SORVEGLIATO SPECIALE

"idiota e lurido Kant - se Dio non c'è tutto è permesso. Basta con la morale. Solo la carità è rispettabile. Cristo e Dostojevskij, tutto il resto sono balle" C.Pavese

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mercoledì, 31 maggio 2006

CAMPAGNA DEL SORVEGLIATO:

"NON STO CERTO", Sen. BINETTI

“(…)Vi mostrerò la mia gratitudine continuando a fare il mio dovere. Lottando per quelle battaglie che mi hanno visto schierata in prima linea per tutelare valori che ritengo essere fondamento della nostra società; come la vita, dalla nascita alla morte naturale, assicurando tutte le cure necessarie fino alla fine. (…) Tutto questo sarà possibile se voi continuerete a sostenermi con le vostre e-mail (…)”

Senatrice Paola Binetti

 

 

(...)Riteniamo che la Margherita possa rappresentare adeguatamente le attese e le speranze di tante persone che vogliono attingere alle proprie radici cristiane per costruire una politica autenticamente riformatrice, che sono laiche ma rifuggono dalle tentazioni laiciste, che sono rispettose dell’autonomia delle realtà sociali e che guardano all’Europa come forza di pace in modo convinto.
Impegnati per la giustizia e animati da una concezione della politica come carità sociale, ti chiediamo di sostenerci con il tuo affetto e con il tuo voto.
Puoi stare certo che il nostro impegno

sarà eguale alla nostra passione di sempre.

(Paola Binetti * e Luigi Bobba*)

 

 

 

Cara prof.ssa Binetti,

 

l’amarezza per la decisione del ministro Mussi non mi impedisce di rivolgermi a Lei con toni pacati, anche se la tentazione è quella della rabbia.

Sicuramente Lei è cosciente che la Sua candidatura e quella di alcuni cattolici nelle file del centro sinistra è stata deliberatamente usata per tranquillizzare l’elettorato cristiano sui rischi di un laicismo e di un relativismo di sinistra.

Ebbene i primi passi della nuova compagine di potere sta mostrando che l’orientamento del governo e della maggioranza parlamentare va esattamente nel senso temuto, incuranti che tale potere è stato consegnato da una manciata di voti ( incerti?).

Ho fatto la battaglia del referendum dentro un comitato di Scienza e Vita di cui Lei è stata Presidente Nazionale e l’esaltante risultato mi aveva fatto sperare che il laicato cattolico avesse ripreso coscienza del suo ruolo e della sua identità, e del suo compito più importante: l’educazione.

Non ho approvato la Sua scelta di candidarsi perché l’ho interpretata come una forzatura e una furbizia del Suo ruolo nella battaglia referendaria.

Oggi Le chiedo di  non coprire con  parole ambigue alla Bindi o con sciatte rimostranze queste scelte che non corrispondono al sentire del nostro popolo e alla sua tradizione.

Le chiedo di FARE qualcosa!

Chesso’… magari in un gruppetto di cattolici adulti fargli capire che se solo si azzardano il governo cade o altri colpi di fioretto che finora sono stati usati con energia e orgoglio solo dagli zapateri governativi.

Le chiedo di smentirmi, che non siete la foglia di fico della sinistra (non lo traduco alla Lenin per tenermi sul pacato).

Buon lavoro!

Seguono firme:

INVIARE A:

binetti_p@posta.senato.it

 

TESTO IN WORD:

 P. Binetti

 

 

 


SANCHO

 

postato da: ilfaro alle ore 15:42 | link | commenti (5)
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ANDREA'S VERSION  - COPYCAT n. 134

Insomma, gli va dato atto, bisogna dare atto a Walter Veltroni di esser stato bravo. Lasciamo stare l’Africa, parto, non parto, parto domani, se riesco parto addirittura questo pomeriggio, per cui in parecchi lo prendemmo per il culo. O il buonismo, o che so, che sembra il prevosto dei Kennedy, o quel vezzo di giurare che il Veltroni comunista, a dire il vero, era un suo cugino manco forse di secondo grado. Però è bravo. Ha combattuto, non si è mai arreso, ha portato dalla sua quasi due terzi di Roma e chissà quanta Italia si porterebbe dietro, se si dovesse scegliere. Perché tra l’altro è giovane. Ha un’età che lascia prevedere per lui un futuro ancora più luminoso. E che induce a pensare come sarebbe l’ora che questa Italia, invecchiata e inconcludente, lasciasse finalmente il passo a persone mature, responsabili, e tuttavia più vicine alle nuove generazioni. E si potrebbe osare anche di più. Si potrebbe immaginare, volando col pensiero a un domani ancora più lontano, o meglio, gli auguriamo lontanissimo, che un giorno la Patria grata dedicherà a Veltroni un monumento, magari un grande busto al Pincio. Parlo per me. Ma sarebbe bellissimo, quel giorno, essere un piccione.
Andrea Marcenaro (IL FOGLIO del 31.05.2006)

(via SMS: "Sorvy, Andrea oggi ti farà impazzire!")


SAVY
 

postato da: ilfaro alle ore 15:18 | link | commenti (3)
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martedì, 30 maggio 2006

TABACCI, il trombato più illustre d'Italia.

(dopo Buttiglione, s'intende!)

L'uomo più intervistato del Centrodestra da tutti i giornali e le televisioni, che ha il solo merito di essere "la spina nel fianco" di Berlusconi non riesce a farsi eleggere nemmeno al consiglio comunale di una città.

A che titolo e a nome di che cosa parla (un giorno si e l'altro pure) un personaggio che ottiene 1.235 voti a Milano e si fa trombare da uno sconosciuto del suo stesso partito che si chiama Pasquale Salvatore (non proprio un nome meneghino il quale non è andato neanche mezza volta in televisione)  ma che ottiene più voti di lui e facendosi eleggere unico consigliere dell'UDC a Milano.

Ricordo che Tabacci, il superpresenzialista, è stato negli scorsi cinque anni in televisione la persona più intervistata dell'intero centrodestra solo perchè era considerato da tutti i giornali e le TV come la "spina nel fianco" del leader della CDL. Colui che, senza alcun merito e capacità personale, aveva una visibilità pazzesca solo per l'affermare tutti i giorni il contrario di quello che Berlusconi diceva.

Ricordo che nelle liste bloccate delle elezioni politiche appena trascorse lui è risultato il primo dei non eletti nella sua circoscrizione ed è stato ripescato solo perchè Follini aveva sbattuto i piedini e pronunciato vendette terribili a Casini.

Uno come Tabacci a che titolo e a nome di chi parla?

Peggio di lui (forse) solo Rocco Buttiglione il quale ha una faccia da tolla tale che se la prende con la CDL per essere stato il trombato più trombato d'Italia. Quanto sono patetici questi centristi e che "nulli assoluto"!


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 18:09 | link | commenti (2)
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ESPORTARE IL MODELLO MILANO.

Forza Italia è il primo partito a Milano. Nelle elezioni di ieri e domenica ha raccolto il 32.19% delle preferenze. Secondo, ma distaccato di oltre 10 punti, l' Ulivo, che ha ottenuto il 22.03%. Il terzo scalino del podio è per An con l'8.56%. Poi la Lista civica di Bruno Ferrante (7.52%) che batte quella di Letizia Moratti (5.09%). Quindi, nell'ordine, Rifondazione comunista (4.17%), Lega Nord (3.75%), Verdi (3.36%), Udc (2.43%), lista Dario Fo (2.12%) Comunisti Italiani (1.54%), Italia dei Valori (1.46%).
Forza Italia ha ottenuto un ottimo risultato a Milano. An è andata male. Lega e Udc malissimo. Forza Italia a Milano è un partito presente, vero, che trascina tutta la Cdl verso la vittoria e che conta sul voto di un milanese su tre. Tutto questo nonostante l'affluenza alle urne sia stata molto bassa. Stando all'ipotesi che i moderati sono quelli che hanno votato meno allora facilmente si può credere che Forza Italia si sarebbe potuta avvicinare al 40% se l'affluenza fosse stata quella delle politiche.

Perchè a Milano Forza Italia è quella che dovrebbe essere in tutta l'Italia. Un partito presente nella realtà locale. Che è radicata e ben strutturata nei quartieri, in mezzo alla gente.

Esportare un modello vincente in tutta l'Italia.


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 17:01 | link | commenti
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Oriana Fallaci intervistata dal New Yorker

Parla Oriana Fallaci, intervistata dal New Yorker. Dice che Silvio Berlusconi e Romano Prodi sono due «fucking idiots». Spiega: «Perché la gente si umilia a votare? Io non voto. Perché io ho dignità. Se, in un certo momento, mi fossi tappata il naso e avessi votato per uno di loro, sarebbe stato come sputarmi in faccia».
Parla dell'Islam, ovviamente. «Sono convinta che la situazione politica sia sostanzialmente identica a quella del 1938, con gli accordi di Monaco, quando Inghilterra e Francia non compresero nulla. Con i musulmani abbiamo fatto la stessa cosa. (...) L'islamismo è il nuovo nazi-fascismo. Con il nazi-fascismo, nessun compromesso è possibile. Nessuna tolleranza ipocrita. E coloro che non comprendono questa semplice realtà stanno contribuendo al suicidio dell'Occidente».
Parla della moschea di Colle Val d'Elsa: «Se sarò viva, andrò dai miei amici di Carrara - dove c'è il marmo, sapete. Sono tutti anarchici. Con loro, prendo gli esplosivi. E faccio saltare in aria la moschea. Non voglio vederla. Non voglio vedere un minareto di ventiquattro metri nel paesaggio di Giotto. Quando non posso nemmeno indossare una croce o portare una Bibbia nel loro paese! Così la faccio esplodere».
Parla anche dei matrimoni omosessuali, ai quali si oppone. Dell'aborto (idem, a meno che non si tratti «di una donna violentata e messa incinta da un Bin Laden o uno Zarkawi»). Trovate tutto il resto qui, sul New Yorker.
Grazie a Fausto Carioti

SORVY
postato da: ilfaro alle ore 10:32 | link | commenti (2)
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lunedì, 29 maggio 2006

"Messi a morte,

stimati come pecore al macello"

Salmo 44 

"Come Giovanni Paolo II ho percorso il cammino lungo le lapidi che, nelle varie lingue, ricordano le vittime di questo luogo: sono lapidi in bielorusso, ceco, tedesco, francese, greco, ebraico, croato, italiano, yiddish, ungherese, neerlandese, norvegese, polacco, russo, rom, rumeno, slovacco, serbo, ucraino, giudeo-ispanico, inglese. Tutte queste lapidi commemorative parlano di dolore umano, ci lasciano intuire il cinismo di quel potere che trattava gli uomini come materiale non riconoscendoli come persone, nelle quali rifulge l'immagine di Dio. Alcune lapidi invitano a una commemorazione particolare. C'è quella in lingua ebraica. I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: 'Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello' si verificarono in modo terribile. In fondo, quei criminali violenti, con l'annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell'umanità che restano validi in eterno. Se questo popolo, semplicemente con la sua esistenza, costituisce una testimonianza di quel Dio che ha parlato all'uomo e lo prende in carico, allora quel Dio doveva finalmente essere morto e il dominio appartenere soltanto all'uomo - a loro stessi che si ritenevano i forti che avevano saputo impadronirsi del mondo.

Con la distruzione di Israele volevano, in fin dei conti, strappare anche la radice, su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell'uomo, del forte. C'è poi la lapide in lingua polacca: In una prima fase e innanzitutto si voleva eliminare l'élite culturale e cancellare così il popolo come soggetto storico autonomo per abbassarlo, nella misura in cui continuava a esistere, a un popolo di schiavi. Un'altra lapide, che invita particolarmente a riflettere, è quella scritta nella lingua dei Sinti e dei Rom. Anche qui si voleva far scomparire un intero popolo che vive migrando in mezzo agli altri popoli. Esso veniva annoverato tra gli elementi inutili della storia universale, in un'ideologia nella quale doveva contare ormai solo l'utile misurabile; tutto il resto, secondo i loro concetti, veniva classificato come lebensunwertes Leben - una vita indegna di essere vissuta. Poi c'è la lapide in russo che evoca l'immenso numero delle vite sacrificate tra i soldati russi nello scontro con il regime del terrore nazionalsocialista; al contempo, però, ci fa riflettere sul tragico duplice significato della loro missione: liberando i popoli da una dittatura, dovevano servire anche a sottomettere gli stessi popoli a una nuova dittatura, quella di Stalin e dell'ideologia comunista. Anche tutte le altre lapidi nelle molte lingue dell'Europa ci parlano della sofferenza di uomini dell'intero continente; toccherebbero profondamente il nostro cuore, se non facessimo soltanto memoria delle vittime in modo globale, ma se invece vedessimo i volti delle singole persone che sono finite qui nel buio del terrore»."

Benedetto XVI (Il discorso integrale del Papa ad Auschwitz)

Forse sarà come dice il mio amico Ercole: si vede quando scrivo di testa, in modo riflessivo, e quando di pancia, istintivamente, come adesso.

Scuse ed auguri.

