SORVEGLIATO SPECIALE

"idiota e lurido Kant - se Dio non c'è tutto è permesso. Basta con la morale. Solo la carità è rispettabile. Cristo e Dostojevskij, tutto il resto sono balle" C.Pavese

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martedì, 28 febbraio 2006

postato da: ilfaro alle ore 16:53 | link | commenti (7)
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Quando nei "PORTA A PORTA" della TV Egiziana (Egyptian satellite channel) si discute su come «Punire e conquistare l'Occidente senza Dio».

Ahmad Omar Hashem, ex rettore dell'università islamica di Al AzharLa civiltà occidentale è incivile, atea. Non sono sufficienti le scuse. Prima o dopo devono essere puniti. Solo così si spegneranno le fiamme divampate negli animi della gente. Loro non sanno del nostro amore per il profeta, non sanno che siamo pronti a sacrificare la vita per il profeta. Il mondo islamico non si calmerà se non ci sarà la punizione decisiva e immediata».
Zaaglul al-Naggar, professore di geologia, ex direttore del Markfield Institute of Higher Education, un centro di formazione islamica in Gran Bretagna, ha le idee chiare: «Dobbiamo inviare delegazioni in Danimarca per spiegare loro l'islam, perché questa gente non solo non conosce nulla dell'islam ma non conosce nulla della religione». Ma avverte: «Il dialogo non va fatto con i religiosi cristiani. Ognuno di loro difende il proprio potere e il proprio interesse. Non serve a nulla discutere con loro. Per Dio vi dico che non tutti gli occidentali sono dei demoni. E' vero che c'è la perversione, la corruzione e che sono dei senza Dio, ma tra loro c'è gente che cerca una soluzione. Noi dobbiamo andar lì e rivolgerci alle masse. Non è mai successo che rivolgendoci a un occidentale nel modo appropriato abbia rifiutato l'islam». Interviene telefonicamente Said Abdel Azim Bassiuni, dall'Italia: «Noi vogliamo che l'islam trionfi, la nostra vita è al servizio del profeta di Dio».
Dalla provincia di Milano chiama Salah: «Non ci lasciate soli, vi supplico nel nome di Dio. I nostri figli sono nelle loro mani. Perché non mandate delle delegazioni che promuovano l'islam?».
postato da: ilfaro alle ore 15:23 | link | commenti (3)
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BERLUSCONI IN AMERICA

Via alla tre giorni statunitense del premier: oggi l’incontro a colazione con il presidente Bush alla Casa Bianca, domani l’intervento alle Camere. Un privilegio riservato dal Congresso degli Stati Uniti a pochissimi statisti. Berlusconi come De Gasperi.

 L’Italia ha un debito storico di riconoscenza verso gli Stati Uniti d’America. Un debito senza scadenza, guadagnato dai vostri soldati, caduti per liberarci dal nazi-fascismo. Che negli anni si è trasformato in caposaldo di politica estera, bussola di ogni scelta internazionale. E per il quale oggi io vi ringrazio, a nome di tutti gli italiani. Più o meno in questo modo il presidente del Consiglio si rivolgerà ai 535 rappresentanti del Congresso americano, riuniti per ascoltarlo in seduta solenne.

IL VIAGGIO — Ieri sera Berlusconi è arrivato nella Capitale americana, inizio di un viaggio che in Italia divide: motivo di orgoglio da sbandierare per la Casa delle Libertà; per la sinistra iniziativa dal sapore elettorale, nelle scadenze temporali e nei contenuti. Oggi un incontro a colazione con l’amico George Bush segnerà l’inizio della tre giorni. Domani un discorso solenne davanti alle Camere riunite, ospite d'onore del Parlamento americano, servirà al Cavaliere per suggellare un rapporto speciale con la Casa Bianca, durato cinque anni e fondato sul debito contratto alla fine della seconda guerra mondiale. Se la prima colazione di oggi con Bush è solo uno dei tanti incontri fra due strettissimi alleati, l’intervento di domani sarà vissuto da Berlusconi come momento chiave della sua esperienza politica.APalazzo Chigi bollano come «provinciali» le critiche ricevute: in primo luogo perché parlare di spot elettorale a stelle e strisce significa offendere anche il Congresso americano, che ha invitato Berlusconi; poi perché si disconosce che la visita è la prima di un capo di governo italiano in sella per l’intera legislatura, cosa che agli occhi degli amici americani risalterebbe più di quanto non avvenga in Italia. Il presidente del Consiglio parlerà per circa 20 minuti, in inglese, motivo per cui oggi rimarrà a lungo in camera, in albergo, a ripassare la pronuncia dell’intervento. I concetti chiave toccheranno il succo della sua politica estera: non solo il debito di riconoscenzamaanche l'America come modello insuperato di democrazia economica e politica. Un'amicizia, fra Stati e fra leader, da non rinnegare nemmeno quando l’amico commette un errore, come nel caso della guerra in Iraq, perché accanto al partner americano si deve stare senza distinguo. E poi la comunanza di valori: la libertà sopra ogni cosa, ma anche la democrazia come concetto esportabile.
IL DISCORSO — E’ indubbio che dal viaggio, che si concluderà giovedì notte con grande festa sulla pista della portaerei Intrepid, monumento-museo attraccato alle banchine di Manhattan, Berlusconi auspichi di trarre anche vantaggi elettorali, di consolidare agli occhi degli italiani l’immagine di leader affidabile. Ma il taglio del discorso che il capo del governo pronuncerà servirà anche a dissipare questi argomenti: con l’occhio alle reazioni italiane, Berlusconi si rivolgerà al Congresso con un approccio rimarcatamente bipartisan; farà un appello alla comunanza di valori fra Europa e Stati Uniti, con l’auspicio che il Vecchio continente non torni a dividersi in futuro. Dovrebbe esserci spazio anche per dei ricordi personali: Berlusconi pescherà nella propria memoria, tornando indietro sino all’infanzia, quando i racconti del padre gli parlavano degli eroi americani che morivano per liberare l'Italia. E quando gli Stati Uniti erano già un simbolo insuperato di ricchezza e felicità, il sogno di un ragazzino che li pensava come si pensa un mito. Certamente saranno fra i passaggi più applauditi da deputati e senatori americani.
Marco Galluzzo dal Corriere della Sera

 

 


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 09:36 | link | commenti (1)
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SMS

Kohl ha dichiarato: quando è morta mia moglie Prodi era con me.

Povera donna, non gli è stato risparmiato niente...

 


SANCHO

postato da: ilfaro alle ore 09:12 | link | commenti (4)
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lunedì, 27 febbraio 2006

Sergio Rubini torna a raccontare la sua terra - la Puglia - in una saga familiare dal sapore tragico che mette in scena le dinamiche primitive e morbose di un sud che è luogo della memoria, che segna chi vi appartiene perché prima o poi bisogna fare i conti con le proprie origini. I temi consueti della fuga e del ritorno si sviluppano intorno ad un giallo con risvolti da thriller psicologico, che chiama in causa le tematiche di Dostoevskij del delitto senza castigo. Storia di sangue e d'affetti, "La terra" racconta la difficoltà di trovare un'armonia per quattro fratelli divisi da una proprietà comune e dalle proprie storie. A tenere Fabrizio Bentivoglio, che interpreta alla perfezione la distanza dell'uomo cresciuto al nord rispetto ad un mondo ostile ed immutato e la consapevolezza, maturata nel riavvicinarsi alla sua famiglia in un percorso del ricordo, di appartenere a quella terra, di essere segnato da una ferita sempre aperta. Un mondo incomprensibile dall'esterno, assunto affidato alla figura femminile interpretata da Claudia Gerini, la bionda Laura, giunta da Milano per stare vicina al marito Luigi: stenta a riconoscerlo, ma si dimostra comprensiva, come un angelo - ombra che gli ricorda chi era, accettando di non poter capire.

Questo film è stato girato a Mesagne, il paese salentino - alle porte di Brindisi - nel quale sono nato e dove ho vissuto prima di emigrare prima in Veneto e poi in Romagna all'età di 24 anni. Tredici anni fa.

Mi ha fatto impressione vedere questo film, davvero bellissimo, in un cinema romagnolo insieme al mio amico Andrea (un nativo doc di Forlì). Un film che raccontava la mia terra. Le mie origini. Dove venivano inquadrati gli ulivi dai rami contorti che mi fanno sempre sentire così a casa e il cui ricordo mi stringe la gola di nostalgia. Era strano ieri sera vedere in cinemascope le piazze della mia infanzia, le chiese, le strade lastricate di pietra lavica, vedere poi la scena clou del film realizzarsi nel terribile silenzio (vero, verissimo e secondo me unico al mondo), lo straordinario silenzio che a Mesagne c'è tutti gli anni all'imbrunire del venerdì santo, durante la secolare processione dei "Misteri". Silenzio rotto dal rullare sinistro di un tamburo solitario. Perfetta scena di un delitto nel film di Sergio Rubini.

Storia di sangue e memoria questo film. Storia di un sud che, per chi vi è nato, è più di un luogo geografico. Racconta di un delitto, ma anche di una famiglia, di legami fraterni e di legami sentimentali, racconta di come non si può, pur facendo da anni il professore di filosofia a Milano (o l'amministrativo a Forlì) dimenticare che quelle piazze, quel silenzio terribile, quelle passioni, siano già nel sangue. E quindi per sempre.

 


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 20:21 | link | commenti
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IL MANIFESTO PER L'OCCIDENTE

Le adesioni aumentano, di ora in ora.
Oltre 4.000 fino a questo momento ma continuano ad arrivarne tantissime.
Dei 680 blog iscritti a Tocqueville solo il 2,4% dice un secco NO. Chiaramente trattasi dei soliti radicali e qualche vecchio matusalemme ottocentesco liberal-clero-fobico con i quali abbiamo imparato a convivere (ognuno porta le sue croci, Berlusconi c'ha Follini, noi abbiamo Jmmomo). Pochi ma chiassosi. Anzi, come dice il nostro vecchio Robinik:  sproporzionati ...
QUESTO IL MANIFESTO PER INTERO (da leggere ed imparare a memoria tanto è PERFETTO):

L'Occidente è in crisi. Attaccato dall'esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, non è capace di rispondere alla sfida. Minato dall'interno da una crisi morale e spirituale, non trova il coraggio per reagire. Ci sentiamo colpevoli del nostro benessere, proviamo vergogna delle nostre tradizioni, consideriamo il terrorismo come una reazione ai nostri errori. Il terrorismo, invece, è un'aggressione diretta alla nostra civiltà e all'umanità intera.
L'Europa è ferma. Continua a perdere natalità, competitività, unità di azione sulla scena internazionale. Nasconde e nega la propria identità e così fallisce nel tentativo di darsi una Costituzione legittimata dai cittadini. Determina una frattura con gli Stati Uniti e fa dell'antiamericanismo una bandiera.
Le nostre tradizioni sono messe in discussione. Il laicismo o il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica l'uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l'integrazione degli immigrati.
Come ha detto Benedetto XVI, oggi "l'Occidente non ama più se stesso". Per superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi della nostra civiltà.

l'Occidente

Noi siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà occidentale come fonte di princìpi universali e irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa alternativa o contrapposta agli Stati Uniti.

l'Europa

Siamo impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità europea la sua vera identità e la forza di parlare al cuore dei suoi cittadini.

la sicurezza

Siamo impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo come un crimine contro l'umanità, a privarlo di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte le organizzazioni che attentano alla vita dei civili, a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno così come all'estero.

l'integrazione

Siamo impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati in nome della condivisione dei valori e dei princìpi della nostra Costituzione, senza più accettare che il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono.

la vita

Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale; a considerare il nascituro come "qualcuno", titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa" facilmente sacrificabile per fini diversi.

la sussidiarietà

Siamo impegnati a sostenere il principio "tanta libertà quanta è possibile, tanto Stato quanto è necessario". Con ciò si esalta il primato cristiano e liberale della persona e dei corpi intermedi della società civile e si concepisce il potere politico come un aiuto e uno strumento per la libera iniziativa di individui, famiglie, associazioni, compagnie, volontariato.

la famiglia

Siamo impegnati ad affermare il valore della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, da tenere protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione o legame.

la libertà

Siamo impegnati a diffondere la libertà e la democrazia quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al prezzo della schiavitù di molti che possono vivere i privilegi di pochi.

la religione

Siamo impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.

l'educazione

Siamo impegnati a difendere e promuovere la libertà di educazione senza negare la funzione pubblica dell'istruzione. Intendiamo realizzare la piena equiparazione della scuola non statale con la scuola statale, applicando anche in questo campo il principio generale di sussidiarietà.

l'Italia

Siamo impegnati a rendere la nostra Patria ancora più autorevole. A esaltare i valori del conservatorismo liberale, affinché la crescita delle libertà pubbliche e individuali vada di pari passo con il mantenimento delle nostre tradizioni. Non può essere né libero né rispettato chi dimentica le proprie radici.


