Treno regionale Piacenza - Rimini.
by Danton
Stamattina. Treno regionale da Piacenza a Rimini. Una ragazza come tante, con capelli lunghi, pancia scoperta e occhialoni da ape, sta leggendo GQ. Il suo ragazzo, francese, di aspetto invece un pò antico, sta leggendo un saggio (in francese) sulla vita dei monaci nelle abbazie. Lei è intenta ad un articolo sui cannibali (quelli odierni e moderni, non gli aborigeni). E a un certo punto: "No, eh, cosi non si può. Io non dico che uno non possa mangiare un altro, uno della sua vita deve fare quello che gli pare, ma questo non è giusto, non può prendersi la libertà di mangiare un altro senza chiedergli se è d'accordo". Forse in questo mondo non c'è davvero più niente da dire.
Esistono delle persone che un giorno si rendono conto di essere molto fortunate e decidono che questa fortuna non ha alcun senso se non viene usata per aiutare chi non ha avuto la stessa fortuna. Ci sono organizzazioni private nate in paesi occidentali che si impegnano ad intervenire in aree del mondo in cui esistono delle situazioni emergenziali per vari motivi: può essere in corso un conflitto, ci può essere stata una calamità naturale, ci può essere una crisi umanitaria dovuta a carestie, o una povertà cronica e diffusa in condizioni di assenza di mercato come lo intendiamo noi, capace di allocare beni e servizi secondo le esigenze della popolazione. Sono le ONG, organizzazioni che si occupano di reperire fondi da enti pubblici, fondazioni private o singoli cittadini e li usano poi per costruire ospedali, fornire cibo, sostenere i bambini, insegnare loro a rispettarsi e ad amarsi.

Molto spesso le popolazioni interessate da queste sciagure vivono in paesi non democratici, in cui i governi non vengono eletti dai cittadini, in cui la stampa non esiste o se esiste non è libera. Alcuni paesi sono veri e propri nemici delle democrazie, e inserite nella lista dei "Rogue States". Anche se queste non sono le caratteristiche di ogni paese in difficoltà, non si può non pensare a Nazarbayev in Kazakistan, al-Bashir in Sudan, al-Assad in Siria, e fino a ieri Hussein in Iraq. La politica della maggior parte di queste ONG è quella di non interferire con le dinamiche politiche dei paesi, cercare di trovare un compromesso con quelle autorità, una sorta di modus vivendi (per Sorvy: un equilibrio, un accordo per poter andare avanti). Se si opponessero alle autorità e si inimicassero i governi, infatti, queste organizzazioni non potrebbero raggiungere le popolazioni bisognose che sarebbero infine le uniche vittime.
La dottrina neo-con, come esposta per esempio in “The case for democracy” di Nathan Sharansky, ritiene che la democrazia sia il contesto sociale a cui tende l’uomo sotto ogni latitudine e a prescindere dal suo ceto sociale, la sua etnia, il suo credo. L’esportazione della democrazia non è pertanto un concetto neo-con, laddove si tratta soltanto di “rimuovere gli ostacoli materiali alla democrazia” (un dittatore sanguinario, una giunta militare, un oligarchia prepotente, una situazione di fame diffusa in assenza di mercato), e non esportare un modello estraneo. Rimossi questi ostacoli la democrazia, plasmata e spontaneamente adattata ai contesti culturali più svariati (Svezia, Texas, Giappone, Israele, Corea del Sud, Quebec, Brasile, Nuova Zelanda, Grecia, Lettonia, Costa Rica, India, Thailandia, Sud Africa…) non può che affiorare e diffondersi con sempre maggior forza. Memori dell’emendamento Jakson-Vanik, che dimostrò come anche l’impero del male più forte della storia possa crollare su se stesso una volta che se ne dimostri l’illegittimità, essi sono convinti che uno stato incapace di rispettare i propri cittadini NON POTRA’ che essere irrispettoso degli altri stati, i neo-con ritengono che si debba ingaggiare una lotta senza quartiere a tutte le dittature, anche se non a tutte contemporaneamente. Finalmente, ed in coerenza con la teoria della c.d. “pace democratica” (= le democrazie non si combattono mai tra loro) e nel rispetto delle differenze reciproche, il mondo incontrerà una situazione di pace.
Lotta senza quartiere alle democrazie, dunque.
Ma le ONG, come abbiamo visto, non entrano in conflitto con le autorità di quei paesi non liberi in cui operano. Non le criticano deliberatamente sui mezzi di comunicazione, non si oppongo a loro. Non possono.
Al contrario, alleviano i problemi nei territori da quelle dominati, ritardano le crisi, forse impediscono rivolte popolari; dove la stampa è imbavagliata e le elezioni taroccate, le organizzazioni alleviano i problemi locali, in modo che le risorse dello stato possano andare a rifornire le caserme e non gli ospedali.

Dirottano milioni di dollari dai paesi ricchi per costruire ospedali, strutture, trasferire tecnologie (telefonini, internet, computer, veicoli) nel territorio di paesi i cui governi vogliono spesso colpirci.
Rimuginavo intorno a tutto questo mentre una signorina kazaka spiegava cosa si può fare per aiutare i bambini di Karaganda e di Almaty. Alleviare i problemi di quel governo in modo che quei bambini si ritrovino a vivere sotto un regime autocratico anche da grandi?
Le ONG e le loro attività, i loro sforzi, i loro successi vanno annoverati dunque tra quegli ostacoli alla democrazia nel mondo dei poveri e dei diseredati?
Sono bastate due parole di Don Giuseppe (Shark è agnostico, non me la menate con la storia della religione, oh voi magnapreti, ché me ve magno io a voi in un sol boccone) per tranquillizzarmi: alcune ONG operano secondo la priorità dell’educazione. Educare ogni singolo bambino, nato e cresciuto dove realmente la vita non vale niente, al rispetto di sé stesso, al lavoro, alla realizzazione del proprio futuro per se stesso, all’impegno e all’ottimismo, a cercare un senso e una strada anche dove questi sembrano lontani e inutili, assistere a vite che cambiano, osservare sorrisi, vedere bambini in uniforme che leggono e scrivono sotto una capanna nella savana, o orfani e malati che accolgono il messaggio del lavoro e del rispetto: educare significa iniettare libertà e autonomia, autoconsapevolezza, rispetto di sé, coraggio, fiducia nel cuore di paesi malati di irresponsabilità e di paura. Far crescere generazioni di uomini e donne che sanno cos’è il riscatto, perché hanno visto il padre rinascere con un nuovo lavoro, perché sanno che qualcuno li sostiene e crede in loro.
Persone che forse non si faranno schiacciare dalla prepotenza delle autorità, persone che forse non aspetteranno che i diritti gli vengano “concessi” perché saranno consapevoli che ogni uomo ha la libertà dentro di sé. Sono certo che Sharanksy sarebbe d’accordo.
Shark.VOLVER