Scusami F. se ti capiterà di leggere, per caso questo post un pò troppo filoebraico (sto Papa mi ha dato lo spunto), scusami se ti toccherà leggere l'ennesima "stronzata" di un blog "filomaericano ed ebreo ...". Ho pensato a quanto l'altra sera mi hai detto: "peggio al mondo ci sono solo i ciellini filoamericani...". Niente di personale. Of course! Scusami se - sarò cambiato io - non non sono più capace di digerire battute (un pò trucide) di un lavoro "non finito da Hitler, unico suo torto". Una battuta, come no? Ai cialtroni si perdona tutto, cosa vuoi che sia una innocente battuta sull'olocausto incompiuto! insomma scusa. Dopo le scuse un augurio: Buon viaggio a Cuba insieme ai compari cialtroni. Fra una battuta cialtronica e l'altra non dimenticate un visita all'amico Fidèl. 

Un blogger ebreo e americano... non  filoebraico e filoamericano ma ebreo e americano che scrive "stronzate" ... ma che i cialtroni ha imparato a chiamare per nome.


SORVY

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venerdì, 26 maggio 2006

APPELLO DEL SORVEGLIATO SPECIALE:

   

postato da: ilfaro alle ore 16:38 | link | commenti (4)
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Martino recensisce Christian.

Sorvy è sempre stato un privilegiato e le recensioni dei libri letti da Martino le commissionava di persona. A cena, al bar, al telefono (è grazie a Martino che ho letto quasi tutto Arthur Koestler e mezzo Tom Wolfe, ad esempio). Adesso invece le leggo direttamente su LIBERO. Cosa dire allora ... grazie, Martino! Mio maestro ed amico. Ma provate anche voi a fidarvi delle sue recensioni.

DI MARTINO CERVO, LIBERO:

C’era una volta una sinistra che, senza farsi troppe remore sull’ingerenza, si entusiasmava per la caduta dei dittatori, annusava i garofani portoghesi, si batteva per la stabilità democratica nei Balcani. Oggi, in Italia, di questa sinistra si fatica a trovare le tracce.
La sferzata (da sinistra, come si premura di ricordare l’autore) arriva da Christian Rocca, penna di punta del Foglio, al suo terzo libro. Dopo “Esportare l’America” e “Contro l’Onu”, arriva in libreria “Cambiare regime”, che senza perdere il tono secco e polemico, concede più spazio all’analisi degli scenari di politica estera in cui si muovono gli stati occidentali. “Cambiare regime”, accurata fotografia del dopo 11 settembre, parte da un assunto banale finché si vuole ma comunque sottovalutato: promuovere la democrazia nel mondo è la migliore assicurazione sulla vita e sulla sicurezza che l’Occidente possa sottoscrivere. I regimi democratici non si fanno la guerra, non minacciano i vicini, sono tendenzialmente più ricchi rispetto alle dittature. Ma la promozione della democrazia richiede un mix di hard e soft power la cui definizione strategica dovrebbe - questa è la tesi - essere il compito principale di una sinistra moderna e liberale.
È un fatto che la rivoluzione imposta da Bush dopo l’11 settembre con gli interventi in Afghanistan e Iraq, ma soprattutto con una strategia di lungo periodo impegnata a ribaltare lo status quo nelle zone dittatoriali, ha messo a nudo tra i progressisti una vena che qualche anno fa, a ruoli invertiti, poteva essere tacciata di «oggettivo» filo-totalitarismo.

Questa contraddizione, in cui Rocca vede un tradimento della natura stessa di una politica di sinistra liberale, è al centro del libro. Il conservatore Bush, tra errori e tragedie, ha preso le decisioni giuste. Pur di non ammetterlo, una frazione (minima) della estrema sinistra Usa e una fetta (decisamente più consistente) di quella europea si sono saldate su posizioni difficilmente giustificabili di conservazione dell’esistente, ammantato di una realpolitik tipico retaggio storico della destra.
Sulla scorta di un imponente armamentario di citazioni provenienti dall’universo progressista anglosassone, Rocca smonta le obiezioni alla strategia dell’espansionismo democratico avviata da Bush e Blair. Mostrando, per esempio, come tale dottrina, per quanto rivoluzionaria nella sua realizzazione pratica, non sia affatto un’invenzione frutto dell’ideologia neocon (quella che, secondo la vulgata, avrebbe «dirottato la politica estera americana»), quanto piuttosto un compimento naturale del wilsonismo e dell’eredità interventista fatta propria dai grandi presidenti democratici, da Roosevelt a Kennedy, e in seguito dal repubblicano Reagan. Se fino all’11 settembre l’espansione della democrazia poteva essere considerata un lusso accessorio alla difesa degli interessi americani, il fumo delle Torri Gemelle ha diradato ogni dubbio sul fatto che realismo e idealismo siano strettamente legati.
Dall’altra sponda dell’Atlantico, Rocca chiama a testimoniare, in un processo alle intenzioni alla sinistra di governo presente e ventura, gli alfieri del progressismo liberale spesso zittiti dalla tradizione socialdemocratica e comunista del nostro Paese. Per un Carlo Rosselli che, alla fine degli anni ’20, criticava il non interventismo, il pacifismo ideologico, e teorizzava - letteralmente - la guerra preventiva; per un Orwell che, restando ostinatamente nel campo della sinistra ne metteva a nudo gli scivoloni filocomunisti, ci sono stati i Togliatti esecutori degli ordini di Mosca e i Nenni (tra l’altro, premio Stalin per la pace) che paragonavano l’America di Truman alla Germania di Hitler. Per arrivare poi alla infinita serie di prese di posizione della attuale sinistra sull’Iraq. Quelle, per dirne una, che portano Pietro Folena (ex Ds ora Prc) a chiedere l’espulsione di Tony Blair dall’Internazionale socialista perché asservito alle politiche di Bush. Un mix di tentennamenti, svolte e svarioni ideologici, che va dalle aperture di D’Alema (lo stesso del Kosovo) «affascinato» dai neocon e di Fassino che loda i «resistenti iracheni andati a votare» mentre nello stesso corteo si grida lo slogan «Dieci cento mille Nassirya». Senza dire del noto armamentario para-intellettuale, no global, anti-americano, anti-israeliano nel quale Rocca ha buon gioco a sguazzare.

Questa preclusione ideologica, che getta ombre sul rapporto tra sinistra e dittatori, ha un effetto sorprendente: l’incredibile silenzio in cui è passato e passa il «pilastro pacifico» della politica varata dall’alleanza anglo-americana. Al G8 di Savannah (Georgia, 2004) America e Gran Bretagna sono stati i principali promotori di un progetto di sviluppo e pressione politica sui regimi dittatoriali, sul modello degli accordi di Helsinki, che nel 1975 contribuirono alla disgregazione dell’Urss vincolando il rispetto dei diritti umani ad accordi economici. La sinistra europea, Blair a parte, non si è scaldata per il tema. Gli Usa da soli spendono ogni anno dieci miliardi di dollari in aiuti ai Paesi stranieri, soprattutto arabi. Finanziano sindacati (modello Solidarnosc), radio, tv, centri di ricerca, associazioni liberali, think tank, allo scopo di favorire un cambio di regime dal basso. I risultati? Al generale pessimismo che potrebbe suggerire uno sguardo alla situazione irachena, Rocca contrappone una serie di dati sulla progressiva diminuzione di guerre e regimi totalitari nel mondo. Elencando poi gli ultimi 43 dittatori al potere (da Putin a Mugabe, da Jiang Zemin ad Ahmadinejad) che sono lì, quasi come un banco di prova per una “politica di sinistra” che la sinistra ha la tentazione di abbandonare.
Christian Rocca
Cambiare regime
Einaudi, 254 pagg.,
14,50 Euro

Martino Cervo


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 16:07 | link | commenti
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Le lettere al direttore (G. Ferrara)

sono le prime cose che leggo al mattino. Subito dopo: Andrea Marcenaro.

 

Al direttore - Notizia Ansa. Montezemolo: “In questi anni ci siamo sentiti soli”. Adesso male accompagnati.
Luigi Ceffalo, via Internet
 
Al direttore - Casini dice che “Napolitano ha sempre ragione”; ora mi aspetto di leggere Follini sul Corriere che dichiari che “la patria si serve anche facendo la guardia a un bidone di benzina”. Eia eia alalà!
Paolo Palminteri, via Internet
 
Risposta del Direttore
Benzina di alto profilo istituzionale.
Al direttore - “Castro mi emoziona” confessa al Corriere Alessandro Bianchi. Il ministro del trasporto.
Roberto Alatri, Roma
 
Al direttore - Ieri sera: bella giacca e bellissimo cravattino/papillon. La trovo magrissimo.
Erica Niederbacher, via Internet
 
Risposta del Direttore
Sempre stato. Grazie.

Capite perchè?

 
SORVY

postato da: ilfaro alle ore 09:06 | link | commenti
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ANDREA'S VERSION  - COPYCAT n. 133

Giù il cappello davanti al Corriere della Sera, anzi due cappelli. Giù il primo per via del rispetto portato alla sacralità della notizia. Se poi la campagna contro il Milan segherà via altre cinquantamila copie, pazienza. Ci troveremo vis à vis di un eroico sacrificio sull’altare del giornalismo più puro. Ma giù subito il secondo cappello di fronte alla prontezza con cui il Corriere ha informato sulle nuove frontiere della scienza. Dice infatti che un’équipe di psicologi di Harvard abbia scoperto come il cervello si illumini diversamente a seconda delle idee politiche di ciascuno. E’ una complicata faccenda di neuroni della porzione dorsale della corteccia prefrontale i quali si attivano intensamente quando siamo d’accordo, mentre, se no, sempre gli stessi neuroni si attivano, ma nella parte ventrale. O si accendono solo di qua, cioè, o solo di là. Non si scappa. La questione è vieppiù interessante perché, con un secondo sacrificio, il Corriere ci ha spiegato un mistero. Vale a dire come mai, quando Follini parlava gli si accendeva sempre quella striscia di luce intermittente dalla boccuccia giù, giù fino al culetto di gallina.

(Andrea Marcenaro da IL FOGLIO del 26.05.06)


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 08:49 | link | commenti
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Tutto già visto, tutto già visto, tutto già visto!

Al peggio non c'è mai fine.

La sinistra dopo avere occupato le istituzioni adesso occupa anche la FIGC (oggi Federazione Immacolate Glorie Comuniste). La nomina di Borrelli lascia intendere l'aria che tirerà da qui a poco. "Resistere, resistere, resistere" non ha saputo resistere e ha nominato suo vice la sua longa manus della GdF di Milano. Oggi il Corriere della Sera spara in prima pagina: "ecco le intercettazioni del Milan". Io le avevo lette su corriere.it la settimana scorsa. Qual'è la notizia? Forse quella che il 50% del Paese attende.
E' facile prevedere che le lacune rossonere delle intercettazioni saranno colmate dai pentiti ai quali sarà garantita l'impunità, o quasi.
Sento già l'eco del "non poteva non sapere", abominio giuridico e concettuale.
La mia classifica dei peggiori in questa calciopoli è la seguente:
1) i politici che recitano nei talkshow: è evidente che non amano nemmeno il gioco del calcio, sono faziosi ben oltre le tifoserie. Ieri sera lo juventino Di Pietro cercava di estorcere ad un ospite riferimenti circa il coinvolgimento del Milan di Berlusconi e poi chiedeva una sorta di condono per tutti;
2) I PM: se lasciano le porte di casa aperte come quelle delle Procure di Napoli e Roma portano via anche il piatto doccia;
3) I giornalisti: ma a cosa serve pubblicare le intercettazioni di Moggi jr che va in bianco con la D'Amico, di Siniscalco che ha i figli juventini, ecc. Si vede che gli articoli non li detta più Moggi;
4) gli arbitri: mezze figure mediocri, lo specchio di come sia difficile essere imparziale anche se guadagni 10.000 euro al mese; pensate un po' ai giudici e vi verranno i brividi;
5) quelli che sono stati beccati con le mani nel sacco. Fare la figura del pollo è una buona pena per chi credeva di essere una volpe.
Ercole rossonero


ERCOLE

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giovedì, 25 maggio 2006


(dal migliore di tutti i noi, ENZO REALE )
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Salvarsi dal veltronismo

"potrebbe andare a Porta a Porta, occupare a turno tutte le sedie e il dibattito sarebbe assicurato. Per Veltroni la par condicio è solo un problema di ripartizione interna della sua coscienza. Il suo risultato ideale è un ballottaggio con se medesimo."

"potrebbe mettere a confronto i suoi discorsi nei centri sociali e nelle parrocchie, negli asili nido e al Gay Pride, in Africa e in America, in Palestina e in Israele, a San Pietro e nella Moschea di Monte Antenne."

" Gli esperti di sdoppiamento della personalità avrebbero il loro daffare nel catalogarlo. Veltroni è maggioranza e opposizione in qualsiasi quadrante delle politica locale e nazionale. Deve solo controllare bene l'agenda per non sbagliare occasione."

"Veltroni è coalizzato nell'anima: è Madre Teresa di Calcutta e Fidel Castro, è Sofri e Calabresi, Roma e Juve, Kennedy e Nixon, cura e malattia."

dal sito di MAGNA CARTA


SORVY

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mercoledì, 24 maggio 2006

Dopo "mani pulite" e "piedi puliti"

 ... si fa nervoso Rocco Siffredi.


