua, preso da un'insostenibile pesantezza di retorica nazionalista. S'ode un cupo tintinnio di sciabole. Sigoné, Sigoné, retorica a poco prezzo. Siamo amici, non aggiungiamo altro. Anzi sì.

via Wallkingclass

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Gli amici degli amici.

Non dimentichiamoci il "fuoco amico" degli amici dell' amica.

Gentilmente finanziati dagli amici e contribuenti italiani.

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martedì, 03 maggio 2005

 Follum

Si potrebbe dire che ha subito ricominciato a lavorarlo ai fianchi, ma sarebbe sbagliato, perché in realtà non ha mai smesso. Sto parlando di Marco Follini e di Berlusconi.
Si potrebbe anche dire che il leader dell'Udc sta cercando di indebolire la leadership del Cav. e sarebbe sbagliato anche questo, perché una delle poche cose che credo di avere capito della crisi attuale è che il segretario dell'Udc non vuole indebolirlo, il Cav., vuole proprio liquidarlo. E provate a dargli torto, dal suo punto di vista. Mettetevi nei suoi panni democristiani, e pensateci.
Io me lo vedo, Follini bambino, coi calzoni corti e la cartella sulle spalle, che varca la soglia di Montecitorio per mano, che so, a Forlani, che gli dice: "Un giorno tutto questo sarà tuo". E lui a rimirarsi il transatlantico da dietro agli occhialetti tondi. E poi invece il diluvio, e la Dc che scompare, e Ppi, Ccd, Cdu, Udc (e Udr, Cdr per l'Udr, e Margherita e Udeur di là), e "un partito certo non piccolo", come disse alle scorse europee col suo sei percento, per non poter dire la verità, "un partito certo non grande". E quello, il Cav., che col suo partito di plastica va dal venti, quando gli va male, al trenta, quando gli va bene. Che pensereste voi, al suo posto? Che liberandosi del Cav. Forza Italia si affloscerebbe come una piscina coperta all'arrivo della bella stagione (ah, radiosa estate!), e allora di nuovo, davvero, tutto questo sarebbe suo. Tanto le elezioni dell'anno prossimo sono perse e c'è tempo per riorganizzarsi, e Fini, beh, una cosa alla volta, e poi Fini non è un problema. Così Follini la sera torna a casa, e pensa al mitologico elettore moderato, che ha fatto la fortuna della vecchia Balena Bianca, e che da dieci anni è la croce e la delizia di Berlusconi. Pensa e si toglie gli occhialetti, assume una posa andreottiana, i lineamenti si deformano in un ghigno, e mormora allo specchio: "Il mio Tesssorooooooooo".

grazie a Giudamaccablog

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lunedì, 02 maggio 2005

Ha scritto di essersi ispirato a Giorgio Gaber.

Ma Gaber i bambini  li trattava così:

Non insegnate ai bambini


Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.
Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.
Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto,
al teatro, alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno
di un'antica speranza.
Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.
Giro giro tondo cambia il mondo
Giro giro tondo cambia il mondo

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domenica, 01 maggio 2005

 

DI SINISTRA?!?

Si sono presi il 25 aprile e il 1° maggio ... pazienza.

Si sono presi la scuola, le università, la finanza, la magistratura, la stampa, l'ecologia, la pace, il cinema, le sacrestie ... ce ne faremo una ragione e ci consoliamo: non si sono presi ancora il Vaticano (tenga duro, Santità!!!)

Si sono presi i sindacati e pure confindustria (capirai, Luchino C.d.M. che conquista!).

Si sono presi la toponomastica ... le vie, le piazze, i parchi e le rotonde (in Romagna in un paesino dal nome un pò cuorioso - Forlimpopoli - c'è il Corso principale intitolato ad Ho Chi Min ...  ma piazza Saddam e cimitero Pol Pot ancora no ).

Si sono presi il diritto di sentirsi quelli "buoni"... anzi no "i migliori" ,  ma hanno commesso l'errore di definirsi i (moralmente) "superiori" ... ma quel termine non veniva usato dai nazisti e dai fascisti per la selezione delle razze?