Non potrebbe esserci esordio più temerario: recensire su un blog di destra un film di Almodovar. Ma tant'è, il rischio è il mio mestiere, il buongiorno si vede dal mattino e soprattutto... i cocci sono miei... Perciò: "Volver" non è un gran film ma è il film di un grande. Necessaria premessa: un film, per me almeno, non è bello se racconta idee e emozioni che io condivido, non è bello se va a finire bene, un film è bello se racconta idee e emozioni usando bene il mezzo cinematografico. Almodovar sa fare cinema anche se le sue idee sono spesso non condivisibili e le sue emozioni sembrano spesso taroccate. Con "Volver" lascia quella fase seriosa e drammatica che io non ho apprezzato per nulla (pesante "Tutto su mia madre", insopportabile "Parla con lei", "La mala educacion" non sono nemmeno andata a vederlo) e torna a trattare i temi più gravi della condizione umana con tono leggero, facendo finta di buttarla un po' in vacca con il suo grottesco (dai, quella della mamma fantasma è magica!), come avevamo visto in "Cosa ho fatto io per meritare questo", "La legge del desiderio", "Pepi, Lucy Boom e le ragazze del mucchio"... E poi ci sono i tocchi di classe, le autocitazioni (la faccia della donna vista attraverso l'oblò dal di dentro della lavatrice, il cadavere in freezer...), i rossi, i blu, le scarpe (che avevano fatto accettare anche una insulsaggine come "Tacchi a spillo"). Ecco, questo sì mette una nota di tristezza: ciò che rende bello questo film sono le cose antiche, forse è un po' più tenero mentre all'epoca era sarcastico e senza pietà, ma "Volver" non fa scoprire
niente di nuovo. Ci piace per quello che in Almodovar ci è sempre piaciuto. (Niente a che vedere con quello che Woody Allen ha fatto con "Match Point", ma di questo scriverò un'altra volta, se gli amici sorveglianti mi accoglieranno ancora tra loro.) Poi ci sarebbe da parlare dei contenuti, ci abbiamo fatto una cena con almeno quattro bottiglie ma non siamo riusciti a venirne ad una, se il genere femminile ci fa una bella figura oppure no, se la donna riesce comunque ad essere vitale nonostante l'assenza dell'uomo o se invece è proprio lei che lo fa sparire (in effetti l'unico uomo vivo del film viene fatto fuori dopo pochi minuti...). Sicuramente le donne di questo film sono meno schizzate delle ben note "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", anzi non lo sono affatto, ma non saprei dire se è perché disprezzano gli uomini o perché hanno imparato a sopravvivere senza di loro dato che gli uomini non ci sono più. La superba recitazione di Penelope e l'istrionismo di Carmen Maura non possono non condizionare il (mio) giudizio. A loro favore.
Tarallucci e vino.

E stasera dopo la compiuta restaurazione del blog tutti i Sorvegliati (quelli che possono, cioè Savy, Deka, Shark, Nick ed Estiqaatsi) a casa Sorvy. Pizza, Film e birra. A mezza notte però tutti a casa. Domani parto presto per Roma. Mi aspetta un vecchio amico. E poi magari ci scappa anche una foto a lei. La donna della mia vita... dopo "my sweet wife" (come direbbe Savy).
Il golpe è fallito!
È tempo di restaurazione. E di purghe.

L’anarchia è finita. Il generale Sorvy è tornato. Il tentato golpe dei Nuovi Compagni Rossi è fallito. Da oggi il Sorvegliato Speciale torna a essere quel che è sempre stato. Sorvy ha sventato il vigliacco ammutinamento messo in atto durante le sue meritate ferie e ha deciso di punire duramente i cospirazionisti. Ha individuato in Savy, Shark e Nick gli ideatori della fallita rivoluzione. Coadiuvato dal fido Deka, che sempre lo ha tenuto aggiornato su quanto stava accadendo e che ha svolto il ruolo di spia all’interno dell’organizzazione clandestina, ha deciso di RESTAURARE la legalità. Ha deciso inoltre di stilare un nuovo decalogo di regole cui tutti dovranno attenersi se vogliono continuare a collaborare con codesto blog.
1) Mai e per nessun motivo comparirà nel blog la sigla Udc
2) Mai e per nessun motivo verranno nominati Follini e Tabacci
3) Mai e per nessun motivo sarà attaccato Berlusconi
4) Mai e per nessun motivo si parlerà male di Israele
5) Mai e per nessun motivo l’America verrà contraddetta
6) Mai e per nessun motivo
7) Mai e per nessun motivo Prodi verrà elogiato
8) Mai e per nessun motivo il comunismo verrà difeso
9) Mai e per nessun motivo i terroristi saranno scusati
10)Mai e per nessun motivo gli scherzi saranno approvati

Sorvy ha inoltre deciso di condannare Savy, Shark e Nick.
La pena prevista per Savy è la visione consecutiva di 10 episodi di Desperate Housewifes seguiti dalla visione forzata per almeno 3 volte del film capolavoro Gorky Park. A Savy è inoltre vietata la visione di Sex & The City fino a data da destinarsi.
Shark è invece condannato a leggere tutti i commenti dei Troll che affollano codesto blog. Non potrà più censurare nessuno se non con l’espressa autorizzazione di Sorvy. Dovrà produrre inoltre 100 articoli in favore di Israele e contro il terrorismo.
Nick, già condannato dalla moglie per il solo motivo di esserne il marito, non potrà più bere un mojito per i prossimi due mesi. La pena di quest’ultimo può apparire eccessiva, ma è assolutamente necessaria.
Nella sua grande magnanimità Sorvy ha deciso di concedere
Così è stabilito.
In fede
(il testo è stato scritto dal nuovo vice re Deka, testè nominato, in quanto delatore dei traditori del blog... o - più semplicemente - paraculo)
King Sorvy I controfirma:
Restaurazione!