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 10:47 | link | commenti
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ESTIQAATSI'S VERSION

Allora, il concetto è questo: c’era una torta, no? Quindi noi l’abbiamo tagliata in dieci fette, poi ci siamo mangiati la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta; poi, dopo una breve sosta, la sesta e la settima. Poi voi ci avete guardato e noi vi abbiamo guardati e intanto abbiamo mangiato l’ottava. Poi sempre guardandovi la nona, poi abbiamo dato un paio di morsetti anche alla decima- l’ultima- e adesso ne è rimasto un pezzettino.

E adesso, scusate: vogliamo smetterla con il muro contro muro e dialogare per decidere insieme, in modo costruttivo, e serenamente, chi se lo mangia?


ESTIQAATSI

postato da: ilfaro alle ore 10:20 | link | commenti (1)
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martedì, 23 maggio 2006

postato da: ilfaro alle ore 17:02 | link | commenti
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QUATTORDICI ANNI DOPO...

Ex comunisti ed ex procuratori di Milano con tutto il potere in mano! Quattordici anni dopo? Meglio tardi che mai!


SANCHO

postato da: ilfaro alle ore 15:52 | link | commenti
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Appena ordinato:


Qual è una politica estera di sinistra? Un interrogativo antico ma ancora privo di risposta. Dinanzi alle decine di regimi dittatoriali del pianeta, i progressisti possono accontentarsi di difendere lo status quo e la stabilità? Non è, invece, piú coerente con la missione di una sinistra delle libertà promuovere la democrazia in tutte le sue forme e, dunque, lottare contro le tirannie? Da Carlo Rosselli ad Amartya Sen, da Arthur Koestler a John F. Kennedy, da Bill Clinton a Tony Blair, nel corso del Novecento la sinistra ha fatto dell'espansione della democrazia la sua migliore bandiera. In un mondo non meno tormentato, quella bandiera non deve essere abbandonata, a costo di sfidare le convenzioni del pacifismo e dell'antiamericanismo. Un libro non conformista che interroga la coscienza civile della sinistra italiana.

La prima tesi di questo libro è che cambiare i regimi dittatoriali sia cosa buona e giusta. La seconda tesi è che promuovere la democrazia sia un'idea di sinistra. La terza è che la sinistra liberale abbia il dovere di opporsi alle due varianti conosciute di fascismo islamico: quella teocratica e quella nazionalista. Il libro di Rocca è un'inchiesta su quanto sia conveniente promuovere la democrazia, sulle radici di quest'idea nella sinistra antitotalitaria italiana e americana e, infine, sui metodi nonviolenti per cambiare i regimi negli ultimi Stati ancora non liberi.


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 15:35 | link | commenti
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I SOLITI KOMUNISTI IMBROGLIONI

(e i loro elettori due volte coglioni)

Chi era che faceva del terrorismo in campagna elettorale sulla tassa di successione e sulle rendite finanziarie? Berlusconi? Ma come, non ci avevano giurato, appena due giorni prima del voto che mai e poi mai avrebbero tassato le rendite finanziarie? Non avevano detto che quella di Bertinotti a porta a porta era stata solo una "gaffe"? ed infine non hanno ripetuto fino alla noia che loro si sarebbero attenuti esclusivamente al programma elettorale (un volumone denso di pagine dove non compare la tassa sulla successione nè la tassa sulle rendite finanziarie)? E il pasticcio pre-elettorale sulla tassa sulla successione che non c'era... e se proprio c'era (quante volte l'ha ripetuto Prodi...) avrebbe riguardato solo le "grandi fortune", quelle cioè di "svariati milioni di euro"?

Sono o non sono dei bugiardi? Sono o non sono il partito delle tasse? Sono o non sono dei vampiri assetati di sangue nascosti dietro maschere di agnellini impauriti dal LUPO CATTIVO (Berlusconi certamente... e chi altri?). Soprattutto sono o non sono dei "coglioni" quelli che gli hanno creduto?

"Non posso credere che in Italia ci siano così tanti coglioni che vadano contro i loro interessi" aveva detto Berlusconi. E loro a strepitare per il termine così "politicamente scorretto". Coglioni due volte.

Bene, neanche hanno ottenuto il voto di fiducia alla Camera, questi sinistrati al potere, che già il vice-ministro Visco annuncia il ripristino delle tasse di successione e la tassazione delle rendite finanziarie. "Le faremo tutte e due, chi prima chi dopo, non sappiamo ancora con quale strumento ma le faremo", ha giurato stamattina ai giornalisti. 
"Visco annuncia agli italiani che stanno per arrivare le tasse sui Bot, sui Cct, sulle obbligazioni e sulle successioni - ha osservato il portavoce del leader di FI Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti - Poi fa un appello all'onestà intellettuale: certo non l'onestà del centrosinistra che in campagna elettorale ha sempre accusato noi di fare terrorismo sulle nuove tasse".


SORVY


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ANDREA'S VERSION  - COPYCAT n. 132

L’età tira brutti scherzi e si pensava l’altro giorno, chissà perché, al colloquio, bisogna ammetterlo assai diligente, che Corrado Augias intrattiene ogni giorno col lettore di Repubblica. Dove non sono i contenuti a colpire. Quelli sono spesso imprevedibili. Il ponte di Messina non serve a niente, i magistrati hanno sempre ragione, la destra italiana non è una vera destra europea, Berlusconi è un discreto pezzo di cornuto e signora mia com’è crudele la guerra. O anche: non siamo certo noi a essere antiamericani, sono loro che sono dei bovari. Insomma, quanto ai contenuti Augias appare un’imprevedibile scimmietta che salta da un ramo all’altro della foresta. Ciò che di lui colpisce sono piuttosto i toni. Quel modo molto serio, un po’ ditino alzato, che ha sempre di dispensare saggezza, di predicare bene e seriamente, o diciamolo pure, di mostrarsi talora sostenuto, sussiegoso, contegnoso, con un gran conto di sé. Un tipo, per farci capire, che il giorno dello sbarco in Normandia spedì il seguente telegramma: “Generale Eisenhower - Comando Supremo Alleato. Guardi che oggi io ho da fare, proceda pure lei. Corrado Augias”.

(Andrea Marcenaro del 23.05.2006)


SORVY

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lunedì, 22 maggio 2006

Perché la sinistra non ha vinto

In edicola domani, insieme al quotidiano Libero (al ridicolo sovrapprezzo di 2,80 euro), l'ultimo volume della collana "Manuali di Conversazione Politica" a cura di Vittorio Feltri e Renato Brunetta. Di questo libro, che ospita gli interventi (tra gli altri) di Giuliano Cazzola, Angelo Crespi, Davide Giacalone, Oscar Giannino, Andrea Pamparana e Giorgio Stracquadanio, pubblichiamo in anteprima l'introduzione, scritta immediatamente dopo l'elezione di Napolitano alla presidenza della Repubblica. Buona lettura (e buon acquisto, domani in edicola)!

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venerdì, 19 maggio 2006

FINANZA (iper)CREATIVA

"Cominciamo a ragionare senza tabù che la crescita economica non è di per sé un bene."

Il neo sottosegretario all'economia PAOLO CENTO.

 
SANCHO

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VERGOGNA!!!

I sette senatori a vita, quelli SENZA IL MANDATO POPOLARE, non solo non si astengono ma  votano compatti la fiducia al governo delle sinistre tutti e sette. E uno di loro voleva pure fare il presidente del senato con i voti della CDL. 


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 17:58 | link | commenti (6)
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postato da: ilfaro alle ore 15:28 | link | commenti
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CHI MAL COMINCIA

- 98  giorni alla riduzione del cuneo fiscale di 5 punti percentuali ... peccato che ieri sera al Senato Prodi abbia modificato la promessa in un "entro 12 mesi" .
Almeno 1/3 dei membri del nuovo governo sarebbe stato di sesso femminile ...
e con questo conto - 2 gli impegni di campagna elettorale non mantenuti dal governo Prodi.
DAVVERO NON MALE IN APPENA DUE GIORNI DI VITA.


DURAND
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giovedì, 18 maggio 2006

Prodi  oggi al senato: "voglio che l'Italia torni a vincere".

Dai banchi dell'opposizione: "...e allora chiama Moggi".


SANCHO

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Ecco, ci risiamo. Un po' per alcuni nomi e un po' perchè sono certo che la stabilità di questo governo sarà tale che verrà sciolto al più presto per ricostruirne uno nuovo con gli stessi protagonisti, così come si mescolano le carte da gioco prima di ridistribuirle, questo governo puzza molto di Prima Repubblica. Mi piacerebbe per il bene dell'Italia ma, senza stabilità, tutto cio' che verrà seminato nelle prossime settimane non verrà mai raccolto.
Auguri, Italia, io sto già cercando lavoro all'estero...
 

DURAND
postato da: ilfaro alle ore 12:00 | link | commenti
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La Right Nation e il suo gladiatore
By Shark.



Le elezioni dello scorso aprile hanno avuto un significato estremamente più rilevante di una semplice vittoria tecnico-elettorale della sinistra e una vittoria politico-morale e numerica della destra, tanto più che si può affermare che l’alta affluenza osservata ci permette di dedurre che il risultato delle urne rappresenti uno specchio fedele di ciò che il Paese è veramente, perché stavolta davvero in pochi sono rimasti a casa.
Dopo dodici anni di presenza di Berlusconi nelle vita degli italiani, dopo dodici anni in cui non gli si è risparmiato niente (dalle primitive accuse di essere il capo della mafia, fino alle accuse di essere un corrotto, di essere la causa del degrado morale nazionale con le sue televisioni, di essere un fascista, di avere le mani che grondano sangue, e chi più ne ha più ne metta), e dopo cinque anni continuativi di governo Berlusconi-Fini-Bossi-Casini, il responso è stato chiaro come la luna d’agosto: gli italiani hanno dato più voti alla destra. Dopo cinque anni di guerre, di terrorismo, di pesantissima, immane recessione economica, dopo che gli italiani hanno provato sulla loro pelle Berlusconi, hanno deciso di dargli ancora più voti che nel 2001 e comunque sempre più che ai suoi avversari. E si badi che la sinistra si trovava nelle migliori condizioni possibili: non si sa come, infatti, era riuscita a mettere insieme Capezzone (uno che crede nell’esportazione globale della democrazia ed è stato ricevuto con calore dai neo-con d’oltreoceano) con Diliberto, i bigottoni cattolici à la Bindi con i mangiapreti atei liberisti alla Bonino e quelli atei guevaristi-comunisti à la Rizzo. Tanto per intenderci, avevano messo insieme tutto il possibile (oggi il criminale Caruso- sul quale non è venuto in mente a nessuno il sospetto che si sia fatto eleggere per godere dell’immunità nei suoi molti processi a carico- tiene una rubrica sul giornale dei padroni per definizione, la Stampa di Torino).
Strutturalmente in Italia non c’è nient’altro che essi avrebbero potuto mettere insieme per contrastare l’avversario; detto in un altro modo, la sinistra ha preso nel 2006 il maggior numero possibile di voti che essa possa fisiologicamente raccogliere nel Paese. Eppure sempre meno di Berlusconi. D’ora in avanti ne prenderà sempre meno, questa è una certezza.

Cosa hanno dunque significato le elezioni del 2006? Hanno significato che l’Italia non è un Paese di sinistra, e non solo: i numeri dicono che non ne ha la minima intenzione, che quelle regioni che alle ultime regionali avevano mandato un forte messaggio alla CdL (Puglia, Piemonte, Lazio, Campania ma non solo) si sono espresse con convinzione per una ritrovata fiducia in Silvio Berlusconi. E’ bastato che finalmente gli si spiegasse cosa è stato fatto e quel’era l’alternativa alla CdL. La Lombardia, il Veneto, la Sicilia hanno incrementato il distacco a favore della CdL, distacco quasi da regioni rosse. La Puglia e il Piemonte hanno riconsegnato alla destra solide maggioranze politiche, e così il Friuli-V-G., la Campania addirittura ha rappresentato un segnale quasi scioccante per la sinistra, con una differenza di 16 mila voti, un piccolo paese, per una regione rossissima di sei milioni di abitanti. Il Lazio ha offerto un pareggio, addirittura nelle regioni rosse adriatiche (Emilia-Romagna, Marche) le rilevazioni post-elettorali individuano un trend di rafforzamento dei partiti di destra nei centri urbani più importanti e un arretramento del vantaggio della sinistra. Un partito, i DS, schiacciato sul 17% (virtuale, perché i DS ottengono il 30 % in un pugno di regioni e l'8 nelle altre). Una Margherita svuotata. Non solo un Nord compatto che si affida poderosamente alla destra, e con poco scetticismo, ma anche un Sud che, numeri alla mano, è tornato a credere in Berlusconi. E un centro, che come abbiamo visto, riserva delle sorprese.