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 17:18 | link | commenti (7)
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venerdì, 24 febbraio 2006

ORIANA CONTRO PRODI

virgolette L’inadeguato Prodi che non ha mai nulla da dire ma dice lo stesso. L’insincero Prodi che io chiamo Mortadella e pazienza se la mortadella è un nobile insaccato: non merita l’affronto d’esser associata a un tipo di così scarso valore sociale e intellettuale. virgolette

Oriana Fallaci, Libero, 24/2/2006

Sorvy

 

 

postato da: ilfaro alle ore 18:34 | link | commenti (8)
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postato da: ilfaro alle ore 18:11 | link | commenti (1)
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POST IT 

Sorvy, mi raccomando:

quando esce la copertina berlusca-gesù e berlusca-churchill avvisami subito.

Sto iniziando a tappezzare l'ufficio.

 


SAVY



postato da: ilfaro alle ore 16:23 | link | commenti (2)
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IL SORVEGLIATO SPECIALE

PER L'OCCIDENTE

 

IL SORVEGLIATO SPECIALE ADERISCE

 AL MANIFESTO DI MARCELLO PERA

ed invita tutti i blog di Tocqueville (e non solo) a farlo diventare il proprio manifesto. Anzi il comune manifesto. Cioè il la nostra "magna carta" .

Dentro Tocqueville vogliamo fare il vero salto di qualità. Andare oltre la città, la pur straordinaria città. Occorre capire dove la città si trova. Insomma tornare alla Right (italian) Nation. Con un vantaggio in più rispetto alla giusta idea fusionista oginale: che adesso il manifesto ce l'abbiamo. Ed è un manifesto vero, senza punti dubbi e senza equivoci di sorta.

Ed inoltre abbiamo finalmente dei chiari ed importanti punti di riferimento: basta leggere la lista degli  autorevolissimi promotori del manifesto. Alcuni nomi fra i tanti: Ferdinando Adornato, Pupi Avati, Giancarlo Cesana, Renzo Foa, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Pierino Gelmini, Oscar Giannino, Massimo Introvigne, Giorgio Israel, Alfredo Mantovano, Vittorio Mathieu, Domenico Mennitti, Pierluigi Mennitti, Letizia Moratti, Giorgio Vittadini, Raffaello Vignali.

 

Il pensiero della Right Nation che ha trasformato l'America sta finalmente diventando realtà qui da noi. Con questo manifesto a segnare l'atto di nascita. 

Questo blog fu fra i fondatori di Tocqueville e ne siamo fieri. Ma adesso i tempi sono maturi per fare il vero salto di qualità. Chiarire la nostra IDENTITA'. L'identità non è e non può essere legata alla parola "liberale" che oggi va quasi più di moda della parola "pace", o della parola "libertà" o della parola "giustizia". Parole che rischiamo l'astrazione più totale. Di fatti ciascuno da e toglie la patente di liberale all'altro, alla moda di Pannella. Chi oggi non si dice "liberale", forse tanti quanti si dicono per "la giustizia" o "per la pace nel mondo". Ma a noi non basta dirsi "liberali". Gioco fin troppo facile quando l'identità non è chiara. Le parole sono le più vaghe. I riferimenti sono i più diversi. In nome del "fusionismo" spesso si dimentica chi siamo. Ma noi non siamo disposti a cedere la nostra identità per esperimenti di "fusione" che lasciamo ai periti chimici. E' molto più importante esprime cosa ci facciamo insieme e verso dove stiamo andando.

Per questo, da questo blog, lanciamo l'appello ad aderire al manifesto di Marcello Pera. Cominciando con il mettere il banner  come abbiamo fatto noi (si trovano in questa pagina).

Dentro Tocqueville, oltre Tocqueville. PER L'occidente forza di civiltà.

Aderiscono al manifesto tutti e nove i sorvegliati speciali: 

 

                                                
 SHARK 
 , SORVY  , QUINTUS ERCOLE ,   DURAND ,  SAVY  ,  DEKA , SANCHO  , NICK

 

postato da: ilfaro alle ore 10:14 | link | commenti (3)
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UN UOMO, UN CRISANTEMO.

Follini nella lettera al Foglio di oggi : "Difendo la noia, coltivo la serietà, odio la seriosità. (...) Infine, la noia. Fa parte della nostra vita, e anche di quella pubblica. E’ un destino, a quanto pare. Ma non è una condanna. Offusca la brillantezza delle azioni e dei ragionamenti, ma in compenso riduce il carico emotivo che ci si mette sopra. ..."

Non ce ne eravamo accorti!


SANCHO

postato da: ilfaro alle ore 09:56 | link | commenti
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giovedì, 23 febbraio 2006

Padova sweet Padova
By Shark.

Manifesto elettorale dei DS che ho visto in centro a Padova qualche giorno fa durante uno dei miei frequenti giri.
Qualche padovano ha ritenuto opportuno specificare con che cosa i Democratici de Sinistra intendano vivere in futuro.

Shark.

P.S. I miei giri...: nel giro di una settimana Cagliari, Venezia, Padova, Forlì, Ascoli Piceno, Bologna, Roma e Alghero- ecco come mai mi si vede pochissimo  sul Sorvegliato. Colgo l'occasione per dire che anche il nuovo Sorvegliato Quintus è molto occupato in questi giorni. Sua moglie e suo figlio non ancora nato stanno avendo dei problemi; i vostri pensieri e le vostre preghiere sono molto gradite.

postato da: ilfaro alle ore 13:24 | link | commenti (2)
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Chiarezza, identità, Right Nation

Il lavoro straordinario di Friedrich diventa un blog.

Da seguire.

Qui si tifa perchè Tocqueville torni ad essere la Right (italian) Nation.

Se non nel nome almeno nei fatti.

E fanculo al "fusionismo" macedonia.

postato da: ilfaro alle ore 10:30 | link | commenti (1)
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le uniche parole da statista le dice il Papa 

Tra il casino da bar di periferia di Bergamo Bassa  alla Calderoli e il superbuonismo televisivo su Al Jazeera alla Berlusconi, tra la linea bizantina tardodemocristiana alla Fini e il predicare un impossibile dialogo alla Fassino, fra i "10,100,1000 Nassiriya" alla Ferrando e alla Caruso (ma anche di una grossa fetta dell'area estrema della sinistra parlamentare ... che va dai Verdi a Rif.Com. passando per i Com. It.) e il nullismo retorico e senza senso compiuto delle parole false ed ipocrite di Prodi, tra il silenzio di chi dovrebbe parlare e il chiasso di chi dovrebbe star zitto .... non abbiamo dubbi a schierarci con Benedetto XVI. L'unico statista che abbiamo. Ma anche Marcello Pera ci da buone speranze.


SORVY

 

postato da: ilfaro alle ore 09:31 | link | commenti (5)
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via SMS

Non vogliamo fare i maramaldi. Ma dopo l'accordo Prodi-Pannella i popolari non possono più essere definiti "UTILI IDIOTI". Abbiamo infatti molti dubbi su "UTILI".


SANCHO

postato da: ilfaro alle ore 08:15 | link | commenti
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martedì, 21 febbraio 2006

UN ANNO FA MORIVA

 DON LUIGI GIUSSANI.

luigi giussani      papa e luigi giussani

luigi giussani

E' grazie a Don Giussani, o "il Gius", come familiarmente io ed i miei amici amavamo chiamarlo, che ho conosciuto il cristianesimo. Grazie a lui, ai suoi libri, ai sui incontri, al popolo che da lui è iniziato, che la mia vita è cambiata. Da lui ho imparato che il cristianesimo non è una dottrina ma è Cristo stesso. E che Cristo è un avvenimento presente che continua a sfidare la mia ragione e la mia libertà. Tutti i giorni.

Mi chiedo cosa sarei stato se un giorno di tanti anni fa, appena sedicenne, in un piccolo e sperduto paese della Puglia non avessi per caso sentito parlare di lui e non ne fossi rimasto affascinato. Per sempre. E se non mi fossi chiesto allora, come ancora oggi mi chiedo, se si possa vivere così. Come lui. Parole come libertà, ragione, cuore, realtà, io, destino... sono diventate familiari per anni e sopratutto acquistavano il gusto di una realtà concreta e presente. Penso che il Signore lo abbia usato come strumento per farsi incontrare a me e moltissima altra gente, nel mondo


SORVY

alcuni articoli del 21.02.2006
«Sfida al nichilismo».
Carrón: non orfani di Giussani.
Niente meno di Dio basta all'uomo

Marina Corradi, Avvenire

«Con il Gius
ho riscoperto me stesso»

Luigi Negri, Il Giorno

Celebrazioni ad un anno
dalla morte di don Luigi Giussani

L'Osservatore Romano

Don Giussani
ci fa amare ancora la vita

Davide Rondoni, Il Tempo

17.02.2006
A un anno dalla morte del «Gius»
Pio Cerocchi, Europa

16.02.2006
L'eredità di Don Giussani
Fabrizio Ravelli, La Repubblica

Carrón: "Con Papa Ratzinger
grande sintonia la sua enciclica
ci ha entusiasmati"

La Repubblica

Un anno senza il Gius
Renato Farina, Vanity Fair

postato da: ilfaro alle ore 19:45 | link | commenti (1)
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ANDREA'S VERSION - Copycat n. 113

Dovrebbe risultare evidente a tutti, anche ai più tetragoni, che se i tipi come Calderoli vengono allontanati le cose con l’islam girano meglio. Oh madonnina santa, mica si può pretendere che tutto fili subito liscio come l’olio. E per altro verso non si è mai visto al mondo un dialogo degno di questo nome che non abbia mostrato i suoi momenti di frizione. Dice: un momento, ma in Nigeria ci sgozzano come tacchini. Cosa che difficilmente si può negare, a condizione di non dimenticare mai che perfino nei modi più brutali si nasconde sempre il lumicino del dialogo. E quello insiste: ma pure in Pakistan, pure nella kemalista Turchia, e si è aperta la caccia al cristianuccio pure in Indonesia, e nel Londonistan vogliono la sharia, e nell’Uttar Pradesh erano in cinquecentomila che se beccavano uno dei nostri te lo do io l’intoccabile, mentre in Libia ci danno dentro coi cartelloni pieni di croci, di svastiche e di stelle di David, e i focherelli, e in Egitto uguale, e lo stesso in Algeria, e via andare. Ma è il prezzo del confronto, benedetti figlioli. Dialoga oggi, dialoga domani, speriamo di avere il culo che non gli vada via la voce. (Andrea Marcenaro 21/02/2006)