Preso atto delle gravi insubordinazioni di alcuni membri del blog, Sorvy decreta l’immediata restaurazione del blog e il ritorno alla monarchia assoluta.
Da questo momento in poi il blog ha un solo monarca: il sottoscritto. E nove sudditi di diverso grado sociale. La derivazione del diritto è, neanche a dirlo, divino.
Nell’Anno Domini 2006 giorno 26 del mese di luglio il monarca Sorvy decreta che il blog del Sorvegliato Speciale si fonda su dieci punti ed è costituito da dieci membri di diversa importanza nella gerarchia del blog.
Membri:
All’ultimo posto della scala gerarchica nel ruolo di buffone di corte si troverà l’avvinazzato, Nick, al qual verranno censurati tutti i post relativi ad argomenti politici, di cui per altro non capisce una cippa. Potrà vedere pubblicati solo un post ogni cinque (forse). Con lui la censura sarà durissima. Come pena per la grave insubordinazione per questo post (di inaudita gravità nella forma e nella sostanza oltre che per la vomitevole foto) dovrà rimanere sobrio per una intera giornata, possibilmente quella di venerdì 28 luglio, in cui dovrà presentare al Diagonal di Forlì il suo primo libro. Poiché la pena è un pò troppo dura (nessuno lo ha mai visto sobrio per una intera lunghissima giornata) gli si concede con un atto di grande generosità di restare tutta la notte al Diagonal (noto covo della sinistra più avvinazzata della già rossa Forlì) attaccato alla spina della birra ma con al petto incollata la gloriosa tessera di Forza Italia che, per altro, già possiede da tre mesi per merito mio.
Al nono posto ci sarà Shark il quale si è macchiato della peggiore delle colpe: l’alto tradimento. La pena sarà un ciclo di esercizi spirituali presso le monache di clausura di Predappio Alta.
All’ottavo posto il sodale traditore Deka, detto sport&figa (molto sport e poca
figa). Il nostro Mogol del sesso (parole, parole, parole ... soltanto parole!) dovrà dimostrare di riuscire a conquistare la cubana tutta tette di piazza delle erbe a cui dedica tutti giorni partite su partite di tennis senza racchetta.
Al settimo posto Savy. Per avere attaccato il re in modo frontale e personale. Sentita anche la “sweet Queen” si decreta la seguente punizione: corso accellerato di decupage all'aperto per tutto il mese di agosto in Piazza Saffi dalle 14,00 alle 16,00. Cena due volte alla settimana da offire al re finchè la regina è in vacanza. I principini (l’erede al trono Andrea, la principessa della Romagna Giulia e la principessa del tavoliere delle Puglie Maria) battono le mani.
Al sesto posto Durand. Ma solo perché scrive poco, con l’impegno a scrivere di più.
Al quinto post Quintus (di nome e di fatto).
Al quarto posto Sancho per essere sempre stato in questi anni il più accanito anti-U.D.C. che io abbia mai conosciuto (detto da me ... immaginate un pò!)
Al terzo posto Ercole Savignano (per aver giurato fedeltà assoluta al re gli si perdona anche la posizione un tantino troppo moderata per questo blog e poi non sarò mai abbastanza grato delle polpette del lunedì che per anni ho mangiato ai tempi dell'università nella lunga convivenza Sorvy-Ercole e Greg).
Al secondo posto Estiqaatsi (per aver giurato fedeltà e per non essere mai stato moderato…”manco per il cazzo!”… eeestiqaatsi!)
Al Primo posto il Sovrano assoluto e restauratore del regno, Sorvy.
Questo blog si regge oltre che sul monarca Sorvy su dieci punti di seguito elencati in ordine di importanza:
1 – Americanismo assoluto (blog neocon al 100%).
2 – Berlusconismo assoluto (blog Berlusconiano al 100%).
3 – Blog Fogliante. Il Foglio è la nostra bibbia.
4 - L’Udc e i suoi epigoni puzzano assai. Follini, Tabacci e Casini sono delle merdacce. Per definizione.
5 – Blog pro Israele.
6 – Il Presidente pannolone Giorgio Napolitano non è e non sarà mai il nostro presidente.
7 – Il Comunismo è morto per sempre. Adesso passiamo ai comunisti.
8 – Le elezioni politiche del 21 aprile 2006 non sono MAI state vinte dalla sinistra. Ma noi glie lo lasceremo credere.
9 – Il Sorvegliato Speciale è un blog Under God. One God, one Nation (U.S.A.): Right Nation.
10 – L’ironia è l’arma più forte. Barney Panofski e Andrea Marcenaro sono gli ispiratori di questo blog fin dalla sua nascita.
Chiunque contravverrà al decalogo sarà punito severamente e cacciato miseramente dal blog.
King Sorvy I
Oh bell(o) ciao
Finalmente libero di esprimere il mio pensiero.
Per mesi Sorvi, falso liberista, cestinava mie riflessioni sulla
necessità della rinascita di una politica di centro.
Nella mia isba aspettando che passasse l'inverno triste della censura,
ho composto il mio canto partigiano...
Viva viva Follini,
bush fammi i pompini,
viva viva Tabacci,
condoleeza vestita di stracci,
viva viva Casini,
ferrara fammi i ciuccini.
Nick
COMUNICATO UFFICIALE

L’assemblea dei compagni, formata da Savy, Deka, Shark, Nick e Estiqaatsi, con l’appoggio esterno di Sancho e Durand e con l’esplicita approvazione di Quintus, comunica al pubblico di questo blog quanto segue:
I compagni rivoluzionari hanno deciso di esautorare Sorvy da ogni incarico. Da oggi Sorvy, conosciuto anche come “il faro”, non fa più parte del blog il “Sorvegliato Speciale”. I compagni hanno deciso di processarlo per le sue ripetute scelte dittatoriali e per la sua politica di gestione simile a quella del peggior satrapo.
Questi i 10 capi d’accusa per Sorvy.
1) Americanismo folle ed esagerato
2) Berlusconismo bieco e cieco
3) Servilismo al Foglio e Ferrara
4) Ingiustificati attacchi a posizioni moderate (leggi Udc)
5) Ripetute prese di posizione per Israele
6) Ignobili attacchi al presidente Napolitano
7) Mistificazione della storia Comunista
8) Incapacità nel riconoscere la sconfitta elettorale
9) Posizioni smaccatamente clericali
10) Totale mancanza di umorismo
L’assemblea dei compagni lo ha ritenuto colpevole di tutti e dieci i punti contestati. Per questo lo condanna decidendone la rimozione immediata da ogni posto di responsabilità. In un atto di grande magnanimità gli concede comunque di continuare a collaborare con codesto blog sempre che rinneghi pubblicamente le sue teorie e accetti di ripensare se stesso e la sua politica.
L’assemblea rivoluzionaria dei Nuovi Compagni Rossi

Sorvy, getta la spugna
Tutti possono sbagliare, è lecito cambiare perché la
coerenza non è un valore, mentre capire di aver fatto
un errore e correggersi è un gesto da applaudire. Ecco
perché oggi cambio maglia. Sorvy è in vacanza e non
protà dirmi nulla per almeno sette giorni. Savy sa già
del mio pentimento, Shark mi ha perdonato e ha
promesso di non cacciarmi dal blog, Nick è un
avvinazzato che non s’interessa di politica.
Lo so, Sorvy non la prenderà bene al suo ritorno, ma
non ce l’ho fatta a dirgli la verità in faccia quando
soli soletti eravamo seduti al McDonald nell’area
riservata ai bimbi, quella che ci compete.
Dopo il decretro Bersani mi sono convinto: BERLUSCONI
è UN COGLIONE. E con lui Ferrara. Basta da oggi
boicotterò il Foglio e non voterò mai più
centro-destra. Napolitano ha dimostrato di essere un
gran presidente e ci ha fatto vincere il Mondiale.
Sorvy è ora di ammettere la verità. La nostra crociata
è fallita. Loro, anzi dovrei dire noi di sinistra,
siamo migliori.
MORTE MORTE A BERLUSCONI!
Tuo Deka
Il poveretto. Un uomo distrutto. Spaesato. Sconfinato. In una parola: etimologicamente s-coppiato. Lo dovevate vedere, arenato in qualche feticchio Mc Donald o in giro ad elemosinare una cena. Per mangiare, per stare un po’ in compagnia. La moglie del Sorvy è in vacanza con i bambini. Depositata la ciurma sotto il tropico del cancro, Sorvy si trova solo nell’emisfero nord. E’ lunedì: il Sorvy si finge libero e felice, fa il grosso, il single aperto alle più variopinte e improbabili iniziative: visione notturne consecutive di Fracchia la belva umana-Ecceziunale veramente-Quel gran pezzo dell’Ubalda; tavole rotonde con i mormoni; corsi all’aperto di decupage; l’abbiamo visto persino interessarsi ai mondiali. Ma mercoledì era già un uomo distrutto. Grigio. Avvilito. Noi si è fatto quel che si poteva per non perderlo, per non vederlo abbruttire di ora in ora. Niente. Sorvy è di quegli uomini nati sposati. A 7 anni era già emotivamente impegnato.
Quindi abbi buona settimana di ferie con la tua (lo cito, anche perché così si capisce il livello raggiunto) “sweet wife” nostro Sorvy. Ti aspettiamo.
Savy
Ps
Il tutto per dire che questa settimana anarchia assoluta! Possiamo scrivere tutto quello che vogliamo. Su, Trolls di tutto il mondo S C R I V E T E a Shark, vi pubblicherà volentieri .
LA BARZA
Moggi, Zidane e Materazzi finiscono in prigione in Arabia Saudita per motivi diversi. Vengono condannati tutti e tre a ricevere venti frustate ciascuno.
Ma il giorno dell'esecuzione coincide con il compleanno del re. Chiedono clemenza e gli viene loro concesso di esprimere un piccolo desiderio prima dell'esecuzione delle frustate.
Moggi chiede: "vorrei un cuscino legato sulla spalla". Glie lo legano sulle spalle e cominciano a frustarlo. Ma alla decima frustata il cuscino si rompe e si becca 10 terribili frustate sulla schiena.
Tocca a Zidane: "come desiderio vorrei due cuscini legati sulla schiena". Glie li legano e cominciano a frustarlo . Ma alla quindicesima frustata tutti e due i cuscini si rompono e si becca cinque frustate.
Tocca a Materazzi. Lui è un campione del mondo e gli vengono concessi ben due desideri al posto di uno.
Materazzi dice: "come primo desiderio voglio cento frustate anzichè venti".
"Ma come è possibile !?!? ..." tutti si chiedono, "è pazzo!!!"
"... e come secondo desiderio?"
"Vorrei Zidane legato sulle spalle".
BATISTA.