Ma c’è di più, e ancora più importante. Come riportato dal Corriere della Sera -giornale ampiamente schierato con la sinistra- il 6 maggio, l’anomalia della destra come area politica di riferimento degli operai (ricordiamo che nel 2001 Forza Italia ricevette più voti operai di qualsiasi altro partito) non è più un’anomalia. Il dato è stato confermato da un studio e alcune elaborazioni condotti dal politologo Paolo Feltrin: al Nord il 44,4 % degli operai ha votato per la CdL, contro il 38,6% per la sinistra. Il 17 % di loro non si esprime, ma se non si esprime noi sappiamo già per chi simpatizza. E tra i pensionato del Nord Berlusconi ha ricevuto il 45,7% dei voti dei pensionati contro il 37,2% della sinistra. Stessi numeri anche per il Sud: 42,7% a 34,7% a favore del Cav.
Ancora: il 16% degli iscritti alla Cgil dichiara di aver votato per la destra. E’ un dato altissimo per la Cgil. Metà degli operai iscritti alla Cisl ha votato per Berlusconi. Nella Uil più di un operaio su tre.
Ogni cento voti dell’Ulivo (DS+Margherita) solo 9,5 vengono dagli operai, mentre AN, Lega e FI raccolgono rispettivamente il 12,5, il 9,9 e l’8,6% del voto operaio al proprio interno.
I numeri, cinque anni dopo, mi sembrano assolutamente strutturali.

Da quando Berlusconi è sceso in campo, dodici anni fa, l’aria ha iniziato a cambiare. Berlusconi ha sconvolto la sinistra e ha sconvolto gli italiani. Ha dato una casa, un’idea, un obiettivo a decine e decine di milioni di noi. Che lo continuano a seguire anche dopo anni di governo. Intendiamoci, se la CdL anziché un pareggio tecnico e una vittoria in termini di voti avesse preso anche 500.000 voti in meno della sinistra, questo discorso sarebbe stato egualmente valido.
La sinistra gode in Italia di un’egemonia quasi esclusiva nelle università, in tutte le scuole di ordine e grado, nel mondo della cosiddetta cultura, nel mondo della medicina, nella magistratura, nel giornalismo, presso i poteri forti e i grandi industriali, nei sindacati, negli uffici pubblici.
Nessuno prima di Berlusconi avrebbe mai detto verità che in molti conoscevamo (e troppi no) e che però nessuno diceva né avrebbe mai detto: la contiguità ideologica della sinistra italiana col comunismo, il comunismo con le sue centinaia di milioni di morti e un sistema oppressivo e totalitario soffocante, gli Stati Uniti patria delle libertà, la libertà stessa come l’ossigeno dell’uomo (e NON l’eguaglianza), il legame marcio e perverso tra politica e magistratura, l’organizzazione autoreferenziale e pericolosissima delle preture, la diffidenza della sinistra per il libero mercato, l’intreccio di complicità tra la sinistra e il mondo bancario-finanziario, ancora il marcio del mondo delle Coop rosse, dei loro milioni, con le amministrazioni locali di sinistra, per finire con lo sfogo salutare e sincero davanti alla platea di Vicenza, a sottolineare l’assurdità di un regime industriali-comunisti. Ha detto “svegliatevi” e ha ottenuto che in tanti si svegliassero.



Berlusconi fa rabbia alla sinistra, molta più rabbia di quanta la sinistra riesca a farne a noi, e questo è un vantaggio enorme per noi. Berlusconi fa rabbia, perché non gli consentirà di governare, perché il Senato non sarà disponibile, perché l’opposizione è forte. Oggi Berlusconi all’opposizione è più forte di loro al governo. E non importa come andrà a Roma, o a Napoli, o a giugno. Ciò che importa è che ormai Berlusconi ha fatto nascere un modo nuovo e diverso di pensare. Siamo in tanti, in tantissimi. Ora non è più tabù per un operaio revocare la propria iscrizione ad un sindacato, ora non è più tabù per un professore non allineato criticare un libro perché troppo di sinistra, ora non sei più un pazzo fanatico se discuti e sostieni una maggior diffusione delle armi. Ora non è più tabù boicottare la Coop., non è più tabù chiedere meno tasse perché è il cittadino che è il padrone dello Stato e il cittadino si deve guardare dallo Stato e dai suoi abusi. Berlusconi è stato l’iniziatore di questa rivoluzione liberale sotto di lui è nata e si sta rafforzando la Right Nation: il Foglio, Libero, il Giornale, il Tg4, Ideazione, Panorama, Tocqueville, e come sappiamo decine di associazioni e movimenti. Tutto questo patrimonio non verrà disperso, tanto più che abbiamo il tempo di organizzarci e idea dopo idea, passo dopo passo, crescere ancora di più.



Tutto sta davvero cambiando in un Paese come il nostro in cui non cambia mai niente. Berlusconi ha fatto capire agli italiani che i giudici politiccazti sono trai le genìe peggiori d’Italia. D’altronde tutto ciò che ha detto si è dimostrato vero: la Rai era in mano alla sinistra? Ecco Santoro, la Gruber e Zaccaria candidati con i DS. I giudici? Ecco pronti decine di giudici e pm con la tessera dei DS, e poi come Ayala tornati a fare i giudici… I legami con le banche e le assicurazioni? Il caso Unipol. Gli italiani hanno iniziato a capire che Mani Pulite è stata un'operazione indegna di un Paese civile, e che forse chi vigliaccamente tradiva o condannava a morte Craxi non era meglio di lui, solo più furbo.
La destra italiana inizia a non avere più paura dell’egemonia della sinistra. Ci incontriamo, comunichiamo, siamo in tanti, pensiamo, facciamo. Otteniamo consensi dagli operai, dalle casalinghe, dagli imprenditori medi e piccoli, dai contadini.
Da quando è sceso in campo il gladiatore Berlusconi è la sinistra a porsi sulla difensiva (ecco infatti spiegato lo schiacciamento elettorale sui massimalisti, tipico meccanismo di reazione), è la sinistra ad avere paura. E il Cavaliere azzurro non si ritira, aspetta paziente che questa ridicola maggioranza elettorale crolli, e, fosse anche fra anni, lui sarà lì a raccogliere i risultati. La Right Nation c’è e cresce perché Berlusconi ci ha mostrato il coraggio di pensare alternativo e di agire da liberali.

Shark.
postato da: ilfaro alle ore 11:17 | link | commenti (4)
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A proposito del governino:

1) Perchè dopo che Bassanini compattò i Ministeri, il maestro ne ha rifatti 25?
2) Perché quando la sinistra va al governo non ha mai il coraggio di mettere all'economia un suo uomo e pesca sempre un tecnico "di prestigio" internazionale?
3) Forse perché i suoi uomini di prestigio internazionale non ne hanno?
4) Ed è sufficiente essere stato al board della BCE per fare il ministro dell'economia?
5) E se al ministro rifondarolo alle politiche sociali hanno tolto la delega a lavoro, famiglia e salute, che je resta? La delega ai centri sociali?
6) Chi è il vicepresidente del Consiglio? Cioè, dovesse mancare Prodi, chi lo sostituisce?
7) Basteranno due cattolici all'istruzione e alla famiglia per salvaguardare i "principi non negoziabili"?
8) E a proposito di Fioroni all'istruzione, possibile che non si rendano conto che ha un cognome perfetto per gli slogan studenteschi (Già m'immagino: "Fioroni, Fioroni/ Fuori dai...")?
9) E scusate, ma non doveva esserci Violante? Farà il deputato dei DS per tutta la legislatura? E pensate che la beviamo?
10) E infine: cos'è questo sms che gira: Clemente Mastella: Giustizia è sfatta?

by


ESTIQAATSI

(Benvenuto al decimo sorvegliato ... il capo indiano ESTIQAATSI. Collaborerà con il Sorvegliato Speciale a partire da oggi)

postato da: ilfaro alle ore 09:55 | link | commenti (20)
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PRIMO GIORNO

Ieri il governo ha giurato. Ieri sera primo consiglio dei ministri. Brindisi, baci, abbracci, pecoraio batte un cinque con dipiero, fasino da un bacino a rosina (bindi), prodino bofonchia “un po’” felice … tutti per uno e prodino per tuttiiiii ...ìpp ìpp hurrà.

Ma oggi è il primo giorno. Quello vero. Oggi si governa. E’ nato il governo del pochino di felicità e del tantissimo di noia. Tutto torna dopo cinque anni tale e quale al suo posto. Una parentesi lunghissima durata cinque bastardi e maledetti anni, dove tutto scoppiettava. Un dramma. Alla sera camminavi sconfortato per le strada e dalle finestre scorgevi lumini accesi al posto di lampadine: pianti di bambini senza latte, urla di madri esasperate, bestemmie di padri senza più lacrime per piangere, isterismi dagli altari KattoKom e soprattutto tanta, tanta rabbia popolare. Tutto per colpa di un uomo solo. Il bastardone.  

Ma in fondo guardando inidetro è stato solo un brutto sogno. Il pagliaccio, il meschino, bastardo non c'è più. I giornali sono tornati a colori e la gggente/società civile si è risvegliata questa mattina e non gli sembra vero. A Forlì non si parla più dell’emergenza immigrati, della quarta settimana, dell'aumento della criminalità ma campeggiano locandine a caratteri cubitali su “bare pulite” (si, avete capito bene:c’è un indagine della magistratura sull’obitorio di Forlì... eccimancavano ... le bare pulite...che i poveracci, non gli mancasse solo il respiro, gli tocca pure tenersela pulita) per ricordarci dove eravamo rimasti, cinque anni fa. LA SERIETA' E LA SOBRIETA' AL GOVERNO. Rep. Corriere, Unità, Stampa, Messaggero, Liberazione, Manifesto parlano in prima pag. di Moggi e poi fogliate di "vacanze ecologiche" e del tempo-che-farà. Acqua liscia, mica frizzantina e nemmeno ferrarelle. Gli ultimi cinque anni rimossi dalla mente in una sola notte. Ragazzi stamattina c’è l’Ulivo al governo, basta parlare di politica, di quarte settimane, spegnete ballarò, accendete le luci, avvisate i vicini, e il clero kattokom. E’ stato tutto un brutto sogno. Si torna alla “normalità”. Si ritorna a vivere. Evvabene il “pochino di felicità” promessa … ma toglieteci almeno tutto sto cazzo di latte versato ...sui coglioni.


SORVY

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mercoledì, 17 maggio 2006

postato da: ilfaro alle ore 18:37 | link | commenti (1)
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Che calcio è senza i gobbi?

by Deka

Ora Giulianone mi deve qualcosa perché deve aver letto il mio pezzo se sul Foglio dice - meglio per carità - quanto io ho scritto ieri su codesto blog. Oggi una seconda puntata, sempre tesa stavolta a massacrare i massacratori (leggi moralizzatori e/o sepolcri imbiancati). Non prima però di aver dato un giudizio sul nuovo commissiario della Figc Guido Rossi. Bravissima e capacissima persona, ma di anni 75. Mi chiedo: possibile che in questo Paese non vi siano non dico giovani, ma gente che gira attorno ai 50 anni in grado di ricoprire posizioni di potere/prestigio? Napolitano (Pres. Rep.) anni 81, Prodi (fut. Prem.) 67, Marini (Pres. Sen) 72, Bertinotti (Pres. Cam.) 66. In pratica un Italia con il pannolone per incontinenti. Via andare.
Ipotesi per assurdo. A ottobre il campionato di calcio riparte. La Juve è in B, Moggi è svanito, la Fiorentina penalizzata, mezza serie A attuale retrocessa e gli arbitri non dipendono più dalla Figc ma sono diventati indipendenti. Le partite si svolgono nella più totale e apparente regolarità. Mi dite che calcio è? Quello sognato da Topolino? Il gusto oggi dove sta? Da più di un secolo esistono tradizioni immutate e luoghi comuni impossibile da distruggere. Idee del calcio con le quali siamo cresciuti.
La Juve ruba, lo ha sempre fatto (anche se non lo faceva) e sempre lo farà, anche nel dopo-Moggi. I gobbi sono tali perché rubano, inciuciano, falsificano. E questa era la scusante per tutti noi. "Avete vinto perché vi comprate gli arbitri", "Il rigore a un'altra squadra non glielo davano" e via così. I gobbi devono rubare sennò che gusto c'è. Tra due anni la Juve torna in serie A, vince lo scudetto e nessuno gli può più dire tanto "c'era Moggi" oppure "E sì però quanti rigori avete rubato".
Ma la disgrazia peggiore è che magari vince l'Inter. I tifosi nerazzurri non vogliono vincere, non possono vincere. Il popolo di Moratti si identifica nella sconfitta. Gli piace dire: "Tanto l'Inter è così". Devono sentirsi vittime. Il tifoso del Milan sa che prima o poi vincerà e quando non ci riesce sa che Galliani è stato meno bravo di Moggi, ma sa che comunque in Champions noi facciamo sempre meglio di loro. Il curvaiolo viola lo sa già all'inizio che non potrà mai vincere il campionato, che la Fiorentina non può stare in mezzo alle grandi. Le romane poi. Come faranno a gridare al complotto e a fare tutti i soliti piagnistei senza Moggi e la Juve. No, no dai, ma che calcio è? Un calcio pultio io non lo voglio. E la moviola che mi ha accudito per tante domeniche? Come faccio senza Cesari e "Controcampo", senza Mosca che ogni due per tre chiede la moviola in campo. Ma scherzate? Gli arbitri puliti sono una sciagura perché anche l'arbitro deve essere cornuto, corrotto, colluso. Il vero dramma sono questi magistrati. Sono loro che stanno uccidendo il calcio e smontanto il giocattolo per farne una sorpresina dell'ovetto Kinder che uno dice: che bello però poi lo butta dopo cinque minuti. Rivoglio Moggi, la Triade, De Santis, i corrotti e corruttori e che Paparesta nello spogliatoio ci resti chiuso a vita. Il calcio è così da sempre e sempre ci è andato bene. Mi spiegate che necessità c'è di cambiare l'unica cosa che funziona in Italia?