SORVY

postato da: ilfaro alle ore 10:30 | link | commenti (3)
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lunedì, 20 febbraio 2006

OGGI SU CORRIERE DELLA SERA 2 ARTICOLI IMPERDIBILI:

Corriere della Sera, lunedì 20 febbraio, p. 1,
L'indignazione a corrente alternata  
(M. Allam)

Ora che facciamo? Chiederemo scusa al presidente nigeriano Olusegun Obasanjo perché le vignette su Maometto hanno provocato la collera dei musulmani sfociando nel massacro di 16 cristiani e la distruzione di 11 chiese? O forse quei cristiani e quelle chiese non meritano lo stesso riguardo riservato alla trentina di musulmani finora uccisi nel mondo, da forze dell'ordine musulmane, per impedire loro di compiere ulteriori atti di vandalismo e di terrorismo?
D'altro canto chi di noi sa che negli ultimi cinque anni circa seimila cristiani sono stati trucidati nel nord della Nigeria dove è in vigore la sharia e Bin Laden è un eroe? Ammettiamolo: l'Occidente si scandalizza solo quando viene messo, a torto o a ragione, nei panni del carnefice e solo quando le vittime, reali o presunte, sono dei musulmani. A questo punto il cardinale Bertone dopo aver auspicato che Calderoli sia condannato ai lavori forzati in Cirenaica, potrebbe completare il processo salvifico dell'Occidente raccomandando a tutti i cristiani almeno un mese di penitenza e di esercizi spirituali.
I governi dei Paesi musulmani hanno sbagliato attribuendo prima alla Danimarca, poi all'Unione Europea, quindi all'Occidente, infine all'insieme della cristianità la responsabilità casomai soggettiva dei singoli vignettisti danesi. Ma i governi occidentali hanno commesso un errore speculare rifiutandosi di individuare, e possibilmente sanzionare, le responsabilità soggettive di chi ha istigato all'odio, ha condannato a morte mettendo cospicue taglie sulla testa dei vignettisti, ha dato l'ordine di assaltare, incendiare, saccheggiare ambasciate e chiese. All'opposto l'Occidente ha maturato il convincimento che l'ondata di violenza sia una reazione automatica e giustificata da parte di un blocco monolitico chiamato arbitrariamente «Islam». Di fronte al quale per paura, viltà e collusione ideologica si genuflette e chiede perdono, assumendosi la responsabilità degli atti di violenza e di terrorismo commessi dagli altri contro i beni e le vite occidentali e cristiane.
In questo contesto l'Italia primeggia nell'offesa, non all'Islam, ma alla propria credibilità come Stato sovrano e alla nostra dignità come cittadini liberi. Questa classe politica, governo e opposizione, sta sbagliando tutto genuflettendosi davanti a Gheddafi.
Un folle tiranno che prima ha aizzato i libici ad aggredire gli italiani, poi ha ordinato di sparare su una folla trattata come carne da macello, infine ha proclamato un giorno di lutto nazionale e assegnato un posto certo in Paradiso agli undici morti elevandoli al rango di «martiri». Ma ci rendiamo conto che ci siamo affrettati e affannati a chiedere scusa a Gheddafi per un attentato terroristico al nostro consolato a Bengasi di cui lui è l'unico vero responsabile?
In questo contesto le vignette su Maometto considerate blasfeme, e la provocazione di un ministro italiano certamente irresponsabile, risultano solo strumentali a una deliberata e annosa strategia di Gheddafi incentrata sul ricatto e il condizionamento dell'Italia. In questa tragica e umiliante vicenda Berlusconi si è fatto dettare la linea da Pisanu, che a sua volta si è fatto dettare la linea da Gheddafi. Mi spiace ma io non ci sto: mi va bene che Calderoli venga licenziato, ma non per ordine di Gheddafi. Rendiamoci conto che da questa crisi l'Italia potrebbe uscire come un Paese a sovranità limitata. Solo che a limitarla non è una superpotenza occidentale con cui condividiamo la stessa civiltà, bensì un piccolo Stato del Terzo mondo sottomesso a una dittatura illiberale. E pensare che è stata proprio l'Italia, insieme all'allora presidente della Commissione europea Prodi, a prodigarsi per accreditare una verginità politica a un tiranno costretto dall'Onu a una lunga quarantena per la responsabilità diretta, da lui ammessa versando milioni di dollari di indennizzo, nella strage dei passeggeri degli aerei della Pan Am nel 1988 e dell'Uta nel 1989. Ebbene credo che sia arrivato il momento di assumere seriamente una strategia energetica che ci affranchi dalla schiavitù del petrolio e del gas, di cui proprio dalla Libia attingiamo un terzo del nostro fabbisogno.
E liberiamoci dal pregiudizio che appiattisce i musulmani alla sola sfera religiosa. Non esiste l'homo islamicus.
Il ministro degli Esteri Fini non si illuda di risolvere la crisi recandosi in visita alla moschea di Roma. Solo una minoranza di musulmani frequenta le moschee. I gestori delle moschee non sono delle autorità religiose, non rappresentano i musulmani. A maggior ragione in Italia dove il vuoto legislativo e il «volemose bene» hanno acconsentito a imam autoeletti e a sedicenti «comunità islamiche» di controllare la gran parte delle moschee. Dopo esserci spezzata la schiena a furia di scusarci per le vignette considerate blasfeme, come ci comporteremo quando alla prossima tornata l'Italia verrà accusata di offendere l'Islam perché, ad esempio, discrimina le scuole coraniche o il marito poligamo?


Corriere della Sera, lunedì 20 febbraio, p. 8,
«La religione è un pretesto,
 i musulmani vogliono il potere
 economico e politico»
(M. Alberizzi)

Cosa c'entrano i cristiani della Nigeria con i vignettisti danesi? Qui, non solo nessuno ha visto quelle vignette ma probabilmente nessuno sa bene cosa sia una vignetta. Le ragioni della violenza sono molto più profonde Eniola Bello è il direttore del quotidiano indipendente This Day di Lagos, lo stesso che a fine 2002 pubblicò un editoriale, a firma della giornalista Isioma Daniel sul concorso di Miss Mondo che avrebbe dovuto tenersi in quei giorni ad Abuja, la capitale nigeriana. La Daniel nell'articolo scrisse ironicamente che «anche il profeta Maometto si sarebbe potuto innamorare di quelle splendide ragazze in passerella e ne avrebbe potuta sposare qualcuna». Un commento giudicato «blasfemo» che provocò una rivolta islamica a Kaduna, nel nord della Nigeria - durata diversi giorni e costata la morte di oltre 200 persone -, lo spostamento a Londra del concorso e la fuga dal Paese della reporter, colpita da una fatwa che la condannava a morte. «Anche allora la religione fu solo un pretesto utilizzato per fini politici - racconta Bello, cristiano che si dichiara laico -. I musulmani hanno cercato, oggi come allora, un pretesto per attaccare i cristiani. Cosa c'entrano i cristiani di Nigeria con i vignettisti danesi? E poi, qui, non solo nessuno ha visto quelle vignette ma probabilmente nessuno sa bene cosa sia una vignetta. Le ragioni della violenza sono molto più profonde, vanno ricercate nelle condizioni sociali ed economiche di questo Paese».
Nell'autunno 2002 le prime dimostrazioni contro i cristiani iniziarono non contro i costumi da bagno osé delle Miss ma quando queste espressero solidarietà a due donne, Safyiah e Amina, condannate a morte (poi assolte in appello) dalle corti islamiche per un adulterio probabilmente mai commesso. «I musulmani - continua Bello - fomentano i disordini per dimostrare che i cristiani non sono in grado di governare il Paese. Dunque il potere deve ritornare agli uomini dell'Islam. E le prossime elezioni sono alle porte». Quindi ci sono degli agitatori? «Non c'è alcun dubbio - spiega il direttore di This Day -. Anche se le gerarchie islamiche prendono le distanze a livello ufficiale, vengono però utilizzate per fini politici le masse dei poveri e dei diseredati che nulla hanno da perdere se finiscono in galera o picchiati dalla polizia». Dopo anni di dittature militari, guidate con pugno di ferro da generali musulmani, ora con il presidente cristiano Olusegun Obasanjo, democraticamente eletto, la situazione della Nigeria piano piano sembra cambiata. «I clan islamici - afferma Bello - stanno perdendo l'egemonia di un tempo. Da qui l'esigenza, violando la legge laica federale, di imporre la sharia per tenere le masse dei diseredati sotto il controllo della religione». Il governo ha cercato di impedire l'islamizzazione forzata ma, costretto da complicati giochi tribali e di potere, non è riuscito a bloccare del tutto le pretese dei governatori musulmani.
«Questo è il Paese più popoloso dell'Africa e in palio ci sono le sue enormi ricchezze petrolifere - precisa il giornalista -. La religione è un pretesto che ha causato molti dolori e sofferenze. Negli ultimi tempi i morti si contano a migliaia. Speriamo di uscire presto da questa spirale ma abbiamo bisogno di più democrazia e una distribuzione più equa della ricchezza».
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Ma la vera blasfemia è nei simboli degli estremisti
Nel giorno in cui si seppelliscono le vittime dell'assalto premeditato al nostro consolato a Bengasi, non è certamente mia intenzione soffiare sul fuoco dell'ondata di violenza fatta divampare ad arte dai burattinai del terrore strumentalizzando la pubblicazione di vignette considerate blasfeme o la provocazione del ministro Calderoli costretto alle dimissioni. Maritengo utile e doveroso riflettere sulle radici di questa cultura dell' odio che riesce a infiammare gli animi delle masse islamiche, facendo leva sull'ignoranza, il fanatismo e la schizofrenia identitaria.
In questa fase in cui sembra essere di moda indire dei concorsi per rappresentare personalità o eventi di eccezionale rilievo (Maometto, l'Olocausto), noi immaginiamo di lanciarne due. Nel primo chiediamo al nostro ipotetico pubblico di raffigurare il Corano, il libro sacro dell'islam, per molti increato e pertanto Dio stesso.
Rispondono al concorso in cinque. La prima raffigurazione ritrae il Corano circondato da due spade affilate che si intersecano con in mezzo l'ordine: «E preparate». Che introduce il versetto «E preparate contro di loro forze e cavalli quanto potete, per terrorizzare il nemico di Dio e vostro, e altri ancora, che voi non conoscete ma Dio conosce, e qualsiasi cosa avrete speso sulla via di Dio vi sarà ripagata e non vi sarà fatto torto» (Corano VIII, 60).
Nella seconda raffigurazione, su uno sfondo nero, il Corano è aperto in mezzo a un globo terrestre e dal Corano spuntano una mitragliatrice Kalashnikov, una bandiera nera e un pugno con l'indice rivolto verso l'alto, che sottintendono che tramite la violenza, il vessillo della morte e l'affermazione dell' unicità di Dio, l'islam conquisterà il mondo intero. Nella terza raffigurazione il Corano appare su uno sfondo giallo, posto al di sotto di un Kalashnikov e affiancato da un globo terrestre e la scritta in rosso: «In verità, il Partito di Dio, loro saranno i vincitori». Nella quarta raffigurazione il Kalashnikov rispunta nuovamente in mezzo al Corano aperto con sullo sfondo un sole giallo e l'ordine: «Combatteteli dunque fino a che non ci sia più sedizione, e la religione sia quella di Dio» (Corano II, 193). Lo stesso versetto coranico ricompare nella quinta raffigurazione, con il Corano che esibisce il motto «Il giudizio spetta solo a Dio», attorniato sulla destra da una sciabola e sulla sinistra dal Kalashnikov.
Ebbene voi come giudicate queste raffigurazioni del Corano? Per me sono blasfeme e inneggianti alla cultura della violenza e della morte. Eppure si tratta, nell'ordine, dei loghi ufficiali dei Fratelli Musulmani in Egitto e della loro filiale palestinese Hamas, del gruppo «Monoteismo e Guerra santa» affiliato ad Al Qaeda in Iraq, dell’Hezbollah libanese, del movimento pachistano del Kashmir Lashkar-e-Taiba, del «Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento » algerino.
Passiamo al secondo concorso in cui chiediamo al nostro ipotetico pubblico di raffigurare la moschea di Al Aqsa, il terzo luogo di culto sacro dell'islam, che sorge a Gerusalemme. Rispondono in tre. Nella prima raffigurazione la moschea è al centro incastonata tra due bandiere palestinesi e sormontata da due Kalashnikov laterali che sorreggono una bomba a mano nel punto dove si intersecano le canne. Su tutto troneggia l'ordine: «Combatteteli, dunque, e Iddio li castigherà per mano vostra e li coprirà d'obbrobrio, e vi assisterà a trionfo contro di loro, e guarirà il petto dei credenti» (Corano IX, 14).
La seconda raffigurazione ritrae la moschea al centro e, in sovrapposizione, c'è un combattente con la kefiah che imbraccia la mitragliatrice M-16 con la destra e un Corano con la sinistra. Alle spalle una bandiera verde con la professione di fede nell'islam «Non vi è altro Dio al di fuori di Allah». Mentre all'interno di una cornice circolare è riportato il versetto «Ma voi non li uccideste, bensì li ha uccisi Dio» (Corano VIII, 17). La terza raffigurazione è più ardita. Dalla cupola della moschea spuntano come corna due fucili, in mezzo l'invocazione «Allah è grande », mentre in una cornice circolare è impresso il versetto «Ma quelli che lotteranno zelanti per Noi, li guideremo per le nostre vie, e certo Dio è con coloro che operano per il bene» (Corano, XXIX, 69). Ebbene voi come giudicate queste raffigurazioni della sacra moschea di Al Aqsa? Per me sono blasfeme e inneggianti alla cultura della violenza e della morte. Eppure si tratta, nell'ordine, dei loghi ufficiali delle Brigate dei martiri di Al Aqsa, delle Brigate Ezzeddin Al Kassam e della Jihad islamica palestinese.
Tuttavia nessun musulmano si è finora sentito offeso e ha protestato per questa profanazione del Corano e della moschea sacra di Al Aqsa. A nessun musulmano è passato per la mente di sporgere denuncia presso i tribunali di Gaza, Il Cairo, Beirut, Islamabad o Algeri. Ecco perché non convince l'ondata di violenza su scala mondiale contro le vignette che offenderebbero Maometto. I musulmani prima di scagliarsi contro la Danimarca, dovrebbero combattere la blasfemia a casa propria. A tutti i musulmani contrari all'interpretazione violenta dell'islam, lancio una proposta: mandiamo una e-mail all'indirizzo dell'Organizzazione per la Conferenza Islamica (info@oic-oci.org), con la nostra denuncia e il nostro appello: «No ai loghi islamici che profanano l'islam».
 