E' il primo romanzo di un Sorvegliato Speciale: Nick, (per gli amici TequilaMan).
In uscita nelle librerie di tutta Italia per la Foschi Editore il 20 luglio.
Un romanzo avvincente da leggere durante le vostre vacanze.
Un viaggio in macchina attraverso la Spagna, da nord verso sud. E' la storia di tre amici alla ricerca di un quarto che si è messo nei guai.
Conoscendo bene TequilaMan (Nick Di Camillo), c'è da credere che molti riferimenti a fatti e personaggi non siano affato casuali, per quanto incredibili. E le tequile e tutti gli intrugli bevibili ed imbevibili, oltre ogni ragionevole dubbio, realmente bevuti.
La presentazione con l'autore del libro e con i quattro protagonisti del romanzo, VENERDI' 28 LUGLIO, presso il Diagonal Loft Club in Viale Salinatore, 101 - Forlì (FC).
VIA SMS
NOVITA' EDITORIALE
E' in uscita (la prossima settimana) il primo libro di un Sorvegliato Speciale (NICK):

Batista, di Nicola Di Camillo
editrice LIBUK
Batista è la storia di un viaggio. Un viaggio in macchina attraverso la Spagna, da nord verso sud. Tre amici alla ricerca di un quarto che si è messo nei guai e ... si, avete già capito, è proprio il romanzo che cercavate per quest'estate.
TESTATE & TESTICOLI
La madre di Zidane, in un'intervista al Mirror, fa dichiarazioni pesanti: «Materazzi va castrato, voglio i suoi testicoli sul piatto». Finalmente abbiamo capito, e senza bisogno di labbiale, cosa aveva detto Materazzi a Zidane: "...vacce te e tu' mamma, quella mangiacoglioni".
Follia all’italiana. Se il martire diventa Zidane.
Lo strano caso dell’ “omicida” assolto perché ex povero
“…Certo Zizou non l’avrebbe fatta passare liscia a nessuno – proprio come non l’ha fatta passare liscia a Materazzi. Certo le testate di Zizou non sono neanche loro elegantissime – ma si può dire sommessamente che un figlio delle banlieues ha una dignità da difendere che vale perfino la perdita di un titolo mondiale?…” (Rina Gagliardi, Liberazione).
No, non si può dire gentile signora Gagliardi. Non si può giustificare Zidane per la capocciata a Materazzi. È ingiusto provare a farlo, uno sciocco tentativo giustificare quel gesto partendo dalle origini di Zidane. Tanto perché i più lo sappiano anche Materazzi è di origini umili. E i più sappiano anche che è un no global convinto, comunista come pochi e forse giusto un po’ meno della moglie. Li ho conosciuti a Liverpool, sette anni fa. Lui era un emigrante scappato dal calcio italiano, lei una vera squatter coi capelli tinti di viola, gli anfibi, la maglia stracciata e piercing ovunque a cominciare da bocca e orecchie. Questo giusto per farvi inquadrare l’uomo Materazzi. Per inciso a me non piace e non dimentico il cazzottone che rifilò negli spogliatoi al difensore del Siena Cirillo (suo ex compagno al’Inter) spaccandogli mezza bocca. Materazzi è un brutto personaggio, ma nel “Caso Zizou” ha ragione da vendere. Torniamo alla Gagliardi.
Non si può giustificare Zidane, perché figlio delle banlieues. Povero e magrebino non lo è più da un pezzo. Ha vinto il pallone d’oro, ha girato tutta Europa, i migliori club e ha guadagnato in carriera qualcosa come 100 milioni di euro e più. Materazzi è un “operaio” del calcio. Un senza gloria, fino al 9 luglio scorso. Un anonimo. Ma la signora Gagliardi a calcio non ha mai giocato e forse neanche a Monopoli o Risiko. Da piccolina magari leggeva Freud o il Piccolo Principe e schifava l’amica della porta accanto che invece pettinava