DEKA

postato da: ilfaro alle ore 15:57 | link | commenti (2)
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CARLO PANELLA E' A TOCQUEVILLE

La scorsa settimana ha aperto il suo blog. E da lunedì scorso è entrato a far parte di TocqueVille. E' Carlo Panella, il giornalista esperto di mondo arabo, collaboratore di Mediaset, del Foglio e di Ideazione.

Intanto Tocqueville, di cui mi fregio essere stato agli esordi il  "banditore" ha raggiunto lo straordinario numero di 850 blog. Chi lo avrebbe mai immaginato quando si era appena (si fa per dire) in 150... Era un anno fa. Ora siamo quasi mille e ci prepariamo in giugno al primo raduno nazionale. C'è ancora qualcuno che ha il coraggio di sottovalutarci?


SORVY

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martedì, 16 maggio 2006

Presidente?!?

Non nel mio nome!


SORVY

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lunedì, 15 maggio 2006

VIA SMS
Se dopo "mani pulite" abbiamo avuto ministri così non è che poi ... dopo "piedi puliti" ... ci rimangono arbitri così ?
 

SANCHO
postato da: ilfaro alle ore 20:01 | link | commenti
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A fra' che te serve?

by DEKA

Anche a me Moggi ha telefonato un paio di volte. Pure a me l'ex dg della Juventus ha regalato per Natale (correva l'anno 2000) due stupende cravatte di Marinella che ancora oggi sfoggio con gioia quelle rare volte che indosso giacca e cravatta appunto.
Oggi (un)Lucky Luciano è sotto torchio in procura a Roma. Il grande burattinaio è diventato il grande sputtanato. Ieri ne ho sentite di ogni contro Moggi. Tutti a dire "Chi io? Io aborro... Moggi sì mi chiamava, ma che c'entra. Io sono pulito". L'unico a non aborrire per una volta era Mughini che però schiumava di rabbia e difendeva l'indifendibile gridando "teste di cazzo, teste di cazzo", dalla sua poltrona di "Controcampo", al pubblico in studio che come ogni domenica lo fischiava.
Non voglio difendere o accusare. Non voglio fare processi. Ho sentito anche questa ieri a "Controcampo", fonte Paolo Liguori: "Ci hanno distrutto il nostro giocattolo". Il giocattolo non è più un giocattolo quando ogni domenica muove due milioni di persone, dando da mangiare a una serie di figure (me compreso) che altro non sanno fare che scrivere di gente che tira calci a un pallone. Il "gioco" Liguori se lo deve andare a cercare nelle parrocchie oppure può venire a vedere la mia Orange United (campionato Csi categoria Promozione) che si fa massacrare dal Derbygum.
Moggi a me non fa schifo e vederlo quasi in lacrime domenica davanti a tutti i miei colleghi mi ha rattristato. Sembra il male del calcio, in realtà il calcio lui l'ha arricchito e sviluppato. La serie A non morirà per questo, il calcio non finirà. E' assurdo che debba essere io, anti-juventino sfegatato, a difendere Moggi e il suo sistema. Ma mi vien da dire e gli altri che facevano? Moggi avrà pure pilotato e aggiustato, ma gli altri che invece grazie al calcio puliscono i soldi sporchi e fanno i peggiori traffici? Oggi tutti moralizzatori, ieri tutti ignoranti coglioni? Ma va là. Certo che si sapevano queste cose. Il sospetto c'è sempre stato e forse non è un caso se negli ultimi 15 anni lo scudetto se lo sono spartiti per ben 13 volte Milan e Juve e le altre due hanno trionfato Lazio (Cragnotti presidente) e Roma.
Abbiamo massacrato Moggi, ma domani ce ne sarà un altro, uno forse pure peggio che non ti viene a chiedere "A fra' che te serve?" State tranquilli che Zeman ha già visto giusto: "Non c'è la voglia di cambiare: sono tutti collusi". Vero, i giornalisti per primi. Perché eravamo tutti lì a chiamare Luciano e a chiedere "dove va questo e che fa quello e dai Lucia' damme' na mano sennò piglio il buco e al giornale s'incazzano".
E' un film già visto con Tangentopoli. Tutti alla gogna, tutti in parlamento oggi, Cusani unico condannato. Fratello Moggi dimme che te serve?


DEKA

 

 

postato da: ilfaro alle ore 16:51 | link | commenti (1)
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sabato, 13 maggio 2006

Ma la minoranza chi la rappresenta?
By Shark.



Chi ha vinto le elezioni deve saper parlare anche all'altra metà dell'Italia. Esercitare i diritti del vincitore è sacrosanto. Stravincere può essere pericoloso.


Ma l'altra Italia ha diritto di parlare, di manifestare, di esprimere le proprie opinioni sull'autobus, in ufficio, in uno dei salotti del potere, o deve nascondersi per coprire la sua impudicizia elettorale?
Non c'è persona nota o riconoscibile, esponente del centrodestra o accreditata di esserlo, che possa partecipare a una qualunque manifestazione unitaria senza essere insultata. Non si capisce perché quello che fino a ieri era un prefetto della Repubblica abbia maggior titolo di sfilare il Primo maggio rispetto a una imprenditrice.

È chiaro che Letizia Moratti è andata lì per prendere voti, ma lo scopo di Bruno Ferrante era identico. Scopi entrambi legittimi: ma perché lui può e lei non potrebbe? La questione del 25 aprile ha fatto più rumore soltanto perché Moratti è andata alla manifestazione spingendo la carrozzella del padre medaglia d'argento della Resistenza e deportato a Dachau. Fosse andata sola, gli insulti sarebbero finiti tra le brevi di cronaca.

Da quando esiste Silvio Berlusconi chi si allea con lui è segnato. Carlo Giovanardi è nato a Modena, Pierluigi Castagnetti a Reggio Emilia: entrambi vengono dalla Dc, entrambi si richiamano a quel cattolicesimo democratico che in Emilia ha avuto i suoi martiri e i suoi eroi. Entrambi li ricordano e li commemorano.
Ma se Giovanardi va in piazza viene fischiato, se ci va Castagnetti no. Perché? Perché il primo è stato contaminato dall'alleanza con Berlusconi.

Ha ragione, in parte, chi accusa i moderati di aver svenduto il loro contributo alla Resistenza, lasciando quasi completamente libero il campo alla sinistra soprattutto comunista. Ma è anche vero che i non comunisti furono emarginati già durante la guerra di liberazione, a cominciare da Alfredo Pizzoni, presidente liberaldemocratico del Comitato liberazione Alta Italia: a lui gli angloamericani consegnarono l'equivalente di 10 milioni di euro negli ultimi quattro mesi della guerra di liberazione.
Ma subito dopo Pizzoni fu messo alla porta proprio per la sua amicizia con gli alleati. E finì nell'oblio.
D'altra parte, quanti sanno che dopo l'8 settembre morirono tra campi di concentramento e combattimenti contro i tedeschi tra i 90 e i 95 mila militari dell'esercito regolare italiano, mentre Pietro Secchia parla di 44.720 partigiani caduti e di 9.180 civili uccisi per rappresaglia?

La Resistenza dovrebbe essere una memoria condivisa, eppure i moderati hanno disagio a mescolarsi alle bandiere rosse e se lo fanno, e stanno dalla parte politicamente oggi sbagliata, ne pagano le conseguenze.
Il discorso della minorità psicologica e sociale degli elettori della Casa delle libertà è tuttavia più vasto e pone un problema reale di rappresentatività. Il centrodestra ha perso alla Camera per 24.755 voti, lo 0,6 per mille su 39 milioni di votanti. Avrebbe vinto al Senato per 428.179 voti, se non fosse intervenuto il voto all'estero sul quale si potrebbe parlare a lungo.

Se questo è vero, è possibile, come abbiamo visto per anni alla televisione e letto sui giornali, che tutti gli insegnanti e gli studenti fossero contro la legge Moratti, tutti i lavoratori contro la legge Biagi, tutte le persone per bene contro la riforma dell'ordinamento giudiziario, tutti i dipendenti contro la riforma delle pensioni, tutti i cittadini non miliardari contro l'abolizione delle tasse su donazioni e successioni e così via?

Dov'era nascosta quell'altra Italia che ha votato a destra? Il governo Berlusconi avrà pure varato provvedimenti imperfetti, mediocri e inopportuni. Ma è possibile che nessuno, dico nessuno, dei grandi giornali sia stato dalla sua parte? Nessuna grande banca (tranne forse una). Non i vertici della Confindustria, non i sindacati. Non gli intellettuali, non i magistrati. Quale Italia rappresentano quelli che la rappresentano?

Ricordate d'altra parte il referendum sulla fecondazione assistita? Anche allora il 99 per cento della stampa italiana si schierò contro la posizione cattolica e chi era favorevole si sentì ignorante, cinico e contrario al progresso. Si vide come è andata.
Una situazione come questa non regge. Chi ha vinto le elezioni sappia parlare anche all'altra Italia e soprattutto sappia rispettarla. Quando dovrà spartire il bottino, rammenti come sono andate davvero le cose il 9 e 10 aprile.
I grandi giornali, i grandi imprenditori, i grandi gruppi finanziari (quelli che pensano di prendersi a prezzi di saldo una rete Rai e una rete Mediaset) si fermino a riflettere. Esercitare i diritti del vincitore è sacrosanto. Stravincere può essere pericoloso.

Di Bruno Vespa, da Panorama.



SHARK

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Putin, amico di Silvio. E di Romano
By Shark.



Prodi ha sempre avuto rapporti sia con l'Unione Sovietica sia con la Russia di oggi. Con cui si è schierato, più volte, quando era presidente Ue
Uno dei primissimi a chiamarlo è stato Vladimir Putin: «Congratulazioni, professor Prodi: svilupperemo le già ottime relazioni fra Italia e Federazione Russa, così come lei e io abbiamo già fatto con quelle fra Unione Europea e Russia».
Sconcerto: ma come? Putin non era l'amico fraterno di Silvio Berlusconi, quello che andava da lui in vacanza in Sardegna? La cosa non deve sorprendere.

Berlusconi è amico di Putin, è vero, così come lo è di George W. Bush, e infatti il trionfo internazionale del leader italiano è consistito nell'avere mantenuto a un livello di eccellenza proprio le due relazioni più importanti: quella con il presidente americano e quella con il presidente della Federazione Russa.

Due successi fondati sul rapporto umano, tanto che la Casa Bianca si è servita spesso di Palazzo Chigi per trattare con il Cremlino e viceversa, dal momento che la guerra fredda continua in modo discreto, essendo la Russia l'unico stato al mondo che mantiene reti di agenti illegali in Europa e negli Stati Uniti.

Prodi invece ha sempre avuto rapporti organici piuttosto che personali sia con la vecchia Unione Sovietica che con l'attuale Russia e lo scorso 3 aprile di questo oscuro amore si è sentita l'eco al Parlamento europeo dove il deputato inglese Gerard Batten dell'Uk Independence party ha proposto un'inchiesta parlamentare sui rapporti fra Prodi e i servizi russi sulla base di varie testimonianze, fra cui quella dell'ex tenente colonnello del Kgb, poi Fsb, Alexander Litvinenko, il quale ha raccontato di essersi sentito dire dal generale Trofimov, suo vicedirettore (poi assassinato con la moglie), che rifugiarsi in Italia era pericoloso perché «là ci sono molti agenti dell'ex Kgb fra gli uomini politici e lo stesso Prodi è uno dei nostri».

Esagerazioni di spie fuggiasche? Può darsi, ma anche restando ai fatti noti la storia di Prodi appare fortemente legata a quella russa. Considerato dai sovietici negli anni Settanta, secondo quanto riferito da Oleg Gordiewski, un intellettuale di sinistra non comunista meritevole di attenzione, Prodi non ha poi mai voluto spiegare l'oscura vicenda della falsa seduta spiritica in cui fu fatto emergere il nome di via Gradoli mentre era in corso il rapimento Moro, strettamente monitorato dai servizi di Mosca.
Più tardi, nell'agosto 1991, Prodi espresse in un'intervista al Corriere della sera uno sconcertante sostegno nei confronti dei golpisti che volevano rovesciare Mikhail Gorbaciov e ripristinare il regime, mentre la società Nomisma da lui fondata aveva una fiorente succursale a Mosca per preparare i quadri sovietici in joint-venture con l'istituto Plehanov, sezione economica del Kgb.