 
Magdi Allam dal Corriere della Sera
19 febbraio 2006
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venerdì, 17 febbraio 2006

Che disastro questo Prodi.

Il video di Striscia la notizia

con la barzelletta di Prodi sulla Cina.

 

 

 

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giovedì, 16 febbraio 2006

SIAMO AVANTI !!!!

Psb - Penn, Schoen & Berland Associated, Inc.

e per l'occasione un'immagine del mio Rockwell

per godere meglio della corsa e del sorpasso di Silvio Berlusconi:


SORVY

 

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VIA SMS.

Casini è  preoccupato dai sondaggi: qui si rischia di vincere. Manda avanti  Follini, l'uomo moderato che odia i salti in avanti. Quelli di Berlusconi in particolare.

 


SANCHO

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mercoledì, 15 febbraio 2006

Nel programmone dell'Unione

"Berlusconi" ed il "centrodestra"

battono "Prodi" e il "centrosinistra" .

 Secondo l'ottimo  below the line (ex Liapunov) nel programmone enciclopedico della sinistra la parola "centrodestra" stravince rispetto alla parola "centrosinistra" 65 a 25. La parola "Berlusconi" sulla parola "Prodi" addirittura 25 a 2.

Ben 280 pagine quando sarebbe bastato un muro:

Berlusconi pezzo di merda


SORVY
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ANDREA'S VERSION - Copycat n. 112

Giovanni Minoli contesta a Bruno Vespa di aver fatto poche interruzioni. Vespa per parte sua si incazza e dice no, di interruzioni ne ha fatte più o meno lo stesso numero: 133 una volta e 131 un’altra, di cui 79 grandi interruzioni nel primo caso e 77 nel secondo caso. E glielo mette per iscritto. Allora Minoli gli riscrive a sua volta: guarda che ne hai fatte mica in modo così bilanciato, ho riguardato entrambi i film, hai fatto 190 interruzioni una volta e 91 la seconda volta. Come era facile immaginare, Vespa alla visione di Minoli non ci sta: “I numeri non non sono illazioni e confermiamo i nostri dati, a disposizione dei vertici Rai”. E non solo Vespa riconferma: ne ho fatte131 una volta e 133 quell’altra, ma pretende da Minoli “una smentita riparatrice a costo di chiederla in tribunale”. Da cui quell’altro: “Spero di andarci, in tribunale. Anzi, lo chiedo io perché sono sicuro che lì sanno contare”. Adesso. Non è per mediare a tutti i costi tra due persone entrambe molto dotate, ma ci ha confermato Rocco Siffredi che una cinquantina di interruzioni ogni film lui le considera già un bel numero. (Andrea Marcenaro su IL FOGLIO del 15/02/2006)


SORVY

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martedì, 14 febbraio 2006

Napoledeka:

Berluska mi fa un baffo!
Il governo del Sorvegliato speciale



Facciamo un giochino un po' folle, tanto per perdere un po' di tempo. L'altro giorno si diceva, ciòè io dicevo, che i candidati di dx e sx parlano di fuffa e così oggi mi sono immaginato al potere e mi sono chiesto: cosa faresti Deka? Ecco cosa farei: 10 punti secchi e veloci vediamo quanto successo politico riscuoto.
1) Economia - Aliquota unica per imprese e privati al 25% (sgravio totale per i redditi fino a 20.00 euro)
2) Lavoro - Sgravio totale per 3 anni dei contributi sui dipendenti per le aziende che assumono nuove figure a tempo indeterminato.
3) Sicurezza - Affiancamento del 70% dell'esercito alle forze dell'ordine.
4) Scuola - Nessun finanziamento pubblico a scuole e asili privati, ma sgravio dell'80% della retta scolastica per chi decide di iscrivere i figli alla scuola privata.
5) Energia - Riapertura delle centrali nucleari
6) Mobilità - Abolizione bollo e riduzione del 20% dell'assicurazione per auto a gpl e metano
7) Ambiente - Divieto a partire dal 2015 di produrre e vendere in Italia veicoli alimentati a benzina o diesel. Entro il 2012 obbligo di convertire tutti i sistemi di riscaldamento a metano o altra risorsa pulita.
8) Infrastrutture - Potenziamento rete ferroviaria. Raddoppio di tutte le autostrade esistenti destinando le vecchie ai soli camion
9) Politica - Abolizione proporzionale. Introduzione uninominale secco all'inglese con abolizione senato e sola camera.
10) Politica - Abolizione dell'Istituzione della Provincia.

Abbelli altro che contratto e programmi per il "Pene dell'Italia". Datemi il vostro voto e in 5 anni vi ribalto il Paese. Ovviamente sono solo 10 ma ho mille idee per un futuro migliore. Sorvy scendi in campo con me? Ti faccio vicepremier. Shark lo faccio ministro degli interni. Durand alle comunicazioni, Quintus agli esteri, Ercole lo metto alla giustizia, Sancho alla sanità, Savy pari opportunità e istruzione e Nick al welfare. Manca l'economia? Sono un superpremier con maxi delega e non rompete le palle sennò vi caccio tutti a calci in culo.

Deka

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FERRANDO E CARUSO, amici dichiarati di Hamas e di Bin Laden, bloccati sul nastro di partenza della campagna elettorale unionista.

dal Corriere della Sera on line:

Salvare il compagno Ferrando? Non più. Si avvicina lo strappo tra il leader della minoranza trotzkista, finito al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni sulla strage di Nassiriya e sullo Stato d'Israele, e il Prc. La segreteria del partito ha attivato la procedura interna per la soluzione del «caso», che ha suscitato imbarazzi nei vertici.

Venerdì si riunirà la segreteria che con ogni probabilità revocherà la candidatura al Senato di Ferrando. Lo stesso Bertinotti è stato chiaro e parlando al Corriere ha definito «incompatibile» la posizione di Ferrando. Anche da Prodi era arrivata in mattinata una netta condanna per quelle parole che giustificano l'attentato contro i militari italiani, espressioni «folli e sbagliate» secondo il Professore. Da qui la solitudine politica di Ferrando, scaricato anche da Rifondazione. «La revoca della mia candidatura è la capitolazione ai diktat esterni - ha commentato Ferrando - È in discussione il principio fondamentale della sovranità del partito». Di mollare non ci pensa. «La segreteria ha deciso di revocare la mia candidatura - spiega - ma adesso dovranno raccogliere le adesioni dei 250 membri del comitato politico nazionale, che a gennaio ha approvato lo schema di candidature. Vedremo come andrà a finire, sarà una battaglia». Ad ogni modo, Ferrando esclude al momento ipotesi di scissione: «Scissione? Io spero solo che il partito non faccia la scissione dalle sue ragioni politiche e sociali avventurandosi con Prodi e i banchieri dell’Unione. Io sono per salvare il partito dal rischio di un’alleanza, di una deriva politica».

«AMMONITO ANCHE CARUSO» - Secondo la «Velina rossa» chiuso il dossier Ferrando se ne potrebbe aprire subito un altro in seno a Rifondazione. Anche Francesco Caruso - secondo quanto scrive l'agenzia vicina alle posizioni del presidente ds D'Alema - avrebbe ricevuto un ammonimento dal leader Bertinotti e sarebbe stato invitato a essere «molto cauto nelle sue esternazioni, se vuole essere ancora candidato nelle liste di Rifondazione».

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IL VERO PROGRAMMA DELL'UNIONE:

Sancho

 

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Sto con i kamikaze

contro i soldati italiani.

MARCO FERRANDO, candidato capolista nella Regione Abruzzo per il senato. Di Rifondazione Comunista. Prossimo senatore della Repubblica italiana nello schieramento di Prodi.

Allora, si candida?

«Con Bertinotti c’è stato un chiarimento»

Nel senso che ha fatto marcia indietro sul Medio Oriente? Bertinotti l’ha avvertita: ci sono limiti insuperabili. E Fassino dice che se non rettifica, lei potrebbe anche saltare...

«La situazione non è cambiata. Io rispetto la posizione della maggioranza di Rifondazione. Ma continuerò a dare battaglia nel partito, perché le mie convinzioni rimangono».

Quali? Quelle su Israele-creatura-artificiale e su Prodi-maggiordomo-dalle-banche?

«Sono quindici anni che dico queste cose. Ho scritto valanghe di documenti. Leggetevi quelli». Basta cliccare. Enciclopedia Wikipedia , vedi alla voce «Marco Ferrando (Genova, 1955), dirigente politico».

Ex bordighista, già bolscevico-leninista, poi demoproletario. Trotzkista: «... Nel Prc ha come capisaldi programmatici la critica alla maggioranza di Bertinotti e alla non-violenza (assunta dalla maggioranza stessa come metodo di lotta)...».