Si sono presi il ricordo di Papa Giovanni XXIII ,  J.F.K. e pure De Gasperi (che , finchè erano in vita avevano combattuto per anni e anni forse ancora più di Berlusconi).

Si sono presi tutto o quasi tutto.

Ma  a tutto c'è un limite.....i bambini no!!!

I bambini non si possono toccare. Guai a voi ... vigliacchi e falsi moralisti.

Lo diceva anche Gesù, che si incazzava come un toro quando gli "toccavano" i bambini, "guai a voi!" diceva.

I pedofili dell'ideologia, nella loro frenesia di immensa bontà autocertificata e di dogmatica "superiorità" morale non possono "mangiarsi" anche i bambini.

Questo il testo della canzone (di sinistra) del presentatore-comico-cantante-scrittore Claudio Bisio (di sinistra) cantata durante il concerto (di sinistra) del 1° Maggio (di sinistra) e tramesso dalla televisione (di sinistra):

 
I bambini sono di sinistra
Di sinistra, sì, nessun dubbio.
Non soltanto per i pugnetti stretti in segno di protesta.
I bambini sono di sinistra
perché amano senza preconcetti, senza distinzioni.
I bambini sono di sinistra
perché si fanno fregare quasi sempre.
Ti guardano, cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti.
Sorridono, si fidano. Bicamerale! Sì, dài!
I bambini sono di sinistra
perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme. Insieme, però.
I bambini sono di sinistra
perché se gli spieghi cos'è la destra piangono.
I bambini sono di sinistra
perché se gli spieghi cos'è la sinistra piangono lo stesso, ma un po' meno.
I bambini sono di sinistra
perché a loro non serve il superfluo.
Sono di sinistra
perché le scarpe sono scarpe, anche se prima o poi delle belle Nike o Adidas o Puma, o Reebok, o Superga gliele compreremo. Noi siamo No-Logo, ma di marca!
I bambini sono di sinistra
malgrado l'ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra
grazie all'ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra
perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza. Ora e sempre.
I bambini sono di sinistra
perché occupano tutti gli spazi della nostra vita.
I bambini sono di sinistra
perché fanno i girotondi da tempi non sospetti.
I bambini sono di sinistra
perché vanno all'asilo con bambini africani, cinesi o boliviani, e quando il papà gli dice "vedi, quello lì è africano", loro lo guardano come si guarda una notizia senza significato.
I bambini sono di sinistra
perché quando si commuovono piangono, mentre noi adulti teniamo duro, non si sa bene perché.
I bambini sono di sinistra
perché se li critichiamo si offendono.
Ma se li giudichiamo non invocano il legittimo sospetto, e se li condanniamo aspettano sereni l'indulto che prima o poi arriva: la mamma, Ciampi, il Papa.
I bambini sono di sinistra
perché si fanno un'idea del mondo che nulla ha a che fare con le regole del mondo.
I bambini sono di sinistra
perché se gli metti lì un maglioncino rosso e un maglioncino nero scelgono il rosso, salvo turbe gravi - daltonismo o suggerimento di chi fa il sondaggio.
I bambini sono di sinistra
perché Babbo Natale somiglia a Karl Marx.
Perché Cenerentola è di sinistra,
perché Pocahontas è di sinistra.
Perché Robin Hood è di Avanguardia Operaia e fa gli espropri proprietari.
I bambini sono di sinistra
perché hanno orrore dell'orrore.
Perché di fronte alla povertà, alla violenza, alla sofferenza, soffrono.
I bambini sono di sinistra
perché il casino è un bel casino e perché l'ordine non si sa cos'è.
I bambini sono di sinistra
perché crescono e cambiano.
I bambini sono di sinistra
perché tra Peter Pan e Che Guevara prima o poi troveranno il nesso.
I bambini sono di sinistra
perché, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quanto diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini. Di sinistra, poi.

foto dal sito marcocavallini .

postato da: ilfaro alle ore 23:11 | link | commenti (42)
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