Ma il meglio delle sue inclinazioni filorusse Prodi lo ha dato come presidente della Commissione europea.
Nel 1999 si schierò apertamente con la Russia contro la Polonia che guidava il cosiddetto gruppo Visegrad insieme con cechi, slovacchi, ungheresi, ucraini e bielorussi.
Poi insisté pesantemente affinché Estonia, Lituania e Lettonia, le repubbliche invase da Stalin quando era alleato di Adolf Hitler, accettassero come seconda lingua ufficiale il russo, cioè quella degli odiati occupanti. Quindi Prodi operò con la massima energia affinché Putin fosse accolto alla pari nel club politico europeo e nel prestigioso forum di Davos.

Due anni dopo Prodi si schierava di nuovo con la Russia contro la Polonia perché Varsavia aveva stretto forti e sgraditi legami con gli Stati Uniti dove aveva anche acquistato aerei da caccia F-16. Nel 2003, al summit di Washington fra Unione Europea e Stati Uniti, Prodi disse: «Vogliamo aiutare la Russia a integrarsi completamene nella nostra comunità.
Vogliamo favorire tutte le forme di cooperazione non soltanto in economia, ecologia ed energia, ma anche in difesa, sicurezza e per la tutela dei diritti democratici».
E quindi lanciò il suo slogan più famoso: «Russia ed Europa sono inseparabili come caviale e vodka».

Si capisce quindi che la questione se Romano Prodi abbia o non abbia avuto una specialissima e non del tutto nota relazione con l'Unione Sovietica degli anni più bui e poi con la Russia putiniana non è campata per aria, ma semmai sembra l'interfaccia del forte antiamericanismo di quest'uomo, sul quale Washington finge di glissare.
Ma Prodi ricorda con rabbia, me lo confidò personalmente, quando all'aeroporto di New York gli agenti della sicurezza americani gli fecero togliere le scarpe per passarle al metal detector incuranti del fatto che fossero le scarpe del presidente europeo.

Di Paolo Guzzanti, da Panorama.


SHARK

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venerdì, 12 maggio 2006

Se Napolitano vuole essere il presidente di tutti,

inizi da Oriana Fallaci

Egregio presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
lunedì, nel discorso con cui accetterà il suo nuovo incarico, lei ci assicurerà di essere «il presidente di tutti gli italiani». Una garanzia che ci è già stata data in coro da tutti gli esponenti del centrosinistra, pronti a giurare sulla sua imparzialità, sulle sue capacità e sul suo essere, prima di ogni altra cosa, un «uomo delle istituzioni». I numeri, però, raccontano una storia diversa. I numeri dicono che lei, presentato come il candidato di altissimo profilo «che non può che unire il Paese» (parole di Romano Prodi, pronunciate lunedì 8 maggio), alla resa dei conti è stato eletto con i soli voti del centrosinistra. Nonostante le attestazioni di stima ricevute, la sua candidatura non ha fatto breccia nella Cdl. Doveva essere il presidente della repubblica condiviso da tutti ed eletto con il “metodo Ciampi”. Si è dimostrato, perdoni la schiettezza, il candidato imposto dal centrosinistra con il «metodo del vaffa…», per usare l’efficace perifrasi del suo compagno di partito Peppino Caldarola.
Sappiamo come è andata. Hanno candidato un diessino perché al primo partito dell’Unione, dopo il diktat con cui Fausto Bertinotti si è preso la presidenza della Camera, non potevano non dare una poltrona di assoluto rilievo, pena la morte immediata della coalizione. E hanno ripiegato su di lei perché, come si leggeva ieri nella dalemiana “Velina Rossa”, «quando venne avanzata la candidatura di Massimo D’Alema le riserve vennero innanzitutto da Rutelli e soci della Margherita». Insomma, al di là del suo ineccepibile profilo istituzionale, lei è stato scelto per motivi tutti interni al centrosinistra. Avessero davvero voluto la “grande intesa”, i suoi referenti non avevano che da accettare uno dei quattro nomi dell’Unione proposti dalla Cdl, o comunque rilanciare. Non lo hanno fatto perché toccava dare il posto a un diessino Docg (il povero Giuliano Amato, che la denominazione d’origine comunista garantita non ce l’ha, è ancora lì che piange). E il centrodestra, pur con tutti i suoi tentennamenti, alla fine si è rifiutato di aiutare Prodi e Fassino a risolvere i loro problemi. Uno sguardo d’insieme conferma la scelta della sua parte politica di tagliare l’Italia in due: un ex comunista alla prima carica dello Stato, un ex sindacalista alla seconda, un ex sindacalista tuttora comunista alla terza. E meno male che avete passato cinque anni a gridare contro la dittatura della maggioranza.
A questo punto, presidente, lei arriva al Quirinale non come espressione dell’unità del Paese, ma come candidato imposto a forza da una maggioranza parlamentare che non è maggioranza tra gli elettori. Può decidere di fregarsene, e vivacchiare per sette anni. Oppure può compiere, appena insediato, un gesto di apertura nei confronti dell’altra metà d’Italia. L’occasione è lì, a portata di mano: Giorgio Napolitano, primo postcomunista al Quirinale, può nominare Oriana Fallaci - finalmente - senatore a vita.
Non è un patto col diavolo: da sempre la scrittrice fiorentina, che per storia e idee non può certo essere definita “di destra”, difende l’occidente, la nostra amicizia con gli Stati Uniti e le libertà individuali. È una delle voci italiane più influenti all’estero. Sono 75mila gli italiani che, raccogliendo l’invito di Libero, si sono appellati al suo predecessore affinché la nominasse senatore a vita. Ovviamente quelli che vogliono vedere riconosciuti i meriti di Oriana sono molti di più, di ogni estrazione politica. Ma soprattutto, presidente, tra loro ci sono quelli che non si riconoscono nel suo schieramento, dove troppo spesso si preferiscono i primitivi che bruciano le bandiere israeliane a chi combatte i terroristi islamici (ricorda i risolini di Alfonso Pecoraro Scanio e Vasco Errani ai funerali dei militari uccisi, vero?). Sono gli stessi italiani che ora diffidano di lei come presidente della repubblica.
Se vuole provare a farsi digerire anche dall’altra metà del Paese (ammesso che lei avverta questa esigenza), se vuole sanare il vulnus di credibilità con cui la sua parte politica l’ha condotta al Quirinale, se vuole davvero essere il presidente della riconciliazione delle due Italie, sia lei il primo a tendere la mano. Nominare Oriana Fallaci senatore a vita sarebbe un ottimo modo per iniziare sul serio a credersi, e ad essere creduto, «il presidente di tutti».
Di
FAUSTO CARIOTI (A Conservative Mind)
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giovedì, 11 maggio 2006

GIULIANO FERRARA,

IL GRUPPO DI IDEAZIONE

E QUEGLI 842 BLOG DI TOCQUEVILLE.

The Right Nation reviews

 

... e il Giulianone nazionale si accorse della Right Nation, del gruppo di "Ideazione", della "maggioranza Strutturale" (caro il Greg Fanghino quanto ti sarà difficile capire!) e del movimento del nord, quel "drago dalle narici fumanti" di un'opposizione che saprà mettersi in "azione", un Italia che non c'era mia stata prima,  che così ben descritta da Pierluigi Menniti:

  • <<un’Italia assai diversa da quella della “maggioranza silenziosa” che sostanziava il moderatismo democristiano e anche da quella delle “partite Iva” sulla quale Forza Italia costruì il suo iniziale successo negli anni Novanta. È un’Italia più consapevole e dotata di senso comune, tendenzialmente conservatrice nei costumi e nei comportamenti, ferocemente riformista e liberale nel campo economico e dei servizi, innovativa e determinata nel confronto con il mondo e la globalizzazione, ferma nella difesa dei valori occidentali e per questo pronta a gettarsi nelle sfide del domani. È, anche e soprattutto, una Right Nation giovane, che sfugge ai cliché fabbricati a tavolino dall’intellighenzia di sinistra, che non la frequenta, dunque non la conosce e se la figura a immagine e somiglianza dei propri pregiudizi.>>

  • <<Persone che non si riconoscono negli schemi cinematografici di Moretti o nei veleni giustizialisti di Micromega o nei romanzi ammuffiti di Tabucchi o in quelli apparentemente più freschi della nouvelle vogue letteraria “de sinistra”; giovani che né il moralismo di Eugenio Scalfari, né l’umoralità di Furio Colombo, né lo snobismo di Antonio Padellaro riescono a incasellare.È una nuova generazione composta da gente che viaggia, che studia, che non soffre complessi d’inferiorità verso la sinistra anzi tende a sfidarla sui terreni conformisti del politicamente corretto. Crede nei valori della famiglia ma non è bigotta, crede nella sacralità della vita che difende di fronte al vuoto di valori e di senso ereditato dallo scientismo, crede nella proprietà privata, crede nelle ragioni di un Occidente fatto di democrazia e libero mercato e sicurezza e tolleranza, rifiuta il relativismo culturale frutto della smemoratezza delle proprie radici.>>

Una delle più belle espressioni di questa gente della Right Nation è Tocqueville, l'aggregatore di oltre 800 blog italiani che sta rivoluzionando la rete italiana.

Giuliano Ferrara che è la persona più brillante nel panorama culturale e giornalistico se n'è accorto e, ci scommetto, ci terrà d'occhio.

DALL'EDITORIALE DI FERRARA NEL FOGLIO DI OGGI:

  • "(...) In attesa della linea, il gruppo di “Ideazione” ha ripreso la nostra trama analitica sull’America come Right Nation, dal titolo del libro che ha spiegato la nascita oltre Atlantico di una forte nazione moderata e conservatrice, ma sempre in movimento e con il cervello che funziona, e l’ha adattata a un primo interessante bilancio post elettorale. Il senso del loro ragionamento è che, certo, le battaglie che conteranno saranno innanzitutto sul fronte del governo e del Parlamento, le leggi e le tasse, le finanziarie e la politica estera, ma c’è il referendum costituzionale e prima le battaglie di Milano, Napoli e Palermo, però tutto questo non basta. C’è da consolidare, fare esprimere e guidare una “maggioranza strutturale” (così la chiamano) che è stata messa sotto da una minoranza sociale con il collante dell’antiberlusconismo. (...) Il Nord sarà la bestia nera del governo Prodi, e deve essere il drago dalle narici fumanti di un’opposizione che si attrezzi per sondarlo, capirlo, interpretarlo, e dare voce alla sua voglia di afferrare la ripresa, di cambiare la politica, di tornare a un buon livello di azione significativa dopo tanta inconcludenza interrotta da una buona campagna elettorale, che ovviamente non poteva bastare e non è bastata. La scheda bianca è un buon inizio per restare immobili. Per muoversi ci vuol altro". Un'editoriale de Il Foglio (ripubblicato anche su Ideazione.com) si occupa - tra le altre cose - della sezione d'apertura del nuovo numero di Ideazione (disponibili online l'editoriale di Pierluigi Mennitti e un articolo di Andrea Mancia dal titolo "Anatomia di una maggioranza").
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RIGHT NATION ITALIANA

OCCASIONE IRRIPETIBILE

di Pierluigi Menniti (direttore di IDEAZIONE)

C’è qualcosa di molto più solido nel dato elettorale che lo scorso mese sembra aver consegnato l’Italia a una fase di instabilità e incertezza sotto l’egida di una flebile maggioranza parlamentare dell’Unione. C’è il consolidamento dell’area politica e culturale di centrodestra dopo tredici anni di transizione istituzionale; un’area che, presentatasi al voto nelle condizioni peggiori possibili, è emersa come un incubo per gli avversari, come una sorpresa per i sostenitori, dalla nebbia dei sondaggi e degli exit poll, passando indenne attraverso le pagine dei grandi quotidiani nazionali, le rappresentazioni cinematografiche caricaturali, gli scaffali librari di saggistica e di letteratura, appesantiti da studi e racconti che non studiano e non raccontano nulla se non il piccolo mondo antico di una élite autoreferenziale, perduta tra malinconie esistenziali e presunzioni moralistiche. Dunque, la notizia uscita dalle urne è che la Right Nation italiana esiste e non è un’invenzione intellettualistica. È fatta di cittadini, elettori, schede, umori, passioni, idee, interessi, comportamenti. E anche di riviste, fondazioni, centri culturali, piccoli editori coraggiosi.

Tutti insieme fanno la metà di questo paese, e sarebbero anche elettoralmente maggioranza strutturale se solo avessero avuto una rappresentanza politica migliore di quella che è stata loro fornita. Qualcosa di più, ad esempio, della straordinaria vitalità di un leader impolitico che a quasi settant’anni (e dopo dodici anni di scena politica e cinque anni di logorio governativo) non ha pensato neppure per un momento, in una campagna elettorale durissima e delegittimante, di cedere di un millimetro, di mostrare il benché minimo complesso di inferiorità verso la sinistra, di abbassare il capo di fronte all’ennesima gioiosa macchina da guerra. Eppure Berlusconi era partito svantaggiato, giacché non era stato capace di dare senso politico e forma comunicativa a quell’embrionale e frammentario processo di modernizzazione del paese che, pur tra mille difficoltà e troppi ritardi, era stato comunque avviato. Ma adesso che gli elettori possono misurare ogni giorno di più l’arretratezza del programma prodiano, bocciato da tutti quegli analisti internazionali – dell’Economist, della Heritage Foundation, del Financial Times – che la stessa sinistra aveva elevato a giudici definitivi del berlusconismo e minacciato dalle spinte centrifughe dei suoi delusi alleati, siamo certi che già rimpiangono il caotico riformismo del centrodestra. Figuriamoci se fosse stato un riformismo declinato con maggior senso politico, perché questo, in fondo, chiedeva (e chiede) anche l’elettorato della Right Nation.