Critica alla non-violenza? Una volta se l’è presa perfino col povero Gandhi, servo degli imperialisti contro gli zulu...

«Il 41% di Rifondazione, non solo io, critica il metodo non-violento. I popoli oppressi devono esercitare la lotta per l’emancipazione con strumenti adatti e non possono costruire il futuro in base a un astratto pregiudizio filosofico. Anche perché dall’altra parte ci sono sempre grandi poteri che usano la violenza. Però sia chiaro: noi siamo contro forme di lotta come il terrorismo».

Intifada sì, kamikaze no?

«Sta scherzando? Noi sosteniamo tutte le intifade, le grandi sollevazioni dal Medio Oriente all’America Latina. Intifade che naturalmente non sono dei pranzi di gala».

E la resistenza irachena?

«Questione più complessa. C’è un diritto sacrosanto all’autodeterminazione e a resistere a forze d’occupazione militare che stanno lì per interessi colonialistici. Poi ci sono diverse concezioni, tra movimenti di resistenza popolare e fondamentalisti. E la resistenza popolare armata è cosa diversa dal terrorismo contro la popolazione civile».

Il terrorismo contro i civili. Ma contro i militari?

«La lotta armata contro l’occupazione militare è giusta. Noi siamo per la fusione della rivolta contro l’occupazione straniera imperialistica e le lotte sociali dei lavoratori iracheni».

Quindi è giusto sparare anche sui soldati italiani?

«Noi siamo per la rivendicazione del diritto alla sollevazione popolare irachena contro le nostre truppe. Tutti gli episodi in cui ci sono stati nostri caduti, rientrano in tutto e per tutto nelle responsabilità d’una missione militare al servizio dell’Eni».

Lei sta dicendo che i nostri soldati morti a Nassiriya erano servi dell’Eni

«Questo l’ha detto un documento riservato prodotto dal ministero delle Autorità produttive di Antonio Marzano, sei mesi prima della guerra, in cui si sosteneva un interesse attivo dell’Eni ad andare a Nassiriya perché lì c’era la partita del petrolio. E questa è la posizione del 41% di Rifondazione, che non è soddisfatto del programma dell’Unione: dall’Iraq ci si deve ritirare e basta, senza condizioni. Io sono contro qualsiasi missione militare all’estero, nei Balcani come in Afghanistan, con o senza Onu».

Ma a Gaza o in Bosnia, i nostri vigilano su accordi di pace...

«Non esistono interventi militari umanitari o sopra le parti. Sono sempre funzionali a interessi di parte».

Su Israele, non teme d’essere paragonato a uno come l’iraniano Ahmadinejad?
«Ma che cosa dice? Io sto agli antipodi! Non civetto con posizioni antisemite. La rivolta del Ghetto di Varsavia fu fatta anche da trotzkisti. In Israele ci sono amici ebrei che sostengono le nostre posizioni. Molti compagni hanno subìto in Iran galera e torture. Io difendo il diritto degli ebrei all’autodeterminazione.

E Hamas è una seria ragione di preoccupazione per i palestinesi. Questo però non toglie che Israele sia uno Stato artificiale. E le mie critiche sono alla sua forma profondamente confessionale, al primato aggressivo del suo apparato militare, al fattore propulsivo del suo espansionismo, alla negazione dei diritti di ritorno e perfino di voto della maggioranza araba».

Ma ci sarà almeno una cosa che l’accomuna a Prodi, ai Ds, all’Unione...

«Sì: ci siamo impegnati a cacciare Berlusconi. Ma questa cacciata deve avvenire sulle ragioni dei movimenti popolari, non nell’interesse delle grandi imprese».

Sarà mica vero, come dice il Cav., che a unirvi è solo l’odio contro di lui?

«Berlusconi vede comunisti ovunque. Purtroppo, non siamo ovunque».

Tratto da ” il Corriere della Sera”, 13 febbraio 2006

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Torino 2006: ci sei o ci fai?

"Italiani scatenati all'Olimpiade di Torino" (Gazzetta dello Sport). "Zoeggler primo oro azzurro" (Corriere dello Sport). "L'oro di Armin Uno slittino come la Ferrari" (Corriere della Sera). Non leggo per principio Repubblica e gli altri quotidiani non li riporto per decenza. Il mio è un attacco all'Olimpiade, in perfetto stile global di destra of course. Scusate se entro a gamba tesa, tanto per restare in gergo calcistico, ma sinceramente all'Olimpiade non riesco ad appassionarmi. Sorbirmi due settimane su perfetti sconosciuti che praticano sport incomprensibili (sci a parte) mi sta facendo uscire di testa. Non ne posso più di leggere e sentire colleghi che parlano del sacro fuoco olimpico, della sportività, della vetrina italiana e che bello e come siamo tutti amici e la fratellanza, lo sport che unisce e abbatte le barriere politiche e le medaglie che ci fanno sentire tutti più italiani e ci fanno ricordare che Zoeggler è un atleta che per fare allenamento deve prendere le ferie (mamma che scandalo) e che il presidente del Coni Petrucci firma assegni di carta, manco fosse Gerry Scotti a "Chi vuol essere Milionario". Intanto mi dovete spiegare come fa uno che si chiama Armin Zoeggler a essere italiano. Caruso Paskosky era di padre polacco, ma faceva ridere. Zoeggler è di padre austriaco e madre alto altesina e va sul bob. Mi dite che sport è? Sorry non è uno sport è una disciplina olimpica. Ah allora... Brindano tutti però, Ciampi (figurati se perde occasione di scodinzolare sotto la bandiera incantato dalle note dell'inno di Mameli) in primis, Berlusconi a seguire. Finalmente non si parla solo di calcio. Eh sì, finalmente ci si può emozionare per gente che prende gli sci si fa 30 km di fondo col fucile in spalla, se li toglie, spara a 4 bersagli e poi riprende la corsa verso il traguardo. Uh che belle le olimpiadi, con il Canada che massacra l'Italia di hockey su ghaccio. E il Curling poi: che gioco, che gioco. Fantastico, con lo scopino che liscia il ghiaccio già super-levigato e le facce distrutte dalla fatica e zuppe di sudore.  E lo short-track: ma sì il pattinaggio a due, quello sull'Oval Lingotto di Turin Two Thousand and Six. Lovely. Meno male che non si vede solo il calcio. Vuoi mettere. Che sport bieco, triste, gente che simula, cascatori, arbitri cornuti e i diritti tv quelli poi. Sì meglio, molto meglio Torino 2006. The Olympic Games: wow! Il bob a 1, 2, 3 e 4 e la nazionale Giamaicana di bob a 4, sì quelli della pubblicità del Fiat Doblò. Ma dove si alleneranno in spiaggia come si vede nello spot? Che carini. No, no vanno a Innsbruck, tranquilli sono professionisti seri. Godo. Godo come un pazzo. Peccato per quel gol su punizione di Del Piero a San Siro contro l'Inter. Come si permette di fare una pera così, di esultare sguaiatamente con la lingua fuori come Mick Jagger e Michael Jordan. Meglio lo slittino. E dai, eh dai. Mughini docet. All'Olimpiade bevete Coca-Cola. Dieci giorni e passa la paura. Con tanti saluti a Zoeggler. Aufiedersen Armin.

Deka

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ANDREA'S VERSION - Copycat n. 111

Diciamoci le cose in faccia. Da molto tempo vi siete presi Intini. E dovrebbe bastare la parola, ma il tempo di passare con voi che è diventato praticamente un santo. Poi vi siete presi Mastella. Era l’icona del traffichino meridionale, uno che noi moralmente inferiori, come dice Manconi, eravamo la morte sua, come si dice a Roma. Da quando è passato con voi sembra il Metternich del Sannio. Poi vi siete presi il senatore Fisichella, l’unico essere vivente italiano capace di licenziare un omosessuale in quanto tale. Ma siccome sta con voi, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato. Andiamo avanti? L’ultima è di sabato scorso. Apriamo Repubblica, leggiamo che Licio Gelli ha consegnato il suo archivio nelle mani di Linda Giuva e notiamo un occhiello compiaciuto: “L’ex venerabile critica Berlusconi: è presuntuoso”. E va bene, ci avete tolto anche Gelli. Candidatelo con la Anselmi, raccontateci la vita tranquilla di un materassaio incorso in un equivoco, dategli una rubrica sull’Unità, ma ora basta sottrarci forze. Oppure pigliatevi ancora Dell’Utri, dopo tutto è sempre stato un intellettuale. Ma giù le mani da Cesare Previti. (Andrea Marcenaro da Il Foglio del 14.02.2006)

QUESTA E' ...SUBLIME.
Sorvy

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lunedì, 13 febbraio 2006

Il programmone (n° 2)

"per le pene dell'Italia"

vota e fai votare FRANCESCO CARUSO

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domenica, 12 febbraio 2006

Il programmone!

"per il pene dell'Italia"

vota e fai votare VLADIMIR LUXURIA


SANCHO
 

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L’Europa ricala le braghe

E davanti alla bara di un prete ucciso non è solo sconveniente, è suicida

Davanti alla bara di un sacerdote ammazzato al grido di “Allah è grande” l’Europa cala le braghe e il gesto non è solo sconveniente o indecente, è soprattutto politicamente suicida. Quasi dimenticato l’assassinio da parte del lupo grigio-verde sulla stampa continentale. Messo in ferie obbligate il direttore che pubblicò quelle brutte e offensive vignette. Allo studio norme comunitarie per regolare il rapporto tra media e religioni (una specie di par condicio teologica?). Oscurato dal governo svedese un sito che le ripubblicava. Negata una seduta del Parlamento europeo per l’uccisione in Turchia di don Andrea Santoro (e ovviamente la riunione straordinaria fu negata anche per l’esecuzione in Olanda del regista Theo van Gogh e per l’attacco a Londra). Quasi già comunemente accettato che con Hamas che intima all’Europa di arrendersi, per bocca del suo leader esule nella minacciosa Damasco, la cosa migliore sia appunto in qualche modo arrendersi – come ha fatto ieri la Francia – a dover trattare (e pagare, rifocillare, magari lusingare) un governo che indossa le cinture dei kamikaze stragisti di ebrei e non solo. Si arriva fino al paradosso di un’Europa che cerca modi sempre più raffinati per scusarsi mentre miliziani palestinesi cercano modi sempre più efficaci per sparare contro gli uffici di quell’Unione europea che è lì per distribuire soldi a palate a chi poi finanzia gli stessi miliziani. Perfetto. Cioè, vengono messi in fuga con gli spari gli osservatori europei, ma i soldi europei devono continuare ad arrivare anche se al governo c’è chi spara. Perfetto. E’ la reciprocità condita con i cavoletti di Bruxelles, è il libro nero del cretinismo multiculti. Proprio mentre una bella cena dei cretini europei viene preparata a Teheran, per festeggiare la Bomba che è lì lì per nascere tra gli ayatollah.
Qui nel vecchio continente ci si balocca con i falsi miti per non vedere la ferocia mitologica di un magma islamo-fascista che ha dichiarato guerra alla civiltà. “E’ un complotto di pochi”. “Ma c’entrano più che altro le bande della prostituzione”. “Ma questo è laico, dunque non si allea con al Qaida”. “No, non ci credo, c’è qualcosa di troppo artefatto”. “E’ colpa di Bush e di Sharon”. “Non può essere”. “Le religioni si amano per forza”. “Bisogna distinguere”. “E se fosse un caso isolato?”. L’elenco dei casi isolati inizia l’11 settembre 2001, per la verità anche prima, ma per comodità diciamo l’11/9 di New York, poi passa per Madrid, Londra, Casablanca, per la Turchia, il Pakistan, l’Indonesia, Gerusalemme (costantemente), l’Arabia Saudita, la Siria, Beslan, Amsterdam, Baghdad, Kabul, e ancora e ancora stragi più o meno allo stesso grido. E più o meno sempre le stesse sono le frasi con cui voltare lo sguardo di là, per non vedere la guerra in corso.