Zidane è un eroe nonostante la testata. Materazzi un bastardo perché gli ha detto qualcosa che ha fatto andare il sangue alla testa a Zizou. Se sei un campione te ne freghi, sennò rimani un campione, ma pirla nella circostanza. Sinceramente la dignità da difendere perché vieni dalle banlieues è un concetto che più razzista non si può. Dunque se sono il figlio di Agnelli non ho dignità e non valgo niente come persona? Dunque se sono Materazzi perdo i diritti? Non scherziamo.
Fa specie però vedere con quanto zelo i giornali italiani, specie Repubblica e Corriere provino a difendere Zidane. Quando una cosa simile la fece Totti spuntando a Poulsen tutti lo crocifissero. L’unica a difenderlo fu Oriana Fallaci con un colonnino di 15 righe sulla Gazzetta dello Sport. Il succo era: “Signor Totti io di calcio non capisco nulla, ma se quel Poulsen la offesa, le ha datto calci e cazzotti per tutto il match, lei ha fatto bene a sputargli in faccia”. No Oriana Totti aveva fatto male per le ragioni di cui sopra. Accadde però un fatto strano. Tutta la stampa italiana condannò quelle 15 righe della Fallaci.“La fascista che usa il bazooka”, “La solita incendiaria che sa usare solo la violenza”, questi i commenti più teneri. E
SIAMO ITALIANI (DUE)
BY ESTIQAATSI
Sapevo che avrei scatenato qualche commento irato. Mi immaginavo anche il tono dei commenti. E' ovvio che non c'è nessun motivo di scontro razziale o religioso. E' ovvio che ci sono tanti italianissimi che non sono nè bianchi nè cattolici, e viva a Dio per questo.
Ho voluto solo rimarcare il trionfo della nostra radice sul luogocomunismo imperante che ha nella Francia del ventunesimo secolo una delle sue bandiere.
La considerazione della squadra francese è figlia di questo luogocomunismo: loro sono più belli perché sono multietnici, e dunque così politically correct; fanno giocare gli emigrati del Maghreb e i musulmani delle banlieue; fanno il cucchiaio su rigore, la danza del ventre quando fanno gol; e che spettacolo vedere questo crogiolo di culture, dove il tutto si mescola nel niente, questo crogiolo che va salvaguardato come valore in sé, tanto che in Francia non si portano in pubblico né croce, né kefiah, né kippah per non turbare nessuno.
Noi siamo altro.
Lo spirito di guerrieri e furbacchioni, di appassionati allo scopo molto più che alla forma, il tratto di uomini “candidi come colombe e astuti come serpenti” (non a caso citazione evangelica) è tutto frutto della nostra identità.
Gattuso probabilmente non va in Chiesa dal ’78. Ma parlando di Zidane ha detto: quello lo fermi solo col segno della croce.
Lippi smoccola come un carrettiere, ma dopo l’inno di Mameli rivolge una preghiera.
E i giocatori parlano di mogli, figli, famiglie, genitori lasciati a casa cui promettono una parte del premio. Non si parla di forza interiore e di altre cazzate consimili.
Ve lo ripeto, anonimi amici: è la nostra identità.
Che non è la migliore, forse. Ma che è la nostra: latini (bianchi, dunque), cristiani (vi piaccia o no, e cattolici apostolici romani per giunta, chè di battisti o evangelici non ne vedo tanti), italiani insomma.
Un minuto fa ho abbracciato come ogni mattina il mio amico Mugabe che vende i fazzoletti al semaforo dell’ex fiera di Rimini e ti lava il vetro per un euro. Parla dialetto riminese e tifa juve. Non per questo mi sembra meno vero quel che ho scritto.
P.S.: quanto al buddista Baggio: tifo juve e nel 94 l’ho sostenuto in modo indiavolato.
Probabilmente abbiamo perso per tanti motivi. Resta il fatto che il buddista, con gli ideogrammi giapponesi tatuati, e la meditazione zen prima della partita, il rigore decisivo lo spadellò in curva. Grosso, fresco di matrimonio in Chiesa, ha guardato lassù e l’ha messa nel sette.
Scherzo naturalmente. Però, volete mettere fosse vero?
SIAMO ITALIANI
BY ESTIQAATSI
La domanda fondamentale è: cosa avrà detto Materazzi a Zidane? Quale frase avrà scatenato la folle capocciata di Zizou, così da segnare definitivamente il cammino della finale e invertire la rotta di una partita che fino a quel momento- diciamocelo- ci aveva detto abbastanza male, e ci lasciava presagire che
In realtà, qualunque cosa abbia detto il nostro Matrix, è indubbio che la sua partita di domenica resta l’emblema della nostra splendida spedizione mondiale. Non è stato il migliore dei nostri- vuoi mettere Buffon, Pirlo e Gattuso, Zambrotta e Cannavaro?- ma la sua storia, il suo cammino di mortificazione ed esaltazione, di inferno e catarsi, di cuore e furbizia vale più di ogni altra cosa a dar l’esempio di quale grande pagina storica, della storia di noi tutti, sia stata scritta in questo mese.
È Materazzi il paradigma della nostra squadra e della nostra nazione.
Da sempre denigrato, usato come esempio negativo, di quelli che parlandone ci si dà di gomito e si sogghigna, come la nostra nazionale intera; aggregato al gruppo, ma con la speranza che ne facesse parte fino all’ultimo, come si è fatto per la nostra squadra; e poi partito in panchina, in sordina, fino a trovare il buco, il momento, l’occasione, la chiamata: e allora pronto a sfruttarla, fino in fondo, a portare a casa il massimo, ad esaltare e commuovere.
La sua partita di domenica, poi: un fallo in area dopo cinque minuti, da prenderlo a calci in culo; è rimasto stordito per altri cinque minuti, poi si è rimboccato le maniche ed è salito in cielo, a segnare il gollone che solo lui poteva fare; e poi ha sofferto fino alla fine, sporcandosi le braghe nella teoria infinita di tackle ai danni dei vari Henry, e Ribery, e giù di lì.
E poi, la grande, geniale furbata ai danni di Zizou. Questo fa un grande difensore: quando si trova davanti qualcuno che non sa come fermare, fa leva sul suo unico punto debole, in questo caso la testa, che Zidane non ha mai avuto e anche stavolta ha saputo usare ammodo.
Loro avevano la tecnica, i campioni, il fraseggio; loro avevano il calcio champagne, ed erano così a la page con la loro squadra multi-etnica, l’allenatore-astrologo e Chirac in tribuna che affettava sorrisi in punta di coltello mentre ricordava quante volte ci avevano battuto.
Noi avevamo Materazzi, splendido simbolo di sacrificio, di cuore, di furbizia, di semplicità, di coraggio.
Che prima provoca un rigore assurdo e poi segna un gol dell’altro mondo e chiama piangendo la mamma dal cielo.
Che festeggia con la coppa come festeggiano i bambini, e come tutti stanno continuando a festeggiare in tutt’Italia, da domenica notte ad oggi.
Non è questione di razzismo- ci mancherebbe- è la nostra benedetta identità.
Noi siamo così: spacconi, provocatori, mammoni, casanova, furbi, generosi, tutto cuore.
Vogliamo godere e accettiamo di soffrire per farlo; diciamo le bugie, ci incazziamo, ma daremmo un braccio per quello che ci sta accanto. Al momento giusto non andiamo a caccia di fronzoli, vogliamo portare a casa la nostra pagnotta.
Siamo così.
Siamo bianchi, siamo cattolici, siamo italiani.
ERCOLE MONDIALE

Cari amici,
Domenica sera i miei figli sventolavano davanti ad un maxischermo la stessa bandiera Tricolore che il papà, ai primi di giugno, sventolava davanti ad un altro maxischermo, in via della Conciliazione. L’emozione è stata grande, vedere i propri figli gioire, sia pure per un’effimera vittoria, vale infinitamente più di ogni gratificazione professionale o umana.
Alla faccia degli antitaliani di Radio Padania, di moralisteggianti come Beppe Grillo e di incompetenti come Aldo Agroppi, abbiamo vinto, pur senza avere una squadra eccelsa. Quella dell’82 era tutta un’altra cosa.
Argentina e Spagna hanno espresso il gioco migliore, cadendo accidentalmente proprio contro Germania e Francia. Tedeschi e Francesi non ci hanno rispettato, né prima, né dopo. I giornalisti teutonici hanno avuto bisogno di farsi ricordare che gli italiani, nel Mondo, non sono dei parassiti e che anzi, sono imitatissimi. I francesi adesso avanzano ipotesi di “italiani ipervitaminici” tacendo che dal secondo tempo eravamo fermi sulle gambe aspettando giustizia o grazia. Parlano loro, dimentichi che il Marsiglia dopava anche l’erba del campo e le bandierine del corner.
La vittoria dei Mondiali più che portare ad un’amnistia per Calciopoli dovrebbe portare ad un pensionamento dei giornalisti e commentatori RAI, surclassati per simpatia e competenze tecniche da quelli di Sky. Caressa e Bergomi sono stati immensi. Dalle introduzioni alle singole partite all’ormai mitico “Andiamo a Berlino!” fino al poetico “alza quella coppa capitano, alzala alta nel cielo, perché quella coppa appartiene a tutti, perché oggi è più bello essere italiani”. Il vertice della poesia giornalistica della RAI è stato “E’ azzurro il cielo sopra Berlino” di un volenteroso Civoli; Mazzola ancora non si è accorto che Pirlo ha spiazzato il portiere e non si può aspettare che glielo dica Galeazzi. Fra
Cordialmente vostro
Ma vincere per un palo è una enormità caro Mortadella.