La Right Nation italiana, dunque. Ideazione l’aveva già cercata oltre un anno fa, sulle orme di quella americana, mirabilmente descritta da due giornalisti dell’Economist – Adrian Wooldridge e John Micklethwait, nel frattempo divenuto direttore – in un bel libro tradotto in italiano con colpevole ritardo (e con un titolo che grida ancora vendetta, La destra giusta) proprio dalla berlusconiana Mondadori, che in questo modo ne ha smorzato l’impatto. Misteri del conflitto d’interesse. Nel primo numero del 2005 avevamo tracciato i confini intellettuali della Right Nation italiana, evidenziando l’effervescenza caotica ma creativa dei suoi giornali di minoranza, delle sue riviste artigianali, delle fondazioni e delle associazioni che producono grandi idee ma piccoli eventi, delle smilze case editrici che raggiungono a malapena gli scaffali della grande distribuzione, dei siti on line: mancava solo la descrizione del nascente fenomeno dei blog, che di lì a un anno sarebbe esploso nel successo di TocqueVille, l’aggregatore di 800 blogger di area liberale, cattolica, conservatrice e riformista che rappresenta un laboratorio di idee e passioni irrinunciabile per il centrodestra del futuro.

Nello speciale di apertura dedicato alle elezioni, Andrea Mancia fornisce una prima analisi sociologica della nostra Right Nation: un’Italia assai diversa da quella della “maggioranza silenziosa” che sostanziava il moderatismo democristiano e anche da quella delle “partite Iva” sulla quale Forza Italia costruì il suo iniziale successo negli anni Novanta. È un’Italia più consapevole e dotata di senso comune, tendenzialmente conservatrice nei costumi e nei comportamenti, ferocemente riformista e liberale nel campo economico e dei servizi, innovativa e determinata nel confronto con il mondo e la globalizzazione, ferma nella difesa dei valori occidentali e per questo pronta a gettarsi nelle sfide del domani. È, anche e soprattutto, una Right Nation giovane, che sfugge ai cliché fabbricati a tavolino dall’intellighenzia di sinistra, che non la frequenta, dunque non la conosce e se la figura a immagine e somiglianza dei propri pregiudizi. Prendete la descrizione di una coppia tipica della destra statunitense con la quale Wooldridge e Micklethwait aprono il loro libro: «Seduti su un divano, con in mano un bicchierino di plastica pieno di caffè, Dustin e Maura sembrano una coppia di ventenni iscritti a un corso di scrittura creativa. Indossano felpe leggermente stropicciate, jeans e scarpe da ginnastica.

Dustin ha in testa un cappellino da baseball, Maura ha i capelli biondi annodati dietro la nuca con un nastro di artigianato indiano americano. Entrambi sono da poco laureati in lettere in un’università della East Coast e hanno viaggiato in gran parte dell’Europa […] Quali sono le loro posizioni politiche? Entrambi hanno lavorato per il Partito repubblicano a Colorado Springs nel 2002. Entrambi sono a favore della vita in ogni circostanza. Entrambi hanno subito considerato John Ashcroft, lo spietato ministro della Giustizia, una persona degna di ammirazione […] Entrambi vanno in chiesa ogni settimana. Entrambi sostengono con passione i buoni scuola per chi frequenta istituti privati. Entrambi pensano che il governo dovrebbe essere ridotto ai minimi termini e che le pene detentive dovrebbero essere più severe. Entrambi considerano le Nazioni Unite un’istituzione poco seria e condividono la decisione di non aderire al Protocollo di Kyoto. Non sono invece d’accordo con la destra su altri temi: per esempio non sopportano l’intolleranza nei confronti degli omosessuali e, all’inizio, avevano forti dubbi sulla possibilità di risolvere in modo unilaterale la questione Saddam Hussein, anche se alla fine hanno sostenuto l’invasione dell’Iraq […] Secondo Dustin e Maura, il conservatorismo è un credo progressista. Non si tratta di vecchi abbarbicati al passato, ma di giovani che cercano di cambiare il presente».

Nonostante le differenze fra Stati Uniti ed Europa, la descrizione dei due giovani conservatori americani a noi pare rispecchi quella dei giovani di centrodestra italiani che conosciamo, soprattutto di quelli non distanti dall’impegno politico, che negli ultimi tempi si sono iscritti alla comunità di TocqueVille o che si sono avvicinati alla nostra rivista, prima come lettori, poi anche come collaboratori. Persone che non si riconoscono negli schemi cinematografici di Moretti o nei veleni giustizialisti di Micromega o nei romanzi ammuffiti di Tabucchi o in quelli apparentemente più freschi della nouvelle vogue letteraria “de sinistra”; giovani che né il moralismo di Eugenio Scalfari, né l’umoralità di Furio Colombo, né lo snobismo di Antonio Padellaro riescono a incasellare.È una nuova generazione composta da gente che viaggia, che studia, che non soffre complessi d’inferiorità verso la sinistra anzi tende a sfidarla sui terreni conformisti del politicamente corretto. Crede nei valori della famiglia ma non è bigotta, crede nella sacralità della vita che difende di fronte al vuoto di valori e di senso ereditato dallo scientismo, crede nella proprietà privata, crede nelle ragioni di un Occidente fatto di democrazia e libero mercato e sicurezza e tolleranza, rifiuta il relativismo culturale frutto della smemoratezza delle proprie radici. È protagonista delle sfide contemporanee e reclama una società più aperta e dinamica, nella quale vengano valorizzati i talenti dei giovani e non solo difesi i privilegi degli anziani. Coniuga il desiderio di meritocrazia con l’attenzione per i deboli in un progetto che sappia, attraverso la sussidiarietà (una sorta di versione italiana del conservatorismo compassionevole), tenere assieme e viva una società effervescente e solidale.

A questa Right Nation, Forza Italia ha dato ospitalità e voce. Non sempre con l’attenzione dovuta. Ma non si spiega altrimenti la centralità ritrovata dal partito di Berlusconi, sia in termini numerici (primo partito italiano) che geografici (prevalenza nelle regioni sviluppate del Nord come nelle più dinamiche regioni del Mezzogiorno, Puglia e Sicilia) se non con la capacità di rappresentare, seppur in maniera confusa, questo vasto crogiuolo di passioni e interessi. E di farlo a dispetto del logoramento di cinque anni di governo. Ecco perché, al di là della conta numerica, il centrodestra non ha perso queste elezioni ma può, a diritto, vantare una sorta di vittoria morale. La Right Nation c’è e si è consolidata. Ora bisogna fornirle una rappresentanza politica più adeguata, perché possa consolidarsi anche a livello politico sul territorio e rilanciare la sfida della modernizzazione del paese. Rinnovando le strutture dei partiti. Rinnovando la classe dirigente: non è possibile perdere la guida delle grandi città solo perché sono anni che non si riescono a trovare candidati adeguati per vincere in città come Roma o Napoli o Torino o Palermo. Ideazione ha accompagnato in questi tredici anni di vita l’affermarsi di una Right Nation elettorale. Da oggi si assume il compito di collaborare per costruire anche una Right Nation politica, che sia all’altezza del compito che le è richiesto.


SORVY

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MANCAVA LA BALALAIKA di SOTTOFONDO
Daw l'ha trovata:


SORVY
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Un presidente per tutti gli altri.

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mercoledì, 10 maggio 2006

COME SON BELLI ...

GLI MANCA SOLO LA BALALAIKA IN SOTTOFONDO.


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 18:11 | link | commenti (12)
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martedì, 09 maggio 2006

CONIGLIO BIANCO SU CAMPO BIANCO

PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Andrea Marcenaro lo battezzò in tempi non sospetti il "coniglio bianco su campo bianco". Un Presidente Comunista o ex Comunista (ma qual'è la differenza?) che riuscirà a mimetizzarsi benissimo nella monotonia noiosa di un grande campo bianchissimo. La CDL fa bene a votare scheda bianca. In mezzo al bianco dei sepolcri imbiancati della sinistra che votano per il loro "coniglio bianco su campo bianco" quale miglior tributo di una scheda BIANCA? Buona noia e sereno post comunismo a tutti.

Sorvy

postato da: ilfaro alle ore 17:44 | link | commenti (6)
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IO UN CANDIDATO CE L'AVREI.

Perchè i voti della Cdl non convergono a sorpresa su un candidato di bandiera e lascino che quelli dell'Unione si eleggano il  loro candidato? Tanto che cosa cambierebbe fra un comunista X, un comunista Y o un comunista Z? Lo voglino assolutamente Komunista, vogliono fare un attto di prepotenza prendendosi tutti gli organi dello Stato? Ne hanno la possbilità da soli? Perchè devono farlo con l'avvallo della CDL. Che se lo votino da "LORO" il Presidente della Repubblica ... e DA SOLI. Con tutte le conseguenze.

Due considerazioni:

  1. Questa volta Ferrara sta toppando. Ma gli vogliamo bene lo stesso...
  2. Come in passato, quando c'è di mezzo un asse fra Fini e Casini ci sono "casini fini" per tutta la CDL. Sarebbe bello se Forza Italia e Lega prendessero una posizione comune e votassero un candidato di bandiera come quello che vi dicevo prima. Solo per vedere l'effetto che fa ... Fini e Casini vogliono smarcarsi da Berlusconi. Che lo facciano, se credono.


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 11:37 | link | commenti (11)
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lunedì, 08 maggio 2006

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venerdì, 05 maggio 2006

RIECCOLI.

In Spagna prima del voto,

in Italia appena dopo.

Ma non è un caso.

Ci stanno sfidando.

A pochi giorni dall'attentato a Nassiriya hanno scelto di colpire l'Italia in missione di pace in Afghanistan. Perchè sanno bene che solo ora hanno ottime possibilità per batterci. Al governo ORA c'è la sinistra. Ed hanno aspettato QUESTO MOMENTO per farci dichiarare la resa al terrorismo, perchè ADESSO... ADESSO per loro c'è un portone aperto. Hanno aspettato SOLO ORA per farci sentire che abbiamo perso la guerra con loro, hanno aspettato che milioni di coglioni si sentissero protetti da una bandierina del gaio arcobaleno pensando per di più che bastasse girotondare intorno a Prodi chiedendo il ritiro immediato perchè più niente di brutto ci potesse capitare. Forse...

Ma questa è una guerra che noi non abbiamo mai dichiarato ma che altri hanno dichiarato a noi. Una guerra psicologica prima che armata. Da una parte c'è il nazismo islamico dall'altra l'occidente intero. E' una guerra che ci è stata dichiarata l'11 settembre e che durerà per molti anni.

Loro l'Occidente lo conoscono bene. Sanno che una parte dell'Occidente è forte e sicura di sè. Ha un'dentità. Un capacità di difesa molto forte. Ma sopratttuo sa riconoscere il nazismo quando si ripresenta nella storia.

Un'altra parte dell'Occidente invece ha il ventre molle. Non ha volto se non un vago gusto per multiculturalismo e relativismo che portano diritti ad un nichilismo suicida. Un Occidente debole che fugge lo sguardo dal pericolo. Che scappa. Che si sente sempre in colpa, anche del male che altri procurano a sè. Un Occidente che subisce tutto in nome di ideali falsi ed ipocriti e dichiara anzitempo la resa incondizionata ad ogni nemico.

Un nemico questo, particolarmente subdolo. Si chiama terrorismo islamico ed ha i suoi militanti fin dentro i nostri condomini. Pronti a minacciarci tutti giorni. Finche l'Occidente non sarà conquistato.

Esattamente come il nazismo questo nuovo nemico sogna la conquista dell'Europa e la sconfitta dell'odiata America. L'umiliazione di tutte le culture e di tutti i popoli che non siano sottomessi alla loro fede islamica. Un nazimo per certi versi più pericoloso di quello tedesco, perchè più diffuso, più radicato nella gente, più incontrollabile, perfino più nichilista, amante della morte e della distruzione ... addirittura dell'annientamento di interi popoli e nazioni. I nazisti islamici potranno contare presto anche di bombe atomiche per annientare ciò che non è riuscito nemmeno ad Hitler (il popolo di Israele of course!) ed ha migliaia di Kamikaze "in sonno" pronti a lasciarsi espodere in ogni dove. Fin dentro le nostre scuole (Beslan) ed i nostri teatri (Mosca), le nostre spiagge (Egitto), i nostri mercati (Israele), le nostre città (New York), i nostri treni (Madrid), le nostre metropolitane (Londra). Ovunque.

Loro sanno bene come farsi largo attraverso il ventre molle d'occidente.