GIULIANO FERRARA (IL FOGLIO del 11/02/06)


SORVY

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venerdì, 10 febbraio 2006

This is what we need to see

 more of from others.

by Cox & Forkum

 

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Il Programma Condiriso

 

L'unione di Prodi presenta il programma

 

Se non fosse che si candidano a guidare il Paese farebbero quasi tenerezza. Sono i politici dell’Unione, un’accozzaglia indegna di posizioni contrastanti e confuse. L’armata brancaleone è in seduta plenaria per approvare un malloppazzo di 270 pagine in cui riga per riga dovrebbe esserci scritto quello su cui sono d’accordo.
Il problema è che non sono d’accordo su nulla. Sulla politica estera sfoggiano Marco Rizzo che ritiene il regime dittatoriale Cubano migliore “del nostro Capitalismo straccione”. Per la politica interna hanno invece Caruso che dichiara che Hamas è meglio di Mastella. Per la Politica Economica il ventaglio è ampio. Si passa dalla “redistribuzione del reddito” di Bertinotti all’economia liberale della Bonino. Scuola, PACS, Lavoro… voi cercate un tema e loro
riusciranno ad essere divisi. Perfino sulle Olimpiadi non hanno una posizione comune.

Solo due cose li legano: l’antiberlusconismo ed una sete di potere senza eguali.

Non vinceranno.
by ROBINIK


SORVY

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giovedì, 09 febbraio 2006

La speranza può venire solo

da un islam acculturato in occidente.

Interessante quello che dice il libanese Samir Khalil Samir. E' ritenuto non a caso uno dei più importanti studiosi di Islam a livello internazionale e di lui avevo già segnalato in passato un prezioso libro da me letto circa un anno fa. Le sue sono analisi che non si leggono su nessun giornale (a parte il Foglio che gli ieri gli ha pubblicato un'intervista).

Io condivido completamente la sua analisi. 


SORVY

Un islam occidentalizzato

(...) Io sono convinto che la speranza per il mondo islamico può venire solo da un islam che è stato acculturato in occidente, e precisamente in Europa.

L’unica via perché l’Islam abbia un posto nel mondo moderno è che assimili la modernità con il suo spirito critico e la sua distinzione tra religione e politica, ragione e sentimenti, ecc., in un senso che si occidentalizzi, senza rinnegare la fede. Vi sono molti musulmani che si occidentalizzano, ma arrivano fino a un certo punto. Non capiscono che la fede va difesa con una decisione interiore. Purtroppo  se questi musulmani non riescono a fare la sintesi fra islam e modernità, all’arrivo di un imam fondamentalista, seguiranno quello.

Ma quale occidente potrà aiutare l’Islam a modernizzarsi?

Una parte dell’occidente respira verso il mondo musulmano un atteggiamento di totale chiusura. In risposta alle violenze islamiche a cui si assiste nel mondo, ci si chiude ad ogni dialogo e i musulmani sono ricacciati nel fondamentalismo.

Vi è poi l’occidente ateo. Ma se i musulmani trovano solo un aiuto fra gli atei, da coloro che dicono che la religione non c’entra, essi lo rifiuteranno.

Se i musulmani trovano degli occidentali cristiani, per i quali la religione è il punto di forza proprio per assimilare la modernità, allora è possibile che anch’essi siano spinti a trovare una loro strada di integrazione. Un cristiano che fa armonia fra modernità e fede, può aiutare un musulmano a fare questa armonia.

Tengo a precisare che non si deve escludere anche un’altra via. Se un musulmano non riesce a fare la sintesi fra la sua fede e la modernità, potrebbe anche decidere di diventare cristiano. Nell’incontro coi cristiani, i musulmani scoprono che il cristianesimo, a causa dell’Incarnazione, ha unito il cielo e la terra, il divino e l’umano, la cultura religiosa e la cultura scientifica. L’Incarnazione suggerisce anche che non vi è opposizione fra il divino e l’umano: vi possono essere difficoltà, ma non impossibilità alla sintesi.

La conversione al cristianesimo

In realtà oggi un giovane musulmano si trova da solo in questo dilemma: o essere un occidentale ateo, o essere un musulmano che rigetta l’occidente. Invece è possibile anche una terza via: diventare cristiano. Una conversione al cristianesimo è una cosa auspicabile, una scelta degna e piena di valore. Purtroppo vedo in personalità del clero e perfino in alcuni vescovi il timore a pensare una cosa simile, escludendola dalle possibilità, in nome di un falso rispetto religioso. È come se preti e vescovi non capissero che il cristianesimo è la pienezza del cammino di ogni religione. Proprio il rispetto dell’altro, l’amore alla sua fatica a vivere la fede nel mondo moderno, mi spinge ad annunciargli il Vangelo.

Anzitutto io cercherò di aiutare il musulmano a fare la sintesi fra modernità e fede nella sua fede islamica; ma se questo non succede, se questo è troppo difficile, posso anche proporre la via cristiana. Non esiste soltanto il rigetto della modernità in nome della religione, o il rigetto della fede in nome della modernità: esiste anche la via della sintesi offerta dal cristianesimo e testimoniata dai cristiani.

di Samir Khalil Samir (Asia News)

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mercoledì, 08 febbraio 2006

Sono tutti pilotati
By Quintus.

Il Sorvegliato Speciale ha un nuovo sorvegliato. Si chiama Quintus, è americano, scoprirete qualcosa di lui a poco a poco.
E' tornato da poco dall'Indonesia e il suo primo post riguarda proprio un aspetto attuale della crisi in corso, il ruolo dei mezzi di comunicazione. Sarà prassi postare il suo pezzo in inglese seguito dalla traduzione di Shark.

I am an American who has lived in mainland China for four years now and I have come to know a little about the control of people through the media. But what I see happening in the world media now though makes me physically ill. I’ve just returned from a three week visit to see family in Java. It was my first ever trip to Indonesia and the first time for me to meet my new in-laws as I recently married. To say I was apprehensive and nervous before we left would be a major understatement. With everything one sees in the media today I was under the firm impression landing in Jakarta would be the equivalent of going ashore with the US Marines in Beirut back in the 1980’s. The bombings in Bali, the hunt for and arrests of the Al Qaeda linked group JI and Indonesia’s status as the most populous Muslim country in the world had me ready for just about anything.

The reality of Indonesia could be no further from the stories the press is parlaying on Europe and the rest of the world. Yes there are extremists and yes there are protests in Indonesia. My third day on the island the government announced through the media that there would be commencing in three months time a rate increase on electricity. Spontaneously thousands of people across the island left their houses and took to the streets to protest. In Bandung, four young men lit tires on fire at the base of a high tension power line tower and then climbed up with signs and began to dismantle the tower. And they weren’t alone. When the controversy over the Danish paper’s cartoons began to flare up I was in Jakarta and I saw the protest- less than 100 people, 2/3 of which were clearly of a criminal element and not devout muslims, stormed the Danish embassy. Really this was hardly a drop in the bucket when compared to the spontaneous and unrehearsed outpouring over electrical rates.

And it is not that the Indonesians have a watered down belief in their faith. Every single village no matter how poor, small or remote has its own mosque, called a masjid in Indonesian. Every gas station on the roads across the island of Java has a musholla, small prayer room. In bigger towns there is one mosque for every twenty homes. One gets the impression you could walk across the island from mosque to mosque and never touch the ground. On Fridays the men and women all grab their prayer rugs and head to hear this week’s sermon from their imam.

I am a big white Caucasian man and not easily able to blend in on the island but no one ever treated me with anything but friendliness and respect. I was not roaming about tourists spots but was deep in central java in a small town with only the occasional foreigner passing through. When people did learn I was from the United States I heard nothing but praise and adulation for my country. Even when I baited them they stuck to their guns and their love of all things American and how the Indonesians do love America.

All across the island I saw Ace Hardware stores, the omnipresent McDonald’s and KFC restaurants of Asia, Popeye’s Fried Chicken, Sizzler Steakhouse, Planet Hollywood, Hard Rock Café and that’s not all. Their love of America has gone so far to extend to local products but with American influenced names… California Fried Chicken, Texas Fried Chicken, Martabak aka San Fransisco, Kansas cigarettes and Country cigarettes (whose ads all were shot in the American southwest) among others. And the most popular music in Indonesia that is not from Indonesia is American country music. Four of the seven biggest TV stations on Java have live country music shows once or twice a week. I saw in person with my own eyes literally dozens of muslim women wearing the jilbab headscarf on with a felt cowboy hat on top of that clicking their fingers and tapping their toes to Alan Jackson’s “She’s Gone Country”. I could not have been more shocked and amazed by what I saw.


However what I saw and experienced is not what I still see being broadcast on TV and printed up on the internet by CNN, MSNBC, BBC etc… they still want you to believe that the muslims are foaming at the mouth, filled with righteous indignation. Sure a few are in Jakarta, but only a few and only in Jakarta and only for a few minutes and then its back to their jobs and their wives and their children. The orchestrated demonstrations taking place now are lasting just long enough for the journalists to get their shot framed just right and then its gone, they go home. You want to see a real demonstration in Jakarta? Go look at the 20 people who sewed their own mouths shut three weeks ago and sat down in front of the government building to protest the taking away of their lively hood of growing rice and having no voice with the government. That is a protest with heartfelt dedication. The people in the street now are more of a joke than the actual cartoon that started all of this and even they know it.

The sad part of this story is that the people in America and in Europe on the receiving end of the news broadcasts don’t realize what is really going on in Indonesia. You’re being fed lies and half truths supported by soundbites and video shot just right and written just so, so that you’ll believe in their agenda. Don’t believe the hype, none of it. If they’ll lie about Indonesia, a country whose people support the war on terror and love the United States why would you ever trust them to tell you the truth about what is really happening in the rest of the muslim world? Quit swallowing this tripe whole and engage the discerning part of your brains and think for yourselves before its too late and we have followed the pied piper to our own horrific demise.

 

 

 
QUINTUS

Sono un americano, vivo in Cina da quattro anni ormai e ho capito un po’ di cose sul controllo che i media esercitano sulla gente. Ma quello che vedo accadere nei media del mondo ora mi fa stare davvero male. Sono appena tornato da un viaggio a Giava dove ho incontrato la famiglia di mia moglie. Era il mio primo viaggio in assoluto in Indonesia e la prima volta che incontravo i suoi parenti perché mi sono sposato da poco. Dire che ero ansioso e nervoso prima di partire è dire poco. Con tutto quello che si vede sui media oggi avevo la netta impressione che atterrare a Jakarta sarebbe stato l'equivalente di sbarcare coi Marines a Beirut negli anni Ottanta. Gli attacchi terroristici a Bali, la caccia e poi l’arresto del gruppo Jemaah Islamiya affiliato ad Al Qaeda nonché lo status dell'Indonesia di paese musulmano più popolato nel mondo hanno fatto sì che mi sentissi preparato a tutto.