Dalle lettere al Foglio
| Al direttore - Prodi ha detto “Abbiamo vinto per un palo. In certe competizioni si vince così. E’ una gioia quasi pari a quella della vittoria elettorale”. Un palo di una porta è circa 1,37 per cento della dimensione della porta (10 cm rispetto a 7,32 m). Siccome il tiro di Trezeguet ha colpito la traversa, la percentuale esatta è invece 4,1 per cento (10 cm rispetto all’altezza della porta di 2,44 m). Un’enormità rispetto allo 0,6 per mille dei 25.115 voti con cui l’Unione ha vinto le elezioni alla Camera. Tanto per dare un po’ di numeri sul “fattore C”. Cordialmente |
| Giorgio Franceschi, Padova |
I migliori se ne vanno.
Dopo Watergate, Robinik e Calimero adesso anche il magnifico HARRY lascia la città. Se ne vanno sempre i migliori. Taradash, quello del "più lib e meno com", quello dello "spirito di Sestri" sarà contento nel vedere una città dove finalmente i "CON" (secondo il suo metro di giudizio) uno alla volta finalmente stanno andano via. E noi... noi si aspetta settembre. Per vedere se qualcosa cambia. Poi si decide. Ad IDEAZIONE l'ardua decisione: Con-Fusionismo o Identità. Altro che Lib o Com.
Quei decreti legge fatti da comunisti finto liberali che tanto piaccino ai liberali really coglions (*).
* Really coglions : Leggi "Antonio Martino", ma anche quel di residuo di antiquariato ottocentesco che dentro Tocqueville sta facendo urletti di eccitazione per una puttanata vergognosa di decreto legge. Almeno l'avessero letto il decreto prima di sparlare di liberalizzazione e liberalismo. Si fanno infinocchiare come dei pivelli e sono pure contenti. Vi riporto un pezzo straordinario del magnifico blog SEMPLICEMENTE LIBERALE che, giustamente è sbottato nel vedere quanti coglionazzi liberal chic si eccitino per niente (la liberalizzazione dei taxi) ma non sono capaci di accorgersi del siluro nel culo che i comunisti ci stanno infilando nell'articolo 38 (comma 4 e 5) dello stesso decreto: roba da Unione Sovietica. "Bontà loro" dice scoraggiatissimo SEMPLICEMENTE LIBERALE. "Coglionazzi" traduce il Sorvegliato nel suo impresentabilissimo stile. I liberal chic (alla Antonio Martino ma quanti ce ne sono dentro Tocqueville) in questo sono davvero favolosi. Per non fare nomi (ma solo cognomi) e per non essere il solito stronzo che la butta sempre sul personale: Taradash ne è l'esempio più emblematico. Il radical chic più chic di tutti. Quanto più non contano una minchia nell'universo mondo, tanto più si sentono felicemente elitari nel loro fighettismo ottocentesco che mal si accorda (il suo famoso discorso di Sestri: "meno con e più lib") con i conservatori e la destra così tanto puzzona. Non parliamo pi degli "ultra-clericali" come il Taradash definisce chiunque provi a dire di essere semplicemente un cattolico nè più nè meno di quanto lui è ebreo (ma che c'entra ebreo si può dire cattolico no!). Questi liberal chic poi accettano di battere le mani alla feccia comunista per una leggina sui TAXI (minchia che coraggio!!!), magari pregustando l'entrata in qualche salotto di seconda o terza mano dei terrazzi radical chic (i cugini dei liberal chic che, speculari a loro, amano stare con i no global, i Cossuta e i Bertinotti). Dei democristi non parlo neanche. Mi viene il vomito solo a pronunziare i loro nome. Loro, i demovomotevoli, il soccorso bianco, i Giuda Iscariota della politica italiana, già dal giorno dopo le elezioni gli interessa solo come fare più male possibile a Berlusconi (esattamente come hanno fatto nei cinque anno scorsi) e stanno pianificando l'appoggio al governo Prodi (interno o esterno ... purchè se magna!) che vien all'uopo. Ma quelli sono dei *°*°##$ (IMPRONUNCIABILE) e speriamo di perderli per sempre. Che vadano a morire ammazzati o (peggio, molto peggio) ad aggiungersi ai radicali della rosa nel pugno nello codazzo del governicchio Prodi. L'opposizione se ne avvantaggerebbe assai della loro assenza, altro che 24.000 voti, recuperiamo il loro 6 per cento in tre giorni e negli altri tre giorni senza di loro ne riguadagnamo altri 6. Loro sono la vera rovina della CDL (insieme a quello sciocchino di Fini che spero venga sostituito da chiunque altro del suo partito).
Immaginate che bella soddisfazione. La merda di tutta l'Italia finalmente riunita intorno a Prodi.
I liberal chic invece, loro... sono imperdonabili. "Contenti loro!" dice il blog "Semplicemente Liberale". "Li mortacci loro" traduce il blog Il Sorvegliato Speciale.
Stralcio del post "LA RICREAZIONE LIBERALE":
"Siamo in piena ricreazione liberale. Ma se è vero ciò che ha scritto il grande Jean-François Revel in materia di utopia e cioé che «l'utopia non è limitata da nessun obbligo di produrre risultati. La sua sola funzione è di consentire ai suoi adepti di condannare ciò che esiste in nome di ciò che non esiste», e se il metodo dell'osservazione della realtà ci fa da bussola nel labirinto della polemica politica, il liberale si allontana dall'utopia, dall'ideale, da quell'atteggiamento gretto ed irresponsabile, che lo fa chic solo dinanzi al suo specchio, tutto teso ad applaudire ciò che gli piace e a rifiutare sdegnoso ciò che non va, nonostante la provenienza comune dell'uno e dell'altro, con il risultato di giocare a fare lo spettatore di un incontro che non lo vedrà mai protagonista, quando va bene, o a stordirsi nel visionarismo politico, accettando i peggiori nemici per amici, le alternanze con le alternative, i ghirigori mentali fini a sé stessi. Non contava nulla ieri, non conta nulla oggi. Ma si compiace (il really coglion), contento lui." Da Semplicemente Liberale.
Per approfondire e togliere ogni dubbio sulla porcheria di questo decreto c'è quel grand'uomo di Oscar Giannino. Un tipo certamente "pane al pane vino al vino" (come il sottoscritto). Leggere con attenzione in particolare la fine:
Il governo ha nascosto la stangata nel taxi
di Oscar Giannino su Libero
(...) Moriremo con ogni probabilità senza il piacere di vivere in un Paese veramente aperto alle libertà individuali e del mercato. Perché gli interessi forti dei monopolisti industriali e del credito restano immuni da ogni agenda di riforma. Basti vedere che ieri il Sole 24 ore ha pubblicato annegato a pagina 37, un articolo in cui un concorrente di Telecom Italia additava con dati precisi la commissaria europea Reding come al soldo dei monopolisti. Basti pensare che, nella commissione creata da Visco per la nuova torchiatura fiscale che ci attende a settembre, l'unica associazione d'impresa rappresentata - non si sa a quale titolo - è proprio l'Abi, con l'idea evidentemente che, a collaborare con chi mira a fare giustizia di classe con più tasse a chi guadagna di più, le banche se la passeranno liscia ancora una volta. Non ho alcuna pretesa di convincerti, caro direttore. Dico solo che se vogliamo continuare a dire che bisogna colpire anche le tutele di troppo agli industrialoni amici della sinistra, se vogliamo sfidare il governo ad abolire il CIP6 che fa pagare la truffa di finte fonti energetiche alternative per decine di miliardi di euro a tutti noi consumatori di elettricità mentre Enel e finti concorrenti ne approfittano; se vogliamo davvero credere a tutto questo allora bisogna che non inneggiamo a chi picchia i ministri del centrosinistra per l’abile intervento che tocca interessi a loro estranei. C'è ben altro, per cui scaldarsi: pensa per esempio ai commi 4 e 5 dell'articolo 38 del decreto legge varato venerdì scorso, secondo i quali ogni banca o intermediario finanziario dovrà rendicontare elettronicamente all'Anagrafe tributaria ogni nostro minimo movimento di denari, tutto tranne i bollettini postali inferiori ai 1.500 euro. E' il Grande Fratello orwelliano che precede la patrimoniale secca, il sogno da sempre dell'egualitarismo comunista. Mi fa molto più paura quell'incubo, che la norma manifesto sui tassisti che nessun sindaco attuerà.
LAVORANDO ANCHE DI NOTTE