Per questo in Italia hanno atteso il risultato dei vincitori. Hanno verificato (tanto scrupolosamente quanto i magistrati della Cassazione) che al governo ci fossero loro:

  •  quelli della resa facile
  •  quelli delle bandierine della pace contro le missioni all'estero, fossero anche coperte da un mandato dell'ONU
  •  quelli che "il terrorismo ce lo siamo andati a cercare"
  •  quelli che "diamogliela vinta ai terroristi, così ci faranno meno male ... forse... o almeno per il momento"
  • quelli che ridono e fanno i clown durante i funerali dei soldati morti a Nassiriya
  • quelli che si dichiarano apertamente amici dei "resistenti iracheni" e nemici della "patria guerrafondaia"
  • quelli dei "10,100,1000 Nassiriya"

Sanno che quella porcheria lì oggi, in Italia, è al potere. E loro lo hanno capito bene come si tratta con l'Occidente! Sapevano bene che in Italia nei giorni prima del voto l'esito di un attentato non avrebbe sortito lo stesso effetto della Spagna. Siamo italiani e sappiamo in maggioranza reagire a chi tenta di schiacciarci. Come è già accaduto con le Brigate Rosse. Per questo hanno aspettato che vincessero anche in Italia gli amici di Zapatero. La "ritirata spagnola" era il loro piano post elettorale per noi. Un attacco prima del voto rischiava di far vincere gli italiani e perdere i "zappateri". Quelli della resa ad ogni terrorismo, quello esterno ma anche quello interno (in Spagna i terroristi baschi e terroristi islamici hanno trovato un grande alleato in Zapatero).

Scusate se sono stato duro, mi perdonino gli spagnoli se ho generalizzato a loro spese, ma ho una giustificazione: l'indignazione per questo nuovo lutto mi rende rabbioso con chiunque lascia impuniti gli uomini del terrore. Lascia che vinca una battaglia il nasismo islamico. Spagnoli o italiani fa lo stesso.

Onore ai caduti

Manuel Fiorito, tenente in forza al II Reggimento alpini di Cuneo, era nato il 13 febbraio 1979 a Verona, dove era residente. Non era sposato.




Luca Polsinelli, maresciallo ordinario dell'Esercito, era effettivo al IX Reggimento Alpini dell'Aquila. Era nato a Orbetello il 20 ottobre 1977 e residente a Sora. Non era sposato.

 

 

 

 SORVY

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«Non può salire al Colle chi ha nel cuore
 il simbolo della falce e martello»
 «La partita è aperta». Così Silvio Berlusconi, arrivando a Napoli per partecipare ad un comizio nell'ambito della campagna elettorale per il Comune, si esprime riguardo alla corsa per il dopo Ciampi. Berlusconi, che giovedì ha incontrato il leader del centorsinistra a Palazzo Chigi per cercare di individuare un metodo collaborativo per l'elezione del nuovo capo dello Stato, spiega anche che «oggi non ci sarà alcun incontro» con Prodi.
 
«SIMBOLO DI MORTE» -
Il leader di Forza Italia non ha mai citato il nome di Massimo D'Alema ma ha spiegato chiaramente che chi ha detto «di avere inciso nel cuore» il simbolo della falce e del martello, «un simbolo di morte», non può «pretendere di occupare una poltrona che deve essere di garanzia». «Occorre ricordare - dice Berlusconi - che il presidente della Repubblica è garante della Costituzione, è la bandiera dell'unita di Italia, deve unire i cittadini e garantire l'imparzialità».
OSTRUZIONISMO E BROGLI - «Apprestiamoci a resistere alla sinistra, non arretreremo neanche di un passo - ha poi esortato Berlusconi -. In Parlamento abbiamo i numeri per non far passare leggi che ritenessimo contrarie all'interesse del paese». Un'opposizione dura, quella prospettata dal Cavaliere, a cui brucia ancora l'esito elettorale che per il capo della Cdl resta adombrato dall'ipotesi di brogli e irregolarità: «Siamo stati scippati di una vittoria sonante - ha detto - Abbiamo vinto ma non abbiamo trovato un giudice a Berlino, come si suol dire, che facesse giustizia e che controllasse il milione e 100mila schede».
I «10 ERRORI CAPITALI» - Regolarità del voto a parte, Berlusconi ha parlato anche del modo in cui è stata condotta la campagna elettorale rivendicando la correttezza della linea tenuta da Forza Italia ma ammettendo che nella Cdl non tutto è andato per il verso giusto: «Sono stati commessi dieci errori capitali, non nostri - ha sottolineato -. Bastava non farne uno che avremmo avuto il premio di maggioranza».
 
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giovedì, 04 maggio 2006

Oddio, la ripresa arriva troppo presto!

Prodi non governa ancora e l’economia già cresce.

Come si permette?

 

L’economia italiana è in crescita sostenuta, dovuta all’aumento della produzione manifatturiera. L’indice del centro studi della Confindustria riguardante l’aprile del 2006 in confronto allo stesso mese del 2005, a parità di giorni lavorativi, registra un aumento del 4,32 per cento. Anche l’indice riguardante la dinamica fra un mese e il precedente, che individua la direzione e l’intensità dell’espansione, in aprile è fortemente positivo: l’aumento rispetto a marzo è dell’1,9 per cento, un balzo in avanti che indica che la ripresa è robusta. Essa è sospinta dalla domanda europea e internazionale e, in minor misura, da quella domestica. E ciò mostra che la nostra economia ha ripreso a essere competitiva, sul fronte estero, oltreché in quello interno. Il pianto greco di questi anni sulla perdita di competitività del sistema Italia viene smentito dai fatti. L’economia italiana ha resistito bene alla sfida della globalizzazione, nel periodo difficile, e ora è in fase dinamica, assieme alle altre economie mature dell’area euro. Mentre ciò accade, si registrano anche dati, migliori delle previsioni, per il saldo di cassa, fra spese ed entrate statali, del primo quadrimestre. Anche in questo caso vengono smentiti i propagandisti del pessimismo. Con una aggravante. Gli economisti che dovranno consigliare il governo Prodi avevano chiesto con insistenza i conti di cassa del primo quadrimestre, ritenendo che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti li volesse divulgare in ritardo per celare un aggravio della situazione. E avevano sorriso con ironia alla sua assicurazione che essi erano migliori del previsto. Ma ora si vede che Tremonti non mentiva. La dinamica di cassa del primo quadrimestre 2006 registra un deficit di 34 miliardi contro i 40 del primo quadrimestre del 2005. Ciò comporta una correzione verso il basso del deficit previsto per il 2006, dallo stesso Tremonti, stimato da lui prudenzialmente in un 3,8 per cento del pil. Col trend attuale, il deficit del 2006, tendenzialmente, si attesta su un 12 per cento in meno, cioè sul 3,4 per cento del pil, poco lontano dalla cifra del 3 per cento richiesta dal patto di stabilità. Starà a Prodi non sprecare questa eredità positiva. E ai commentatori il riconoscerla, cessando di stracciarsi le vesti per un declino che non c’è.

GIULIANO FERRARA - EDITORIALE DEL FOGLIO DEL  04/05/2006

postato da: ilfaro alle ore 15:41 | link | commenti (9)
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mercoledì, 03 maggio 2006

...mò ci penzo!

due riflessioni veloci da cazzeggio in pausa blog  + caffè:

  • Complimenti a Martino che ha vinto oggi la caccia all'errore su IL FOGLIO. Porcaccia la miseria. A saperlo prima non gli offrivo io lunedì sera un negroni all'hotel Michelangelo di Forlì. Con i 2.000 euri che ha vinto altro che Negroni a Forlì ... pesce a Cervia mi deve!
  • Il padre di mia moglie (si dice suocero?) mi ha punzecchiato per l'ennesima volta: "leggi ancora quel reazionario di Giuliano Ferrara?" La risposta a bruciapelo e un pò sferzante mi costerà parecchio: "Finchè i padri sono i progressisti e i figli i reazionari ci sono ottime notizie per i nipoti". Il nonno dei miei figli non l'ha presa bene. Ancora una volta.


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 17:02 | link | commenti (6)
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Miiiiii, non ci posso credere!!!

Vogliono mettere Antonio Di Pietro al Ministero delle Comunicazioni.

E a chi affideranno il Ministero delle traduzioni in italiano delle comunicazioni di Di Pietro?

Sorvy

postato da: ilfaro alle ore 09:46 | link | commenti (21)
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UN GOVERNO FORTE.

La Rosa nel pugno picchia i pugni e denuncia gli im-brogli al Senato sui seggi non assegnati, i Repubblicani mandano i telegrammi per essere ricevuti, Diliberto candida ministro Gianni Mina’, Mastella e i Trozkisti stanno fuori, Fassino vuole la Farnesina ma per averla deve mandare D’Alema al Quirinale, se non entra Fassino non entra neanche Rutelli, con Marini si sono giocati un voto al Senato …ma FARANNO UN GOVERNO FORTE CHE DURA 5 ANNI.

by IL GIULIVO

postato da: ilfaro alle ore 09:31 | link | commenti (1)
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martedì, 02 maggio 2006

Poi uno si chiede perchè mai questo è il mio Partito.


SORVY

P.S.: Da oggi, Sorvy, Sancho e Nick sono tesserati. Savy e Deka ci stan pensando (Sorvy se li sta lavorando al fianco). Durand e Shark sarà facile che si tesserino nei prossimi giorni. Ercole chissà. Quintus c'ha già quella dell'elefante.

postato da: ilfaro alle ore 16:12 | link | commenti (9)
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Grazie, Presidente!

Dopo cinque anni di governo, Silvio Berlusconi scende dall'aereo di Palazzo Chigi. Riuscirà il prossimo pilota a non precipitare in mare?



Grazie per aver dato una casa politica decente a chi per decenni si è turato il naso: ora rilanciamo e non dissipiamo quanto fin qui costruito; Grazie per aver dato (e ridato) speranza a milioni di italiani; Grazie per avere trasformato una disfatta annunciata nella più bella, decorosa e divertente sconfitta mai immaginabile; Grazie per avere prodotto uno smottamento apocalittico in un mondo politico asfittico e grigio; Grazie per avere governato imperfettamente cinque anni, un modo per dimostrare che la battuta su Gesù era solo una boutade. Se avessi governato impeccabilmente ci avremmo potuto anche credere; Grazie per aver dato una ragione di vita ai professionisti dell’indignazione, ai vari dariofoefrancarame, lidiaravera, furiocolombo, paolofloresdarcais e chi più ne ha più ne metta. Leggerli è uno spettacolo. Fallo per noi ma anche per loro: non ritirarti. Lancia un giovane, organizzaci il partito unico. Ma resta.

 E ora spazio a Mister 0,06 per cento. Più durerà, meglio sarà per il centrodestra. Che dovrebbe ora pensare a riconsiderare le amministrazioni locali, per cercare di eroderne in più possibile all’Unione.

HARRY

postato da: ilfaro alle ore 16:10 | link | commenti (19)
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"Eroi veri, il loro sacrificio non sarà vano"

Alcuni stralci dell'omelia di Mons. Bagnasco ai funerali di questa mattina dei tre martiri di Nassiriya:

«Le loro vite sono state spente da un lampo. Il cuore dell'Italia è qui e pulsa per i caduti di un nuovo attentato terroristico a Nassiriya»

«Il loro spirito non abbandonerà il nostro popolo, giustamente fiero di questi suoi figli che volevano fare del bene, innanzitutto ai più deboli».

«Il loro è un eroismo lontano dalla retorica perché vero, per chi non cerca l'esibizione e gli applausi. Perché umile. Il loro sacrificio non sarà vano».

Alla fine dell'omelia Mons. Bagnasco ha letto il messaggio del Papa: «I militari italiani - ha scritto Benedetto XVI - hanno perso la vita insieme a un commilitone rumeno nel generoso adempimento di una missione di pace».

il telegramma del Papa si conclude con un "speciale benedizione apostolica con particolare pensiero per feriti et quanti, civili et militari, sono impegnati nell'arduo compito at servizio di quella popolazione cosi' provata''.

Peccato che "l'arduo compito at servizio di quella popolazione cosi' provata'' finirà presto per la decisione del C.A.R.P. (Cattolico Adulto Romano Prodi) e dei suoi alleati paciofascisti rossi.

Tanta gente comune ha affollato Piazza della Repubblica mentre nella basilica di S.Maria degli Angeli si celebravano le esequie. Un lungo applauso ha accolto le bare dei tre militari, avvolte nel tricolore, al loro arrivo in piazza prima di essere trasportate all'interno della chiesa per la cerimonia funebre. In segno di lutto, i negozi della zona circostante la chiesa hanno tenuto abbassate per tutto il tempo delle esequie le serrande.
postato da: ilfaro alle ore 12:34 | link | commenti (2)
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Onore ai caduti di Nassiriya.

Martiri per la pace e la libertà,

vittime del nazislamismo.

"Oggi c'è bisogno di conversione a Dio perché il mondo sia liberato dalle guerre e dal terrorismo. Ce lo ricordano purtroppo le vittime, come i militari caduti a Nassiriya".

Benedetto XVI

postato da: ilfaro alle ore 11:28 | link | commenti
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Latte & Regime

Berlusconi oggi si dimette. Finisce il "regime", inizia un "pochino di felicità". 24.000 voti in più alla Camera e le mucche hanno cominciato a dare il latte ai nostri figli pure alla quarta settimana. E chi se lo ricordava più un lusso del genere!?!  "Un pò di felicità" era proprio quello che "glie voleva". Appunto.


SORVY

postato da: ilfaro alle ore 09:10 | link | commenti (24)
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