La realtà vera dell'Indonesia non potrebbe essere più diversa dalle storielle che la stampa racconta in Europa e nel resto del mondo. Sì, ci sono degli estremisti e sì, ci sono delle proteste in Indonesia. Durante il mio terzo giorno sull'isola il governo ha annunciato tramite i media che di lì a tre mesi sarebbe iniziato un rincaro del costo dell’elettricità. Migliaia di persone ovunque sull'isola hanno lasciato spontaneamente le loro case e si sono riversati in strada per protestare. A Bandung quattro giovani hanno dato alle fiamme delle gomme alla base di un traliccio dell’alta tensione, poi si sono arrampicati con dei cartelli e hanno cominciato a demolire il traliccio. E non erano soli. Quando è esplosa la polemica sulle vignette del giornale danese io mi trovavo a Jakarta e assistito alla protesta- meno di 100 persone, 2/3 dei quali erano chiaramente dei semplici criminali e non certo dei musulmani devoti, si sono riuniti di fronte all'ambasciata danese. Si trattava davvero di una goccia nel mare rispetto alle proteste spontanee e improvvisate per il rincaro della luce.

E non è che gli indonesiani abbiano semplicemente buttato alle ortiche la loro fede. Ogni singolo villaggio non importa se povero, piccolo o isolato ha la sua moschea, chiamata masjid in indonesiano. Ogni distributore di benzina sulle strade dell'isola di Giava ha una musholla, una piccola cappella di preghiera. Nelle città più grandi c’è una moschea ogni venti abitazioni. Uno ha l'impressione di poter camminare sull'isola da mosche a moschea e non toccare mai terra. Il venerdì tutti gli uomini e le donne prendono il loro tappetino e vanno a sentire il sermone della settimana dal loro imam.

Sono un uomo caucasico bianco grande e grosso ed era difficile per me passare inosservato sull’isola ma mai nessuno si è rivolto a me con un atteggiamento che non fosse improntato all'amicizia e al rispetto. Non sono andato nelle zone dove vanno i turisti ma ero nella zona centrale di Giava in una piccola città dove passavano solo pochi stranieri occasionali. Quando la gente sentiva che venivo dagli Stati Uniti non sentivo altro che ammirazione e lodi per il mio Paese. Anche quando li provocavo loro tenevano duro e continuavano a parlare del loro amore per tutto quello quello che era americano e di come gli indonesiani amano l'America.

In giro per l’isola ho visto i negozi di Ace Hardware, gli onnipresenti ristoranti McDonald e i ristoranti di KFC Asia, Popeye’s Fried Chicken, Sizzler Steakhouse, Planet Hollywood, Hard Rock Café e non è tutto. Il loro amore per l'America è si è esteso fino ai prodotti locali ma con nomi americani... California Fried Chicken, Martabak o “San Fransisco”, Texas Fried Chicken, le sigarette Kansas e le sigarette Country (i cui spot erano stati girati tutti nel sudovest degli USA) tra gli altri. E la musica più popolare in Indonesia non proviene dall'Indonesia ma è musica country americana. Quattro dei sette principali canali della TV su Giava hanno almeno una o due volte alla settimana hanno spettacoli di musica country americana dal vivo. Ho visto di persona con i miei occhi letteralmente dozzine di donne musulmane che indossavano la sciarpa del jilbab con sopra un cappello da cowboy di feltro mentre schioccavano le dita e ballavano al ritmo di “She’s Gone Country” di Alan Jackson. Non sarei potuto essere più scosso e più stupito da quello che vedevo.

 Tuttavia le cose che ho visto e vissuto non sono quelle che vedo lette e scritte su Internet dalla CNN, dalla MSNBC, dalla BBC ecc... Vogliono farvi credere che i musulmani abbiano la schiuma alla bocca, pieni di giusta indignazione. Certo qualcuno c’è a Jakarta, ma soltanto qualcuno e soltanto a Jakarta e soltanto per alcuni minuti dopo di che tornano al loro lavoro e alle loro mogli e ai loro bambini. Le dimostrazioni pilotate che avvengono adesso stanno durando giusto il tempo necessario affinché i giornalisti possano fare lo scatto giusto o l’inquadratura giusta e dopo è finito tutto, se ne vanno a casa. Volete vedere una vera manifestazione a Jakarta? Guardate alle 20 persone che si sono cucite la bocca tre settimane fa, si sono sedute di fronte al palazzo del governo per protestare contro la decisione del governo di togliergli i mezzi necessari per coltivare il riso e non avendo neppure voce in capitolo. Quella sì che è una vera e sentita protesta. La gente che sta per strada ora è più comica delle vignette stesse che hanno innescato tutto questo e loro sono i primi a saperlo.

La parte triste di questa storia è che la gente in America e in Europa, quelli che ricevono le notizie alla fine del circuito non capisce cosa sta succedendo in Indonesia. Vi state nutrendo di bugie e di mezze verità supportate dai bite sonori e video girati e creati in modo da farvi credere alla loro agenda. Non credete a quello che vi dicono, a niente di quello che sentite. Se mentono sull'Indonesia, un paese il cui popolo sostiene la guerra contro il terrorismo e ama gli Stati Uniti, perchè mai vi dovreste fidare di ciò che dicono sul resto del mondo musulmano? Smettetela di ingoiare tutta questa robaccia e fate funzionare la parte pensante del vostro cervello e pensate per conto vostro prima che sia troppo tardi e prima di aver seguito il pifferaio magico fino al nostro terribile epilogo.


QUINTUS

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 IO COMPRO DANESE!

Grazie a Daw è nato il sito in italiano Io Compro danese. Per le adesioni lasciare un messaggio lì.
Emmebi/Il Foglio sulla merce danese.

Io intanto continuo ad assicurare gli acquisti per me di Ceres (la più buona birra del mondo), per i miei figli di tonnellate di Lego (i loro giochi preferiti) e ... ahimè di piatti e piattini della Royal Copenaghen (roba da 100 euro in su al pezzo... accidenti alle collezioni di mia moglie!)

   


Sorvy

 

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Ecco la vera storia di cappuccetto rosso! 



 One mattin her mamma dissed: "Dear Cappuccett, take this cest to the nonn, but
attention to the lup that is very ma very kattiv!
And torn prest! Good luck! And in bocc at the lup!".
Cappuccett didn't cap very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.
Cammining cammining, in the cuor of the forest, at acert punt she incontered the lup, who dissed: "Hi! Piccula
piezz'egirl! 'Ndove do you go?".
"To the nonn with this little cest, which is little but it is full of a sacc of chocolate and biscots and panettons and more and mirtills",
she dissed. "Ah, mannagg 'a Maruschella (maybe an expression com: what a cul that had) dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc.

And so the lup dissed: "Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry."
And the lup went away, but not very away, but to the nonn's House.
Cappuccett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest.
The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and after saluting the nonn, magned her in a boccon.
Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himself in the let.


When Cappuccett Red came to the fint nonn's house, suoned and entered.
But when the little and stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord?) dissed: "But nonn, why do you stay in let?".
And the nonn-lup: "Oh, I've stort my cavigl doing aerobics!".
"Oh, poor nonn!", said Cappuccett (she was more than stupid, I think, wasn't she?).
Then she dissed: "But...what big okks you have! Do you bisogn some collir?".
"Oh, no! It's for see you better, my dear (stupid) little girl", dissed the nonn-lup.
Then cappuccett, who was more dur than a block of marm: "But what big oreks you have! Do you have the Orekkions?".
And the nonn-lup: "Oh, no! It is to ascolt you better".
And Cappuccett (that I think was now really rincoglionited) said: "But what big dents you have!".
 And the lup, at this point dissed: "It is to magn you better!". And magned really tutt quant the poor little girl.
But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frod sented all and dissed:
"Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds".
And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr many kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed
till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup. Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) 
and tired fora the nonn (still viv) and Cappuccett (still rincoglionited).
And so, at the end, the cacciator of frod vended the pellicc and guadagned honestly a sacc of solds. The nonn  magned tutt the
leccornies that were in the cest. And so, everybody lived felix and content (maybe not the lup!).


Savy

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NON CAPISCO, NON MI ADEGUO

 

Tra un arrosticino (Durand vi spiegherà che bontà sono) e un bicchiere di vino, domencia sera c’è scappata anche una battuta sulla politica. Rinviato il poker per stanchezza, sentiti i soliti fragorosi fischi a Mughini nell’apertura di Controcampo, Pino ha attaccato: “Però di Berlusconi l’altra sera dalla Pivetti parlavo tutti con toni entusiasti, anche Rita Dalla Chiesa”. Silver, noto Margheritone, è intervenuto: “Però in 5 anni non ha fatto nulla”. Deka: “Non è vero a me mille euro per il figlio mi sono arrivati, prima mica li avevo”. Meno male che Zanco russava, Lucio era disperato per il fantacalcio e che la Beatrice è una tettona-topa romena. Chiacchiere da bar ovvio, ma in campgna elettorale non sono tutte così? Berluska va in tv ormai a fare la lista della spesa: “Gli italiani devono sapere cosa ho fatto. 540 leggi approvate, 87 riforme, 34 grandi opere, 50 miliardi e poi il pil, il poliziotto di quartiere e bla bla e il contratto con gli italiani e i comunisti e Prodi e e e…”. L’avversario di turno: “Il Paese è impoverito, manca la libertà, i pacs, siamo una coliazione granitica, Prodi è il capo, le primarie una grande dimostrazione di democrazia, il dialogo, Biagi, Santoro, il conflitto d’interesse, l’economia stagnante e bla bla bla e lei presidente e le tv e, e, e…”

Boh, sinceramente non riesco ad appassionarmi, anche perché tutti i giorni, io come tutti, vivo assillato dai problemi della quotidianità e della routine. Però, però. I fatti. Mi sembra che il nostro sia un Paese obsoleto nella testa. Non per colpa di questi o di quelli (i politici), ma per colpa nostra. Noi gente non abbiamo un’identità e non siamo né vigili Né Folli come chiedeva Steve Jobs ai laureandi di Stanford. Tutti arroccati sulle posizioni: tutti a discutere di robe che poi nella vita reale per noi non hanno senso.

 

Ditemi voi quanto vi toccano questi 10 argomenti:

 

1)     Pacs (saranno si è no 10.000 quelli nel paese che li vogliono)

 

2)     Matrimoni gay (sono ancora meno)

 

3)     Legge sulla par condicio (chi se ne strafotte)

 

4)     Epurati in Rai (Santoro, Biagi)

 

5)     Legge sulla laicità dello stato

 

6)     Ponte di Messina

 

7)     Legge elettorale

 

8)     Conflitto d’interessi

 

9)     Legge sulla droga

 

10)Toghe rosse

 

 

Ora la lista potrebbe continuare all’infinito, ma credo che nessuno di questi 10 punti abbia una pur minima attinenza con la vita dei cittadini. Vengo al dunque. Non mi pare che chiunque vincerà le prossime elezioni cambierà di una virgola un paese destinato al declino. Mi e vi pongo una domanda: potendo scegliere in un’Italia come la nostra ci vivreste? Io sinceramente non ne posso più. Non vi ammorbo con le solite lamentele, quelle che poi sono di tutti (un paio di jeans che non costa meno di 80 euro, un paio di Nike che ne costano 200, l’asilo nido di mio figlio che ha una retta di 317 euro al mese, l’assicurazione della macchina che viaggia sui 1.500 euro, un litro di benzina che costa 1,25 euro, i pedaggi autostradali che rincarano tutti i mesi).  La gente non arriva a fine mese e questi signori si scannano su cagate. Gente che non è mai entrata in un supermercato, gente che la giacca non la va a comprare, ma se la fa fare dal sarto. Gente che dice di non essersi mai fumata uno spinello: santo Capezzone che l’altro giorno dopo che tutti i politici avevano detto di non aver mai provato lo spinello ha detto: “Se un cane antidroga fa un giro a Montecitorio gli si spappola il naso”.

 

Altro che democrazia ci vuole uno che s’alzi, s’incazzi e cambi le cose. Ma no, non è troppo politically correct. E poi Ciampi che scondizola sotto la bandiera al suono dell’inno di Mameli, i no global, gli anti-tav, gli striscioni nazisti allo stadio. Ma va va! Ma va a cagare posto di merda.