Lavorando anche di notte (“come i ladri e le mignotte”, diceva la rima baciata dell’adolescenza) il governo Prodi ha dunque messo mano ai problemi economici del Paese con il maxi decreto sulle liberalizzazioni.
Lo ha fatto mandando avanti il suo migliore ministro, quel Pierluigi
Bersani che ne ha discusso i dettagli nel corso delle abituali frequentazioni di casa Montezemolo, e dando il lieto annunzio con strombazzi di gioiosa propaganda sull’immancabile “Corrierino” dalla penna di Francesco Giavazzi, nume tutelare del riformismo, che come i migliori editorialisti suoi colleghi (Sartori, Ronchey, Biagi e compagnia dell’asino) ha il difettuccio di fra coincidere l’agenda personale con quella del Paese.
La riforma, annunciata “dei cittadini consumatori”, ha trovato- manco a dirlo- approvazione nel centrodestra fra i consueti quaqquaraquà in cerca di gloria (Tabacci) o fra quelli che, essendosi predicati liberali tutta la vita pur senza esserlo, non potevano certo storcere il naso (Martino): ma chi ha capito veramente come stanno le cose (Storace, su tutti) non si è fatto menare per il naso e ha cercato di cantar chiara agli italiani la balla del secolo in arrivo, con l’aggravante del fatto che, se un minimo si incrocerà la ripresa economica, questi non ce li togliamo più di dosso.
Noi vediamo almeno cinque buone ragioni di forte perplessità, nel metodo e nel merito.
1 - Dopo aver rotto i marroni per mesi con il bisogno di unire il Paese e di tornare alla concertazione, Prodi se ne esce con un decreto notturno e non annunciato (ha detto Bersani: queste sono riforme che si fanno senza dirlo prima) in cui sono pregiudicati senza preavviso gli interessi di artigiani, commercianti e professionisti. Ovviamente, dopo aver scritto il decreto sono tutti lì a dire che adesso ci si può sedere attorno a un tavolo (secondo il ben noto motto ulivetano “prima ti inculo e poi ne discutiamo”).
2 - Al di là della promessa tradita, è evidente che per questo governo la concertazione è solo quella del più bieco e basso sindacalismo, quella per cui i lavoratori in Italia sono solo i dipendenti (e magari gli operai metalmeccanici), quelli per cui vale la pena metter mano alle grandi concessioni (le 35 ore, zero controlli sui doppi lavori, le finestre pensionistiche, ecc…), mentre le altre categorie, tutti bravi per carità, ma sono tendenzialmente composte da figli di puttana che evadono il fisco e accumulano ingiuste ricchezze sotto la copertura di inique rendite di posizione.
3 - Ed ecco qui il merito della vicenda: le rendite di posizione. Che, beninteso, le categorie colpite hanno. Ma si tratta delle più piccole e meno nocive. Guai invece a toccarne altre: in Italia, ad esempio, c’è stata la liberalizzazione della gestione di telefonia nel 1992. Dopo 15 anni il precedente gestore (guardacaso privatizzato dai soliti noti) detiene ancora la totalità degli impianti di trasmissione delle linee. O vogliamo parlare delle ferrovie?
4 - Ma il vero problema è l’intoccabilità della mano pubblica.
Seguiteci in questo piccolo esempio. Ecco il ragionamento di Prodi: togliamo le licenze ai taxi, così chiunque vuole, sostanzialmente, fa il tassista; e così con maggiore concorrenza i taxi costeranno meno; e così un po’ più di gente potrà prenderli e non avremo la ressa al tram. Però guai a dire: abbassiamo i prezzi del tram togliendo all’ente locale il monopolio sui servizi di trasporto e mettiamo in libera concorrenza anche quelli. Questo mai.
5 - E poi, guarda caso, chi va a beneficiare degli svincoli al commercio? La grande distribuzione. Quando si dice, che combinazione…
P.S.: ovviamente, sul decreto non c’era una riga nel famoso programma dell’Unione.
Chissà, se l’avessero scritto, magari se ne trovavano 25.000 fra avvocati, farmacisti, commercianti, notai, tassinari…
FORZA ITAXIA!
La grande opposizione parte dai Taxi
La protesta contro la liberalizzazione delle licenze prevista dal decreto Bersani ha paralizzato le strade del centro storico di Roma. Il corteo, formato da manifestanti arrivati anche da Milano, Torino, Genova e Napoli, è partito dal Circo Massimo per raggiungere Piazza Venezia e poi Palazzo Chigi e Montecitorio. Almeno un centinaio di tassisti, a piedi e a braccia alzate, sono riusciti a farsi strada in mezzo alle fila degli agenti schierati e sono arrivati a Piazza Venezia. Tramite stradine secondarie del centro storico alcune decine di tassisti sono poi riusciti a eludere i blocchi ed arrivare davanti a Palazzo Chigi, dove hanno cominciato gli sfottò all'indirizzo del governo.




UN POLIZIOTTO IN GALERA
Ricevo la segnalazione del miscredente sulla storia di Ivan Liggi. Un poliziotto che si trova da due anni nel carcere di Forlì per scontare una pena di nove anni e cinque mesi di detenzione per "omicidio volontario" . La sua vicenda giudiziaria fa veramente pensare sullo stato della giustizia italiana . Riporto l'intervista che Ivan Liggi ha rilasciato pochi giorni fa nel carcere di Forlì a Massimo Pandolfi e pubblicata da Il Resto del Carlino del 22 giugno 2006.


E ora chiamateci parassiti, diteci che siamo imbroglioni e opportunisti, boicottate le pizzerie: provateci ora. Ve l'immaginavate un'Italia così? No, ce la sognavamo anche noi. E invece ci ha dato un'altra notte che non finisce mai, che ci porteremo sempre dentro. Se non lo sapevate, ragazzi, questa è Italia-Germania.
E si era visto subito chi comandava a Dortmund. Entriamo e noi sembriamo loro e loro sembrano noi. Noi cantiamo l'inno e loro ce lo fischiano. Noi giochiamo tranquilli e loro sono tesi. Noi facciamo possesso palla e loro stanno rintanati ad aspettarci. Loro fanno dieci falli e noi sette. Noi battiamo calci d'angolo in serie e loro non si vedono mai. Noi creiamo la prima palla gol e vorremmo strozzare Perrotta che non tira, loro lo bacerebbero. Noi giochiamo con una personalità da stropicciarsi gli occhi, loro a momenti segnano in contropiede come italiani qualsiasi: Schneider spara alto. Il loro allenatore impreca e scalcia bottigliette, il nostro si muove solo per polverizzare cicche e applaudire il terzino sinistro che penetra in area e fa quasi segnare il centravanti. Noi buttiamo fuori il pallone quando uno di loro si fa male e loro incredibilmente non ce lo restituiscono e allora il nostro cittì sì che si arrabbia e il loro chiede scusa, non hanno capito dice. Il secondo tempo è meno azzurro ma resta poco bianco, basta giusto un po' di Buffon, con la stupefacente sensazione che ghanesi americani cechi australiani ucraini ci avevano creato molte più grane. E poi i supplementari, pronti via due pali in due minuti, Lippi spara un vaffa clamoroso - ma non era fortunato? - ed è davvero tutti noi. Smette di esserlo quando lo vedi parlottare con Del Piero: oddìo lo mette, e sai già che sprecherà la palla buona, e sul ribaltone a momenti segna Podolski, e poi ne butta via un'altra di palla non buona, buonissima: ma guarda Pirlo come tira, ma no guarda grosso, guarda Grosso, scrivilo, GROSSO, tanto grosso è quello che succede che poi può segnare perfino il numero 7. Ed è gloria, e grazie Germania, grazie signora Merkel per il fair play, in fondo le è andata bene che se c'era quell'altro invece del pretone ci scappava la pacca sul sedere. Ora andiamo a battagliare a Berlino: dateci la Francia, ci abbiamo preso gusto.
DEKA
MOSTRI & ZOMBI
Calciopoli, storia del solito repulisti all’italiana