 

 

Deka

 

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martedì, 07 febbraio 2006

A SCUOLA DI ODIO:

educare all'odio i bambini nel nome del profeta.


Sorvy

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Gli islamici (non) si sentono offesi
By Shark.

  

Ho pensato di riportare le riflessioni di un blogger americano:

Gli islamici si sentono offesi, eh? Facciamo un piccolo ripasso di storia. Solo alcuni esempi:

Islamici dirottano voli di linea e li schiantano contro degli edifici a New York City. Gli islamici non si sentono offesi.
Autorità islamiche bloccano le uscite mentre delle studentesse cercano di fuggire da un edificio in fiamme con la motivazione che si sarebbero visti i loro volti. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici tagliano la testa a tre ragazzine mentre queste vanno a scuola in Indonesia. Una scuola cristiana. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici ammazzano alcuni insegnanti che provano ad insegnare a dei bambini islamici in Iraq. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici ammazzano più di 80 turisti con delle autobombe fuori da bar e alberghi in Egitto. Gli islamici non si sentono offesi.
Un islamico attacca una scuola missionaria per bambini in India. Ne uccide sei. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici fanno a pezzi centinaia di bambini e insegnanti a Beslan, in Russia. Degli islamici sparano ai bambini alle spalle. Gli islamici non si sentono offesi.
Andiamo un po’ più indietro nel tempo. Degli islamici sequestrano e uccidono degli atleti alle Olimpiadi Estive di Monaco. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici lanciano delle granate all’interno di scuole piene di bambini in Israele. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici uccidono più di 50 pendolari in diversi attacchi alla metropolitana e ai bus di Londra. Più di 700 feriti. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici massacrano dozzine di innocenti durante la cena di Passover. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici massacrano degli innocenti vacanzieri a Bali. Gli islamici non si sentono offesi.
Dei giornali islamici pubblicano vignette antisemite. Gli islamici non si sentono offesi.
Gli islamici sono coinvolti, da una parte o dall’altra, in quasi ognuna delle 125 guerre in corso nel mondo. Gli islamici non si sentono offesi.
Degli islamici colpiscono col le loro scarpe i corpi bruciati di civili occidentali, e poi li appendono a un ponte. Gli islamici non si sentono offesi.
Dei giornali in Danimarca e Norvegia pubblicano alcune vignette che raffigurano Maometto. Gli islamici si sentono offesi.

Bambini morti. Turisti morti. Insegnanti morti. Medici e infermieri morti. Morte, distruzione e caos in tutto il mondo per mano di islamici… gli islamici non si sentono offesi… ma pubblica una vignetta che raffigura Maometto con una bomba sul turbante e succede l’apocalisse.
Andiamo, tutto questo succede davvero a causa delle vignette? Si stanno scatenando e stanno bruciando bandiere. Cercano europei da sequestrare. Stanno minacciando gli albergatori e in generale sollevando un casino assurdo non a causa di una vignetta. Si sentono offesi sentirsi offesi è parte della cultura jihadista. Non c’è bisogno di un vero motivo. C’è solo bisogno di una scusa. Vagare, scatenarsi in giro, distruggere delle proprietà, uccidere dei bambini, sparare in aria e poi fingere di sentirsi offesi per una cosa appena percepita come un insulto stanno ad un jihadista come mangiare la pizza sta a un italiano.
So bene e capisco che questi sanguinari assassini non rappresentano la maggior parte degli islamici del mondo. Ma quando si sentiranno offesi, allora? Quand’è che scenderanno per le strade per esprimere il loro risentimento contro gli estremisti che stanno facendo sì che la loro religione venga ridicolizzata e diventi oggetto di odio e in tutto il mondo? Lo scrittore islamico Salman Rushdie scrisse a proposito di questi islamici silenziosi su un articolo del New York Times di tre anni fa: “Mentre la loro antica e fortemente civilizzata cultura dell’amore, dell’arte e della meditazione filosofica viene dirottata da paranoici, razzisti, bugiardi, maschilisti, tiranni, fissati violenti e fanatici, perché loro stanno zitti?”.

Shark.

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 Premier, se vinco pensioni a 800euro.
 
(ANSA)-ROMA,7 FEB- Secondo Berlusconi e' fattibile se vince la Cdl il traguardo degli 800 euro per i pensionati, "addirittura nei primi 100 giorni di governo".Ne ho parlato "in profondita' con Tremonti" dice il premier a Radio Anch'io aggiungendo che i fondi deriveranno dal "contenimento delle spese dello Stato". Berlusconi rivendica poi che in questa legislatura "30mila famiglie sono uscite dall'area di poverta'". "Gli italiani -dice- devono aprire gli occhi e accorgersi dei grandi cambiamenti che ci sono stati".
postato da: ilfaro alle ore 12:54 | link | commenti (11)
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behead.jpg

«Tutti i giornali dovrebbero pubblicare le caricature del quotidiano danese, quelli che non l'hanno fatto e che si proclamano laici in realtà sono dei vigliacchi. La vera empietà è sgozzare un ostaggio davanti a una cinepresa o farsi saltare in aria mormorando il nome di Maometto»: André Glucksmann

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Casini: “Con tre televisioni sovrasterei Berlusconi”. A barzellette, ci sta già riuscendo.

Maurizio Crippa (Il Foglio del 7.2.2006)


Sancho

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lunedì, 06 febbraio 2006

Terremoto ad Hammamet.

Bobo Craxi si candida con Gerardo D'Ambrosio.

Bettino Craxi si rivolta nella tomba.


Sancho

 

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venerdì, 03 febbraio 2006

E' VREO!!!

Sneocdo uno sdtiuo iglnese, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, imnptortane sloo che la prmia e l'umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre il pzuzle, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee... vstio?

da questo blog


Sorvy

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 ... e le altre "vignette sataniche"

firmato:

forse Shark? oppure Sorvy...  magari insieme a Deka... no, no sicuramente Sancho, da solo. E se fossi Nick? O magari la dolce Savy... o Durand ... o Ercole ...

Bè sapete cosa vi dico... teniamo tutti famiglia e questo è il bello di essere un blog collettivo. O si rischia tutti o nessuno.

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SIATE AFFAMATI, SIATE FOLLI

Un amico mi ha fatto leggere su questo sito http://www.italiamac.com/ il discorso che Steve Jobs (fondatore di Apple) ha pronunciato il 12 giugno scorso, in occasione del conferimento delle lauree a Stanford.
Ha dei passaggi geniali nella loro semplicità. Finale notevole (mi hanno detto che la frase "Siate affamati. Siate folli" in altre traduzioni è riportata così "Non smettete di desiderare. Non abbiate paura di fare cose insensate").

La traduzione del discorso pronunciato da Steve Jobs, CEO di Apple e della Pixar il 12 giugno 2005, in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree a Stanford.

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.

La prima storia parla di “unire i puntini”.

Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?

Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.

Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.

Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:

il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.

Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.

Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.



La mia seconda storia parla di amore e di perdita.

Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.

Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.

Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.

Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

La mia terza storia parla della morte.

Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.

Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.

Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.

Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

 



Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario. 
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalogé, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idelista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.


Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

Siate affamati. Siate folli.

 

 

 
Savy

postato da: ilfaro alle ore 15:22 | link | commenti (4)
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giovedì, 02 febbraio 2006

ANDREA'S VERSION - Copycat n. 110

Noi ce ne stiamo qui, tra altri italiani di certo moralmente superiori, ma in ogni caso in patria. Altri no. Ci rifletta l’Amor nostro alla prossima occasione, prima di far sapere che è ancora bello arzillo e schiacciare l’occhio all’amico prete su quel fioretto da spavaldo. Pensi al connazionale Francesco Merlo lassù da solo, nell’elegante Parigi, seduto ai Deux Magots, circondato da intellettuali raffinati, da artisti à la page, vieux filosophes, nouveaux journalistes e cocottes moyennes che canzonano l’italianuzzo: “Dis nous, Francescò, vraiment ton Premier non scopa plus?”. Lo capisca, Amor nostro, Francescò s’imbarazza. E fugge via indispettito, e corre a casa come ieri per scrivere di getto in difesa del suo paese: “Eccoci dunque davanti a una volgarità che dall’estero ci ritorna in casa e ci salta addosso come un vergognoso straparlio”. Per questo gli è scappato di insinuare che “la sua mano ormai si snerva a zangolare”. E’ il modo di Francescò per parlare di pippe. Le sue, pippe, castissimo e potentissimo Amor nostro. Ma lo capisca. E’ così pieno di talento, Merlo, che ormai si è messo in testa di diventare il Beppe Severgnini di Parigi. (Andrea Marcenaro da IL FOGLIO del 02/02/06)


Sorvy

postato da: ilfaro alle ore 15:43 | link | commenti
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mercoledì, 01 febbraio 2006

ultimissimo sondaggio (euro research):

Uniti nell’Ulivo: 32.5 - Rifondazione Comunista: 7.1 - Verdi: 2.3 - La Rosa nel pugno (SDI+Radicali): 2.2 - comunisti italiani: 2.2 - Italia dei Valori: 1.5 - Popolari-UdeuR: 1.4 - Altri di Centro Sinistra: 0.8

Tot CSX 50 

Forza Italia: 21.3 - Alleanza Nazionale: 11.9 - UDC: 5.6 - Lega Nord: 5.0 - Democrazia Cristiana+Socialisti di De Michelis: 2.1 - Altri di Centro Destra: 1.1 - Alternativa Sociale: 0.9 

 

 Tot CDX 47.9

Altri 2,1 - Bianca e nulla 1.3 - 

Indecisi 23 - Non risponde 17.4


Sancho

postato da: ilfaro alle ore 17:29 | link | commenti (8)
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LA BARZA

Si racconta che quando Dio creò il mondo, affinché gli uomini prosperassero,
decise di concedere loro due virtù.
E così fece:
Gli svizzeri li fece ordinati e rispettosi delle leggi.
Gli inglesi perseveranti e studiosi.
I giapponesi lavoratori e pazienti.
I francesi colti e raffinati.
Gli spagnoli allegri e accoglienti.
Quando arrivò agli italiani si rivolse all'angelo che prendeva nota  e gli
disse: "Gli italiani saranno intelligenti, onesti e di  sinistra!"
Quando terminò con la creazione, l'angelo gli disse:
"Signore, hai dato a tutti i popoli due virtù ma agli italiani tre, questo
farà  sì che prevarranno su tutti gli altri".
"Porca miseria! È vero! "Ma le virtù divine non si possono più togliere, che
gli italiani abbiano tre virtù! Però ogni persona non  potrà averne più di
due insieme".
Fu così che:
- L'italiano che è di Sinistra ed onesto, non può essere intelligente.
- Colui che è intelligente e di Sinistra, non può essere onesto.
- E quello che è intelligente e onesto non può essere di Sinistra.


Durand

postato da: ilfaro alle ore 15:14 | link | commenti (4)
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Insabbiare, insabbiare, insabbiare

«I giudici insabbiano l'inchiesta Unipol» . Non c'è nulla da stupirsi. In altre occasioni e per altre  indagini sarebbero fioccate decine di avvisi di garanzia e arresti a go-go, intercettazioni passati al Corriere e dichiarazioni dei giudici a reti unificate. Ricordiamo che BanCOOPoli fa impallidire tangentopoli. Ma la magistratura di Milano è pur sempre la roccaforte dei partigiani che combattono la "dittatura berlusconiana". E la "resistenza" è pur sempre resistenza.


Sorvy

 

postato da: ilfaro alle ore 09:46 | link | commenti (5)
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