Sono arrivate le richieste di condanna. Penalizzazioni a pioggia. Per tutti è un inverno rigido: Milan serie B e –3, Fiorentina B e –15, Lazio B e –15, Juve C e –6 (più revoca degli ultimi due scudetti vinti). I puristi e i giustizialisti gridano viva il cielo, i tifosi coinvolti gridano allo scandalo, i garantisti tacciono. Questo blog giustizialista non lo è mai stato e non inizierà a esserlo con il calcio e come forse avete notato Sorvy (che di calcio capisce quanto di greco antico) non ha scritto una riga. Parlo io con i miei soliti toni un po’ incazzati (qui si può scrivere incazzati) perché quello che si sta consumando allo Stadio Olimpico è simile a quel che accadde in Romania con il dittatore Ceaucescu, processato e condannato in sole due ore. Lei è colpevole di questo, questo e questo. Arrivederci, grazie, si accomodi al muro per agevolare la fucilazione.
Sfilano i mostri davanti al giudice Ruperto e il pm accusatore Palazzi, come è giusto che sia per chi rappresenta l’accusa, va giù durissimo e chiede il massimo della pena. La giustizia sportiva si sa non ha regole esatte e non riflette quella ordinaria. E’ sempre stata più dura della giustizia dei tribunali, si è sempre basata su prove indiziarie. Bastava la voglia di fare un illecito che ti beccavi una squalifica. Giusto perché il calcio è altra cosa, i tempi sono ristretti. Sempre. Se devi mettere su una squadra devi sapere in che campionato giocherai. E lo devi sapere a giugno se possibile, massimo a luglio, non ad agosto come è successo lo scorso anno al Treviso ripescato e retrocesso perché neanche Moggi poteva trasformare una squadra di B in una da salvezza in A in cinque giorni. Ecco perché quando il nuovo Commissario Straordinario della Figc Guido Rossi (era indispensabile che l’attuale governo nominasse un uomo di 75 anni?) ha detto che tutto si sarebbe concluso entro il 20 luglio (

Sono incazzato perché questo non è un processo, ma un procedimento. Sembra di stare nel film “Full metal Jacket” con il sergente Hartman (cfr Palazzi) che alle reclute grida: “Qui vige l’eguaglianza, non conta un cazzo di niente nessuno”. Però l’eguaglianza non vige perché l’accusa accusa, mentre la difesa non può difendere. Non c’è dibattimento. Il processo si svolge così. Accusa: lei dottor Galliani è accusato di questo. Punto. Galliani: Vorrei difendermi. Accusa: non concesso.
Okay, bene, bravi. Tutti alla forca e via. No, così non si può. Non è possbile fare processi in questo modo. Non si può negare il diritto a una persona di difendersi anche se questo è un mostro o presunto tale. Galliani (rischia due anni di squalifica) ha chiesto che la corte riascolti la sua telefonata con Meani (l’addetto agli arbitri del Milan per cui sono stati chiesti 5 anni di squalifica). La corte l’ha negato. Qui non conta
un cazzo di niente nessuno, contano solo gli atti cartacei, cioè quelli “redatti” (come piace dire al pm pensando sia italiano aulico) dallo zombie Borrelli. Il pm Palazzi sostiene che davanti a Borrelli gli imputati hanno avuto modo di difendersi. Come dire che il boia è anche il tuo avvocato difensore d’ufficio. Neanche i nazisti a Norimberga sono stati trattati così.
Berlusconi grida allo scandalo e parla di un preciso disegno politico. Non so se ha ragione, ma certamente merita il beneficio del dubbio visto il curriculum di Borrelli che non contempla la parola imparzialità quando di mezzo c’è qualche gioiello dell’ex premier. Magari Borreli ha agito per il meglio, ma qualunque sarà la condanna e anche se arrivasse un’improbabile assoluzione rimarrebbe il dubbio: il Milan l’hanno condannato perché di Berlusconi o l’hanno assolto perché Berlusconi gridava al complotto. E chi ha messo Borrelli a capo dell’ufficio indagini non si è posto il problema? No, chissenefrega, tanto qui non conta un cazzo di niente nessuno. E Borrelli di fatto è solo l’amico del giaguaro Prodi che ieri ha tuonato: “Il calcio ha bisogno di un profondo rinnovamento”.
Come tutti sapete tifo solo per il Pescara. Non ho conflitti d’interesse, voglio giustizia e non giustizialismo. Mi piacerebbe sapere la verità che non saprò mai, mi piacerebbe sapere perché la procura di Napoli ha intercettato Moggi e Giaraudo e perché non lo ha fatto con Galliani (intercettato solo mentre parla con il suo dipendente Meani), Moratti, Sensi e tutti gli altri. Mi piacerebbe sapere cosa ha detto Galliani a Berlusconi dopo che l’allora Premier aveva convocato Moggi offrendogli di andare al Milan. Tante cose mi piacerebbero sapere, ma mai le saprò.
Mi piacerebbe però che i giudici e Prodi prima di fare piazza pulita si chiedessero cosa succederà a più di due milioni di persone che grazie al calcio vivono e cosa sarà di quegli sport minori che senza il calcio sporco-marcio-malato che però paga soldoni a tutti non potrebbero andare avanti. “I nostri atti ci seguono” era il titolo di un bellissimo libro di Paul Bourget. Anche qui gli atti (giudiziari) ci seguiranno e forse sotterreranno tanta gente. Ma alla fine chissenefrega tanto qui non conta un cazzo di niente nessuno.
BUON COMPLEANNO, AMERICA!
Il 4 luglio 1776, i padri fondatori si incontrarono a Filadelfia, e posero le loro vite, le loro fortune e il loro onore al servizio della causa della libertà e dell’indipendenza. Da quel giorno e nel corso della loro storia, gli americani sono stati sempre pronti a sacrificarsi numerose volte per la causa della libertà.
In questi ultimi anni il mondo ha assistito alla coraggiosa lotta per la libertà e la democrazia in molti paesi del mondo. Stati Uniti e Italia insieme hanno sostenuto queste aspirazioni . Le elezioni democratiche in Iraq e Afghanistan sono importanti dimostrazioni della diffusione della libertà e della democrazia.
La libertà e l’aspirazione universale di ognuno, e la democrazia è il percorso ideale di ogni nazione. Società diverse troveranno diverse forme di democrazia. L’obiettivo dell’America è quello di aiutare gli altri a trovare la propria strada, la propria voce e raggiungere una propria forma di libertà.
Questi grandi risultati hanno un costo. In questo giorno dell’indipendenza, voglio ricordare chi, con coraggio, ha dato la vita per la creazione di un mondo più democratico, in particolare i militari, Americani e Italiani, mandati a proteggere la libertà.
Provo grande rimpianto e profonda delusione perchè l’Italia, con il nuovo governo delle sinistre, si appresta a ritirare le truppe in Iraq e a ridimensionare quelle in Afghanistan al solo scopo di soddisfare quegli elettori nutriti da decenni di antiamericanismo fine a se stesso.
Molti italiani si sentono tuttavia grati e vicini all’America. Io sono uno di quelli
“Buon compleanno America!”.